mercoledì 12 dicembre 2007

Pinus - Pinea

Leggo con un po' di ritardo un comunicato ufficiale dell’Assessore Mazzanti riguardo a un pino, che la notte del 2 dicembre, quando è imperversato un forte vento di scirocco, è caduto, sul greto della torrente Fermulla. Nel comunicato, il genio, sostiene che anche gli altri 7 pini che sono stati piantati alla fine degli anni ’60, lungo la via di Folonica, potrebbero essere a rischio di caduta e quindi ha dato incarico a un agronomo (sicuramente amico…) di verificare le condizioni fisiologiche dei pini stessi.
Sono andato a vedere il disastro… e da quello che ho visto e ascoltato da persone del posto, mi pare che il pino in questione è caduto semplicemente perché quando hanno messo sulla via di Folonica i pali della luce, uno di questi era stato messo a pochi centimetri dalla base della pianta recidendone a fondo le radici, il vento forte di quella notte ha fatto il resto.
Non so quanto sia costata la consulenza dell’agronomo, sicuramente se l’Assessore Mazzanti fosse andato sul posto con uno dei tanti nostri vivaisti, che di piante se ne intendono per davvero, avrebbe avuto gratis la risposta ai suoi dubbi.

Sanità

La distribuzione in Dvd del film Sicko di Michael Moore richiede che ci si chiarisca una buona volte le idee sulla sanità americana, perché sono in tanti a credere che negli Usa chi non ha i soldi per curarsi muore.
Maria Giovanna Maglie, su «Il Giornale» del 3 settembre 2007, le ha cantate chiare: «Negli Stati Uniti, gli ospedali pubblici forniscono gratuitamente le cure necessarie a chi non è assicurato o non ha i mezzi per pagarsele, e dal 1986, presidente Ronald Reagan, con l'Emergency medical treatment and active labor act, anche le cliniche private devono fornire gratuitamente tutte le cure di emergenza di cui dispongono a chiunque si presenti, fino al momento in cui può essere trasferito in sicurezza alle strutture pubbliche. Questo vale anche per gli immigrati clandestini».Ancora: «Basta un impiego qualunque fisso per farsi pagare l'assicurazione dal datore di lavoro, i più abbienti se la scelgono da soli, delle migliori, e la detraggono dalle tasse. I poveri, infine, hanno un programma gratuito che si chiama Medicaid». Però c’è «una frangia di irregolari che avrebbero diritto al Medicaid, ma non si iscrivono».
E c'è anche «una categoria di giovani professionisti» che guadagna bene «ma che non ne vuole sapere di preoccuparsi del futuro, e non stipula assicurazioni». La nostra realtà, invece, è fatta delle «code, spaventose in Europa, e inesistenti negli States; dei feti scambiati, delle gambe sane operate, dei tanti episodi di incuria, fretta, scarsa igiene, che qua sono molto frequenti, laggiù pressoché inesistenti».
Si potrebbe anche parlare «dei bambini italiani salvati in posti benedetti come lo Sloan Kettering Center di Manhattan, le loro madri ospitate per mesi nelle residenze, senza nemmeno un dollaro di garanzia, solo la stretta di mano e la promessa che a casa si stavano raccogliendo soldi». Ma Michael Moore (Bowling for Columbine, Fahrenheit 9/11) non è nuovo a sputare nel piatto (americano) in cui mangia.

Grazie Oriana

Sabato 15 dicembre 2007 alle ore 18 presso “ LA VILLA” di Quarrata in via Trieste, presentazione del libro
“ Grazie Oriana”


IDENTITA’, CULTURA, VALORI… PER NON DIMENTICARE ORIANA FALLACI


INTRODUCONO

Massimo Bianchi – presidente Circolo An Gianfranco Fini
Sara Tofani – presidente Circolo Ag Giovane Italia


INTERVENGONO

Riccardo Mazzoni - autore del libro “ Grazie Oriana” , direttore de Il Giornale della Toscana
Pucci Cipriani – giornalista de Il Giornale della toscana

a seguire interventi del pubblico, tra i quali:

Maurizio Ciottoli – capogruppo An Comune di Quarrata
Mario Niccolai – coordinatore centrodestra e capogruppo Forza Italia Comune di Quarrata
Alessandro Cialdi – capogruppo Udc Comune di Quarrata
Francesca Favi – Dc per le Autonomie, Quarrata
Giancarlo Noci – Lega Nord Toscana, Quarrata

La strada del buon senso

Non si placa l’ira di Gianfranco Fini. I suoi toni sono più duri del solito. Tanto da sembrare oggi quelli di un avversario politico più che quelli più concilianti di un alleato storico con il quale Silvio Berlusconi ha condiviso per anni valori, ideali e ben cinque anni di governo, il che di questi tempi non è poco. Certo, il Cav non è persona facile. Quando parte in quarta sembra un treno in corsa che nessuno riesce più a fermare. Ha grandi pregi ed un carisma naturale che pochi possono vantare, ma i difetti a volte sono altrettanto grandi come la sua ingombrante personalità.
Difficile però farglieli notare soprattutto quando è capace come nessuno di ribaltare d’improvviso la situazione con un guizzo di genio o un colpo di testa dei suoi, come gli abbiamo sempre visto fare fin da quando nel lontano 1994 scese per la prima volta in campo inventandosi un partito che ancora oggi domina la scena politica italiana. Insomma, Berlusconi è Berlusconi! E poco ci può fare anche Gianfranco Fini, che peraltro ho sempre stimato ed apprezzato come uomo e come politico. Per questo oggi, come tanti credo, resto particolarmente amareggiato nel sentirlo parlare come un avversario e con un livore che non appartiene al suo stile.
Mi auguro che Fini e Berlusconi sappiano ritrovare presto l’intesa di un tempo, prima che sia troppo tardi. Mi auguro che prevalga il comune senso di responsabilità, l’attaccamento ai valori e agli ideali per i quali insieme hanno combattuto e conquistato la fiducia di quella metà del paese che altro non attende che di tornare alle urne per confermarli come loro leader alla guida del paese. Si confrontino entrambi lealmente lontano da giornalisti e telecamere. Si affrontino faccia a faccia e se le cantino una volta per tutte come si deve, ma poi cerchino almeno un buon motivo per ritrovare la strada del buon senso e di una plausibile riconciliazione. Perché questo vuole la gente, questo si aspetta oggi il popolo della libertà.

Dal blog di Michele Perrone

domenica 9 dicembre 2007

Il legame tra Lourdes e l'Enciclica 'Spe Salvi'

Apprendo dell'indulgenza plenaria concessa dal Papa in occasione del 150° anniversario delle apparizioni di Lourdes e ripenso alla frase di San Paolo: "Spe Salvi facti sumus". Innegabile, infatti, il legame che esiste, fin dalle dalle prime apparizioni, tra Lourdes e la speranza. Mi piace pensare ad una perfetta sinergia tra la speranza proclamata dalla recente Enciclica di Benedetto XVI e quella che si vive in piena consapevolezza e si concretizza in quel luogo che, forse più di ogni altro, rende ogni giorno tangibile testimonianza di speranza nel Divino. Alla parola di speranza che autorevolmente si irradia dalla Sede di Pietro, fa riscontro l'atto di speranza dei pellegrini innanzi al Santuario Mariano. A Lourdes ci si può rendere conto che gli altissimi contenuti teologici della "Spe Salvi" prendono corpo in una coraggiosa testimonianza di una speranza che va oltre il contingente. Solo un approccio assai superficiale con la realtà di Lourdes può infatti far pensare che quel pellegrinaggio sia motivato esclusivamente dalla speranza di soluzioni immediate ai problemi del doloroso vivere quotidiano; in realtà, di ben altra speranza si tratta: della speranza incrollabile in quel Dio che ci vuole salvi. Ecco che quindi le parole dell'Enciclica trovano la più esplicita verifica e la più trasparente conferma in quella sorta di capitale della speranza che è Lourdes; un luogo in cui la speranza non è più solo un concetto astratto o una pia esortazione. A Lourdes si assiste al trionfo della speranza a dispetto della crudezza delle prove della vita. La speranza che si legge sui volti che si incontrano in quel pellegrinaggio sconvolge ogni logica umana per sfociare in un contagio di gioiosa certezza: "Spe Salvi facti sumus", nella speranza siamo stati salvati.
Sergio Rolando - http://www.papanews.it

Coerenza

La Senatrice Paola Binetti, votando contro il proprio governo col rischio di farlo cadere, ha compiuto un gesto unico. Alla ragion di partito ha anteposto i valori di cattolica praticante. Non so quanti nel centrodestra avrebbero avuto un coraggio simile. Le va dato atto.
Si fa un gran parlare dell’identità cattolica e di come questa debba essere preservata nella declinazione parlamentare. Fatto sta che alle intenzioni non sempre intervengono i fatti.
C’eravamo abituati alla doppia morale possibile consentita e tollerata.
Paola Binetti era diventata nota alle cronache per l’ammissione sull’uso del cilicio.
Giù a sfotterla, come fosse una trovata propagandistica. L’altro giorno ha dimostrato che la propaganda non le interessa e che il suo impegno e’ funzionale alla conservazione dei principi cari alla Chiesa. Non ne aveva mai fatto mistero e quando qualcuno le chiedeva come avrebbe fatto a stare insieme a radicali e massimalisti, rispondeva; rimanendo me stessa. L’ha fatto.
Tanto di cappello.

sabato 8 dicembre 2007

Controtendenze

In questi giorni si e’ riunito a Quarrata il coordinamento della Casa delle Libertà, ovvero, quello che era fino al giugno scorso, il coordinamento della Casa delle Libertà. Erano presenti i 7 consiglieri del centrodestra, le segreterie politiche della Lega Nord, Democrazia Cristiana per le Autonomie, Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC-Un’altra Quarrata. E’ emersa la volontà di riprendere un percorso unitario per rafforzare il lavoro in Consiglio Comunale e intensificare il rapporto con la Città attraverso assemblee aperte per recepire le richieste dei cittadini e far da tramite tra la gente e l’Amministrazione Comunale. La controtendenza sta nel fatto che, forse unico comune della Toscana, il centrodestra , a Quarrata, può discutere e confrontarsi, magari anche animatamente, (e questo blog ne e’ testimone) ma nel concreto, preferisce riprendere un percorso unitario, con l’obbiettivo di limitare i danni di questa amministrazione. E preparare già da ora l’alternativa a una giunta che Quarrata non merita. Mi pare che sia una gran bella notizia, in tempi che offrono, spesso, iniziative estemporanee, che non e’ ben chiaro dove possono portare, e che comunque, oltre a tanti entusiasmi, hanno creato anche qualche legittima perplessità. Bene quindi, che i partiti del centrodestra Quarratino, abbiano deciso di ricominciare dal territorio che solo pochi mesi fa li ha visti protagonisti.A giorni ci sarà una conferenza stampa per illustrare e spiegare i termini dell’iniziativa.

Riappropriamoci di ciò che ci hanno tolto

Ci sono ancora pochi giorni per poter firmare la richiesta di referendum per abrogare la legge della Regione Toscana del 2005 che ha tolto ai cittadini la possibilità di scegliere direttamente attraverso le preferenze chi mandare in regione. L’attuale legge ha spianato la strada ad un consiglio scelto dalle segreterie dei partiti sulla base dei giochi e degli equilibri interni.

Si tratta di un esproprio vero e proprio della volontà dei cittadini. Si può ancora firmare presso le segreterie dei comuni, (a Quarrata presso l’ufficio URP in via Corrado da Montemagno) i moduli per la raccolta delle firme li abbiamo anche io e il consigliere Alessandro Cialdi. Chi è interessato ci può contattare.

venerdì 7 dicembre 2007

I Cus, ipotesi bislacca. Un atto a senso unico.

Dai Dico ai Cus (Contratti di Unione Solidale) cambia il nome ma non la sostanza: proprio mentre si afferma di voler eliminare le discriminazioni verso i conviventi, in realtà la vera discriminazione colpisce i coniugi.
Infatti essi si assumono dei doveri inderogabili, la cui trasgressione è sanzionata, talora anche penalmente. Per esempio gli obblighi di curarsi reciprocamente, di educare il figlio anche se è «solo» del coniuge e non è proprio, di contribuire alle necessità della famiglia, di versare gli alimenti in caso di separazione o di divorzio, di coabitare. Per limitarci solo all'obbligo di coabitazione, i coniugi non possono lasciarsi da un momento all'altro senza conseguenze: se uno dei due abbandona il tetto coniugale, può essergli addebitata la separazione, il che può precludere l'assegno di mantenimento.
Invece nei Cus i conviventi non hanno nemmeno l'obbligo della coabitazione e viene menzionato in modo molto generico solo il dovere di aiutarsi reciprocamente e di contribuire alle necessità della vita, ma con la clausola che "il contratto di unione solidale può prevedere i tempi e i modi dell'attuazione" dei doveri. Quindi, non solo i coniugi hanno molti più doveri, ma hanno inoltre degli obblighi definiti, diversamente dai conviventi che, nei Cus mantengono un'autonomia molto ampia rispetto ai doveri.
Insomma, i conviventi, coi Cus, hanno diversi diritti, per esempio il trasferimento di sede per i lavoratori, il diritto di succedere nel contratto di locazione per l'alloggio comune, quello di ereditare automaticamente (se sono passati nove anni dalla registrazione del Cus) e quello di percepire (dopo il riordino della normativa previdenziale) la pensione di reversibilità. Pertanto, se lo Stato istituisse i Cus, attuerebbe un atto giuridico a senso unico, perché si assumerebbe degli obblighi nei confronti dei conviventi, quando questi ultimi non se ne assumono nessuno o quasi. E riconoscerebbe loro i diritti che abbiamo menzionato, senza esigere in cam bio i doveri che invece chiede ai coniugi di assolvere.
Né si può parlare di discriminazione verso i conviventi in merito ad alcuni diritti reclamati per i conviventi e contenuti nei Cus (quello di prendere decisioni di carattere sanitario in favore del convivente o quello di succedergli nel contratto di locazione), dato che (Avvenire lo ha documentato varie volte) essi sono già oggi garantiti dal nostro ordinamento. Ma con la differenza (rispetto ai Cus) che essi sono attualmente concessi ai singoli e non alle coppie, perché fino ad oggi lo Stato ha conferito uno status speciale al matrimonio, laddove invece i Cus li assegnerebbero alle coppie conviventi, «avvicinandole» a quelle sposate. Oltre che per quanto detto finora, contrapporsi ai Cus non significa discriminare i conviventi: discriminare significa trattare in modo diverso cose uguali.
Dunque è vero che ogni singolo uomo deve avere gli stessi diritti; ma ci sono giustamente differenze nei diritti particolari, legate alle funzioni delle persone (per esempio, un parlamentare ha il diritto di votare le leggi, un semplice cittadino no). Ciò significa che le relazioni interpersonali devono essere trattate dallo Stato in modo diverso quando sono tra loro diverse. Ora, la relazione dei conviventi è diversa da quella dei coniugi, per lo meno perché i conviventi non si assumono le responsabilità e gli obblighi a cui i coniugi si impegnano.


Giacomo Samek Lodovici - http://www.avvenire.it/

giovedì 6 dicembre 2007

Fausto Bertinotti apre virtualmente la crisi e azzera i tempi della resa dei conti all’interno dell’Unione. Lo schiaffo è pesantissimo e si abbatte come la visione di un tradimento consumato in diretta sul volto di Romano Prodi. I contraccolpi, naturalmente, sono ancora tutti da valutare, non ultimo l’uno-due incassato al Senato, con il governo battuto questa mattina per due volte consecutive sul decreto sicurezza. Una bocciatura che appare come il sigillo di uno scontro intestino deflagrato in termini imprevisti.
Ma la scossa elettrica dell’esternazione con cui Fausto il Rosso archivia come fallimentare l’esperienza del centrosinistra e del governo e, senza andare tanto per il sottile, paragona il premier al Cardarelli di Ennio Flaiano - «il più grande poeta morente» - appare come il colpo più pesante e fa cadere il gelo nei rapporti tra il presidente della Camera e l’inquilino di Palazzo Chigi.
Lo spartito del dubbio e della paura è quello che inevitabilmente viene suonato da tutti i leader dell’Unione, tanto nelle parole ufficiali quanto in quelle consumate a quattrocchi, nelle stanze parlamentari. Inevitabilmente la memoria torna dritta dritta al ’98, al primo ribaltone e all’irresistibile tentazione bertinottiana di un ritorno dentro il “formato” dell’opposizione. E se i ministri si stringono attorno a Prodi, al padre nobile di Rifondazione - che punta, attraverso una riforma elettorale ad hoc alla rinascita della sinistra unita - arriva un avvertimento dal regista della partita sulle riforme, ovvero da Walter Veltroni: «Con gli attacchi al governo la legge elettorale rischia».
Parole e pensieri, però, non sempre coincidono, Sì, perché in realtà, al di là delle inevitabili prese di distanza, il segretario del Partito democratico non avrebbe affatto disdegnato l’affondo bertinottiano, soprattutto nella parte in cui ha battuto sul tasto sulla “necessità delle riforme”. L’origine della vis pugnandi bertinottiana, d’altra parte, va ricercata proprio nel timore del referendum. “Il fantasma del ’98 non ci può far accettare tutto” dice il presidente della Camera. “Già abbiamo votato il welfare per senso di responsabilità, ora basta”. Perché se il welfare può al massimo far scattare un calo di consensi per Rifondazione, il referendum può arrivare a decretare la morte del partito. Seguire Veltroni nella sua missione per l’archiviazione del bipolarismo attuale diventa quindi un imperativo e un percorso obbligato.
D’altra parte è da tempo che Bertinotti non risparmia giudizi pesanti, marcando sempre più la distanza da Prodi: prima l’ormai famoso “brodino” preso da un esecutivo malato dopo la scampata crisi di governo, poi la proposta di un governo istituzionale per le riforme. Infine lo schiaffo più duro, inferto martedì, con quelle parole apparse a molti come un “de profundis” per la maggioranza: «Bisogna prenderne atto: questo centrosinistra ha fallito, una stagione si è chiusa, abbiamo un governo che sopravvive ma che ha alimentato tensioni e accresciuto le distanze dal popolo e dalle forze della sinistra».
Di fronte a queste bordate Palazzo Chigi cerca di tenere a freno i nervi e di tenere un basso profilo. «Non c’è dubbio - spiegano in ambienti governativi - che il governo stia lavorando nella direzione giusta ma, nonostante questo, bisogna accelerare il percorso e a gennaio si farà il punto complessivo dell’azione di governo». La rabbia, insomma, in questo momento non è un sentimento politicamente agibile. E così da Prodi arrivano aperture e segnali di disponibilità. Il Professore si dice disponibile ad aggiornare l’agenda delle priorità, che per Bertinotti sono «salari e precarietà», proprio nel giorno in cui i leader confederali decidono uno sciopero generale in caso di mancato rinnovo dei contratti. Se il governo trattiene la rabbia, picchiano duro gli esponenti della Cosa Rossa, da Mussi a Diliberto, che prendono le distanze da Bertinotti a pochi giorni dagli Stati generali della Sinistra. Ma, oltre a liquidare come “ingenerosa” la diagnosi del presidente della Camera, nella maggioranza ci si interroga sulle vere intenzioni del presidente di Montecitorio. E anche Follini e Mastella non hanno paura di rievocare gli spettri del ’98, e vedono nell’intervista di Bertinotti la preparazione di una exit strategy del Prc in vista della verifica di gennaio.
Quel che è certo è che Romano Prodi non ha nessuna intenzione di incarnare la parte del poeta morente, assegnatagli dal presidente della Camera. E’ consapevole che la ferita bertinottiana chiude una fase, forse una stagione. Ma il Professore, come al solito, è pronto a vendere cara la pelle. Sa bene che l’ex leader di Rifondazione sta cercando in tutti i modi di iscriversi al club delle mani libere: quello che raccoglie malumori e frustrazioni assortite degli alleati. E così si prepara, nel vertice di maggioranza della prossima settimana, ad aumentare la pressione su Veltroni, convincendolo a tenere nel debito conto - nella sua offensiva pro-riforme – le esigenze dei piccoli partiti e la sopravvivenza del governo. Senza dimenticare che il generale-referendum è dietro l’angolo e avrebbe effetti devastanti sul futuro del centrosinistra.

mercoledì 5 dicembre 2007

Inventiva

Certo che gli ecologisti una ne fanno e cento ne inventano, seguiti a ruota da produttori e commercianti che, pur di vendere di più, sono i primi ad allinearsi al più vieto conformismo del momento. L’ultima trovata sono le avvertenze che stanno comparendo nei supermercati inglesi sui prodotti: ci stampano sopra un aeroplano e indicano quante miglia ha fatto quella merce prima di finire sul banco. Già, perché gli aerei inquinano l’atmosfera e aumentano il famoso «riscaldamento globale». La benemerita agenzia SviPop (che appunto di Sviluppo e Popolazione si occupa) il 19 novembre 2007 ha pubblicato un breve scritto di Anna Bono in cui si fanno le pulci al nuovo fenomeno dei «food miles» (le miglia necessarie a portare un prodotto alimentare dal produttore al consumatore) e a quello correlato degli «airplane stickers» (gli adesivi con l’aereo). Pare, infatti, che a fare le spese di questo nuovo capriccio dei Paesi ricchi siano soprattutto i Paesi poveri. Il Kenya, per esempio, si è molto arrabbiato e ha dimostrato, dati alla mano (con una ricerca commissionata alla britannica università di Cranfield), che i fiori che esporta in Inghilterra “inquinano” molto meno di quelli della ben più vicina Olanda, dove le serre, dato il clima, devono essere riscaldate a dovere per la maggior parte dell’anno. Alla protesta altri Paesi africani si sono accodati e l’ambasciatore del Ghana presso la corte di Sua Maestà britannica ha fatto presente che boicottare (e per ragioni del tutto inconsistenti) i prodotti provenienti dall’Africa avrebbe effetti disastrosi sulle fragili economie di quel continente. Così – diciamo noi - si toglie con una mano quel che si dà, sotto forma di aiuti, con l’altra.

Breve nota personale: quando ero giovane si doveva tener testa a quello che Eugenio Corti definì nel suo romanzo più famoso «il cavallo rosso» (cioè il comunismo, argomentando dall’Apocalisse di s. Giovanni). Chi l’avrebbe mai detto che si sarebbe dovuto fare i conti anche con l’altro cavallo, quello che nell’Apocalisse è verde?

Rino Camilleri

Il ritorno alla normalità del calcio passa da piccole, buone notizie

Una piccola, buona notizia dal mondo del calcio è una piccola, buona notizia per l’Italia intera, per il grande potere simbolico del calcio. La piccola, buona notizia arriva da Firenze. Domenica scorsa l’Inter strapazza i padroni di casa. I quali, nonostante la strapazzata, fanno i padroni di casa: alla fine della partita, all’ingresso del tunnel che conduce negli spogliatoi, i calciatori della Fiorentina si mettono in fila e applaudono e stringono la mano a quelli dell’Inter. Non è la sola, piccola buona notizia del pomeriggio allo stadio Franchi: all’inizio è stato rispettato il minuto di silenzio per ricordare Manuela, la moglie dell’allenatore Cesare Prandelli morta ad appena 45 anni. Di solito il minuto viene riempito, e rovinato, di applausi e fischi. Stavolta il silenzio si è imposto con il suo frastuono.
Il tunnel del fair play, erroneamente chiamato 'terzo tempo' (i giocatori di rugby, dopo essersele date nei due tempi della partita, si ritrovano al pub a bere birra tutti assieme o, in Italia, alla sede del club a farsi una pastasciutta) alla Lega Calcio è piaciuto. Non il tunnel in sé, quanto il coro di elogi. La Lega ha allo studio qualcosa del genere da più di tre anni. Non se n’era fatto niente perché la cosa appariva complicata… Macché, bastava cominciare. A Firenze ci ha pensato la società dei fratelli Della Valle all’interno di un progetto ben più ampio, Viola Fair, che prevede assoluta correttezza in campo, niente proteste, nessuna reazione, zero polemiche contro gli arbitri, premi ai tifosi più corretti, cose del genere. Alla Lega è talmente piaciuto da renderlo obbligatorio da gennaio.
Scontate le obiezioni: se il gesto non è spontaneo – ha annotato subito un allenatore di grido – non ha valore. E ieri un tifoso, sul sito della sua squadra, osservava: «È mai possibile che non si riesca a capire che è proprio così che si modificano i comportamenti, ovvero facendo anche delle cose contro voglia?». Il tifoso della curva si rivela qui più saggio del miliardario della panchina. In effetti altre piccole, buone notizie giungono dal vituperato mondo del tifo. Gli ultrà dell’Atalanta hanno chiesto formalmente scusa per i gravi incidenti dell’11 novembre, quando impedirono lo svolgimento di Atalanta-Milan. Allora, il presidente bergamasco Ruggeri aveva usato parole molto dure, come deve fare un padre, un presidente, insomma, chi ha delle responsabilità e non si nasconde. Naturalmente, il calcio ha prodotto anche delle piccole, cattive notizie. A Taranto gli ultrà hanno fatto irruzione durante il processo a uno di loro. E all’autogrill di Soave, nei pressi di Verona, due tifosi della Cremonese di ritorno da Padova sono stati malmenati in un agguato troppo simile a quello di Arezzo, cose da poco (qualche livido…) finché non ci scappa il morto. Il tunnel del fair play diventerà dunque un’abitudine. Normale. Per questo perderà valore? Crediamo di no. Le buone abitudini sono salutari. Fanno cultura. Fa cultura il minuto di silenzio fatto di vero silenzio.
Fanno cultura i bambini gratis allo stadio, come già avviene a Udine e saltuariamente in altri stadi. Fa cultura il calciatore che rispetta sempre e comunque la decisione dell’arbitro. Fanno cultura le strette di mano – come avviene nel rugby, nel tennis e nella pallavolo – che dicono: la partita è finita, complimenti per l’impegno, il mio rispetto. Come noi giocatori ci rispettiamo, rispettatevi voi tifosi.
La riconquista della normalità passa anche da qui, dalle piccole buone notizie capaci di fare cultura.
Umberto Folena, http://www.avvenire.it

martedì 4 dicembre 2007

PRATO, identità perduta

Tra le città in evidente crisi di identità, uno dei casi che più fa discutere è quello di Prato, industrioso centro della Toscana collocato a non molti chilometri da Firenze. “La piccola Chinatown”: questo è uno dei soprannomi più frequenti che vengono utilizzati per parlare di questa località. Neanche tanto piccola, a dire il vero: si calcola, infatti, che qua risiedano decine di migliaia di cittadini provenienti dal Paese della Grande Muraglia. Il problema di fondo, però, è che queste persone, anziché integrarsi con gli abitanti del posto, poco a poco si stanno sostituendo a loro. In molti hanno sbandierato, negli ultimi anni, il mercato cinese come una grande opportunità di sviluppo. La realtà dei fatti, però, ci dice che a Prato, o in altri luoghi basati sul manifatturiero, adesso si contano i danni, enormi, sul piano economico. La maggioranza delle aziende tessili e calzaturiere ha chiuso infatti i battenti, vedendosi costretta a licenziare migliaia di dipendenti. Parlare di dazi sembrava qualcosa di obsoleto e antistorico, eppure… Ora la città è costretta a fare i conti con un mercato gestito senza equilibrio e buon senso, che sta producendo, ogni giorno sempre di più, la perdita della nostra identità e delle nostre radici. Basta camminare per strada e osservare le vetrine dei negozi, oppure i passanti che camminano: gli italiani stanno diventando minoranza, è un dato oggettivo, lampante. Non sta certo a noi dire di chi sia la responsabilità di ciò, ma, in tutta sincerità, ci piacerebbe tanto saperlo.

http://www.occidens.it

lunedì 3 dicembre 2007

Il filo della memoria

Ancora per alcuni giorni a Santonuovo di Quarrata in via di Montemagno 45, è allestita una mostra di ricami e biancheria d’epoca e non solo.
Ha curato il tutto, Maria Elena Gemignani, per tutti “Lalla”, con una passione e una competenza incredibile.
Non è una operazione commerciale, è solo amore per qualcosa che si va perdendo.
Merita davvero andare a trovare la nostra carissima Lalla.

domenica 2 dicembre 2007

E’ nata Martina!!!

Martina è figlia del Dott. Alessandro Gonfiotti che fa parte insieme a me del gruppo di Forza Italia al consiglio provinciale.

A Martina, alla mamma e ad Alessandro gli auguri miei e della squadra del blog.

De Gustibus...

sabato 1 dicembre 2007

Islam - L’araba condannata dopo lo stupro. Gli Usa: «Vergogna»

Hillary Clinton e Barak Obama premono sulla Casa Bianca: «Re Abdallah deve cancellare quelle accuse assurde». Ma per i sauditi la sentenza è giusta. E sospendono la licenza al legale della vittima.
Se vieni stuprata in Arabia Saudita, da una banda di sette delinquenti, ma eri in compagnia di un uomo che non è tuo marito o un familiare il giudice ti condanna a 90 frustate. Se ti lamenti e chiedi l’appello spifferando tutto ai media la pena raddoppia a 200 frustate e sei mesi di carcere, sempre in nome del Corano. Non è un incubo, ma l’incredibile storia di una ragazza di 19 anni rea di essersi appartata con un suo coetaneo e poi sorpresa dagli stupratori che hanno violentato entrambi. Ieri sono scesi in campo i pezzi da novanta della corsa alle presidenziali americane. A cominciare da Hillary Clinton, che ha rivolto un vibrante appello all’inquilino della Casa Bianca, George W. Bush, per salvare la ragazza saudita dall’incredibile ingiustizia.
«Invito urgentemente il presidente a chiamare re Abdullah (il sovrano saudita, ndr) chiedendogli di cancellare tutte le accuse contro la donna», ha dichiarato la moglie di Clinton. Il nome della vittima non è mai stato rivelato, ma sui giornali l’hanno ribattezzata la “ragazza di Qatif”, un sobborgo sciita dove è avvenuta la violenza di gruppo.
Anche l’altro candidato di punta dei democratici, Barak Obama, si è mosso per la giovane saudita con una lettera al segretario di Stato Condoleezza Rice. Le chiede di condannare apertamente l’assurda sentenza. Nonostante le proteste, l’inesorabile “giustizia” saudita fa il suo corso. Il fattaccio è accaduto un anno e mezzo fa. La ragazza era appartata in un’auto con un suo coetaneo, quando sono stati sorpresi da una banda. In sette l’hanno violentata per 14 volte. Gli stupratori sono stati arrestati e condannati a pene che variano da uno a cinque anni. Anche loro rischiano il raddoppio della pena e forse la condanna a morte.
Il problema è che in gattabuia è finita anche la vittima, accusata di aver violato il rigido codice islamico, applicato in Arabia Saudita, che sancisce l’assoluta separazione fra uomini e donne prima del matrimonio. La ragazza di Qatif non si è data per vinta e, attraverso il suo avvocato, ha reso nota la vicenda alla stampa. La notizia ha fatto il giro del mondo infastidendo i magistrati sauditi che dovevano giudicarla.Prima dell’appello, la giovane si è sposata, ma non è servito. L’inflessibile corte ha raddoppiato il numero di frustate a 200 e condannato la poveretta a sei mesi di galera, in nome della sharia, la legge islamica. Il ministro saudita della Giustizia ha difeso la sentenza mettendo in guardia contro i tentativi «di agitazione attraverso i media».Non solo: Abdel Rahman al Lahem, l’avvocato che aveva difeso la donna, si è visto sospendere la licenza: «La mia cliente è vittima di un orribile crimine. Penso che la sentenza contravvenga alla legge islamica e violi le convenzioni internazionali. La Corte – ha coraggiosamente denunciato il legale – avrebbe dovuto trattare la ragazza come vittima e non come colpevole».
Fausto Biloslavo - Il Giornale

Sottoscrivo in pieno

… Rimango dell’idea che il berlusconismo, con la creazione del centrodestra (inedita per la storia d’Italia) abbia rappresentato un vero e proprio capolavoro politico. Dunque sono e resto "Berlusconiano". Ma oggi secondo me, Berlusconi sbaglia. Intendiamoci, sono stato sfiorato anche io dalla tentazione dell’opportunismo (ma chi me lo fa fare?) poi però ho pensato che la stima che nutro per Berlusconi mi imponevano di esporre lealmente i miei pensieri…… La morale della favola che ne ricavo è semplice. E' vero che la CDL deve essere superata. Ma in negativo o in positivo?
… La scorciatoia di creare una Forza Italia allargata non costituirà (come già si vede in questi giorni) un'evoluzione positiva, ma segnerà la rottura di una storia comune (inedita appunto) che andrebbe difesa e tutelata.In altri termini, il partito di San Babila che, in pochi minuti ha sciolto Forza Italia (ma valeva cosi poco?) non si caratterizza come un partito unitario ma come un nuovo partito del leader che punta ad allargare il suo consenso attraverso "l'annessione" di altre forze politiche o dei suoi elettori...
Attenti non siamo nel '94. Allora la famosa "gente" chiedeva facce nuove. Ora le facce nuove abbondano, ma si è capito che non basta. Oggi la "gente" vuole facce serie. Alla politica non chiede stati di perenne rivoluzione o eccitazione, ma serietà, qualità, competenza, amore per il bene comune. Quando Berlusconi risponde a Fini e Casini "a noi gli elettori a voi il progetto" non è lui ad aver ragione. La politica, infatti, non può essere solo marketing. Quest'ultimo è necessario. Ma solo come condimento di una pietanza che è rappresentata dalla forza del progetto.
Non vorrei che ora Berlusconi contraddicesse la sua stessa storia. Un esempio, ha favorito il compimento della democrazia italiana, il superamento della guerra civile, aiutando Fini a creare una destra moderna. Ora non può tornare a coltivare destre antiche. Cosi perlomeno non si va verso il partito dei moderati…
Infine una precisazione: io resto dove sono, nel centrodestra che oramai è la mia casa, che amo, promuovendo i valori cristiano-liberali…
Non mi sento di aderire al nuovo partito fino a che non avrò capito tre cose che finora, certo per mio difetto, non ho chiare; la natura del suo progetto politico, l'esistenza di regole democratiche di partecipazione, la possibilità di rinunciare alle scorciatoie e di riprendere il percorso costituente iniziato e che resta l'obiettivo del mio lavoro politico.
Ferdinando Adornato, intervista a "Libero" - 27/11/07