
La proposta – che a noi sembra la più logica e innocua del mondo – scatenò la maggioranza. Il consigliere Simone Niccolai (PD –Ulivo) intervenne aspramente negando che di Moro potessero parlarne “ le destre” e, in un passo del suo intervento, tanto confuso e anacolutico quanto aggressivo, volle sostenere sovieticamente il postulato che l’eredità di Moro apparteneva solo alla sinistra; come se l’assassinio dello statista, il 9 maggio 1978, potesse essere unico appannaggio di certe forze, alla cui ombra, peraltro, le Brigate Rosse erano state allevate e cresciute, con l’appoggio di certe idee cattoliche che sarebbero sfociate nella teologia della liberazione (cosa che, forse, Niccolai (Simone) non vorrebbe sentir dire per poter creare, in assoluta sicurezza, un paradiso per i giusti di sinistra e in inferno per gli altri dannati in massa, da inviare, magari, in un… gulag).
Ecco il passo ‘forte’ di Niccolai (Simone): «Ma l’eredità di una persona la raccoglie non chi ne fa il nome in ogni occasione ma chi cerca di raccoglierne il messaggio autentico, chi cerca di viverne lo stile politico giorno dopo giorno, queste interpellanze demagogiche che non costruiscono niente di positivo poi alla fine che cercano solo divisioni e cercano di ottenere consensi dicendo male dell’altro, questi interventi cialtroni o urlati dove si cerca non la verità dei fatti ma di fare circolare malignità. Questa arroganza, questo modo piccino di fare politica è quanto di più lontano ci può essere dallo stile di Aldo Moro, uomo del confronto paziente, dello sguardo rivolto a un futuro da costruire insieme, camminando insieme verso soluzioni più vere e giuste, questo uomo consapevole che anche il metodo conta, una idea può essere bella ma se costruisce solo divisione avvelena, non costruirà il futuro di cui abbiamo tutti bisogno». Su un punto Niccolai (Simone) ha ragione: che lo stile di Moro era diverso; molto diverso anche da quello di Niccolai (Simone) stesso, che forse non ha mai né visto né sentito Moro in diretta.
In fondo l’argomento era semplicemente Mozione presentata dai gruppi consiliari “Forza Italia verso il Popolo Della Liberta”, Alleanza Nazionale e udc e “Un’altra Quarrata” in data 15 maggio 2008, prot. n. 23250 e avente a oggetto: Commemorazione annuale del 9 maggio – installazione di targa in piazza Aldo Moro; nessuna demagogia, poi, niente aggressività nelle parole di Ferranti: il verbale ne fa certa fede. Ma quando si vuole fare demagogia, la coalizione attualmente regnante supera ogni aspettativa, appropriandosi perfino delle tragedie di Stato.
Alla data odierna la piazza Aldo Moro non ha ancora una targa. Si sente dire che stavolta, il 9 maggio, la targa ci sarà. Ma fallire sul posizionamento di una targa su una piazza per una amministrazione che realizza opere milionarie e convegni di ogni genere e tipo per valorizzare la legalità (si pensi Vitamina L. Crescere nella legalità, del 10-12 ottobre 2008 alla Màgia) non è certo un successo.
Soprattutto se Aldo Moro, figura rabbiosamente rivendicata dalla sinistra, è anche stato – come mostra la foto – a Quarrata: c’è però da credere che la sinistra quarratina non solo non lo sappia, ma non riesca neppure a distinguere e riconoscere i personaggi che vi compaiono…