venerdì 18 settembre 2009

UNA FOTO AL GIORNO… LEVA IL MEDICO DI TORNO: OLMI, AFFOGATI PURE!


Con una mossa un po’ tardiva La Nazione proponeva, oggi 18 settembre – a distanza di vari giorni da un comunicato di oppressi in rivolta – il noto problema dell’incrocio degli Olmi, assassinato da anni da un traffico oppressivo-ossessivo e, se pur monitorato da un solerte e attivo comitato e da Legambiente, mai preso assolutamente in considerazione né dalla Provincia, né dal Comune di Quarrata; leggi BiancaSabry, Mazzanti e Mauro, che pure sono una punta avanzata nel cosiddetto mondo della partecipazione dei cittadini alle scelte politiche: i milioni buttati via dalla Regione per un regolamento di 13 articoli o giù di lì, però, SSG8 li ha spesi, o almeno li ha erogati a una di quelle cooperative o aggeggi simili che vivono letteralmente degli sprechi seminati sul mondo dal signor Fragai, a.r. (non avviso di ricevimento, ma assessore regionale) alla democratura di sinistra.
Per la cronaca si ricorda che il termine democratura è stato coniato e introdotto dal palco degli oratori alla fine della marcia della pace-legalità o chissà cos’altro, di recente svoltasi fra Agliana e Quarrata: e democratura (termine davvero tanto brutto da far rizzare il pelo sulla schiena a un rottweiler) descrive meravigliosamente il modus operandi, cioè il comportamento, della Giunta Sabriniana: di fuori una sacher democratica e di dentro una squisita dittatura, dato che l’ispirata/illuminata non risponde mai e a nessuno – e se lo fa, lo fa o da un pulpito di carta o da una TV (o TVL o TG5.com) sostenendo piamente che Quarrata è un posto in cui si vive bene, verità di certo adatta a lei che fa quel che vuole e mette tutto e tutti a tacere con l’aiuto della sua Giunta debole e delle sue guardie del corpo, quello stuolo di segretarie-addette alla salvaguardia della sua augusta persona (quasi delle immortali di quelle che potevano difendere l’imperatore persiano Dario quando tentò di invadere l’Europa) guidate & dirette da un commissario politico del PCUS (pardon: del democraturico PD).
Riprendendo: in questa Repubblica di Democratura, gli abitanti degli Olmi contano quanto il 2 di briscola. E se anche si rivolgono alla Provincia, l’ultrademocratica Fratoni si gira dall’altra parte e pensa di più a Montecatini: le polveri le va a far misurare nella città termale, non certo a Quarrata, dove, pur non volendo la Giunta che essa sia una città-dormitorio, la città del mobile è proprio e solo questo – anche perché Sabry e i suoi 7 non perdono battuta per fumarsi i quattrini in investimenti da alta finanza, e lasciare così la città e le sue frazioni
  1. senza acqua
  2. senza gas
  3. senza fogne
  4. senza depuratori
  5. senza punti luce in strade da brivido (vedi via di Mezzo, per esempio)
  6. senza parcheggi per chi non ne ha
ma con una Querciola che finisce per spingerci a pensare alla famosa battuta salute e ghiande! Una Querciola che è la più bella e la più grande del mondo – e un territorio collinare, che spesso si sente definire bello, dove la giunta lascia cementificare intere pendìci (ma su questo torneremo in un altro momento da questa stessa umile colonna, sempre per certificare la democraturicità della tuttasanta Sabrina).
Manetti e gli Olmi scàlpitano? E la Sabrina si dà alla macchia, fa il Totò Riina latitante, è una struttura assente (anche perché, c’è da chiedersi: ma in Provincia la considerano o la snobbano? Si fidano di lei, o la guardano come un alieno in un mondo di soli DS su Marte?).
Per chi non avesse ben capito l’antifona, mentre gli Olmi affogano di Pm10, la Provincia spende milioni e piazza centraline a Montecatini: gli Olmi possono tranquillamente affogare.
Scettici? Cliccate su questo link e leggete: http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=1008&mod=greentoscana .
Bella la democratura della Sabrina. E complimenti anche alla signora Fratoni col suo domani in arrivo e l’inconfondibile stile da sorridente Iris Blond!

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giovedì 17 settembre 2009

UNA FOTO AL GIORNO… LEVA IL MEDICO DI TORNO: TRUE LIES, BUGIE VERE


Poche cose, poche righe, poche parole. I fatti, a volte, sono il miglior commento di se stessi. Le bugie anche.
Ecco qua la triade-tetrarchica che regola la vita della nostra provincia e della gente delle nostre terre: gli illuminati che garantiscono il benessere delle popolazioni amministrate.
Sono loro che partecipano al CIS e all’inceneritore. Sono loro gli uomini cui dovrebbe stare a cuore la salute e il diritto alla vita dei loro soggetti – che non sono soltanto i cittadini della piana, ma anche quelli del Pratese e della stessa area di Pistoia, visto che l’aria gira da sé per tutto il mondo.
A fianco dei tre sindaci delle diossine (due dei quali oggi solo ex o perché inaspettatamente battuti o perché avevano già fatto due mandati e forse anche qualche danno di troppo…) oggi sorride la nuova Presidente della Provincia, che si è presentata con l’intrigante motto Domani è qui. Ma se il domani è quello dell’aria e del suolo inquinato, sarebbe stato forse meglio restare allo ieri o ierilaltro.
Questi uomini li vogliamo proporre come Santi subito! Un onore che spetta loro senz’altro. Sono stati e continuano ad essere talmente bravi, legalitari, trasparenti, da meritare di schizzare a piè pari nella santità, saltando il passaggio intermedio della beatitudine: quella il partito l’ha già data a Magnanensi (perché non MagnaNancy, con un pizzico di ironia?) laureandolo Assessore Provinciale in quanto meritevole: prima di aver fatto gioire la gente con le sue canzoni e la sua chitarra-basso; poi di aver diretto ad hoc la vita dei ligi aglianesi. Agli altri due, invece, prima o poi la darà, trovando a Razzoli un posto da chissaccòsa in chissqquàle azienda per le valenti scelte della Smilea e dell’inceneritore; e a SSG8, magari, un posto all’Usl.
Ma auguriamoci che la beneamata – che al TG5.com ha definito Quarrata un posto in cui si vive bene – non abbia il potere di spendere e spandere, altrimenti… poveri noi con i suoi buchi nell’acqua; e povero, anche, il contestatissimo Scarafuggi.
Evvai!

PS

Quanto a true lies, dobbiamo correggere una nostra svista. Le scuole che BiancaSabry sta costruendo (???) a Quarrata, come detto sempre al TG5.com, non si trovano in uno stanzone dismesso da cartongessare (lèggasi: adattare con divisori in cartongesso) nella zona della rotonda di via Folonica-San Lorenzo, ma – come sempre – nel cosiddetto chiuso di Nencino.
Ci perdonino i nostri lettori: se sbaglia il prete dall’altare…


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mercoledì 16 settembre 2009

UNA FOTO AL GIORNO… LEVA IL MEDICO DI TORNO: UNA GIUNTA DI VEGGENTI


Ecco un’altra perla dell’amministrazione comunale di Quarrata.
Nonostante le domande inoltrate, a causa della crisi economica, molti dei cittadini che avevano chiesto una licenza edilizia, non l’hanno ancora ritirata.
Così la Giunta – lo avevamo già detto in un altro dei nostri post – si è mangiata anche questo ovo in culo alla gallina e ora è pronta a piagnucolare e invita la gente a ritirare le carte, dietro una promessa di rateazione dei diritti da versare. Ed è un peccato che il Comune non possa lanciare l’idea di una tombola, di un gratta-e-vinci, di un mini enalotto o di un accatto generale sul territorio per mettere una pezza sul fondo dei suoi pantaloni lisi e sdrucìti.
Gaggioli piange. Indossa le vesti del pezzente. Si mette in dosso il vil cilicio. Lacrima invitando a ritirare le autorizzazioni perché… le «minori entrate significano minori interventi in opere pubbliche rispetto a quelli previsti»: il famigerato ovo sta tutto qui.
Anche da questo, crediamo, si vede l’estrema perizia della Giunta quarratina nel delineare i bilanci di previsione e nel decidere il futuro della città.
Se tanto ci dà tanto, proviamo a immaginare per un attimo cosa possano significare le previsioni e le stime di Mazzanti riguardo alle presenze presso la Querrciola “d’oro” e il museo della Casa di Zela. C’è da aspettarsi, alla fine, il vuoto pneumatico? E chi dormirà nei candidi 15 lettini della struttura recettiva?
È vero; questa è proprio una Giunta di veggenti con il binocolo rovesciato: qualsiasi cosa guardino, si allontana – e di concreto e sostanziale restano solo spese su spese, debiti su debiti, e rinunce su rinunce in relazione a opere assolutamente necessarie.
Fosse mai risultato giusto un programma quinquennale di sovietica memoria! Sono stati 70 anni di buchi nell’acqua, quelli della grande Mamma Russia. Le sinistre non si sono mai rivelate il massimo in previsioni e investimenti: anche perché hanno sempre giocato e speso non i propri, ma i quattrini degli altri (cosa che rende più leggera ogni rimessa).
E allora?
Che Dio ce la mandi buona e senza vento!

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martedì 15 settembre 2009

UNA FOTO AL GIORNO… LEVA IL MEDICO DI TORNO: COSTA TROPPO FAR VIVERE GLI ALTRI


C’era una volta – e guarda caso su Rai 3, televisione di ben chiaro schieramento – una trasmissione intitolata Cinico TV. Era spietatamente crudele; di un realismo e di una volgarità estrema, ma che ben individuavano come sia fatta la vita: poco progettata da un Dio, molto amareggiata dagli uomini e dai loro istinti aggressivi e di possesso a danno di tutto e di tutti gli altri.
Oggi, 15 settembre, leggendo su La Nazione l’articolo di Piera Salvi intitolato Agliana-Quarrata-Montale. Raccolta differenziata. Retromarcia dei comuni, abbiamo avuto l’impressione di piombare improvvisamente in una scena di Cinico TV. Se volete vederne un esempio, potete visitare questo link http://www.youtube.com/watch?v=8j963BoHRFE dal titolo Fagioli: siamo certi che lo troverete molto significativo ed efficace a rappresentare una determinata faccia dell’umanità che può vivere a livello della bestia, del suino che deve crogiolarsi nella sua suinità.
Questa premessa è necessaria per commentare il contenuto dell’articolo della Salvi. Le sinistre, da sempre antesignane dell’ambientalismo e della tutela della salute (ma forse quella dei propri dirigenti, dei quadri e dei rappresentanti che contano: e non di tutto il popolo), fin dagli anni 70 hanno fatto il diavolo a quattro con questo scopo salutista: ma guardàtele oggi direttamente all’opera – e fatelo con lo stesso crudele disincanto di Cinico TV.
Avete qui tre rappresentanti del popolo delle sinistre DS & Collegati: Razzoli, Magnanensi e Sergio Gori. Ed avete anche un esempio di cosa è accaduto il 16 aprile scorso: stop alla raccolta sperimentale differenziata, perché costava troppo.
Gli uomini non sono più uomini, se costano troppo. E se costa troppo far vivere gli altri, allora gli altri si possono buttare a mare come la zavorra. Uno di questi sindaci è anche medico: dovrebbe dunque saperlo che cos’è la salute – ma il quattrino ha più importanza della salute stessa?
Le sinistre si indignarono quando si seppe che in Inghilterra si limitavano le spese sanitarie per gli anziani: i vecchi potevano essere messi al cassonetto e magari smaltiti in un inceneritore. Ma guardàtele queste sinistre, ora, al potere: e dite se non fanno peggio dei freddi inglesi, proprio loro che, dopo aver predicato bene per tanto tempo, oggi razzolano così male da nascondere sempre gli episodi in cui l’inceneritore di Montale sfora i tetti consentiti; da chiudere sotto silenzio la rinunzia alla raccolta differenziata, di cui la gente viene informata solo oggi, dopo ben 5 mesi.
Si può essere fiduciosi in chi, dopo aver inquinato l’inquinabile, salta su facendo anche la… Festa dell’aria pulita?
Ma che disgusto, compagni che difendono il popolo lavoratore!

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lunedì 14 settembre 2009

UNA FOTO AL GIORNO… LEVA IL MEDICO DI TORNO: LEI NON ERA AL SUO POSTO


La Marcia per la Giustizia quest’anno aveva come titolo Legalità e Partecipazione. E sul palco c’era, fra gli altri, anche il Sindaco Sabrina Sergio Gori.
In un Paese che va sempre più verso l’illegalità, la soluzione per combattere il pericolo di una dittatura l’ha fornita uno degli ospiti affezionati della Marcia, il giudice Giancarlo Caselli, che ha invitato la piazza a «vivere il presente con radicalità, che significa […] partecipazione, rifiuto dell’indifferenza, capacità di esercitare una critica intelligente».
Noi accogliamo sùbito questo invito per ricordare al Sindaco che, sul palco dei personaggi illustri, di coloro che lottano ogni giorno per l’affermazione della legalità, lei non era al suo posto.
E questi sono alcuni dei motivi:
1. non si sceglie un difensore civico con i metodi e i criteri di cui si sono serviti lei stessa e la Giunta;
2. non si racconta in TV al TG5 che si stanno costruendo scuole e asili nido quando non è vero;
3. non si finge indifferenza quando si viene a sapere che certe discariche e certi problemi dipendono direttamente da funzionari dell’ente di cui siamo il motore politico;
4. non si tace sui fermi dell’inceneritore di Montale, che non regala certo inalazioni di Porretta ai Quarratini;
5. non si permette a Publiacqua di riscuotere denaro dalla gente, quando si sa che il depuratore non funziona e non lo farà almeno fino al 2016;
6. non si lasciano frazioni senza acquedotto, fognatura e gas mentre si buttano 275nila euro nella osannata Casa di Zela; e non si spendono 450mila euro per 800 metri di pista ciclabile, quando dei concittadini mostrano di non avere risposte adeguate per i loro bisogni primari;
7. non si partecipa a tutti gli spettacoli live e reality negandosi il più possibile ai propri amministrati.
Perché il rispetto della legalità non si testimonia con incontri, marce, meeting e fiato-alle-trombe di ogni genere, ma con un comportamento congruo, consono, coerente e non esibito.
E in onore della prima formazione culturale del Sindaco, le vogliamo rammentare – secondo l’indicazione di Caselli – che «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Matteo 7, 21).
Se ne ricordi, la signora Sabrina Sergio Gori, quando le prenderà di nuovo la tentazione di salire sul palco: e non salga per il puro piacere di mostrarsi, ma lo faccia solo se è sicura di poter rendere testimonianza di ciò in cui dice di credere e per cui dice di lottare (se davvero lo fa); dal momento che la coerenza esiste, anche se qualcuno può aver pensato che non si inzuppa nel caffellatte del mattino.
Chi ha orecchie per intendere, intenda.

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domenica 13 settembre 2009

UNA FOTO AL GIORNO… LEVA IL MEDICO DI TORNO: UNA QUARRATA DA ‘BERE’


Paese della fertilità: è il nuovo nome di Quarrata. L’ha detto Simona Branchetti al TG5, ieri, 12 settembre, durante l’edizione delle 20.
A Quarrata la cicogna ha fatto il nido. Quarrata è, per la cicogna, quello che Francoforte sul Meno è per Lufthansa, l’aeroporto-madre di bandiera.
E non c’è da meravigliarsi di questo: Quarrata ha La Querciola, l’oasi naturalistica più bella e importante del mondo; l’oasi che resta aperta tutto l’anno e offre una recettività di ben 15 posti letto in ostello, pronti ad accogliere migliaia di visitatori e di giovanissime speranze del domani in candidi lettini da Biancaneve e i sette nani; una struttura, la Casa di Zela, che ci è stata donata, per grazia di Dio e volontà della Nazione, dalla famiglia Banchelli – e che, se Dio vuole, ci è costata appena 937mila euro, di cui solo 275mila dei Quarratini.
Quarrata ha anche La Màgia, una villa medicea che costa un occhio della testa, ma in cui si possono ospitare, per ben un mese all’anno, qualche decina di ragazzi studiosi di fisica e astrofisica; ma oltre a questo anche spettacoli jazz e cinema e chiccai di Lamporecchio e cene e matrimoni e vescovati (che son dal cielo destinati) e poi… splendenti installazioni di artisti viventi, che stanno reintroducendo un Nuovo Rinascimento nella storia dell’arte, con tubi al neon e scritte sorrette da strutture Dalmine, e tappeti di erba e altre bellezze di questo genere, capaci di ricreare l’ideale cinquecentesco e classico del locus amoenus, il luogo bello e piacevole in cui stare bene, con ruscelletti e vari fiori ed erba per sognare…
Quarrata garantisce una salubrità dell’aria disseminata di vapor leggeri di pascoliana memoria: vapori e polveri sottili spìntici dalla tramontana dall’inceneritore di Montale, fermato anche a giugno scorso senza che nessuno ne abbia mai saputo niente fino ad oggi. E il Comune di Quarrata ne è comproprietario, di questa bella macchina da inquinamento. La condivide con il CIS.
Quarrata gode dell’olezzo dei fiori dei vicini vivai di Pistoia: così la retorica un po’ squacquerona di Simona Branchetti, che viene, dice tre dati scollegati e senza senso – 256 nati, 51 stranieri –, non conosce nessuno e, come tutti gli inviati speciali, se ne va in tre minuti, dopo aver sparato un sacco di stupidaggini da bella lavanderina che lava i fazzoletti per i poveretti della città. Un modo come un altro per dare una pacca sulla spalla agli allocchi. Ma nessuno dice che i vicini vivai di Pistoia, con tutta la vasetteria, scaricano sì profumi in aria: ma nel suolo, e quindi nel sottosuolo e nell’acqua, fitofarmaci e anticrittogamici a non finire; e che da qualche tempo i vivaisti possono anche adoperare sostanze inquinanti senza essere tenuti al rispetto rigoroso di certe norme di legge sulla documentazione dell’impiego e dell’utilizzo di sostanze nocive.
Quarrata è a 11 chilometri dai fiori e dai tumori di Pistoia, una delle città peggiori d’Italia sotto questo profilo sanitario. Ecco perché Quarrata è bella, è una città meravigliosa, è un posto – come ha detto il sindaco dinanzi alle telecamere (non gliene importava che fossero di Berlusconi: bastava che la facessero pavoneggiare, ed era già lì che scodinzolava: guardatela e diteci se non è vero… – è un posto dove si sta bene. Specialmente lei. E tanto bene che si sente dire che ha acquistato casa a Montecatini.
Quarrata è una grande città perché, per le menti sopraffine di certi giornalisti-interpreti delle realtà che viviamo, il dato dell’alta natalità coincide, di per sé, con il postulato assiomatico secondo cui dove si nasce in tanti, si sta per forza bene, anzi meglio. Anche questo è un nobile frutto dello studio della storia per cui si sono battuti i marxisti e i ministri dell’istruzione di sinistra: ma ci si dimentica che le aringhe fanno milioni di uova perché le balene fanno fuori miliardi di aringhe; ci si scorda degli indici di natalità dei Paesi sottosviluppati del Sud del mondo; si tace di quanta gente nasceva nell’Italia della miseria delle terre del sacramento e si salta a piè pari alle conclusioni-droga: tanta gente, tutto bene. È, insomma, l’ottica del venite tutti in Italia perché più siamo e meglio si sta e le cose vanno meglio e tutti si socializza e si diventa anche neosocialisti: il che significa PD di Franceschini e poi di Bersani, cioè catto-com, che in parte somiglia al TG5.com, peraltro guidato da chi le sinistre le ha conosciute bene.
Tra le rose e le viole, a Quarrata si sta bene: noi vogliamo tanto bene alla madre superiora, perché a Quarrata la famiglia (se DS) ha un ruolo centralissimo in ogni aspetto della vita socio-economico-politico-biologico-culturale-solidale etc. etc. etc. periodico.
E ora il rovescio della medaglia.
Quarrata: 200 posti di lavoro persi a causa dell’attuale crisi economica (fonte CGIL).
Quarrata: per parlare con il sindaco ci vogliono anche 17 giorni di lista di attesa (ma che avrà da fare?); e se gli scrivi un'istanza non ti risponde: la storna nei meandri di quegli uffici che non rispondo mai (a richiesta possiamo produrre documenti certi di questa in-trasparenza o, se volete, omissione di atti d’ufficio).
Quarrata: un territorio coperto di sporcizia ammassata dallo stesso Ufficio Lavori Pubblici e Ambiente.
Quarrata: depuratori che non funzionano e scaricano bottino puro (la famosa merde del generale francese Pierre Cambronne) nei fossi; e siamo certi che essi non funzioneranno, se tutto va bene, fino al 2016, ma nel frattempo si pagano quattrini a Publiacqua che lascia l’acquedotto in condizioni da colabrodo.
Quarrata: ed hai gatti, civette e balene in centro; hai un villaggio normanno e una architettura baltica appena al di là della porta del Suk, che si affaccia su piazza Risorgimento.
Quarrata: ed hai, volendo – nelle belle frazioni collinari e in aree decentrate – strade vicinali, interpoderali e di uso che è sempre stato pubblico dalla notte dei tempi, ostruite, invase, incatenate dai nuovi arrivati dalla città e da fuori che, acquistata una colonica, hanno fatto e disfatto come è loro parso con l’avallo degli uffici Urbanistica e Lavori Pubblici che si sono riparati sotto il comodo ombrello del “fatti salvi i diritti dei terzi”, senza controllare un bel nulla perfino in zone di vincolo ambientale. E magari, mentre cammini per queste amate sponde, ti trovi dinanzi anche cani sciolti di grande taglia e grossa stazza, e ti senti dire di non azzardarti mai più a passare da dove sei sempre passato da una intera vita.
Quarrata: e hai intere frazioni senza fogne, senza acquedotto e senza gas.
Quarrata: e hai la gente degli Olmi che lotta da una vita contro l’inquinamento acustico e fisico-chimico del supertraffico della Statale 66.
***
Questa è Quarrata paese della fertilità?
Non sarà mica, per caso, per discariche e liquami vaganti, il paese dei fertilizzanti?
Questa è Quarrata: città che ha una Giunta che lamenta di non avere 50 o 100mila euro per le manutenzioni delle scuole e i servizi necessari, ma che parla e preannuncia, per bocca dell’illuminata, dinanzi alle telecamere del Cavaliere, l’imminente miracolosa costruzione di scuole di ogni ordine e grado, dai nidi all’università, tra poco – e oltre.
E intanto a Quarrata, scrive Marta Quilici, raddoppia il numero delle famiglie in miseria. E intanto a Quarrata, diciamo noi, l’unica quasi-scuola, di cui si può parlare, è l’acquisizione di uno stanzone nei pressi della rotonda di via Folonica, zona San Lorenzo, in cui l’amministrazione realizzerà qualche aula, magari con tramezzi di cartongesso perché costano meno – mentre le costruzioni di scuole elementari in via Dante Alighieri e di un asilo nido ci sono, sì: ma solo nella pentolaccia dei sogni di SSG8, di là da venire come l’eccelsa piscina di Vignole, quasi quasi già inaugurata due anni fa, in campagna elettorale, poi ripresa in questi ultimi mesi e lasciata lì, tra un articolo della Nazione e un altro.
Davvero non c’è faccia, Sindaco!
C’è rimasto solo il back, ben accarezzato dai media del Cavaliere in faccia al quale non sputate mai neppure voi, suoi tirannicidi, quando venite intervistati – anche perché col back non è facile sputare, è chiaro…
Questa è Quarrata.
Una Quarrata… da ‘bere’. Ma per gli ingenui, vogliamo dire: per quei candidi (di spirito, non di voto) che non vogliono rendersi conto del fatto che certe strombazzate hanno tutta l’aria di essere soltanto delle vere e proprie mascalzonate.
Quarratini, ve piace ’o Presepe?

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Il filmato può essere aperto con Windows Media Player.

sabato 12 settembre 2009

venerdì 11 settembre 2009

IN NOME DEL SERCHIO 4: MUSEO DI ZELA? UN INVESTIMENTO IN SPESE



Dopo il nostro intervento sugli sprechi dell’amministrazione per la Casa di Zela, èccoti bel bello il Vicesindaco Mazzanti che esce allo scoperto per difendere gli investimenti dell’amministrazione. Oggi, 11 settembre – data memorabile per altri versi –, Marco (un nome un programma, se si pensa al significato monetario del termine sin dal Medioevo…) ha deciso di rendere questo giorno degno di memoria con lo sparo di un paio di bufale giganti contro quel castello di cartapesta che è il grandioso Parco della Querciola: l’oasi (nel deserto) naturalistica e, come molti altri investimenti di altre e poi di questa giunta (tutte di sinistra), un nuovo pozzo di San Patrizio.
E ci porta anche le cifre, Marco, a documentazione della sua lucidità economico-argomentativa: «La ristrutturazione della Casa di Zela […], che ci è stata donata dalla famiglia Banchelli, ha avuto un costo complessivo di 937mila euro. Di questi, però, l’amministrazione quarratina ne ha stanziati, con decisione della passata amministrazione, soltanto 275mila; la parte rimanente, infatti, è stata finanziata dalla Comunità europea e dalla Regione Toscana (562mila euro) e con un finanziamento a fondo perduto di 100mila euro dal Monte dei Paschi di Siena. E il risultato è che adesso l’immobile vale oltre un milione e mezzo di euro. Inoltre l’ostello che ci verrà creato servirà anche come piccola entrata per sopperire alle spese di gestione e non gravare sulle casse comunali»; come dire: «Guardate come siamo stati bravi, perbacco! Che risparmiatori!»
Ecco, tutto questo non può che essere definito commovente – ed è tutto dire. L’assoluta incapacità di ragionare in termini economici, messa in bocca a Marco, acquisisce, tout court, il valore di una sorta di semplicità da Fioretti di San Francesco. Buono, bravo e… disarmante questo ViceSabry.
Allora cominciamo, prima di tutto, a cercare di chiarire le idee a Mazzanti (e dietro a lui a tutta la cordata dell’amministrazione dei sette di BiancaSabry, ma anche di quanti danno ascolto a bufale di questa portata) riguardo al significato di investimento.
Una visita al palazzo ducale di Mantova, principato dei Gonzaga, farebbe bene a questi aspiranti ministri delle finanze: lì una buona guida insegnerebbe loro che investimento, all’origine, era legato alle vesti delle spose dei prìncipi: vesti tessute di oro, perle, gemme e di ogni altra preziosa materia, ma non roba da buttare via (come la Giunta SSG8 ha fatto con La Querciola), ma roba da tenere in serbo per i tempi di magra. Le principesse, alle strette, disfacevano i loro abiti e pagavano le spese di guerre e opere pubbliche.
Il termine, caro Marco, ha subìto qualche piccola limata con l’andare dei secoli, ma la sostanza è rimasta immutata: investimento può essere anche una spesa, ma sempre che sia una spesa che, in prospettiva, garantisca un adeguato rientro, assolutamente previsto in qualcosa di molto più grande della spesa effettuata; un valore ulteriore e non inferiore a quanto è uscito dalle tasche: sennò si parla di rimessa, vale a dire di… buco nell’acqua.
Fin qui il chiarimento. Da qui in là una ragionata riflessione sulle spese: una serie di considerazioni a cui chiediamo – a Mazzanti e alla Giunta – di rispondere senza splatterare o sbufalare su inutili affermazioni di inani princìpi quali il «non vogliamo che Quarrata sia una città dormitorio, ma un luogo in cui incontrarsi e vivere», o, in altri termini, una grande casa del popolo dove educare i cittadini alla socializzazione e alla convivenza e bla bla bla. Di tutto questo, direbbe il buon Manzoni, noi (e soprattutto la gente che paga le tasse) ce ne impipiamo, perché preferiamo acquedotti, fognature, parcheggi, illuminazione, depurazione, acqua senza interruzione, aria e suolo non inquinati e il resto dei servizi indispensabili.
Ma veniamo ancora a noi. Dice Marco che il Comune ha impiegato solo 275mila euro, 532milioni delle vecchie lire. Solo, dice Marco: solo. E le altre centinaia di migliaia di euro? Sono state regalate, quindi toda la El, ‘grazie a Dio’, si direbbe in ebraico. Quelli non sono soldi dei contribuenti, no: perché li hanno dati l’Unione Europea, la Regione (spendacciona come chissà chi), il MPS di Siena, che, magari, quando un imprenditore in difficoltà chiede, in momenti critici come questi, o un differimento di pagamento o un prestito, arriccia il naso e se lo fa grinzoso più della proboscide di un elefante.
Tutti questi milioni delle vecchie lire (937mila € meno 275mila fanno 662mila), circa 1miliardo e 282 milioni ‘antichi’, non sono soldi, per Marco, sono solo banconotine da monopoli. È una intuizione economica di una profondità incontestabile. Peccato che tutti i foglietti siano invece quattrini di chi lavora qui o a Helsinki – e non già di chi amministra con superficialità, come certe Giunte spendaccione che rastrellano quattrini altrui e li gettano nei vari pozzi di San Patrizio, anche in momenti di crisi nera, senza pensare a coloro che sono in difficoltà, per i quali esse spendono non banconote, ma stracci di carta di giornale su cui scrivono parole d’aria come mobilitazione e solidarietà.
E ancora. Marco ci rassicura e noi dormiamo su due guanciali: l’ostello che verrà creato alla Casa di Zela «servirà anche come piccola entrata per sopperire alle spese di gestione e non gravare sulle casse comunali»: questo dice il Mazzanti e ricordiamolo bene. Ma facciamo anche un paio di conti. Ammettiamo, per un istante, che 15 posti letto siano occupati fissi per 6 mesi all’anno e ammettiamo, data l’ostellità dell’impresa, che per ogni posto letto si incassino 30 euro a notte (di più, crediamo, sarebbe troppo): 180 notti per 15 letti dà come risultato una presenza di 2.700 ospiti (non vi sembrano un po' troppi?); per 30 € a cranio avremmo un rientro di 81mila euro in totale. Ma si tenga presente che questa è una stima molto, molto ottimistica, ma ottimistica davvero.
Ora, Marco, prendi carta e penna e falla prendere anche al Burchietti, assessore ai quattrini. E inizia a fare un po’ di conti: per gestire un traffico di questa portata, al Comune occorre almeno un impiegato stornato al viavai e alla contabilità della Querciola: 35mila euro all’anno bastano a pagare tale impiegato all inclusive? E l’entrata dell’ostello si riduce a 46mila euro l’anno. Aggiungi a questo le spese di luce, acqua e soprattutto riscaldamento che, per una villa (com’è stata definita) di tale portata, non sarà una nocciolina: vogliamo prevedere 10mila euro? Restano 36mila euro. E poi? Non vuoi prevedere manutenzioni annuali in impianti, igienico-sanitari, imbiancature e altre piccole stupidaggini? E il telefono ci sarà? E quanto verrà a costare?
Meglio non pensarci, Marco, ma siamo convinti che alla fine dei rientri (molto, molto, molto ottimistici che ti abbiamo messo su un piatto d’argento) ben poco resterà.
Domanda finale a Mazzanti, alla Giunta, ai suoi sostenitori di qualsiasi natura: questo, a tuo e vostro avviso, è un investimento? O non è piuttosto un gettar via quattrini? Quanti secoli ci vorranno per ammortizzare la spesa totale di 937mila euro? E nel frattempo, Marco, la Casa di Zela ringiovanirà o avrà bisogno di manutenzioni anche di natura massicciamente consistente? E al quel punto chi pagherà? Lo faranno i benefattori che ci hanno regalato tanti dindi o il popolo di Quarrata sul proprio augusto e ben piegato groppone?
E ancora, Marco: avete fatto una analisi di fattibilità che preveda quante presenze verranno a Zela dagli agriturismi della zona? Noi siamo convinti di no. Siamo invece certi che, con l’approssimazione dell’ottimismo delle sinistre e con il loro mai dimenticato trionfalismo, certe stime ve le siate fatte fra di voi a quattr’occhi senza alcun supporto o previsione reale, magari tra un brindisi e una risata – perché di tanto in tanto anche voi, dèi della serietà, in privato riuscite a ridere...
In conclusione, Marco: di’, alla tua Giunta e a tutti gli amici e sostenitori, che gli investimenti, per essere tali e vincenti, vanno fatti con carta e penna alla mano, non con delle trombonate galattiche degne del veterocomunismo i cui effetti e il cui disastro si possono vedere bene nei Paesi del Socialismo Reale verso i quali, sia come giunta che come militanti di area, dovreste indirizzarvi a passar ferie non da turisti per caso, ma da studiosi degli effetti-bombolone dell’economia rossa.
E smettila, per favore, di sparare bufale sui giornali: siamo certi che, se ti limiti, ti risparmi delle misere figuracce. Non sei un economista, Marco; e neppure un modesto Padoa-Schioppa. I vostri conti, come ben vedi, non reggono: e questi (Zela, ma più ancora la Màgia) sono investimenti in spese, non soluzioni per il futuro.
Ma volete capirlo?

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UNA FOTO AL GIORNO… LEVA IL MEDICO DI TORNO: A CHI TUTTO & A CHI NIENTE


Una notizia, apparsa su La Nazione/Montecatini il 9 settembre scorso, ci spinge a riprendere un argomento di cui ci eravamo anche fatti carico nella stessa sede del Consiglio Comunale.
Come si vedrà dall’immagine, la Confcommercio è imbestialita – e forse non ha tutti i torti – per il fatto che nel periodo estivo le sagre e le feste si susseguono a ritmo serrato: tavolate per ogni dove, a prezzo – si direbbe – politico, ma un prezzo politico che costa un duro prezzo a chi, della ristorazione, ha fatto la propria risorsa primaria di vita.
Quel è il problema? Circoli, associazioni, confraternite, sodalizi e chissà quali altre entità, appena si può stare all’aperto, esplodono con iniziative di ogni genere ed offrono cene di buona qualità a prezzi convenientissimi, dato che a lavorare sono volontari, ‘circolai’, confratelli, sodali ed altro.
C’è solo un piccolo particolare: che tutti questi soggetti, proprio per la loro natura privatistica, non hanno alcun obbligo di natura igieico-sanitaria e fiscale; possono svolgere la loro attività senza correre il rischio di vedersi capitare i carabinieri dei NAS tra capo e collo, finendo, magari, con chiusure forzate e pesanti sanzioni. In altre parole non rischiano quello che rischiano ogni giorno i ristoratori di professione. Da qui nasce il risentimento dei ristoratori stessi: e, se vogliamo essere obiettivi, anche un giusto risentimento.
Come si legge su La Nazione, Quarrata non figura male nella graduatoria di chi genera questo tipo di turbativa; anzi, è ai primissimi posti.
Di questo fatto, per la verità, ci siamo interessati, dicevamo, anche noi in sede di Consiglio, seguendo anche una segnalazione che il comandante della Polizia Municipale, Oliviero Billi, aveva a suo tempo inoltrato all’amministrazione: segnalazione cui però non aveva dato séguito.
Ma per essere ancora veramente obiettivi. e per parlare – come si dice – fuori dei denti, Quarrata presenta anche un ulteriore aspetto problematico: oltre alle feste e alle sagre, nella città del mobile si è innescata, in maniera non del tutto positiva, la presenza della cosiddetta mensa per i bisognosi gestita dalla chiesa prepositurale.
Questo servizio, meritorio e nato all’origine per dare da mangiare a chi si trova in conclamate situazioni economiche di disagio, vista l’eccellenza delle sue prestazioni si è lentamente trasformato in un servizio di ristorazione anche per i non-bisognosi; e molti “colletti bianchi” hanno occupato la nicchia territoriale dei disagiati fino a creare un effetto inatteso, quello che chi era in difficoltà, sentendosi a disagio con chi lo era molto meno di loro, hanno ceduto il campo e si sono ritirati seguendo i princìpi indefettibili di una etologia animale che è applicabile anche a quest’essere umano che con l’animale condivide il regno nella fascia più alta dei primati superiorissimi.
È mancato un controllo, a nostro avviso. O nessuno vuole prendersi la responsabilità di farlo, questo controllo. Noi tuttavia crediamo che sia necessario affrontarlo, questo problema: per garantire a ciascuno il suo, in uguaglianza e secondo criteri di equità.
E questo è compito dell’amministrazione di Quarrata. E ad esso non può sottrarsi.

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giovedì 10 settembre 2009

UNA FOTO AL GIORNO… LEVA IL MEDICO DI TORNO: QUANTI POETI DEI MURI


Quarrata in degrado – Decima puntata.

Quarrata è una città all’avanguardia, una vera e propria punta avanzata. Sotto ogni punto di vista. L’amministrazione spende e progetta spese miliardarie in tutti i sensi e in tutte le direzioni: peccato che – evangelicamente parlando – essa veda la pagliuzza nell’occhio del fratello, ma non riesca a togliersi la trave dal suo, di occhi.
Forse perché non ne ha: infatti la Giunta SSG8 non sembra vedere, sentire e parlare, e ha come emblema le tre scimmiette con le mani incollate su occhi, orecchie e bocca.
Mazzanti ha promesso di fare pulizia all’Istituto d’Arte di Quarrata. Ora vediamo che – secondo quanto lui stesso ha detto a TVL – si sensibilizzi anche per quanto riguarda la Palestra Polifunzionale.
Il Vice-Sabry ha pubblicamente dichiarato, infatti, che l’amministrazione si muoverà quando qualcuno, cittadino o stampa che sia, denuncerà un esempio di degrado (vedete che sono ciechi? La giunta queste cose non le vede da sé?).
Allora, come diceva il filosofo, nel più c’entra anche il meno: e anche se Mazzanti c’è stato di persona, dinanzi alla palestra in questione, meglio ricordarglielo da questa umile colonna di blog, non avesse a… dimenticarsene perché si è scordato di togliersi gli occhiali neri sotto cui può dormire.
Quarrata è una città all’avanguardia, una vera e propria punta avanzata, dicevamo all’inizio. La città del mobile, infatti, era un brillante esempio di radioso futuro catto-social-comunista fin da quando la Giunta fece elevare la famosa fontana dei peli di f… subito al di là della porta che porta (scusate il bisticcio) nel Suk oltre piazza Risorgimento, la zona della biblioteca comunale, che Mazzanti ha sempre asserito essere in ottimo stato, ma che anche Giancarlo Zampini (se non andiamo errati) ha segnalato su La Nazione come edificio in… avanzato stato di decomposizione (e per ritirarlo su non basta nemmeno il refrigeratore della Màgia).
Ed ecco qui, sulla palestra, la mano dei poeti che si scatenano e lasciano immortali componimenti oscillanti fra il sex e il dark puppappéra e il romantico buio della notte.
E allora memento, Mazzanti che fra i lavori da rimettere a posto c’è anche la facciata della palestra, perché chi ci viene a giocare non abbia l’idea di vivere – come pare davvero – in un Bronx in cui abbia a comparire all’improvviso un… giustiziere della notte.

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mercoledì 9 settembre 2009

UNA FOTO AL GIORNO… LEVA IL MEDICO DI TORNO: PUBBLICITÀ PROGRESSO


Benzina sprecata

Guarda che bel cartello t’hanno messo
proprio al cantone della Via Violeto:
ci spicca bene in tutto quel secchéto
e l’erbacce e i segnali; ma il permesso?

Eppure tutti i giorni lì, da presso,
passa su e giù, bel bello, di consueto,
un drappello di vigili, e va lieto
a presidiar le terre – e lo fa spesso.

E allora? Come mai nessuno vede
quel che si vede pur senza la lente?
Son ciechi forse perché non han fede?

Non sta proprio così, bella mia gente.
Per evitar le grane, il vigil cede:
si tappa gli occhi e non nota più niente.

È un modo intelligente
per arrivare in pace al ventisette
e tenersi le chiappe ben protette.

Soluzioni perfette:
ma a che tener la gente a vigilare,
se neppur l’evidenza sa notare?

Perché vanno a girare?
Stian seduti in ufficio la mattina:
così almen si risparmia la benzina!

Pasquino da Tizzana


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martedì 8 settembre 2009

lunedì 7 settembre 2009

UNA FOTO AL GIORNO… LEVA IL MEDICO DI TORNO: CITTADINI DI SERIE A & DI SERIE B


C’è una canzone di Battisti-Mogol, non fra le più famose e forse non fra le più belle, che si intitola Gente per bene e gente per male, ma è una canzone adattissima a rappresentare lo status della popolazione di Quarrata. Non è vero, infatti, che le caste esistono solo in India e in altre nazioni sottosviluppate o non ben sviluppate: spesso è proprio nei Paesi cosiddetti avanzati e del postindustriale che, con un guizzo di ritorno al medioevo, i pregiudizi si riabbàrbicano (verbo quarratino, ma efficace) ai cervelli della gente, e in primis a quelli dei progressisti come i magnifici sette della BiancaSabry.
Nell’ottica del pregiudizio di questa amministrazione cattocom, la gente per bene è quella che vota a sinistra, compresi i fiancheggiatori e i sostenitori dall’esterno; la gente per male sono tutti gli altri indistintamente. È un modo di ragionare, questo, che discende da due tradizioni diverse, ma convergenti, come le convergenze parallele di aldomoriana memoria – fu Aldo Moro, infatti, che escogitò quella formula, che alla fine, come vedete, si è rivelata vincente grazie al genocidio della prima repubblica messo a regime dal valoroso (da Italia dei valori) Tonino Di Pietro, ma sostenuto, con tutte le forze, dall’allora fiero schieramento comunista, e salutato come una nouvelle révolution française destinata a eliminare caste e casti, cisti (abbiamo tagliato il grasso alla politica, diceva il manifesto dell’I.d.V.) e incesti, ma con un bell’aumento dei costi; e il risultato, purtroppo, lo viviamo a nostre spese, sui nostri gropponi.
Le due tradizioni diverse, di cui si parlava poco prima, sono – ma l’avranno capito anche quelli che sono nati per caso senza testa – quella cattolica e quella comunista: i cattolici erano arrivati all’aut-aut grazie all’eresia manichea, secondo la quale esistono solo buoni e cattivi in quanto salvati o condannati, insomma il bianco e il nero; i comunisti erano arrivati alle stesse conclusioni ma con colori diversi, il rosso e il non-rosso. In altre parole sia gli uni che gli altri, veri figli del postindustriale e del terziario, sono strumenti informatici perfetti al pari del computer, che risponde solo a due cifre: lo zero (non passa corrente) e l’uno (passa corrente) – ma il calcolatore, ricordiamocelo, è definito ironicamente… l’idiota veloce.
Questa stessa condizione si verifica espressamente anche nell’amministrazione SSG8 ed èccone una prova. A Valenzatico, dopo due interventi in Consiglio Comunale, grazie ai quali il titolare di questo blog chiedeva il ripristino delle strisce pedonali e la realizzazione di un dosso per moderare la velocità di chi sfreccia in via del Cantone dinanzi alla farmacia, il Servizio Lavori Pubblici non ha mosso, come si dice, boccia. Non per sua volontà, stavolta, ma per sordità cronica del buon Mazzanti, che pure è sensibile alla velocità pericolosa dei veicoli, fino a lasciare un restringimento improvviso a budello lungo la via che collega Casini a Caserana (ne pubblicammo la foto ad aprile).
Al contrario, sulla via che dall’incrocio con via del Cantone porta verso Casalguidi, cioè la Vecchia Fiorentina I° Tronco per intenderci, su un tratto di appena una cinquantina di metri, di dossi ne sono stati piazzati ben due – eppure di lì passano meno veicoli e a minor velocità, dato che la strada non è nemmeno rettilinea e non invita a fare i Nuvolari.
E allora qual è la differenza? È l’antica discriminazione fra Gente per bene e gente per male: da una parte il consigliere Mario Niccolai e dall’altra… la gente cara al regime.
C’è forse qualcuno che può negarlo?


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UNA FOTO AL GIORNO… LEVA IL MEDICO DI TORNO: SENZA PAROLE


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domenica 6 settembre 2009

IN NOME DEL SERCHIO 3: MUSEO DI ZELA, PATRIMOMIO DELL’UMANITÀ



Il 18 ottobre prossimo – come si annuncia sul Tirreno di oggi, 6 settembre – sarà inaugurato il Louvre 2 a Quarrata, il museo della civiltà contadina e degli antichi mestieri, che l’UNESCO ha già deciso di inserire fra i beni del cosiddetto patrimonio dell’umanità. E tutto questo a una cifra irrisoria: più o meno un paio di miliardi delle vecchie lire.
La liquidazione e il saldo delle opere sono avvenuti dopo la determina dell’architetto Bellomo, responsabile dei Lavori Pubblici e dell’Ambiente, in data 11 giugno scorso. L’ultima tranche da pagare alla ditta Cioni, che ha realizzato le opere di Zela, ammonta – come si legge in determina – a 43.885,70 euro. Ai ritardi nella consegna dei lavori, che dovevano essere ultimati in 300 giorni non si sa da quando (guardate la foto: è un esempio di trasparenza amministrativa dell’amministrazione e delle strutture burocratiche del Comune di Quarrata), non si fa alcun cenno. Né l’irregolarità del cartello, che può essere motivo di molestie e guai per un comune cittadino privato, lo è stato – evidentemente – per il responsabile del Comune, perché si sa che leggi e norme valgono per la gente e non per chi sta seduto su una poltrona da assessore o su una da burocrate, alla faccia della legalità.
Ma sulle premesse/promesse dell’utilizzo di Zela e del cosiddetto museo con 5mila pezzi in mostra, occorre che gli elettori di Quarrata – anche di sinistra, ma senza fogne o acqua o gas o illuminazione o parcheggi o altri servizi – facciano mente locale e una approfondita riflessione, tenendo anche presente quanti milioni sono stati spesi per questa realizzazione nota in tutto il mondo.
Scrive Marta Quilici, riferendo la posizione ufficiale della Giunta SSG8: Nel progetto dell’amministrazione comunale quarratina, la Casa di Zela servirà da attrazione turistica per i frequentatori degli agriturismi e delle strutture ricettive della zona, ma anche come meta per le scolaresche che, visitando la Querciola, potranno affiancare l’educazione all’ambiente, visitando il parco, con l’accrescimento delle proprie conoscenze sulla cultura contadina e sugli antichi mestieri.
1. Quanto alla ‘vocazione turistica’ sarebbe interessante sapere dall’amministrazione stessa se abbia mai affrontato un piano di fattibilità espressamente dedicato al problema; se si sia mai posta la domanda, ma in concreto e non per posizione di parte, di quanti turisti (in ordine almeno delle centinaia) potrebbero passare a guardare gli attrezzi agricoli di Zela, in un comprensorio che presenta, sotto il profilo naturalistico, il Padule di Fucecchio a un tiro di schioppo; e sotto quello artistico, decine di ville proto-medio-neomedicee e in più Firenze, la zona leonardesco-vinciana, Pistoia, Lucca, Pisa e… il resto del carlino di Bologna. Non esiste – che si sappia – allo stato attuale, un rilievo sulla composizione delle presenze in agriturismi del territorio comunale. Al contrario si sa che è il Comune stesso che, per dare un po’ di baiocchi (leggi €) agli agriturismi, ci storna sopra giornate di scuole e varie iniziative di promozione ben note a tutti. Tutto questo rovescia il discorso trombònico della Giunta: in altri termini è come se la Sabrina e i suoi magnifici 7 prendessero in mano un binocolo per guardare lontano, ma se lo mettessero agli occhi dalla parte sbagliata, il che rimpicciolisce ancor di più l’immagine che si può vedere. E questo è il chiaro indice della razionalità e del ragionamento di questa Giunta disastrosa per Quarrata e le sue tasche.
2. Quanto all’educazione ambientale delle scolaresche, per essere giudice obiettiva di se stessa, questa Giunta non dovrebbe limitarsi, come al solito, ai giochi di Carnevale, ai coriandoli, alle trombette di cartone e alle simpatiche lingue di Menelik (i vecchi, cari misirizzi, con chiara allusione di ambito sessuale, dato che soffiandoci dentro, queste piette si gonfiano, si allungano e suonano...), ma, per allevare bene i cittadini del domani, dovrebbe prevedere, all’interno della casa di Zela stessa, una sala di proiezione (c’è sempre in tutti i musei più importanti, per esempio a Pannonhalma in Ungheria, non lontano dal lago Balaton, in direzione nord: più o meno l’importanza dei due musei è simile, no?), una sala di proiezione, dicevamo, in cui si faccia vedere ai bimbi che cosa non si deve fare: e in tal caso suggeriamo di proiettare diapositive e filmati sulle discariche di cui la stessa responsabile dell’ambiente e Lavori Pubblici ha disseminato il territorio comunale, sia dentro le mura che fuori le mura urbane. Così, tanto per far vedere ai ragazzi, secondo i princìpi della legalità e della trasparenza, che tutti i cittadini sono uguali, sia che siano privati sia che siano dipendenti pubblici (per lo più razza protetta come le anatre meonie della Querciola)…
Ma c’è di più. Insieme alla mostra-museo – scrive la Quilici – sorgerà un centro didattico che servirà come luogo di attrazione per le scuole della regione e non solo. L’idea è infatti quella di far diventare la casa di Zela una meta di richiamo per le gite scolastiche. A questo scopo è stato creato un ostello con una quindicina di posti letto che, lungi da voler far concorrenza alle strutture recettive del territorio, vorrebbe fornire un’opportunità in più a quelle scolaresche che vorranno visitare il parco e il museo.
Le scuole della regione (tipo quelle vicine, per esempio, al parco dell’Uccellina o dell’Amiata) verranno apposta alla Querciola a vedere gli uccelli; e le gite scolastiche affolleranno l’area con migliaia di presenze; non c’è dubbio; magari voltando le spalle a realtà strutturate da decenni e di rilevanza ben più cospicua e blasonata. E ci sarà perfino un ostello con 15 posti letto, che non serviranno a togliere agroturisti agli agriturismi, no: saranno un’opportunità in più per quelle scolaresche che vorranno visitare il parco e il museo e che magari saranno costrette a dormire in 4 per letto (maestre per terra in sacco a pelo perché sono grandi e possono), mentre anche i ciechi lo sanno che da nessuna parte in Italia ci sono classi di 15 ragazzi. E qui gli elettori devono rendersi conto che la mentalità della Giunta SSG8 è proprio quella di Biancaneve e i sette nani, con lindi lettini puliti e freschi e profumati lenzuolini e forse Dotto che suona l’organo prima di andare a nannina e Cucciolo che si struscia ad ogni bimbo e dice tengo cuore DS. Magari ai bimbi ospiti la giunta potrà offrire anche il gufo saggio sul ramo, una befana che scende dal camino, la strega che vola su una scopa come quella di Harry Potter e altre amenità simili.
D’altra parte leggiamo la conclusione della determina di liquidazione e pagamento, e ci renderemo conto di cosa non sia questo Comune progressista che spende in lettini e lascia la gente senza servizi essenziali.
Ecco un esempio da manuale di legalitarismo amministrativo quarratino. Dopo aver parlato e scritto di tutto e di più per pagare la ditta Cioni, la brillante architetto Bellomo (che potremmo ironicamente chiamare Signora Discarica) decide: Di confermare Responsabile Unico del Procedimento, individuato ai sensi di legge, l'arch. Nadia Bellomo, Responsabile del Servizio Lavori Pubblici; e chiude la determina con la propria augusta firma, il sigillo imperiale come per concludere 'e qui, paisà, m’incorono imperatore da me'.
Ma si può vedere una cosa del genere, gente?

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sabato 5 settembre 2009

UNA FOTO AL GIORNO… LEVA IL MEDICO DI TORNO: SOTTO IL TAPPETO DEL SALOTTO


È meritoria – e ne proviamo sincero compiacimento – la decisione di dare una nuova sede alla CRI di Quarrata. Finalmente un ambiente idoneo al servizio. Ma con la nostra vena corrosiva, non possiamo non tornare ancora una volta sul modus operandi, su come si comportano questa amministrazione e certi suoi uffici, proprio quelli addetti a tutelare il territorio e l’ambiente.
È logico che durante i lavori di qualsiasi genere si creino cumuli di materiali di ogni tipo: meno logico è che, dopo quasi un anno dalla fine dei lavori, il responsabile non abbia ancora provveduto a far rimuovere i materiali di risulta, com’è successo per la discarica attaccata alla sede CRI e da noi segnalata da tempo.
Così la nuova sede della CRI, che oggi, 5 settembre 2009, vede il taglio del nastro inaugurale, è un po’ come l’araba fenice, quell’uccello mitico che rinasce dalle sue ceneri ogni 500 anni o giù di lì, volatile citato da Dante assai caro alle sinistre per le lezioni di alta filologia offèrteci da Roberto Benigni sul Sommo Poeta (da non confondere con il Sommo Proeta del Vernacoliere, cosa ben diversa, pur se assolutamente geniale).
L’amministrazione ha fatto spazzare il sudiciume della discarica che faceva da cornice alla CRI, ma lo ha fatto proprio all’ultimo minuto, come le brave famiglie che, in attesa di ospiti, alzano una cocca del persiano – non il gatto, il tappeto – che sta sotto il divano o il tavolo del salotto, e ci scaraventano tutte le bucce e il sudicio (’o spaccìmm) di casa.
E questo, purtroppo, non è un comportamento casuale o un fatto isolato: la stessa cosa si verifica da più parti sul territorio sotto la tutela dell’ufficio che non tutela (vedi anche il giardino nella zona della rotonda tra Valenzatico e Quarrata, oggetto di segnalazioni da parte di Maurizio Ciottoli, capogruppo di AN in consiglio comunale).
Ecco: per essere in linea con le premesse pulitico-salutistiche (pulitico da pulire…) della Giunta e dell’Ufficio Lavori Pubblici, sia Mazzanti che l’arch. Bellomo dovrebbero stare sempre in giro con la scopa in mano per sistemare le cose. Ma che gap, che hole, che abysso, tra il dire e il fare, eh gente?
Anche SSG8 risorge dal suo sacello di silenzi e meditazione: esce dal suo ufficio-turris eburnea, in cui si isola per sentire e meditare, il santo vero mai non tradire e del (non) poco essere contenta (citiamo, un po’ manipolando, versi famosi del Manzoni di In morte di Carlo Imbonati) e taglia il nastro dell’inaugurazione con le magiche forbici della pubblicità progresso. Molto bene. Auspichiamo che, pian piano, la beneamata impari anche parlare, a rivolgere la parola ai suoi rispettosi sudditi, e perfino a articolare un intero discorso di almeno qualche minuto.
E a proposito del suo acronimo o sigla che dir si voglia, SSG8, che a qualcuno dei lettori suscita dubbi e perplessità, spieghiamo l’arcano mistero: vista la capacità del Sindaco di affrontare e risolvere i complessi e vasti meccanismi della crisi economico-sociale che attraversa il Paese e il mondo intero; vista la sua recente fondamentale opera di mediazione fra imprenditori locali e istituti bancari della zona, non abbiamo trovato niente di meglio che coniugare opportunamente la sua sigla SSG con l’idea di quei grandiosi capi di stato che si giuntano in veste economica di G8. Da qui l’opera di sincretismo e di fusione in sì brillante sigla, resa anche necessaria dal fatto che, come nella favola, BiancaSabry (la ricordate la giunta in versione Disney?) è circondata da sette piccoli fedelissimi che le corrono appassionatamente intorno: 7 + 1 = 8.
E ora basta. A tutti shabat shalom, come si dice in ebraico: buon sabato!


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venerdì 4 settembre 2009

UNA FOTO AL GIORNO… LEVA IL MEDICO DI TORNO: PUBLIACQUA E I SERVIZI INESISTENTI


Quarrata in degrado – Nona puntata.

Rimaniamo sempre in àmbito Publiacqua per mostrare un altro aspetto del degrado di Quarrata. Un aspetto che – oltre al degrado della città – tira in ballo anche la correttezza sia politica che amministrativa dei suoi santi protettori.
Ecco alcune immagini del depuratore di Valenzatico, che si trova in una viottola nella zona di via di Galigana, a poca distanza dal Parco Verde. Se osserviamo con attenzione lo scarico nel fossetto retrostante, non potrà sfuggirci che sull’acqua navigano liquami e resti di liquami. E allora ci chiediamo: perché esiste un ufficio dell’ambiente che fa capo ai Lavori Pubblici che fanno capo all’Assessore Vicesindaco Marco Mazzanti?
Non più di un anno fa di questo stesso problema se ne era occupato – con una ricca sfilza di foto – il consigliere Cialdi. E in quella occasione il buon Mazzanti aveva risposto che… era vero, era tutto vero, però… purtroppo… si sa… insomma… Per farla breve: Publiacqua, che gestisce questo servizio, non potrà far niente fino al – udite udite! – 2016: 7 anni, 84 mesi, 2.555 giorni di scarico liquami in un fosso a cielo aperto. Bravo Ufficio Ambiente!
Scandalizzati? No, sì, nì, insomma. E non ci sarebbe niente di male se la storia finisse qui: non c’è trippa per i gatti – dice un proverbio piuttosto crasso e volgare, ma assai icastico e chiaro – e buonanotte. Ma la cosa non si ferma qui, va oltre.
I cittadini pagano il servizio di depurazione che non c’è. È questa la logica delle giunte di sinistra che spendono – come quella di SSG8 – fior di quattrini per incontri e meeting sulla legalità e il rispetto della legge, ma che permettono, alle loro aziende (forse meglio definibili come bracci secolari di pontificia memoria), di imporre ai sudditi tasse, dazi e balzelli per servizi da Sogno di una notte di mezza estate: che non esistono. Eppure la Costituzione e l’ordinamento costituzionale – che le sinistre hanno sempre in bocca come se fosse un colluttorio e loro si nutrissero solo di questo miele – non prevedono, e non lo potrebbero assolutamente, che un italiano debba pagare per qualcosa che non ha, di cui non gode o che non consuma.
Invece no. I cittadini di Quarrata pagano le tasse, le addizionali comunali e regionali, l’ici, l’irap (di Dio) e – per adoperare un’espressione ben nota a certi video taroccati – la wap, la trap(pole) e la sap, ma di depurazione non hanno niente, neppur l’ombra.
Dovranno forse, prima della fine, pagare anche il diritto di sepoltura pur se non sono ancora defunti?

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CORSIVO: PUBLIACQUA E RUBINETTI CHIUSI. SARÀ UNA QUESTIONE DI… FAGIOLI?


È comica la notizia apparsa stamattina, 4 settembre, su La Nazione: Mora di 33mila euro: Publiacqua chiude…
È comica perché sembra che la partecipata che ci fa lavare o no, che ci permette di toglierci il sudore di dosso o che ci impone di dovercelo sgradevolmente tenere, abbia bisogno proprio di questi 33mila euro per sopravvivere.
Non sarà mica, per caso, che, avendo sperperato un patrimonio per dare il premio di produzione ai suoi oltre 600 dipendenti, Publiacqua è rimasta senza soldi e non può pagare l’esimio Vicepresidente Renzo Fagioli che, nonostante la pensione della scuola e nonostante la seconda pensione del sindacato, batte i piedi per terra per riscuotere i suoi 33mila euro di compenso annuo?
Da questo punto di vista le aziende publico-private di sinistra sono esattori inflessibili e indefettibili: molto più aziendalisti degli sporchi capitalisti e, sotto certi aspetti, ben più feroci.
Mah… È comica tutta questa situazione.
Una volta ci voleva l’acqua per far crescere i fagioli. Oggi i Fagioli sembrano crescere non più con l’acqua ma con gli euro.
Il mondo è cambiato profondamente. A volte viene da credere che la perestrojka e la caduta del muro di Berlino siano stati più un danno tragico che un radioso guadagno progressista…

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