
martedì 25 novembre 2008
OBAMA VUOLE 2.500.000 NUOVI POSTI DI LAVORO, VELTRONI LICENZIA 62 DIPENDENTI

IL PD RICORRE AL LICENZIAMENTO IN TRONCO E SENZA PREAVVISO DI 62 DIPENDENTI DEL PARTITO ( 38 EX DS E 24 EX MARGHERITA)… PEGGIO DEI PADRONI DELLE FERRIERE…QUALCHE DIRIGENTE ESCLAMA: “LA SINISTRA COME LA CECENIA: I CECCHINI SPARANO A VISTA”… ORMAI VICINA LA RESA DEI CONTI
La vicenda, lettera per lettera, precisazione dopo precisazione, è apparsa nero su bianco sulle pagine del quotidiano “il Riformista”, che ha steso senza pudori i panni sporchi della nuova sinistra unita di fronte allo zerbino di casa Walter.Con tanto di prove e documenti, lettere e controdeduzioni, coltellate alle spalle e tagli ingenerosi. Parliamo del taglio di 62 funzionari del Pd, causa di una figuraccia in mondovisione per il Partito democratico.Ma come, accusate la destra di tagliare i posti di lavoro senza alcun rispetto delle situazioni familiari, portate al circo Massimo centinaia di migliaia di iscritti e simpatizzanti per protestare contri i tagli nella scuola e poi ricorrete all’arma volgare del licenziamento in tronco e senza preavviso di ben 62 funzionari che hanno servito con fedeltà e sacrifici il partito?Vi rifate a Obama, ma mentre Barack ha promesso agli americani 2.500.000 nuovi posti di lavoro, Veltroni inizia con il licenziarne 62.A solidarizzare con i licenziandi ( 38 vengono dai Ds e 24 dalla Margherita) sono scesi in campo Bersani e Fassino che se la prendono con il tesoriere del Pd, Mauro Agostini, il quale se ne fa un baffo, anche delle pressioni di D’Alema. Ha le spalle coperte da Veltroni e non gli importa se prima dell’estate lui stesso aveva assicurato la sistemazione dei 62 in altre mansioni. Si è rimangiato tutto e i 62 finiranno in mezzo a una strada. Ormai anche i dipendenti sono divenuti scudi umani nella quotidiana lotta tra le fazioni del Pd.Uno spettacolo indecente, tanto da spingere un ex direttore de l’Unità, Giuseppe Caldarola, a scrivere che “la sinistra è come la Cecenia. Appostati negli angoli o piantati nel bel mezzo del sentiero, i cecchini sparano a vista. Gli organismi dirigenti sono sempre sul punto di essere convocati per processare le idee, le amicizie politiche. I tiratori scelti hanno preso la scena. Dilagano le guardie rossicce”.Questa la nube tossica che si respira in casa Pd, ormai definito il partito degli energumeni, con Veltroni che fa fuori tutta la vecchia classe dirigente e D’Alema che si prepara alla vendetta.Con due Tv ( Youdem per Walter e Red per Massimo) che, insieme, fanno meno spettatori di una modesta Tv locale.Ricorda Calderola: “per questo partito un fedele caposervizio TG1 vale più di un operaio in cassa integrazione”.Per non parlare dell’immondo spettacolo per piazzare i propri uomini nel gruppo dirigente del partito, lottizzato tra le 20 correnti e correntine che creano generosi spifferi d’aria.Chi vuole un congresso prima delle Europee, chi vuole un Pd etnico, come le tavolette di cioccolato dai Paesi terzi, diviso tra nord e centrosud, chi spinge Villari in funzione antiveltroniana, chi spinge Di Pietro e chi frena, chi è laico e chi ultracattolico, chi vuole entrare nel bolso Pse europeo e chi nei liberaldemocratici.Insomma un casino istituzionalizzato che fa buon gioco a un centrodestra involuto e gli permette di vivere di rendita alla luce del motto “il rimedio è peggior del male”.Qualcuno comincia a capire che creare il Pd è stato un errore, era meglio che ognuno stesse a casa propria, anche perché non sempre 2+ 2 fa quattro, ma spesso si ferma a tre.Cose che il PdL proverà più avanti, peggio per chi è partito prima insomma nella corsa al bipartitismo. Nel frattempo Veltroni si esercita, in piccolo, a tagliare teste come Brunetta in “grande”.Ecco la nuova linea della potatura che avanza, mentre il Paese arretra. Tutti contro tutti, ma le tecniche di guerriglia sono quelle di una volta e l’armamento pesante è quello conservato per i tempi migliori.
La vicenda, lettera per lettera, precisazione dopo precisazione, è apparsa nero su bianco sulle pagine del quotidiano “il Riformista”, che ha steso senza pudori i panni sporchi della nuova sinistra unita di fronte allo zerbino di casa Walter.Con tanto di prove e documenti, lettere e controdeduzioni, coltellate alle spalle e tagli ingenerosi. Parliamo del taglio di 62 funzionari del Pd, causa di una figuraccia in mondovisione per il Partito democratico.Ma come, accusate la destra di tagliare i posti di lavoro senza alcun rispetto delle situazioni familiari, portate al circo Massimo centinaia di migliaia di iscritti e simpatizzanti per protestare contri i tagli nella scuola e poi ricorrete all’arma volgare del licenziamento in tronco e senza preavviso di ben 62 funzionari che hanno servito con fedeltà e sacrifici il partito?Vi rifate a Obama, ma mentre Barack ha promesso agli americani 2.500.000 nuovi posti di lavoro, Veltroni inizia con il licenziarne 62.A solidarizzare con i licenziandi ( 38 vengono dai Ds e 24 dalla Margherita) sono scesi in campo Bersani e Fassino che se la prendono con il tesoriere del Pd, Mauro Agostini, il quale se ne fa un baffo, anche delle pressioni di D’Alema. Ha le spalle coperte da Veltroni e non gli importa se prima dell’estate lui stesso aveva assicurato la sistemazione dei 62 in altre mansioni. Si è rimangiato tutto e i 62 finiranno in mezzo a una strada. Ormai anche i dipendenti sono divenuti scudi umani nella quotidiana lotta tra le fazioni del Pd.Uno spettacolo indecente, tanto da spingere un ex direttore de l’Unità, Giuseppe Caldarola, a scrivere che “la sinistra è come la Cecenia. Appostati negli angoli o piantati nel bel mezzo del sentiero, i cecchini sparano a vista. Gli organismi dirigenti sono sempre sul punto di essere convocati per processare le idee, le amicizie politiche. I tiratori scelti hanno preso la scena. Dilagano le guardie rossicce”.Questa la nube tossica che si respira in casa Pd, ormai definito il partito degli energumeni, con Veltroni che fa fuori tutta la vecchia classe dirigente e D’Alema che si prepara alla vendetta.Con due Tv ( Youdem per Walter e Red per Massimo) che, insieme, fanno meno spettatori di una modesta Tv locale.Ricorda Calderola: “per questo partito un fedele caposervizio TG1 vale più di un operaio in cassa integrazione”.Per non parlare dell’immondo spettacolo per piazzare i propri uomini nel gruppo dirigente del partito, lottizzato tra le 20 correnti e correntine che creano generosi spifferi d’aria.Chi vuole un congresso prima delle Europee, chi vuole un Pd etnico, come le tavolette di cioccolato dai Paesi terzi, diviso tra nord e centrosud, chi spinge Villari in funzione antiveltroniana, chi spinge Di Pietro e chi frena, chi è laico e chi ultracattolico, chi vuole entrare nel bolso Pse europeo e chi nei liberaldemocratici.Insomma un casino istituzionalizzato che fa buon gioco a un centrodestra involuto e gli permette di vivere di rendita alla luce del motto “il rimedio è peggior del male”.Qualcuno comincia a capire che creare il Pd è stato un errore, era meglio che ognuno stesse a casa propria, anche perché non sempre 2+ 2 fa quattro, ma spesso si ferma a tre.Cose che il PdL proverà più avanti, peggio per chi è partito prima insomma nella corsa al bipartitismo. Nel frattempo Veltroni si esercita, in piccolo, a tagliare teste come Brunetta in “grande”.Ecco la nuova linea della potatura che avanza, mentre il Paese arretra. Tutti contro tutti, ma le tecniche di guerriglia sono quelle di una volta e l’armamento pesante è quello conservato per i tempi migliori.
lunedì 24 novembre 2008
VILLARI E IL MARTELLO DEI PARTITI

Pazzo. Cavallo pazzo. Completamente pazzo. Mummia democristiana. Arlecchino servo di due padroni. Traditore come De Gregorio. L’Onorevole Poltrona. «Per una poltrona Riccardo si venderebbe anche un parente» (questa è della pia Rosy Bindi)...
«Uno stronzo» (Franco Marini). «Un Giuda che si è venduto per trenta denari al corruttore politico Silvio Berlusconi» (Antonio Di Pietro). «Un teatrante napoletano, un uomo falso, astuto, sleale e viscido» (Fabrizio Morri, capogruppo del Pd nella Commissione di Vigilanza). Infine «napoletano» e basta. Ripetuto di continuo come un insulto.Questo e altro è stato detto o scritto sul conto di Riccardo Villari, protagonista della guerra civile nella Vigilanza Rai. Ha ragione lui quando sostiene: «Mi stanno massacrando». Ma era quasi fatale che gli accadesse. Soprattutto per un motivo che ha sottovalutato nell’accettare i voti del centro-destra. E che invece avrebbe dovuto avere ben presente, visti gli anni passati in Parlamento. Durante i quali avrà pur conosciuto a fondo che tipi siano i vicini di banco e poi di partito.Il motivo è che non bisogna mai mettersi contro la sinistra. Specialmente se si appartiene, con tessera o meno, a quel campo. Ne so qualcosa anch’io, grazie ai miei libri revisionisti. Nel Pd è rimasto un vecchio grumo di arroganza violenta, che neppure il piacionismo di Walter Veltroni ha dissolto. Il Complesso dei Migliori spesso si presenta con la divisa del teppismo, pugno di ferro compreso. Non appena sgarri e non stai agli ordini, i Migliori ti pestano, ti espellono, ti sputtanano.Per questo è lecita la domanda del Riformista: «Ma è il Pd o il Pcus?». Mi limiterei a rispondere che è il vecchio Pci. Dal momento che lo stile autoritario-repressivo era la cifra del Partitone Rosso. E ha pervaso gran parte della parrocchia di Veltroni, anche nelle componenti cattoliche ed ex-democristiane.Uso il termine pervaso in senso totale, dal vertice alla base. Non s’illuda, Villari. Anche nell’ultima sezione del Pd d’ora in poi lo accoglieranno a uova marce. Il discredito sta dilagando. Ce lo ha spiegato Concita De Gregorio nel fondino quotidiano sull’Unità, scrivendo di «un’ondata di reazioni» tra i lettori del suo giornale. E si riferiva soltanto al pizzino di Latorre. Facile immaginare che cosa stia accadendo ai danni di Villari.Anche la signora De Gregorio ci ha messo il suo carico da dodici. Con l’aria di invitare i lettori alla calma, ha scritto: «Bisogna smettere immediatamente di immaginare il celebre politico napoletano come lui medesimo si pensa: in piedi sullo sgabello del domatore di leoni con la frusta in mano, vestito da Napoleone con la mano nella giubba, incoronato re su una poltrona di velluto rosso».Ma Concita è una dilettante in golfino bianco rispetto a quel che abbiamo letto su un altro quotidiano, assai più forte del suo. Villari è stato dipinto così: «Un topo che da tutta la vita aspetta il suo pezzo di formaggio», «Fradiciamente democristiano», «Orgoglioso di inscenare, sia pure nel suo piccolo, la commedia dei due forni», «La sua utopia politica è la moglie ubriaca e la botte piena», «Nel mondo dei Villari i cristiani passavano all’Islam in cambio di un lavoro sulle navi pirata», «Nel mondo dei convertiti e dei pentiti, la mediocrissima spregiudicatezza di questo vanitoso allievo di Mastella e di De Mita non scandalizza davvero nessuno».E ancora, sempre sullo stesso giornale forte: «Una degnissima faccia di bronzo», «Si è barricato nel bunker blindato, con una riserva di vongole e babà sufficiente per sei mesi», «Democristiano di quarta fila e piccolo barone della medicina, Villari è stato riciclato prima da Mastella e poi da Rutelli, non tanto in virtù di dubbie doti politiche, quanto per la conclamata cortigianeria».Sono citazioni che traggo da Repubblica, con malinconia. Ho lavorato in quel giornale quattordici anni e non ho memoria di un politico coperto come Villari con tante palate di fango. Neppure Bettino Craxi venne schernito così. Comunque, il leader socialista era un potente del partitismo e disponeva dei mezzi per replicare. E lo fece senza risparmio.Ma Villari non può replicare né difendersi. Ormai è un figlio di nessuno. Anche il centro-destra, che pure lo ha votato, adesso gli chiede di dimettersi. Perché allora un astio tanto rabbioso e indecente? Forse il Golia di Repubblica bastona il Davide della Vigilanza per mostrare la propria superpotenza a un Veltroni alla frutta. Vuole rammentargli che la politica del Pd viene decisa in quel giornale e non altrove. Stia attento, dunque, il povero Walter a non sgarrare. Se ci prova, il linciaggio toccherà a lui.Tuttavia, Villari non è solo. E sta diventando un simbolo positivo per una parte dell’opinione pubblica. Quella che non ne può più di un sistema partitico che accoppia la violenza superba a un’impotenza totale nel servire il Paese. Cinquanta anni fa, all’Università di Torino, Norberto Bobbio ci spiegava che i partiti sono come il martello. Se uno si dà il martello sulle dita, non deve gettarlo via. È sufficiente che impari a usarlo nel modo giusto. Ma come stanno le cose oggi?Oggi i partiti non vogliono saperne di essere usati nel modo acconcio dai cittadini che li votano. Sono un martello diabolico che si muove da solo e picchia dove conviene a lui. Villari si è rifiutato di arrendersi sotto le martellate. Il Bestiario si augura che non ceda, che resista. E provi a fare il suo dovere in quel gran bordello che è diventata la magica Vigilanza.
«Uno stronzo» (Franco Marini). «Un Giuda che si è venduto per trenta denari al corruttore politico Silvio Berlusconi» (Antonio Di Pietro). «Un teatrante napoletano, un uomo falso, astuto, sleale e viscido» (Fabrizio Morri, capogruppo del Pd nella Commissione di Vigilanza). Infine «napoletano» e basta. Ripetuto di continuo come un insulto.Questo e altro è stato detto o scritto sul conto di Riccardo Villari, protagonista della guerra civile nella Vigilanza Rai. Ha ragione lui quando sostiene: «Mi stanno massacrando». Ma era quasi fatale che gli accadesse. Soprattutto per un motivo che ha sottovalutato nell’accettare i voti del centro-destra. E che invece avrebbe dovuto avere ben presente, visti gli anni passati in Parlamento. Durante i quali avrà pur conosciuto a fondo che tipi siano i vicini di banco e poi di partito.Il motivo è che non bisogna mai mettersi contro la sinistra. Specialmente se si appartiene, con tessera o meno, a quel campo. Ne so qualcosa anch’io, grazie ai miei libri revisionisti. Nel Pd è rimasto un vecchio grumo di arroganza violenta, che neppure il piacionismo di Walter Veltroni ha dissolto. Il Complesso dei Migliori spesso si presenta con la divisa del teppismo, pugno di ferro compreso. Non appena sgarri e non stai agli ordini, i Migliori ti pestano, ti espellono, ti sputtanano.Per questo è lecita la domanda del Riformista: «Ma è il Pd o il Pcus?». Mi limiterei a rispondere che è il vecchio Pci. Dal momento che lo stile autoritario-repressivo era la cifra del Partitone Rosso. E ha pervaso gran parte della parrocchia di Veltroni, anche nelle componenti cattoliche ed ex-democristiane.Uso il termine pervaso in senso totale, dal vertice alla base. Non s’illuda, Villari. Anche nell’ultima sezione del Pd d’ora in poi lo accoglieranno a uova marce. Il discredito sta dilagando. Ce lo ha spiegato Concita De Gregorio nel fondino quotidiano sull’Unità, scrivendo di «un’ondata di reazioni» tra i lettori del suo giornale. E si riferiva soltanto al pizzino di Latorre. Facile immaginare che cosa stia accadendo ai danni di Villari.Anche la signora De Gregorio ci ha messo il suo carico da dodici. Con l’aria di invitare i lettori alla calma, ha scritto: «Bisogna smettere immediatamente di immaginare il celebre politico napoletano come lui medesimo si pensa: in piedi sullo sgabello del domatore di leoni con la frusta in mano, vestito da Napoleone con la mano nella giubba, incoronato re su una poltrona di velluto rosso».Ma Concita è una dilettante in golfino bianco rispetto a quel che abbiamo letto su un altro quotidiano, assai più forte del suo. Villari è stato dipinto così: «Un topo che da tutta la vita aspetta il suo pezzo di formaggio», «Fradiciamente democristiano», «Orgoglioso di inscenare, sia pure nel suo piccolo, la commedia dei due forni», «La sua utopia politica è la moglie ubriaca e la botte piena», «Nel mondo dei Villari i cristiani passavano all’Islam in cambio di un lavoro sulle navi pirata», «Nel mondo dei convertiti e dei pentiti, la mediocrissima spregiudicatezza di questo vanitoso allievo di Mastella e di De Mita non scandalizza davvero nessuno».E ancora, sempre sullo stesso giornale forte: «Una degnissima faccia di bronzo», «Si è barricato nel bunker blindato, con una riserva di vongole e babà sufficiente per sei mesi», «Democristiano di quarta fila e piccolo barone della medicina, Villari è stato riciclato prima da Mastella e poi da Rutelli, non tanto in virtù di dubbie doti politiche, quanto per la conclamata cortigianeria».Sono citazioni che traggo da Repubblica, con malinconia. Ho lavorato in quel giornale quattordici anni e non ho memoria di un politico coperto come Villari con tante palate di fango. Neppure Bettino Craxi venne schernito così. Comunque, il leader socialista era un potente del partitismo e disponeva dei mezzi per replicare. E lo fece senza risparmio.Ma Villari non può replicare né difendersi. Ormai è un figlio di nessuno. Anche il centro-destra, che pure lo ha votato, adesso gli chiede di dimettersi. Perché allora un astio tanto rabbioso e indecente? Forse il Golia di Repubblica bastona il Davide della Vigilanza per mostrare la propria superpotenza a un Veltroni alla frutta. Vuole rammentargli che la politica del Pd viene decisa in quel giornale e non altrove. Stia attento, dunque, il povero Walter a non sgarrare. Se ci prova, il linciaggio toccherà a lui.Tuttavia, Villari non è solo. E sta diventando un simbolo positivo per una parte dell’opinione pubblica. Quella che non ne può più di un sistema partitico che accoppia la violenza superba a un’impotenza totale nel servire il Paese. Cinquanta anni fa, all’Università di Torino, Norberto Bobbio ci spiegava che i partiti sono come il martello. Se uno si dà il martello sulle dita, non deve gettarlo via. È sufficiente che impari a usarlo nel modo giusto. Ma come stanno le cose oggi?Oggi i partiti non vogliono saperne di essere usati nel modo acconcio dai cittadini che li votano. Sono un martello diabolico che si muove da solo e picchia dove conviene a lui. Villari si è rifiutato di arrendersi sotto le martellate. Il Bestiario si augura che non ceda, che resista. E provi a fare il suo dovere in quel gran bordello che è diventata la magica Vigilanza.
Giampaolo Pansa \ il riformista
PIOVONO SOFFITTI, GOVERNO LADRO !

Sono tornati a farsi sentire gli sciacalli dal pelo rosso, la protesta contro la Gelmini stava perdendo “verve”, niente di meglio del crollo del soffitto di una scuola per ridargli brio. Una bella tragedia da cavalcare per riattizzare il fuoco della protesta studentesca…Che si vuole di più? Pazienza se si “banchetta” sulla morte di un ragazzo di 17 anni, dagli occhi azzurri e il viso pulito.Chissenefrega se il compagno di banco rischia di rimanere paralizzato, “piovono soffitti, governo ladro” e così l’Unità titola a tutta pagina “Tagli strutturali” come se i provvedimenti della Gelmini e Tremonti di questa estate, possano aver lontanamente causato lo sfascio strutturale delle scuole italiane. Uno strumentalizzazione che oltre ad essere indecente, ancora una volta allontana l’attenzione dal vero problema, dello stato degli edifici scolastici italiani, che non è nato questa estate, ma sono decenni che si trascina.Lo scorso 2 aprile, quando ancora la Gelmini non era ministro, a Milano è crollato il soffitto della elementare Martin Luther King, scolari salvi per un pelo. Il preside aveva avvertito: “Poteva scapparci il morto. Non si può aspettare sempre la strage per intervenire”. Il fatto è che in Italia non si interviene neppure dopo la strage, San Giuliano docet. Di crolli nelle scuole, in effetti, ce ne sono quasi tutti i giorni, e in tutte le scuole d’Italia. Gli edifici scolastici fatiscenti che secondo il rapporto di Legambiente 2008 hanno bisogno di interventi urgenti di manutenzione sono uno su quattro. Il 95 per cento ha più di 40 anni. A Palermo sarebbero in pericolo crollo addirittura la metà degli istituti. Il libro bianco del ministero (settembre 2007 Governo Prodi) parla di “scuole stalle”. Molte, proprio come quella di Rivoli, sono ospitate in edifici “precariamente adattati a uso scolastico”: seminari, conventi, caserme, ex penitenziari. A volte sottoscala di condomini. E poi c’è il rischio amianto : secondo la Cgil (ricerca del 2005) se ne trovano tracce in 6.769 edifici scolastici (il 16 per cento del totale).
Però consoliamoci, il soffitto cade sulla testa dei nostri figli e respirano fibre di amianto, in compenso hanno due bidelli e tre maestri per ogni classe. Ma se il 97% del bilancio dell’istruzione viene impiegato per pagare gli stipendi, dove si possono trovare le risorse per mettere in sicurezza le scuole e/o costruirne di nuove? La verità è che bisogna smettere di difendere lo status attuale della scuola che protegge tutti, tranne gli studenti. Pensata più per offrire stipendi agli adulti che un futuro ai ragazzi. Che si permette il lusso di tre maestri per classe, ma poi li mette con i loro scolari nelle stalle. A guardare il soffitto, sperando che non crolli.Riassunto in parte da il Giornale
Però consoliamoci, il soffitto cade sulla testa dei nostri figli e respirano fibre di amianto, in compenso hanno due bidelli e tre maestri per ogni classe. Ma se il 97% del bilancio dell’istruzione viene impiegato per pagare gli stipendi, dove si possono trovare le risorse per mettere in sicurezza le scuole e/o costruirne di nuove? La verità è che bisogna smettere di difendere lo status attuale della scuola che protegge tutti, tranne gli studenti. Pensata più per offrire stipendi agli adulti che un futuro ai ragazzi. Che si permette il lusso di tre maestri per classe, ma poi li mette con i loro scolari nelle stalle. A guardare il soffitto, sperando che non crolli.Riassunto in parte da il Giornale
domenica 23 novembre 2008
Walter sul viale del tramonto

S’è rotto l’argine; gli equilibri interni sono saltati; l’armistizio siglato tra le correnti - che prevedeva l’interruzione delle ostilità, fino alle Europee - è stato revocato.
Ed ora è guerra. Aperta e condotta a volto scoperto.
A far crollare la diga, che tutto conteneva - asprezze, volontà di rivalsa e bramosia di potere -, la nomina di Villari alla Presidenza della Vigilanza: l’uppercut con cui D’Alema, ha steso al tappeto Walter. Impotente a reagire, impotente a sopravvivere. Selvaggina che sta spirando; e che Max, ridottane a brandelli la carne, assapora. Lentamente. Perché ne vuole prolungare l’agonia, con sadica lucidità.
Quando deciderà di infliggergli il colpo di grazia, questo non è dato sapere. In ogni caso, la danza macabra che accompagnerà il feretro di Walter, oramai ha preso il via. E quando avverrà la tumulazione, c’è da starne certi, lui, Baffino, sarà in prima fila: a godersi lo spettacolo. Pronto a mostrare il pollice verso.
Fino ad allora, scorrerà altro sangue; e proseguirà la guerra tra bande.
Come quella cui si assiste in questi giorni: veltroniani contro dalemiani; e al centro, la storia del “pizzino” con cui Nicola La Torre avrebbe aiutato l’avversario Bocchino, a difendersi dalle accuse del dipietrista Donadi. Ciò che ha provocato lo tsunami, e che ha indotto molti a chiedere le dimissioni di Latorre, dalla carica di vice capogruppo del Pd al Senato.
Stefano Ceccanti, veltroniano:
“Sono incredulo. Mi attendo che Latorre smentisca. Così è un suggeritore della maggioranza”.
Paolo De Castro, dalemiano (Corriere della Sera, 21 novembre, pagina 9):
“Il bigliettino di Latorre? Non vorrei che qualcuno usasse come pretesto un sedicente avvenimento mediatico per sprigionare il proprio livore politico”.
Beppe Fioroni (Corriere della Sera, 21 novembre, pagina otto):
“Chi pensava a un complotto contro Walter ha fatto come i pifferi di montagna: vennero per suonare e furono suonati”.
Goffredo Bettini, veltroniano (Corriere della Sera, 21 novembre, pagina otto):
“Hanno vinto la coerenza e la lealtà di Walter, il risultato è che chiunque abbia voluto colpire il Pd e Veltroni esce deluso da questa storia”.
Giorgio Tonini, veltroniano (Corriere della Sera, 21 novembre, pagina otto):
“Il Pd mi sembra una casa di appuntamenti. Con il caso Villari sono stati sconfitti quelli che volevano mettere in difficoltà in maniera opaca e obliqua la leadership di Veltroni. Chi non è d’accordo con lui esca allo scoperto”.
Gianni Cuperlo, dalemiano:
“Leggo di Fioroni e Bettini che parlano di attentato sventato contro il segretario. Ma che attentato? A opera di chi? È troppo chiedere di militare in un partito dove l’obiettivo non sia fare pulizia di ciò che non garba?”.
Francesco Boccia, dalemiano:
“Stiamo tornando dal mito di Obama a quello di Stalin?”.
Roberto Gualtieri, dalemiano, parla di una:
“Campagna di delegittimazione dal sapore stalinista”.
Ancora il veltroniano Tonini:
“Ma quale stalinismo, questo partito a volte mi sembra una casa di appuntamenti. Una disciplina democratica è necessaria. Mi ha sorpreso che Latorre non abbia smentito nulla: è una pessima figura della politica”.
Il diretto interessato, Nicola La Torre:
“Se si vogliono far fuori D’Alema e i dalemiani lo si faccia a viso aperto senza ricorrere a queste meschinità. Non si può più tollerare che per nascondere eventuali responsabilità politiche ed errori in questa come in altre vicende si ricorra al tema del complotto dalemiano. Questa storia sta diventando grottesca e imbarazzante: ormai è chiaro che si usa questo argomento per distogliere l’attenzione dalle difficoltà reali”.
Pierluigi Bersani, dalemiano:
“Veltroni è il segretario di tutti e non va bene che qualcuno pensi di difenderlo aggredendo altri. Credo sia arrivato il momento di dire basta ai lanci di pietre che sbucano ogni giorno sulla stampa, in interviste, in dichiarazioni o battute. Nel Pd bisogna discutere. Veda il segretario in quale luogo sia utile farlo, e farlo in modo composto e serio, più adatto al momento che viviamo e alle responsabilità che abbiamo”.
Ecco, c’è bisogno di “discutere”. E spetta al “segretario” stabilire “in quale luogo sia utile farlo”. Traduzione: è necessario anticipare il congresso del Pd.
A pensarlo, sono in tanti. Forse tutti.
Enrico Morando:
“Mi sembra tutta una discussione confusa. Per nove decimi sono chiacchiere inutili, per la parte utile sono la dimostrazione dell’esigenza del congresso. Servono posizioni trasparenti che vadano di fronte agli iscritti e agli elettori del Partito democratico per metterli in grado di decidere quali sono al momento le posizioni prevalenti e la linea politica da adottare. Tutto il resto si vedrà quando si andrà finalmente al congresso”.
Goffredo Bettini, poi, esorta Walter a compiere il grande passo in tempi brevi:
“E’ l’unica cosa da fare: anticiparlo e al più presto, a marzo o aprile, perché è inutile illudersi: quelli non si acquieteranno”. Parla dei dalemiani, ovviamente.
Anche Beppe Fioroni invoca il congresso. Ed introduce un altro argomento spinoso:
“Se continuano a rompere le scatole, facciamo il congresso. E se insistono con la storia del Partito socialista europeo, allora è meglio che escano dal Pd e partecipino alla costituente della sinistra con Rifondazione”.
Già, il Partito socialista europeo. C’è chi vorrebbe che il Pd ad esso aderisse, e chi invece è pronto ad uscire dal partito, pur di scongiurare questa ipotesi.
Come Francesco Rutelli:
“Ora abbia il coraggio di portare il Pd su un percorso nuovo (si riferisce a Veltroni, ndr), iniziando dalla sua collocazione internazionale, che certo non può essere legata né all’Internazionale socialista né al Partito socialista europeo”.
“Quando abbiamo sciolto la Margherita se c’era una cosa certa era che non la stavamo sciogliendo per ritrovarci nel Pse”.
Veltroni e il Pd, insomma, godono di ottima salute.
Ed ora è guerra. Aperta e condotta a volto scoperto.
A far crollare la diga, che tutto conteneva - asprezze, volontà di rivalsa e bramosia di potere -, la nomina di Villari alla Presidenza della Vigilanza: l’uppercut con cui D’Alema, ha steso al tappeto Walter. Impotente a reagire, impotente a sopravvivere. Selvaggina che sta spirando; e che Max, ridottane a brandelli la carne, assapora. Lentamente. Perché ne vuole prolungare l’agonia, con sadica lucidità.
Quando deciderà di infliggergli il colpo di grazia, questo non è dato sapere. In ogni caso, la danza macabra che accompagnerà il feretro di Walter, oramai ha preso il via. E quando avverrà la tumulazione, c’è da starne certi, lui, Baffino, sarà in prima fila: a godersi lo spettacolo. Pronto a mostrare il pollice verso.
Fino ad allora, scorrerà altro sangue; e proseguirà la guerra tra bande.
Come quella cui si assiste in questi giorni: veltroniani contro dalemiani; e al centro, la storia del “pizzino” con cui Nicola La Torre avrebbe aiutato l’avversario Bocchino, a difendersi dalle accuse del dipietrista Donadi. Ciò che ha provocato lo tsunami, e che ha indotto molti a chiedere le dimissioni di Latorre, dalla carica di vice capogruppo del Pd al Senato.
Stefano Ceccanti, veltroniano:
“Sono incredulo. Mi attendo che Latorre smentisca. Così è un suggeritore della maggioranza”.
Paolo De Castro, dalemiano (Corriere della Sera, 21 novembre, pagina 9):
“Il bigliettino di Latorre? Non vorrei che qualcuno usasse come pretesto un sedicente avvenimento mediatico per sprigionare il proprio livore politico”.
Beppe Fioroni (Corriere della Sera, 21 novembre, pagina otto):
“Chi pensava a un complotto contro Walter ha fatto come i pifferi di montagna: vennero per suonare e furono suonati”.
Goffredo Bettini, veltroniano (Corriere della Sera, 21 novembre, pagina otto):
“Hanno vinto la coerenza e la lealtà di Walter, il risultato è che chiunque abbia voluto colpire il Pd e Veltroni esce deluso da questa storia”.
Giorgio Tonini, veltroniano (Corriere della Sera, 21 novembre, pagina otto):
“Il Pd mi sembra una casa di appuntamenti. Con il caso Villari sono stati sconfitti quelli che volevano mettere in difficoltà in maniera opaca e obliqua la leadership di Veltroni. Chi non è d’accordo con lui esca allo scoperto”.
Gianni Cuperlo, dalemiano:
“Leggo di Fioroni e Bettini che parlano di attentato sventato contro il segretario. Ma che attentato? A opera di chi? È troppo chiedere di militare in un partito dove l’obiettivo non sia fare pulizia di ciò che non garba?”.
Francesco Boccia, dalemiano:
“Stiamo tornando dal mito di Obama a quello di Stalin?”.
Roberto Gualtieri, dalemiano, parla di una:
“Campagna di delegittimazione dal sapore stalinista”.
Ancora il veltroniano Tonini:
“Ma quale stalinismo, questo partito a volte mi sembra una casa di appuntamenti. Una disciplina democratica è necessaria. Mi ha sorpreso che Latorre non abbia smentito nulla: è una pessima figura della politica”.
Il diretto interessato, Nicola La Torre:
“Se si vogliono far fuori D’Alema e i dalemiani lo si faccia a viso aperto senza ricorrere a queste meschinità. Non si può più tollerare che per nascondere eventuali responsabilità politiche ed errori in questa come in altre vicende si ricorra al tema del complotto dalemiano. Questa storia sta diventando grottesca e imbarazzante: ormai è chiaro che si usa questo argomento per distogliere l’attenzione dalle difficoltà reali”.
Pierluigi Bersani, dalemiano:
“Veltroni è il segretario di tutti e non va bene che qualcuno pensi di difenderlo aggredendo altri. Credo sia arrivato il momento di dire basta ai lanci di pietre che sbucano ogni giorno sulla stampa, in interviste, in dichiarazioni o battute. Nel Pd bisogna discutere. Veda il segretario in quale luogo sia utile farlo, e farlo in modo composto e serio, più adatto al momento che viviamo e alle responsabilità che abbiamo”.
Ecco, c’è bisogno di “discutere”. E spetta al “segretario” stabilire “in quale luogo sia utile farlo”. Traduzione: è necessario anticipare il congresso del Pd.
A pensarlo, sono in tanti. Forse tutti.
Enrico Morando:
“Mi sembra tutta una discussione confusa. Per nove decimi sono chiacchiere inutili, per la parte utile sono la dimostrazione dell’esigenza del congresso. Servono posizioni trasparenti che vadano di fronte agli iscritti e agli elettori del Partito democratico per metterli in grado di decidere quali sono al momento le posizioni prevalenti e la linea politica da adottare. Tutto il resto si vedrà quando si andrà finalmente al congresso”.
Goffredo Bettini, poi, esorta Walter a compiere il grande passo in tempi brevi:
“E’ l’unica cosa da fare: anticiparlo e al più presto, a marzo o aprile, perché è inutile illudersi: quelli non si acquieteranno”. Parla dei dalemiani, ovviamente.
Anche Beppe Fioroni invoca il congresso. Ed introduce un altro argomento spinoso:
“Se continuano a rompere le scatole, facciamo il congresso. E se insistono con la storia del Partito socialista europeo, allora è meglio che escano dal Pd e partecipino alla costituente della sinistra con Rifondazione”.
Già, il Partito socialista europeo. C’è chi vorrebbe che il Pd ad esso aderisse, e chi invece è pronto ad uscire dal partito, pur di scongiurare questa ipotesi.
Come Francesco Rutelli:
“Ora abbia il coraggio di portare il Pd su un percorso nuovo (si riferisce a Veltroni, ndr), iniziando dalla sua collocazione internazionale, che certo non può essere legata né all’Internazionale socialista né al Partito socialista europeo”.
“Quando abbiamo sciolto la Margherita se c’era una cosa certa era che non la stavamo sciogliendo per ritrovarci nel Pse”.
Veltroni e il Pd, insomma, godono di ottima salute.
www.camelotdestraideale.it, 22 Novembre 2008
martedì 18 novembre 2008
ZOMBI IN SICILIA
Pensavamo che i morti viventi fossero un'invenzione del cinema horror. Invece esistono davvero. Di recente in Sicilia ne sono stati scoperti ben 51.000, un vero esercito di zombi. Sono morti veri, a tutti gli effetti, però hanno una particolarità; una volta al mese ricompaiono negli uffici Ausl, firmano la presenza e così l'azienda sanitaria paga il corrispettivo spettante ai medici "curanti". Ci sono i morti freschi d'annata, ma ci sono anche quelli stagionati, morti dal 1990. Incredibile, ma vero. Costo dell'operazione "Zombi", circa 14 milioni di euro: "Medici curavano 51.000 morti" E poi ci sono le solite malelingue che continuano a dire che la sanità non funziona. In Sicilia funziona così bene che anche dopo morti continuano ad essere arzilli, vivi e vegeti. Un miracolo.
Se avete intenzione, quindi, di andare in Sicilia per lavoro, vacanza, o per i cavoli vostri, prendete le dovute precauzioni: portatevi appresso lo specifico kit di sopravvivenza anti-zombi...
http://torredibabele.blog.tiscali.it/
UN PD CHE SA TANTO DI PCI: EPURAZIONE IN STILE STALINISTA PER VILLARI ?

Eccolo qui il Partito “Democratico”.
Manca poco, a quanto pare, all’epurazione in perfetto stile stalinista del senatore Riccardo Villari, che porta l’unica colpa di essere stato eletto Presidente della Commissione Vigilanza della RAI, dopo ben 40 votazioni andate a vuoto.
La più rigida partitocrazia sembra vincere sul buon senso, su una soluzione in grado di sbloccare una situazione paralizzata per mesi.Eccolo qui il Partito “Democratico”.
Manca poco, a quanto pare, all’epurazione in perfetto stile stalinista del senatore Riccardo Villari, che porta l’unica colpa di essere stato eletto Presidente della Commissione Vigilanza della RAI, dopo ben 40 votazioni andate a vuoto.
La più rigida partitocrazia sembra vincere sul buon senso, su una soluzione in grado di sbloccare una situazione paralizzata per mesi.
http://www.falcodestro.it/
lunedì 17 novembre 2008
VILLARI, VILLANI E DEMOCRISTIANI...

Fatta eccezione per l’affamato Pannella, costretto ad un nuovo sciopero contro le dimissioni di Villari, tutto il mondo politico dell’opposizione è un coro di: “dimettiti!”. Alcuni, tra cui la Finocchiaro, con la faccia truce e livida per aver mal digerito la nomina frutto del putch del centrodestra, altri affrontano la questione adoperando toni più velati. Il fatto è che schierarsi da una parte o dall’altra, nel frangente, è chiedere troppo. Persino a chi, come il sottoscritto, pur lontano dalle idee che muovono il moderno centrodestra, aveva fatto della simpatia umana verso il premier la principale motivazione delle sue prese di posizione. È difficile schierarsi perché i contendenti, Villari e Orlando, hanno lo stesso olezzo delle cripte nelle chiese, quel misto tra umido e ammuffito che ben si sposa con un certo modo di far politica tanto caro ai governanti del passato, ovvero il clichè democristiano. Già perché, non solo gli esponenti della tenzone sulla vigilanza R.A.I. provengono dalla notte dei tempi di quel partito, ma anche per il modo con cui la vicenda dell’elezione è stata condotta. Il lavorio ai fianchi di Bocchino (AN), degli esponenti della stessa commissione in quota maggioranza, su quelli della opposizione hanno generato, in un moto di distrazione e quasi notte tempo, l’elezione del napoletano presidente che, dopo una vita passata ai margini della politica, senza mai aver ricevuto un incarico degno di nota, si ritrova adesso nella posizione del cane che ha addentato l’osso e al quale, adesso, risulta difficile strapparlo di bocca. Certo c’è il pregio di aver sanato il vulnus della mancanza della guida della commissione che durava ormai da mesi, ma non basta per poter, nel frangente, esprimere note commendevoli ai protagonisti. Protagonisti che sono anche i membri del PD e dell’IDV. I primi vogliono le dimissioni di Villari o altrimenti provvederanno alla sua espulsione dal partito. Dai comportamenti neo democristiani, essi, ricordano di avere un passato comunista e si comportano alla stessa stregua di quel tale Togliatti che non esitava ad epurare i colleghi che non erano capaci di allinearsi al volere del “grande” partito. Essi però con la stessa tenacia con cui vogliono la testa di Villari si ostinano a difendere la logica democristiana dello scambio di poltrone a suggello di accordi, quelli presi mesi or sono tra Veltroni e Di Pietro. Del resto l’alleanza, sin qui fin troppo messa a dura prova, tra i due partiti, è frutto proprio di questa intesa sulle poltrone da spartire. Al democristiano siculo Leoluca Orlando deve andare quella poltrona. Da qui tutte le accuse di scorrettezza istituzionale rivolte alla maggioranza. Eppure quella stessa maggioranza seppe cambiare nome da Pecorella a Frigo, in una analoga vicenda, quello che Veltroni non sa fare. Si impunta, accusa, si sdegna, epura, accontenta, ma non propone una alternativa che sia una, eppure di nomi di garanzia reale il Pd ne avrebbe da spendere. Io ho tracciato il quadro, adesso tocca a voi decidere chi sia il villano e chi il democristiano.
http://giusva1.iobloggo.com/
domenica 16 novembre 2008
MISTIFICAZIONI

A parte l’erroraccio di battitura (“mainoranza”), vorrei far notare che Brunetta, come si evince dal contenuto dell’articolo - e diversamente da quanto riporta il titolo dello stesso -, non ha mai detto che i “fannulloni sono di sinistra”.
Tanto più che ha dichiarato:
“Io sono di sinistra sono socialista”.
Dunque se fosse vero ciò che è riportato nel titolo, avrebbe accusato anche se stesso di essere un fannullone. Ma così non è. Infatti ha affermato:
“Il Paese è con me, ma un pezzo del Paese no e me ne sono fatto una ragione. E’ il Paese delle rendite, dei poteri forti e quello dei fannulloni, che spesso stanno a sinistra”.
Ha detto che “spesso stanno a sinistra“, non che sono fannulloni perché di sinistra, o che le persone di sinistra siano fannullone.
Il suo discorso, che Repubblica con quella stupida titolazione ha provato a banalizzare (non potendo fare di meglio, evidentemente), è il seguente: “I poteri forti e il blocco della conservazione sociale, coloro che, insomma, vogliono che il Paese non cambi, e che rimanga intatto lo status quo, sono schierati a sinistra”.
Il che è verissimo. Le contestazioni alla riforma della scuola, ad esempio, lo dimostrano a tutti.
Se avessimo, invece, una sinistra autenticamente riformista - una sinistra capace di affrontare i problemi strutturali della Nazione e, soprattutto, di avanzare proposte, e non soltanto di insultare l’avversario politico e di delegittimarne l’operato, facendo peraltro ricorso ad uno strumento assai logoro, qual è la menzogna -, la modernizzazione del Paese sarebbe anche un suo cavallo di battaglia (e non solo quello della destra), e la Nazione ne ricaverebbe enormi benefici.
Così, purtroppo, non è.
A parte qualche voce isolata, infatti, pare proprio che tra il Partito democratico e la Cgil, non esista differenza alcuna.
Peccato: avremmo bisogno di una sinistra progressista, e non di una sinistra regressista.
http://www.camelotdestraideale.it/
DONNA IN CROCE. E' IMMORALE ?

E' immorale? c'è chi vuole vietare la pubblicazione di questa campagna, pensata per fare scandalo e richiamare l'attenzione, perchè offende la sensibilità dei cattolici. E' vero, forse, la offende. Va vietata? non ne siamo convinti. Va criticata e anche duramente. Non tanto perchè offende, ma perchè per richiamare l'attenzione su un problema, anche importante e condivisibile, non è necessario offendere le sensibilità altrui. In ogni caso, il dibattito civile che ha suscitato dimostra che non è necessario scendere in piazza e bruciare bandiere (o uccidere qualcuno)...
LA RISPOSTA DI BRUNETTA A L'ESPRESSO

«Apprendo, da anticipazioni di stampa, che il settimanale L'Espresso mi dedica la copertina e un'inchiesta. Questa attenzione non può che farmi piacere, il contenuto ancora di più. L'inchiesta de "L'Espresso" fruga nella mia vita. Fruga nel mio patrimonio. Fruga nella mia carriera universitaria. Fruga nella mia attività politica e di consulente. Fa tutto questo da par suo, con malizia ed esagerazione. Alla fine, però, restituendo il ritratto di una persona per bene. Le case me le sono pagate accendendo mutui, che L'Espresso si è preoccupato di controllare e confermare. Bravi. Aggiungo un particolare, che all'ottima redazione è sfuggito: per gli investimenti immobiliari ho anche usato i soldi del loro Gruppo, l'Editoriale L'Espresso, che mi sono stati consegnati non proprio spontaneamente, ma a seguito di una diffamazione riconosciuta come tale dalla giustizia italiana.
La carriera universitaria raccontata è quella di un figlio di venditore ambulante, che è diventato professore incaricato a 27 anni, professore associato a 33 anni e professore straordinario a 49. Debutto giovanile, ma carriera non certamente fulminante (il posto di professore associato l'ho avuto da una commissione presieduta da Paolo Sylos Labini, un grande maestro).
Durante il concorso nazionale per diventare professore ordinario ho scontato il non essere parte del mondo dei baroni, il non avere protezioni, altro titolo di merito. Teramo, invece, non è stata una scelta, ma il rispetto della legge. Per il Nobel l'indicazione originale e di Ricki Levi, che, negli anni '80, pubblica sul Corriere della Sera un articolo candidando, per i futuri Nobel, me assieme a Alberto Alesina, Francesco Gavazzi, Nicola Rossi e Riccardo Faini. Pertanto, si rivolgano a lui, e gli portino i miei ancora validi ringraziamenti. La consulenza non l'ho avuta a 25 anni, ma a 33 (ero già professore associato, a Padova) e detta attività si è svolta per cinque anni al Ministero del Lavoro, a titolo gratuito. Proprio questa mia consulenza mi ha procurato l'interessamento delle Brigate Rosse. Vivo ancora sotto scorta, al punto che mi dispiace solo una cosa: che si siano pubblicati indirizzi, foto e mappe delle case dove risiedo, in questo modo rendendo un servizio non certo al postino, ed aumentando il peso del lavoro dei ragazzi cui è affidata la mia sicurezza. Per quanto si possa essere spiritosi, non riesco a riderne.
Al CNEL sono stato nominato dal Presidente della Repubblica e in quella sede ho presieduto la commissione più importante: quella per l'informazione. Al Parlamento europeo, poi, sono stato relatore di una direttiva su accesso e interconnessione, direttiva fondamentale (e non "di indirizzo" del pacchetto normativo sulle telecomunicazioni, e di un regolamento direttamente applicabile negli ordinamenti interni degli stati membri in materia di energia, oltre ad aver lavorato su altri dossier, come relatore ombra o per parere, ed aver interrogato le istituzioni comunitarie. Per quanto riguarda i voli low cost per raggiungere la sede di Strasburgo, ero in compagnia di tutta la delegazione di parlamentari europei italiani, con noi l'attuale Presidente della Repubblica. E' bene ricordare che il sistema elettorale per il Parlamento europeo prevede l'uso delle preferenze. Gli elettori, unici a dover valutare il lavoro degli eletti, sono stati ripetutamente generosi con me, il che non credo si debba al valore di una rete clientelare che non ho, che non avrei saputo e non saprei come alimentare. Ove gli ottimi giornalisti vogliano cimentarsi su questo tema, così come su tutto il resto, contino pure sulla mia collaborazione. Inoltre, faccio osservare che i dati sulle presenze sono tratti dal mio sito, cioè resi pubblici da me. Attendo un'inchiesta su quanti si sottopongono alla medesima disciplina della trasparenza. Sul mio sito (www.renatobrunetta.it) è già presente abbondante documentazione sull'attività, professionale e politica, svolta. Da domani sarà possibile consultare ogni cosa, relativa all'inchiesta dell'Espresso, compreso, naturalmente, il testo della sentenza che mi riconosce diffamato. Sono sicuro che il direttore del settimanale, così come quello del quotidiano La Repubblica, vorranno offrire un link ai loro lettori, e, magari, anche emularmi nel mettere in rete i loro meriti e le loro gesta. Senza reticenze.
Riassumendo: le case me le sono comprate con i mutui, e con i soldi dell'Espresso. La cattedra universitaria me la sono sudata. L'attività politica e di consulente sono frutto di una lunga gavetta. Nell'insieme, quindi, ringrazio L'Espresso per l'attenzione dedicatami e per i risultati cui ha portato. Prima di tutto, però, li ringrazio perché trattando quei temi hanno dimostrato che altrimenti non si potrebbe attaccare il lavoro che sto conducendo, e che sono pronto ad illustrare, nel dettaglio, ai lettori del settimanale. La carta giocata, se capisco bene, suona più o meno così: le cose che dice Brunetta sono giuste, ma lui non è coerente ed il più pulito ha la rogna. Salvo che, leggendo, si scopre tanto la coerenza umana, culturale e politica, quanto la buona salute della mia epidermide. Grazie».
(13 novembre 2008)
Mah...

Siamo d'accordo che Novembre è forse il mese più brutto dell'anno. Ma questo non deve essere una scusa per mantenere inalterato lo "status quo" italiano e anzi, se è possibile, peggiorarlo. Mi riferisco alla marea di cazzate che in questi giorni sento da politici, sindacati ecc... Vediamo un po', senza ordine di importanza.....
Finita la prima "ondata" di provvedimenti del Governo Berlusconi ora i sondaggi dicono che la fiducia in Berlusconi e nell'esecutivo è in calo, intorno al 50%. Naturalmente Repubblica & Co. colgono la palla al balzo e titolano di "Crisi" e "Luna di Miele finita". Peccato che non ricordino (al lettore, loro lo sanno bene) che il 50% è un dato altissimo di gradimento, neanche lontanamente comparabile con quello di Romano Prodi. E peccato che non parlino anche di Veltroni, che fa compagnia al Cavaliere nel calo di consensi, con la differenza che per lui questo avviene di continuo dalle elezioni politiche (AffariItaliani giura che se alle europee il PD scendesse sotto il dato delle Politiche alla segreteria arriverebbe il duo Letta-Bersani).
Quei simpaticoni di Alitalia, non contenti di avere condizioni contrattuali assolutamente sconosciute ai loro colleghi europei, hanno deciso per lo sciopero bianco. Non tutti, la maggioranza di loro ha firmato l'accordo con Cai, ma i soliti "oppositori" hanno deciso di mettere in ginocchio una compagnia. Aereoporti bloccati e disagi che, come al solito, colpiscono i lavoratori onesti, che non si possono permettere giorni e giorni di scioperi ma che devono arrivare in orario alle riunioni di lavoro.
L'economia italiana è in recessione tecnica. Questo ce lo aspettavamo da mesi, ma visto che l'annuncio arriva solo ora, diranno che è colpa di Berlusconi e del suo scelerato Ministro dell'Economia (quello, per intenderci, che per la prima volta ha preparato una manovra triennale).
Vanno in piazza, ancora. Per protestare contro una cosa che ancora non esiste. Il Decreto Gelmini sulla Università. La vituperata 133 non è altro che una circolare che porta la firma di Tremonti. Che potrà e dovrà essere modificata, nelle parti riguardanti specificatamente l'Università, dal Ministro competente. Ma pazienza. Loro protestano. Poco conta se le linee guida di questo nuovo Decreto hanno già riscosso buone impressioni. Loro protestano. Beh, almeno senza fare danni.
Come è successo a Genova nel G8. Ora che la Magistratura rossa ha assolto i vertici della Polizia si grida al complotto. Ma come? Sinistra contro la Magistratura rossa? Roba da non credere.
Quelli del PDL hanno tirato fuori le palle e hanno fatto quello per cui sono pagati: la maggioranza. Hanno eletto (con due voti dell'opposizione, è giusto ricordarlo) il nuovo Presidente di Vigilanza RAI, un uomo del PD e non quel Leoluca Orlando candidato unitario (?) dell'opposizione. Veltroni e Di Pietro (sempre più diversi, sempre più vicini) gridano al colpo di Stato. Solo perchè non è stata rispettata una legge che, si badi bene, non esiste. Non sta scritto da nessuna parte che quel ruolo debba essere ricoperto da un esponente di opposizione. E poi non mi pare che l'eletto stia a destra. In ogni caso dovrebbero riguardare cosa è accaduto durante il Governo Prodi proprio in RAI prima di parlare. Altro che colpo di Stato.
Che volete... novembre è un brutto mese... speriamo che finisca presto.
venerdì 14 novembre 2008
ELUANA "DEVE" MORIRE
L'AUTUNNO DELLA MORTADELLA

Ma chi glielo ha fatto fare? Perché i suoi amici non gliel’hanno impedito? E la signora Flavia, come mai non gli ha detto nulla, che le brave mogli dovrebbero servire proprio a evitare ai mariti certe figuracce senili e rancorose? I fratelli, che ne ha un’intera squadra di calcio, perché non gli hanno spiegato, in tono gentile e con caute perifrasi, che così diventa ridicolo? Insomma, Romano Prodi domenica sera torna a mostrare il suo faccione in televisione (Raitre, “Report”, ore 21.30: i masochisti prendano appunti) e la sua rentrée ha già il sapore di una tragedia umanitaria.
È un classico caso da manuale di psichiatria geriatrica. Lui è andato in pensione, il lavoro e il potere gli mancano, nessuno lo cerca più, i colleghi di un tempo lo hanno dimenticato, i leccaculo che lo circondavano si dedicano ad altre terga. Sic transit gloria mundi. Poi vede che quello che ha preso il suo posto a palazzo Chigi, il nemico di sempre, tira dritto come un treno e macina consensi. E il livore cresce, e si mischia alla frustrazione. Per carità, è molto umano che uno che ha perso così tanto in così poco tempo serbi rancore, e si consoli imbellettando i suoi ricordi. Ma lo status di ex presidente del consiglio e il ruolo che ha avuto per il centrosinistra italiano gli imporrebbero più contegno di quello richiesto a un comune mortale. Rosichi da impazzire? Pazienza, tienitelo per te. Se proprio vuoi parlare a tutti, fallo per atteggiarti a padre nobile del pensiero progressista. Gli argomenti non mancano: ci sono le grandi riforme istituzionali. Il federalismo fiscale. Barack Obama. Il Medio Oriente. Le energie del futuro. Ma l’immondizia, sant’iddio, quella no.
E invece, pover’uomo, ecco cosa si è ridotto a dire nell’intervista registrata da Report: «Berlusconi dice che in 58 giorni ha sgombrato Napoli? Non lo avrebbe mai potuto fare se non fosse stata pulita quasi per la totalità. Si può dire che noi l’abbiamo pulita, lui l’ha lucidata». Capito? Il merito è tutto suo, di Prodi. E chissà come se lo spiega, il fatto che non se ne sia accorto nessuno. Ma proprio nessuno-nessuno. Non i giornali americani, tipo Newsweek, che hanno dato il merito a Silvio Berlusconi. Non i napoletani, che alle elezioni hanno preso a cozze in faccia i candidati del centrosinistra. E men che meno quelli del suo ex partito, il Pd, che hanno fatto una televisione, la veltroniana Youdem, apposta per convincere gli italiani (i cinque o sei che la guardano, quantomeno) che Napoli è rimasta una pattumiera, insomma non è mai stata liberata dai rifiuti da Berlusconi, figuriamoci da Prodi. Altro che «pulita e lucidata». Ecco, se solo si mettessero d’accordo prima, sulla versione da dare, forse risulterebbero un po’ più credibili tutti quanti.
E l’esercito in Campania? Anche qui, manco a dirlo, è lui che dobbiamo ringraziare. «Lo abbiamo mandato noi, ha lavorato sotto il mio governo, ha lavorato bene», giura Romano. Vagli a spiegare che Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, ha appena raccontato tutta un’altra storia: «Durante il governo Prodi mi rivolsi al capo di Stato maggiore della Difesa, l’allora ammiraglio Giampaolo Di Paola, mio amico e personaggio di grandissima levatura. Proprio nel momento più difficile del mio lavoro, gli chiesi se potevo avvalermi dell’esercito per rimuovere la spazzatura e predisporre il sito di Valle della Masseria, dando un colpo d’ala importante al lavoro che stavo facendo. Giampaolo mi rispose: “Guido, i soldati non possono fare gli spazzini”».
Persino Antonio Bassolino, uomo di sinistra e governatore della Campania, ha detto che ai tempi di Prodi i soldati se li sognava: «Allora certi strumenti, penso all’utilizzo dell’esercito, non potevano essere messi in campo. Quella di Prodi era una maggioranza troppo eterogenea, contraddittoria. Le soluzioni le avevamo prospettate anche allora, solo che non potevamo esercitare i nostri poteri per i continui veti che alcuni rappresentanti dell’allora coalizione ci imponevano». Insomma, magari Prodi, nel suo piccolo, voleva pure. Ma non poteva, perché i suoi alleati non glielo permettevano. C’è voluto il decreto varato a maggio dal governo Berlusconi, che ha trasformato le discariche e i termovalorizzatori in «zone militari di interesse strategico nazionale», per rendere visibile ed efficace la presenza dei ragazzi in divisa.
Ma tutto questo Prodi non lo sa. O finge di non saperlo. Forse, chissà, finge pure con se stesso. Viene quasi da commuoversi, a vederlo ridotto così. Quasi.
Fausto Carioti/libero
giovedì 13 novembre 2008
BEATA IRONIA

Torna a calare il prezzo della benzina: festeggiano automobilisti, ultras e militanti di Forza Nuova e dei centri sociali.
Un pugno di piloti e hostess tiene in ostaggio l’Alitalia. Per rilasciarla chiedono un milione di euro e un aereo per fuggire. Se possibile, da un’altra compagnia.
Michele Santoro infuriato con il suo imitatore radiofonico: non sopporta che faccia domande più intelligenti delle sue.
Botte al Santo Sepolcro tra ortodossi e armeni. È stato difficile sedare la rissa perché i contendenti continuavano a porgere l'altra guancia. L’incontro è stato vinto ai punti dagli armeni, che ora incontreranno in semifinale i monaci tibetani.
Carla Bruni è felice di essere francese: c'è da capirla, l'Air France domani mattina è probabile che esista ancora.
(su Obama)
Il nuovo presidente ha 47 anni. Hanno fatto notare a Berlusconi che Obama potrebbe essere suo figlio e lui ha risposto "Può darsi, nel '60 sono passato da quelle parti".
Il PD italiano festeggia. Sembrano quei tizi che si vedono nei telegiornali, che stappano lo spumante dopo che è uscito il sei al superenalotto: cantano e ballano, ma non hanno vinto un cazzo.
http://piccolobaccelliere.blogspot.com/
mercoledì 12 novembre 2008
LETTERA APERTA A BEPPINO ENGLARO

Carissimo Beppino, ti scrivo pubblicamente a nome di tutta la famiglia Crisafulli. Teniamo a precisarti che non apparteniamo a nessuna associazione (sappiamo che per aiutare fanno poco e niente), non facciamo parte di nessun schieramento politico, e per quanto riguarda la Chiesa, il Vaticano e tutto cio' che gira attorno al mondo cattolico, che parlano tanto, ma non sanno niente delle nostre sofferenze, e per giunta non fanno niente. E' che la nostra pregressa fiducia nella Chiesa in questi anni è volata via, pertanto ti comunichiamo che non siamo influenzati da nessuno, siamo io, noi e solo la nostra famiglia a scriverti.
In extremis ti chiediamo di concedere la grazia ad Eluana: la tua lotta e la tua dolorosa e lunghissima battaglia giudiziaria l'hai già vinta.
Con la presente lettera, ti chiediamo anche un cordiale incontro, nelle modalità e nei tempi, che ritieni opportuni. Sappi che non cambia nulla nella sofferenza e nelle condizioni di Eluana e Salvatore, anzi se consideriamo (e presumiamo) che Eluana non sente nulla, mentre Salvatore è cosciente, potrai sicuramente capire che lui soffra molto più di lei.
Beppino, volevamo anche dirti che (forse) esiste uno spiraglio di luce, nessuno ne parla perche non conviene, esiste una terapia particolare che potrebbe far migliorare la condizione di vita di tua figlia. Salvatore dovrebbe farla.
Ti chiediamo di provare a sottoporre anche Eluana a questa nuova terapia scientifica Americana, (terapia non concessa e non riconosciuta da questo "sordo" stato italiano).
Come ben sai io e tutta la mia famiglia siamo entrati in un tunnel senza apparente uscita. Conosciamo centinaia e centinaia di casi, per essere più precisi quasi un migliaio di motori immobili, (la maggior parte vivono in casa propria), posso confermarti che ci sono persone come Eluana, ed anche molto peggio, (con respiratore Peg e similari), che scientificamente sono stati, e continuano ad essere giudicati dei Vegetali, in pratica delle foglie d'insalata.
La verità invece è, che queste persone capiscono e recepiscono tutto quello che accade loro intorno, ma non riescono in alcun modo a comunicarlo e dimostrarlo, alcuni invece si fanno capire solo con gli occhi.
Partendo proprio da Salvatore, siamo entrati in un argomento che prima non conoscevamo assolutamente. Solo la mia e la nostra forza, il nostro amore, ci ha dato la voglia di informarci e studiare il coma e lo Stato Vegetativo. Abbiamo girato l’italia, e anche paesi d'Europa, per dare un vero aiuto a mio fratello, e alla fine siamo stati premiati dal terribile racconto del nostro amato, e adorato Salvatore.
Salvatore nel suo silenzio sentiva e capiva, ma quello che troviamo significativo è che lui sentiva ed avvertiva anche di avere fame e sete, nonostante si trovasse intubato.
Beppino sappi che la vita è sacra. Ritengo che questo nostro dialogo, debba poter far riflettere e che arrivi anche nelle orecchie dei magistrati della corte di Roma.
Noi abbiamo fatto di tutto, anche l'impossibile per Salvatore, ci conosci, è conosci ampiamente la nostra storia, come ben sai, Salvatore fu ampiamente giudicato dai grandi della medicina, un vegetale, in pratica una pianta d'annaffiare.
Non c'è stato nessun errore medico, (come cercano di farci capire), nessuna diagnosi errata, sono state tante le diagnosi, sulla sua pelle, e sul suo corpo immobile, tutti paroloni. Oggi seppur nella sua gravissima disabilità che lo accompagna in questa lunga ed atroce sofferenza, lui è ritornato in qualche modo alla vita, lui vive per noi, e noi per lui.
Sappiamo di certo che la pensiamo in modo diverso. Ho avuto la fortuna di conoscerti personalmente, sia in vari programmi televisivi, che presso la tua abitazione, dove in quell'occasione sei stato un uomo veramente straordinario, non posso dimenticarmi le passeggiate, la bellezza del lago e del centro storico di Lecco, non posso neanche dimenticare le parole di affetto che hai rivolto a mia madre, poi il nostro allontanamento con idee diverse.
Entrambi abbiamo dovuto lottare, io per il diritto alla cura ed all'assistenza, tu per il diritto e la libertà di morire. Senza offenderti, sappi che non può il diritto a morire diventare la nuova frontiera dei diritti umani.
Infine ti comunico alcuni dati, che forse ti potranno essere utili, il quasi migliaio di motori immobili che vivono in stato vegetativo prolungato (c'è ne sono tanti anche da oltre 20 anni) e le loro rispettive famiglie, che vivono ed accudiscono i propri cari in casa propria, il 99,9% si dichiarano completamente contrari all'eutanasia, fatta eccezione di un solo caso che indica come soluzione definitiva la morte, dopo la sua. Precisiamo che la disabile vive da oltre 27 anni in SVP, con il padre oggi 82 anni, e la paura di lasciarla da sola, gli da' sconforto ed angoscia.
Le richieste di morire sono del tutto rare, noi personalmente sappiamo cosa significa essere stanchi disperati e dipendere da un assistenza fiacca e burocratica, e alla fine prevale il desiderio di farla finita.
Mi auguro di sensibilizzarti ed accogliere questo nostro grido di sofferenza, ed umana partecipazione al tuo dolore.
Accogli le nostre richieste, ed incontriamoci.
Fiduciosi al nostro ascolto ed incontro.
Catania 11 Novembre 2008
Pietro Crisafulli e famiglia
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