martedì 31 gennaio 2012

SQUALLORE E MISERIA


Nella Seconda Repubblica ne abbiamo dovute vedere di tutti i colori, ma, come si dice, al peggio non c’è limite.
L’occasione l’ha data, in queste primarie bulgare, in cui il Mazzanti ha raccolto il 70% delle preferenze, un gesto provocatorio di Maurizio Ciottoli, capogruppo Fli, a cui ha fatto seguito la povertà dell’anima del Sindaco che, quanto a stile, è sempre stata la martinicca del barroccio di questo nostro povero Comune disastrato da questo Sindaco-Disastro che, dopo 10 anni, ci dà una città che è più rattoppata delle culotte di un clochard, ma che pure ha, al suo attivo, milioni di euro in piste ciclabili, musei degli uccelli, delle zappe e dei forconi, e giardini d’arte in una Màgia che è servita solo a fare scattare foto di matrimoni.
Sul suo blog, sempre così moderato, la peggio Sindaca di Quarrata, con tutta la seriosità del peggiore spirito cattocomunista che si conosca, bacchetta Ciottoli: che lei, dichiaratamente nei fatti, odia da sempre e da sempre ha trattato come una pezza da piedi. Basta rileggersi le cronache di questi ultimi anni.
Con sarcasmo la Sabrina – di cui nessuno ne può più, né in casa sua né fuori – si lamenta dicendo che gli esponenti di destra le hanno imbastardito e inquinato le primarie: e che restituirà il favore quando alle primarie ci saranno i suoi antagonisti, il 12 febbraio.
Brava. Prima di tutto è questo lo spirito cristiano a cui lei si richiama sempre; in secondo luogo è così che si fa per tenere un comportamento continente e consono a chi – come lei – della politica ha fatto una missione di servizio alla gente. Complimenti.
Si ricordi però una cosa: che se il suo pupillo Dalì domenica non ha raccattato che bucce e noccioli, è anche grazie alla sua presenza al fianco del suo delfino della Caserana
Sabato sul mercato – ne prenda atto – quando chi chiedeva i voti per il Dalì diceva che dietro al «chi la visto?» delle primarie c’era Sabrina Sergio Gori come supporter, la gente avvicinata oltre a buttar via gli stampati, giurava che avrebbe votato Mazzanti che, se pure vicedisastro, è comunque contrario a quella Sindaca che a Quarrata ha portato male, degrado e recessione.
Anche dal punto di vista del rispetto democratico, dato che insultò Ciottoli in consiglio e non ha mai saputo chiedergli scusa. E dato che ha sbeffeggiato tutto il popolo di Quarrata serrandosi in Comune e non dando ascolto a niente e a nessuno: con la superbia di una regina senza cervello.

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domenica 22 gennaio 2012

CIALDI E PRATESI, DUE CANDIDATI SINDACI PER IL CENTRO


Sono stati finalmente presentati a Quarrata i due uomini che dovranno rappresentare, alle primarie del 12 febbraio, le future aspettative degli elettori di Quarrata che non ne possono più della Signora Sabrina – un vero e proprio disastro in tutti i sensi – e dei suoi epigoni-discendenti: uno anomalo, Mazzanti, che, pur vicedisastro per 5 anni, non è nell’occhio destro del Sindaco-disastro; l’altro, Dalì, suo erede universale: e più appropriato non avrebbe potuto trovarlo, la Sabrina, visto che lei, la peggio Sindaca, non ha fatto niente e che Dalì (come giustamente ha detto Cialdi in conferenza stampa) «è passato di colpo da Chi l’ha visto? in prima serata».

Hanno parlato i due candidati e hanno parlato i referenti politici delle liste da cui provengono i due. La cronaca la trovate su La Nazione e Il Tirreno.

Hanno spiegato che la prima loro preoccupazione è quella di dare un taglio al passato della Sabrina, al distacco dell’amministrazione dalla gente, assolutamente abbandonata dal disastro uscente.

Hanno detto cosa vogliono fare e ne hanno fatto un elenco – sia pure sommario – ma che sembra già significativo: depuratore della piana, analisi dei bisogni reali della gente per acqua, gas e fogne; viabilità, facilitazioni alle imprese per favorire la ripresa economica. Pratesi ha addirittura detto che Quarrata dovrà riconvertire la sua vocazione mobiliera in altro: o morirà del tutto.

Una proposta sull’utilizzo della Villa La Magia, anche: uffici comunali? Alienazione di ciò che avanza e/o ‘messa in produttività’ della struttura finora lasciata a gioiellino di famiglia per le foto-ricordo da matrimoni? Vedremo.

Sarà tutto da decidere, perché Cialdi ha chiaramente sottolineato che la decisione dovrà prenderla la popolazione, chiamata a dire cosa pensa dei possibili progetti della coalizione.

Una cosa è certa, che con questi due candidati e con gli accordi delle tre liste Udc-Fli-CittàPerTe, la via è sufficientemente segnata rispetto alla melassa del prima, il Pd verace (Mazzanti) o quello bastardo (Catto-Pd di Sergio Gori-Dalì): lo scarto ci sarà per forza, con questo fronte; e sarà uno scarto forte rispetto al prima, una vera e propria inversione di marcia.

E allora forza alla coalizione del progetto per Quarrata che vede fortemente motivati e uniti Udc-Fli-CittàPerTe.

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domenica 15 gennaio 2012

POVERA EX-CAPITALE DEL MOBILE!


Sì, è proprio il caso di dirlo, almeno dopo l’indecente partenza di questa campagna elettorale a sinistra, che vede contrapposti due scudieri della peggio Sindaca di Quarrata.
Vi ricordate che la avevamo definita il disastro di questa città?
Ebbene, per impadronirsi di quest’ultima frontiera del degrado di 10 anni di amministrazione Sergio Gori, come tutti sapete, ècco due verginissimi e nuovi che si fanno avanti e che – ma guarda! – fanno anche la mossa di crederci.
La mettiamo sotto metafora? Benissimo: abbiamo a portata di mano

Due bei lucidi e ruspanti
galli della Checca:
Dalì e Mazzanti.

Il primo è da 10 anni netti assessore della peggio Sindaca di Quarrata, ma è come se non fosse mai esistito: ha fatto solo da alzamano. Il più delle volte, anche se era presente, era come se fosse in coma: non si è mai mosso o fatto sentire. E se Dalì dovesse passare – cosa improbabile fino al punto, quasi, da scommetterci i gemellini… – sarà l’orecchio e la longa manus della Sabrina, la sua emanazione diretta, il suo ectoplasma: il che vorrebbe dire doverla sopportare, sotto mentite spoglie, per altri 5 o 10 anni, magari a suon di digestivi per non morire di nausea.
Il secondo, più baldanzoso e che si fa fotografare sorridente sotto la grande fontana di piazza Albania a Quarrata, è stato per 5 anni capogruppo Pd e per altri 5 vicesindaco (quindi vicedisastro del disastro principale peggio Sindaco di Quarrata) e ha saputo solo dire due cose: un c’è soldi e un c’è soldi. Per forza: perché li hanno buttati via in cazzate.
Prospettive meravigliose dunque. Ma la sinistra è pericolosa perché, come tutti sappiamo, va a votare tutta insieme come uno yogurt compatto Danone e, alla fine, batte la nausea della gente normale.
Loro, le sinistre, mangiano anche la cacca, pur di tenersi stretta la seggiola per fare il bene del popolo con le idee di Piuss da 20 milioni di euro da realizzare in balene e piste ciclabili da 8 miliardi delle vecchie lire buttati nella Fermulla e nella Stella per i ranocchi che ci gracidano d’estate.
E poi loro hanno anche tutti i transfughi laterali (vedi cartello) che fanno quadrato al momento opportuno, intorno a mamma-PD. Ricordatevelo bene tutti: non appena ce n’è bisogno, anche se i dissidenti hanno fatto il diavolo a quattro, pur di avere una seggiolina Idv, Sel, altri corrono come fido Bau alla mensa Comune a raccattare un osso.
Oltre questo scenario, date un’occhiata al Pdl che candida Flavio Berini a sindaco.
E chi l’ha mai visto? Un illustre sconosciuto in città, noto unicamente per essere il principe consorte della signora Dea Mantellassi. Un po’ poco, no?

E poi non si dovrebbe dire povera ex-capitale del mobile?

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venerdì 13 gennaio 2012

IL PATTO SCELLERATO



L’ATTO DI ACCUSA DI ROBERTO SAVIANO A NICOLA COSENTINO



Non tiri un sospiro di sollievo, Onorevole Cosentino, trattenga ancora il fiato.Non creda che questa congiura dell’omertà che si è frapposta tra lei e le richieste della magistratura, possa sottrarla dal dovere di rispondere di anni di potere politico esercitato in uno dei territori più corrotti del mondo occidentale.Non tiri un sospiro di sollievo, Onorevole Cosentino, perché quel fiato non dovrà usarlo solo per rispondere ai giudici.Il fiato che risparmierà lo deve usare per rispondere a chi ha visto come lei ha amministrato - e lo ha fatto nel peggiore dei modi possibile - la provincia di Caserta, plasmando una forma di contiguità, i tribunali diranno se giudiziaria ma sicuramente culturale, con la camorra.Onorevole Cosentino, per quanto ancora con sicumera risponderà che le accuse contro di lei sono vacue accuse di collaboratori di giustizia tossicodipendenti.I pentiti non accusano nessuno, dovrebbe saperlo. I pentiti fanno dichiarazioni e confessioni; i pm ne riscontrano l’attendibilità ed è l’Antimafia a formulare l’accusa, non certo criminali o assassini.Lei, ribadisco, non è accusato da pentiti, lei è accusato dall’Antimafia di Napoli.Ma anche qualora i tribunali dovessero assolverla, lei per me non sarebbe innocente.E la sua colpevolezza ha poco a che fare con la fedina penale. La sua colpa è quella di avere, per anni, partecipato alla costruzione di un potere che si è alimentato di voti di scambio, della selezione dei politici e degli imprenditori peggiori, il cui unico talento era l’attitudine al servilismo, all’obbedienza, alla fame di ricchezza facile.Alla distruzione del territorio. La ritengo personalmente responsabile di aver preso decisioni che hanno devastato risorse pubbliche, impedito che nelle nostre terre la questione rifiuti fosse gestita in maniera adeguata.Io so chi è lei: ho visto il sistema che lei ha contribuito a produrre e a consolidare che consente lavoro solo agli amici e alle sue condizioni.Ho visto come pretendevate voti da chi non aveva altro da barattare che una “x” sulla scheda elettorale.Sono nato e cresciuto nelle sue terre, Onorevole Cosentino, e so come si vincono le elezioni.So dei suoi interessi e con questo termine non intendo direttamente interessi economici, ma anche politici, quegli interessi che sono più remunerativi del danaro perché portano consenso e obbedienza.Interessi nella centrale di Sparanise, interessi nei centri commerciali, nell’edilizia, nei trasporti di carburante, so dei suoi interessi nel centro commerciale che si doveva edificare nell’Agro aversano e per cui lei, da quanto emerge dalle indagini, ha fatto da garante presso Unicredit per un imprenditore legato ad ambienti criminali.Onorevole Cosentino, per anni ha taciuto sul clan dei casalesi e qualche comparsata ai convegni anticamorra o qualche fondo stanziato per impegni antimafia non possono giustificare le sue dichiarazioni su un presunto impegno antimafia nato quando le luci nazionali e internazionali erano accese sul suo territorio.Racconta che don Peppe Diana sia suo parente e continua a dire essere stato suo sostenitore politico.La prego di fermarsi e di non pronunciare più quel nome con tanta disinvoltura.È un uomo già infangato per anni, i cui assassini sono stati difesi dal suo collega di partito Gaetano Pecorella, peraltro presidente della commissione bicamerale sulle ecomafie e membro della Commissione Giustizia.Perché non è intervenuto a difendere la sua memoria quando l’Onorevole Pecorella dichiarava che il movente dell’omicidio di Don Diana “non era chiaro” gettando, a distanza di anni, ancora ombre su quella terribile morte?Come mai questo suo lungo silenzio, Onorevole Cosentino?Sono persuaso che lei sappia benissimo quanto conti questo silenzio.È il valore che ha trattato in queste ultime ore con i suoi alleati politici.È questo suo talento per il silenzio a proteggerla ora. E’ scandaloso che in Parlamento si sia riformata una maggioranza che l’ha sottratta ai pubblici ministeri. Ma in questo caso nessuno, nemmeno Bossi - anche al prezzo di spaccare la Lega- poteva disubbidire agli ordini di un affannato Berlusconi.Perché lei, Onorevole Cosentino, rappresenta la storia di Forza Italia in Campania e la storia del Pdl.E lei può raccontare, qualora si sentisse tradito dai suoi sodali, molto sulla gestione dei rifiuti, e sulle assegnazioni degli appalti in Campania.Può raccontare di come il centro sinistra con Bassolino, abbia vinto le elezioni con i voti di Caserta e come magicamente proprio a Caserta il governo di centro sinistra sia caduto due anni dopo.Lei sa tutto, Onorevole Cosentino, e proprio ciò che lei sa ha fatto tremare colleghi parlamentari non solo della sua parte politica.Sì perché lei in Campania è stato un uomo di “dialogo”.Col centro sinistra ha spartito cariche e voti. Onorevole Cosentino, so che il fiato che la invito a risparmiare in questo momento lo vorrebbe usare come fece con Stefano Caldoro, suo rivale interno alla presidenza della Regione.Ha cercato di far pubblicare dati sulla sua vita privata.Ha cercato di trovare vecchi pentiti che potessero accusarlo di avere rapporti con le organizzazioni criminali.Pubblicamente lo abbracciava, e poi lanciava batterie di cronisti nel tentativo di produrre fango.Onorevole Cosentino, so che in queste ore sta pensando a quanti affari potrebbe perdere, all’affare che più degli altri in questo momento le sta a cuore. Più del centro commerciale mai costruito, più dei rifiuti, più del potere che ha avuto sul governo Berlusconi.Mi riferisco alla riconversione dell’ex aeroporto militare di Grazzanise in aeroporto civile. Si ricorda la morte tragica di Michele Orsi, ammazzato in pieno centro a Casal di Principe? Si ricorda la moglie di Orsi cosa disse?Disse che lei e Nicola Ferraro eravate interessati alla morte di suo marito. Anche in quel caso ci fu silenzio. Michele Orsi aveva deciso di collaborare con i magistrati e stava raccontando di come i rifiuti diventano soldi e poi voti e poi aziende e poi finanziamenti e poi potere.Lei si è fatto forte per anni di un potere basato sull’intimidazione politica e mi riferisco al sistema delle discariche del Casertano che a un solo suo cenno avrebbero potuto essere chiuse perché la maggior parte dei sindaci di quel territorio erano stati eletti grazie al suo potere: il destino della monnezza a Napoli - cui tanto si era legato Berlusconi - era nelle sue mani.Onorevole Cosentino, non tiri un sospiro di sollievo, conservi il fiato perché le assicuro che c’è un’Italia che non dimenticherà ciò che ha fatto e che potrebbe fare.Non si senta privilegiato, non la sto accusando di essere il male assoluto, è solo uno dei tanti, ahimè l’ennesimo.Lei per me non è innocente e non lo sarà mai perché la camorra che domina con potere monopolistico ha trovato in lei un interlocutore.Non aver mai portato avanti vere politiche di contrasto, vero sviluppo economico in condizioni di leale concorrenza e aver difeso la peggiore imprenditoria locale, è questo a non renderle l’innocenza che la Camera dei Deputati oggi le ha tributato con voto non palese.Onorevole Cosentino prenderà questo atto d’accusa come lo sfogo di una persona che la disprezza, può darsi sia così, ma veniamo dalla stessa terra, siamo cresciuti nello stesso territorio, abbiamo visto lo stesso sangue e abbiamo visto comandare le stesse persone, ma mai, come dice lei, siamo stati dalla stessa parte.
Roberto Saviano(da “La Repubblica”)

Una giornata di merda. Per la giustizia e per la politica





di Filippo Rossi
È una giornata di merda, una di quelle che ti danno una botta in testa e non ti rialzi più, stordito di fronte a una realtà bruttissima che prende inesorabilmente il sopravvento. Forse c'eravamo troppo bene abituati in queste settimane: un governo degno di un paese normale, serio, affidabile, professionale. E sì, ci siamo abituati bene anche quando il sottosegretario “a sua insaputa” Malinconico si è dovuto dimettere in un batter di ciglia, senza che qualcuno urlasse alla “stampa comunista” o alla magistratura assassina.
E invece eccoci qua a commentare una giornata di merda. Non stiamo qui a entrare nel merito delle disquisizioni giuridiche: pochissimo conta. Quel che conta e importa è l'effetto che fa capire che troppo ancora è e sarà come prima, capire che per il combinato composto della decisione della Consulta sul referendum e la decisione della Camera su Cosentino ci restituisce l'immagine di un paese che non vuole cambiare, che non sa cambiare. La decisione della Consulta – anche se prevedibile – ci “regala” la (quasi) certezza che dovremo ancora votare i nostri rappresentanti con liste bloccate, che dovremo ancora votare senza scegliere, senza libertà. Tecnicamente, la Consulta avrà preso anche la decisione giusta ma a noi rimane la tristissima sensazione di un funerale della democrazia.
La decisione della Camera ci restituisce l'idea di una casta che non sa far altro che difendere i propri privilegi, che se ne frega di quel che succede fuori dal Palazzo, che preferisce difendere fino alla morte un (presunto) camorrista piuttosto di fare pulizia al proprio interno. Come ha scritto su Twitter Ferruccio de Bortoli, «poi non si lamentino se l’immagine della politica è scesa così in basso».
Perché mai uno come Cosentino non deve poter andare in carcere come qualsiasi altro cittadino accusato di quei reati? Perché? Non c'è una vera risposta. E nessuna risposta può essere cercata in una Costituzione che certo non è stata scritta per difendere gente che va a braccetto con i camorristi.
A sentirli parlare tutti potevano avere “tecnicamente” ragione o torto. Quel che rimane, però, è l'atroce sensazione di aver partecipato al funerale della giustizia. Sì, proprio una giornata di merda.



mercoledì 11 gennaio 2012

Caro Pier, ma noi non ci saremo... .



Per gli appassionati di retroscenismo è ormai un “must” e da diversi mesi (soprattutto dopo le vicende siciliane) la voce gira insistente, speranzosa o incredula a seconda delle geografie politiche. È il ritorno di Pierferdinando Casini nell’orbita del centrodestra berlusconiano, per riforndare - senza la scomoda presenza della Lega - un “partito popolare italiano” che si ponga come alternativa al centrosinistra e permetta all’apparato di Forza Italia e del Pdl di sopravvivere al crollo della leadership del Cavaliere.
E ora, per quanto remoto possa apparire lo scenario, c’è chi ne parla come se fosse un esito più che probabile. Anzi, è spuntato anche - sul sito di Affari Italiani - il possibile nome della nuova creatura democristian-pidiellina: Democrazia e libertà. Sarebbe questa la sigla che l’ex premier avrebbe scelto, assieme al fidato Angelino Alfano e ad altri “esperti” di dialogo con i centristi come Frattini, Lupi e Galan. L’unico modo per ripresentarsi agli italiani dopo il fallimento clamoroso del Popolo della libertà sarebbe - secondo i “moderati” berlusconiani - l’alleanza con lo scudocrociato di Casini.

Certo è che non si tratterebbe di un’alleanza “con il Terzo polo”, come auspicano alcuni. Perché un ritorno all’ovile arcoriano, sia pure con un’etichetta diversa e con un nuovo leader come Angelino Alfano (il cui grado di indipendenza dai voleri di Berlusconi è più o meno pari allo zero, almeno per quel che si è visto finora) significherebbe la fine del Terzo polo. E anche la fine della scommessa futurista, che ha provato a delineare scenari diversi, fuori dagli schieramenti passati, e soprattutto fuori dal modello berlusconiano di intendere la politica.

Per questo qualora scattasse il “ritorno a casa”, noi non ci saremo. E non saremo nemmeno con chi - è accaduto anche questo - dall’interno di Futuro e libertà chiede la ricostituzione di Alleanza nazionale “da Fini a La Russa”. La scommessa era un’altra. Gettare un seme e non un’àncora in attesa di rientrare nel porto.



sabato 24 dicembre 2011

AUGURI AI NOSTRI LETTORI


Non sarà facile, non sarà del tutto lieto,
ma dovremo comunque farcela!

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venerdì 16 dicembre 2011

CANDIDATI SINDACI PER QUARRATA? PESCI NON FRESCHI


Scende in pista anche Dalì, per succedere alla peggio Sindaca di Quarrata – di cui peraltro il cadavere sta ormai per passare sul fiume, portato finalmente via dalla corrente: tanto che tutti, Sel compreso, ne prendono le distanze anche se in 10 anni di malgoverno, spreco e disprezzo della popolazione, hanno fatto una muraglia cinese a difesa di questa esperienza politica insulsa e offensiva per i cittadini.

Scende in campo anche Dalì, ma si affretta a dire che lui non è il delfino di Lei.

E ha ragione. Gli dobbiamo trovare solo un pesce adatto: trota non è possibile, perché c’è già Bossi junior; storione neppure, perché Dalì non viene da una vera esperienza sovietica, ma da ex-democristiani margheritini (anche questo sarebbe un legame con la peggio Sindaca); luccio nemmeno, perché sarebbe troppo vorace, ma lui non si è quasi visto in questi 10 anni di nulla.

E allora, come chiamarlo? Tinca? Forse sì, dato che abita in una cassa di espansione dell’Ombrone e di pantano ne ha respirato abbastanza con lo stare vicino alla sua padrona dalla quale non ha mai – ridiciamolo a chiare lettere – preso le distanze, come del resto anche quel bravo ragazzo del Mazzanti, che ora apre la polemica sull’acqua, ma esumandola solo per fini e scopi elettoralistici. Del resto lo sappiamo tutti che Mazzanti a Publiacqua c’è andato (e un tempo lo scrivemmo anche) solo una volta su dieci.

Ma per tornare alla metafora ittica – cioè dei pesci – Dalì potrebbe essere definito, visto che non ha mai detto di no alla sua padrona, se non il suo delfino almeno il suo baccalà: sempre pronto e rigido sugli attenti a seguirne le assurde decisioni. Una variante, per senso, potrebbe essere anche stoccafisso

Oggi, si ripete, tutti fanno finta di prenderne le distanze: ma puzzano tutti della stessa cucina sabriniana. Pd compreso che ha protetto, benda sugli occhi, questo Sindaco del nulla, senza battere ciglio.

Tutti tranne Burchietti.

Ecco. Per dare un segno di vera discontinuità bisognerebbe che il Pd avesse lanciato lui come candidato Sindaco; lui che, per non acconsentire agli scempi della peggio Sindaca, si è perfino dimesso con onestà e coraggio.

Dalì e Mazzanti, i due pesci candidati di ora, signori elettori di Quarrata, non sono freschi.

Hanno l’occhio spento da dieci anni di signorsì e insomma… puzzano già ora che sono in cassetta: figuriamoci se saranno messi sul banco!

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mercoledì 14 dicembre 2011

DOPO LA STRAGE DI FIRENZE, SUL WEB SPAZIO A FRASI RAZZISTE: “E’ ORA CHE QUALCUNO FACCIA PIAZZA PULITA”

CHI SEMINA VENTO RACCOGLIE TEMPESTA: DOPO ANNI DI APOLOGIA DELLA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE, CON UNA FORZA XENOFOBA AL GOVERNO DEL PAESE, QUESTI SONO I FRUTTI… CASA POUND NON C’ENTRA NULLA, IL PROBLEMA E’ AVER SDOGANATO IL RAZZISMO E AVERGLI DATO DIGNITA’ CULTURALE

Mentre Casa Pound prende le distanze da Gianluca Casseri («lo conoscevamo appena», “era considerato lo scemo del villaggio”), definendo l’assassinio dei due senegalesi «un gesto ripugnante», «un gesto vile e miope messo in atto da chi non ha a cuore il vero interesse della Nazione e finisce a fare il gioco del potere che a parole sostiene di voler combattere», ci sono forum di sedicente estrema destra in cui gli iscritti celebrano la memoria del loro «camerata».
Su stormfront.org, forum italiano di «White Pride, World White», si leggono commenti che inneggiano a Casseri quale «eroe bianco», che merita «rispetto e onore» perché ha avuto il coraggio di «fare pulizia di questa immondizia negra».
«E’ uno dei nostri» scrive un utente; «Rispetto e onore» gli fa eco Biomirko.
Chissà in quale mondo vivono questi due soggetti e a quali riferimenti valoriali facciano capo, ammesso che sappiano leggere.
C’è anche chi azzarda concetti più articolati, come NonConforme, «E’ il prezzo che ha pagato un eroe – dice – una situazione ormai figlia dell’esasperazione di chi ha creato questa società multietnica che è una bomba a orologeria pronta a esplodere, perché la storia insegna che tante etnie non possono coesistere insieme».
Ancora più deliranti le affermazioni di un certo Costantino che scrive: «Gli sbirri di m… che non ci sono mai quando un allogeno [uno straniero, ndr] delinque oggi sono stati efficientissimi. E’ terribile, Casseri è morto».
E siccome non c’è limite al delirio, Longobard, un nickname che è tutto un programma, prova a dire la sua: «Firenze è ormai contesa tra bande di sporchi negri criminali. E’ ora che qualcuno faccia pulizia di questa immondizia negra! Via negri e stranieri dall’Italia. Abbattere chi devasta le proprietà degli italiani».
Intanto su Facebook è subito nata l’immancabile pagina celebrativa dell’omicida, «Onore al Camerata Gianluca Casseri, Italiano Vero».
Pochi gli utenti che inneggiano alla sua terribile azione, una quindicina, ma molto significativi i post: immagini di manifestazioni con tanto di saluto romano, slogan pesantemente razzisti come «Morte ai negri» e frasi antisemite talmente sgrammaticate da risultare quasi incomprensibili («Havete le ore contate bancari giudii»); tanto che Sergio ribatte: «Io che sono albanese scrivo meglio».
A ruota, è nata una seconda pagina fan, sempre su Facebook («Gianluca Casseri e il conte Dracula Vlad Tepes eroi!!!») in cui Costel affianca la figura di Casseri a quella dello storico impalatore (di cui l’omicida era un appassionato), esaltando entrambi come eroi «anti islamici».
Il basso livello degli interventi dimostra che portare studi sulla struttura delle società aristocratiche (intesa come espressione della mente e non del censo), sulla fenomenologia dei flussi migratori, sulle diseguaglianze dei processi storici e sull’analisi geopolitica può provocare problemi psichici a persone già scosse mentalmente.
Persino nelle tradizioni di riferimento di costoro, gli eroi sono ben altri, non certo chi uccide a sangue freddo per odio razziale. Per questo suggeriremmo a certi sfigati una lettura alla presenza di un traduttore che sappia far comprendere i testi a fronte.
Forse costoro dimenticano i milioni di emigranti italiani a cavallo del secolo scorso che, spinti dalla necessità, approdarono nelle Americhe e nei paesi del nord Europa. Salvo che anche costoro, seguendo i loro criteri razziali, non avrebbero dovuto essere abbattuti dai locali a colpi di pistola.
In fondo è un peccato che non esistano più i campi di rieducazione dove, rompendosi la schiena a spaccare pietre per 10 ore al giorno, certi soggetti comprenderebbero i reali problemi della società in cui vivono.
E che il posto di lavoro non glielo ruba nessuno, se avessero voglia di lavorare.
Anche se in fondo essi sono solo il prodotto dello sdoganamento di una cultura razzista, fatta di egoismi e meschinità, che ha trovato persino rappresentanza al governo del nosstro Paese e dignità istituzionale (si fa per dire).
Ai figli di Borghezio e Calderoli, acculturati su malfatti Bignami senza libri di testo a fronte, non resta che la trincea razzista per giustificare il proprio fallimento. perchè la sfida del futuro è sulle intelligenze, non sul colore dela pelle.
Ieri non sono morti assassinati “due senegalesi”, ma due esseri umani di nome Mor Diop e Modou Samb che si guadagnavano onestamente da vivere in Italia.
Come un secolo fa nelle baracche svizzere vivevano ai margini della società tanti Salvatore e Carmela.
E per la povertà si deve avere rispetto, non odio.

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giovedì 8 dicembre 2011

LA VERITA’ DI MARIO NEL TEATRINO DI “PORTA A PORTA”

COSI’ VIENE ARCHIVIATA LA FAVOLA BERLUSCONIANA: DAL SALOTTO DI VESPA PER ANNI MESSAGGI RASSICURANTI…IERI SERA MONTI HA ROTTO L’INCANTESIMO

Erano irritanti le prime domande di Bruno Vespa, al solito le più gradite all’ospite di turno: «Eravamo ormai vicini alla Grecia? A un passo da non poter pagare gli stipendi agli statali? ».
Già, perché non se n’era accorto nessuno.
Ma soprattutto non se n’erano accorti gli spettatori di Porta a Porta, dove per tre anni si è raccontata un’altra favola.
La favola che la crisi non c’era. Se c’era, riguardava altri.
La Grecia, l’Irlanda, la Spagna, ma anche Germania e la Francia stavano «molto peggio di noi».
In Italia c’era Tremonti che teneva «i conti in ordine» e Berlusconi sempre in procinto di varare una grande riforma fiscale, con ricchi doni per i contribuenti.
Il rischio di default poi era impensabile, «un’ipotesi che non sta né in cielo né in terra».
Ed ecco, in dieci secondi, la nuova Italia di Porta a Porta, tagliata su misura per il nuovo premier: un paese sull’orlo della catastrofe, anzi «un treno già avviato a deragliare ».
Ma una volta superato il fastidio, bisogna ammettere che la lezione del professor Monti è stata piuttosto chiara.
Senza fronzoli, belletti e vespismo, campanelli e «via col vento», compagnia di giro e plastici o scrivanie intorno, il presidente del consiglio ha spiegato le ragioni della stangata.
Il compito non era facile perché la manovra del nuovo governo è in grado di far piangere molti e non solo i ministri più sensibili.
Per dirla tutta, ha l’aria della solita strage degli innocenti, sulle spalle del pezzo d’Italia che ha sempre lavorato e pagato le tasse.
Lo stesso premier Mario Monti avrebbe avuto difficoltà a difenderla dalle critiche del Monti Mario opinionista del Corriere della Sera, che negli ultimi anni aveva così ben spiegato ai governi come i tagli alla spesa fossero da privilegiare rispetto a nuove imposte.
Qui le tasse sono l’80 per cento e i tagli alla spesa il 20. Per fortuna o sfortuna l’intervistatore non lo sa, o forse non vuole disturbare, e cita cifre a casaccio («17 miliardi di tasse e 12- 13 di tagli») .
Ma pazienza, Monti si fa le domande e si dà le risposte.
Il merito maggiore di Mario Monti è la sincerità. Questo lo rendeva un marziano ieri sera sulle poltrone da talk show frequentate dal peggior trasformismo italiota.
Ma forse la scelta di rivolgersi agli italiani dal più compromesso dei luoghi televisivi non era del tutto sbagliata.
L’irrompere della dura verità sullo stato della nazione proprio in quello che è stato per diciassette anni il teatrino di cartapesta del berlusconismo trionfante, alla fine ha reso il messaggio di Monti più drammatico.
Questa è l’Italia di oggi, ha voluto dire il presidente del consiglio ai cittadini.
Un paese sull’orlo della bancarotta di Stato, a tre mesi di distanza dalla soluzione greca, anello debole di un’Europa già fragile e ora da rifondare.
Una nazione finita in un tunnel dal quale sarà lungo e difficile uscire. Ed era impossibile, guardando Monti in quello studio, non pensare ai bagordi del passato, agli altri tunnel e ponti e trafori disegnati sulla lavagna dal predecessore, fra gli applausi dei figuranti in studio, ai contratti che promettevano fantastilioni di posti di lavoro, agli anni persi in uno show demenziale, mentre il declino avanzava inesorabile.
Al conto tragico da pagare tutto di colpo per una buffonata durata troppo a lungo.

Curzio Maltese
(da “La Repubblica”)

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martedì 6 dicembre 2011

NUOVA RICHIESTA DI ARRESTO PER COSENTINO: “E’ REFERENTE DEI CASALESI”

INDAGATO ANCHE CESARO: 50 ARRESTI IN TUTTA ITALIA, COMPRESI POLITICI E BANCHIERI… IL PRIMO MANDATO DI CATTURA PER COSENTINO VENNE RIGETTATO DALLA CAMERA
Antimafia e carabinieri in azione all’alba con un blitz in tutta Italia finalizzati all’arresto di boss, banchieri e politici ritenuti vicini al clan dei Casalesi: tra loro anche l’ex sottosegretario all’Economia e attuale coordinatore del Pdl campano Nicola Cosentino.
La magistratura di Napoli ha chiesto a Montecitorio di autorizzare l’arresto del deputato, indagato per corruzione ed altri reati.
La richiesta d’arresto è arrivata stamattina, martedì 6, in giunta per le autorizzazioni della Camera.
Fa il paio con la prima che, rigettata nel novembre 2009 dalla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, provocò le dimissioni dell’allora sottosegretario.
Il coordinatore del Pdl della Campania è definito nei capi di imputazione formulati dai pm «referente politico nazionale del clan dei Casalesi».
I provvedimenti restrittivi colpiscono in particolare elementi riconducibili alle fazioni Schiavone e Bidognetti del clan dei Casalesi.
Fra i destinatari anche esponenti politici di rilievo nazionale e locale, personaggi del mondo bancario ed imprenditoriale operanti oltre che in Campania, nel Lazio, in Toscana, nell’Emilia Romagna, in Lombardia ed in Veneto.
Tra gli indagati (ma non per camorra) c’è anche il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro che, secondo l’accusa, accompagnò Cosentino a Roma per sollecitare i vertici di Unicredit a concedere un credito a favore del clan, peraltro garantito da una falsa fidejussione.
«Pochi giorni dopo tale intervento - è scritto in un comunicato della Procura - il finanziamento, che fino a quel momento aveva incontrato ostacoli e rallentamenti, veniva sbloccato».
Il finanziamento ammontava a 5 milioni e mezzo di euro. All’epoca Cosentino era sottosegretario all’Economia.
L’ordinanza riguarda anche un’altra cinquantina di persone,arrestati dai carabinieri con la Dia di Napoli.
I reati contestati, a vario titolo, sono associazione camorristica, riciclaggio, corruzione e falso.
Secondo quanto si apprende l’inchiesta riguarda vicende di infiltrazioni del clan dei Casalesi nella pubblica amministrazione ed in particolare tra ex amministratori di Casal di Principe, roccaforte del clan dove il Comune viene sciolto in media ogni due anni. Gli indagati sono oltre settanta.
Il gip scrive: quella tra politica e economia rappresenta «un’osmosi che genera effetti patologici nei settori più rilevanti della vita sociale e politica della provincia casertana: quello elettorale, quello economico e quello istituzionale».
Intorno a questo intreccio - prosegue il gip - si muovono enormi interessi economici del clan dei Casalesi e i politici coinvolti sono «asserviti al sodalizio camorristico.
E ciò che avviene in snodi fondamentali e sensibili dell’attività economica: nell’apertura di centri commerciali, nelle attività edilizie e nella fornitura del calcestruzzo.
Ed i poteri della politica e dell’ente mafioso si saldano nel momento più solenne ed importante della vita democratica: il momento elettorale».
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sabato 3 dicembre 2011

Formigoni, che disse sì alla bambola in lista


In una preziosa intervista a Repubblica, Roberto Formigoni, presidente di quel che è ancora rimasto a piede libero della Regione Lombardia, rivela di avere chiesto informazioni su Nicole Minetti a don Verzé, il presidente aviatore del San Raffaele. Deve essere stata una scena di prim’ordine. Roba buona per Monicelli.

Proviamo a immaginarci i due don spaparanzati al trentacinquesimo piano del Pirellone. Si stanno rigirando tra le mani le foto a colori di quella povera ragazza gonfiata dagli ingegneri del botulino, armata di tacco, spacco, cerniera, rossetto e wonderbra gotico che il vecchio Buscaglione avrebbe chiamato “mammifero modello centotre”. La bambola va nella lista bloccata, lo ha ordinato il Cavaliere. Le liste sono piene di firme false. I bilanci del San Raffaele pure. Nessun problema: si obbedisce. Per don Formigoni il mezzo giustifica sempre il fine. Per don Verzé il fine giustifica qualunque mezzo e “Berlusconi è un dono di Dio”. Quali saranno le qualità di questa tizia, la dialettica, l’etica, l’impepata? Tu la conosci? Come no. Racconta l’illibato: “Quando domandai mi fu risposto che era una ragazza laureata”. Risate, pacche sulle spalle, un rutto. Scusami. Ma ti pare.

Il Fatto Quotidiano, 3 dicembre 2011

Caro padre


di SIMONA BONFANTE – Caro padre se il mio presente è ansiogeno ed il mio futuro oscuro è perché il tuo passato ha del socialmente criminogeno. Caro padre il debito pubblico, insieme ad una pluralità di cose non tutte buone, me lo hai lasciato tu in eredità. E dunque mi appartiene, come mi apparterrà, un giorno, il patrimonio che ti sei costruito con parsimonia e sacrifici. Come faccio ora che quel debito ci ha portato praticamente al default, a dire ‘no, io il (tuo) debito non lo pago‘?

Caro padre, in tempi ancora finanziariamente non sospetti ti invitavo a riflettere sul fatto che i tuoi ‘diritti acquisiti’ assomigliavano piuttosto a ‘privilegi estorti’. Tu non mi hai ascoltato. Mi dicevi che se non avevo protezioni la colpa era mia, ché invece di trovarmi un impiego fisso e sindacalizzato, lavoravo a progetto – un po’ qua e un po’ là. Ora però che hai visto anche tu quanti di quelli con l’impiego fisso e sindacalizzato il lavoro non ce l’hanno più, cominci a capire che la colpa non era mia allora e non è mia manco adesso, e che sostanzialmente invece la colpa è della tua bulimia laburistica alla quale tu – e i tuoi coetanei – avete bellamente ceduto. Lo capisci, ora, che quel ricco ‘menu di diritti’ al quale ti eri accostumato non era per lo più che un metabolicamente insostenibile insieme di pretese à la carte?

Caro padre, forse oggi non staremmo qui – io e te – a fantasticare di un modo per garantire questa tua sfortunata figliuola di non restare in braghe di tela quando arriverà al suo limite anagrafico-contributivo. Quel modo, caro padre, per quelli come me che hanno cominciato a lavorare nell’era dell’ubiquità ed atemporalità professionale, alle condizioni attuali non c’è. E non c’è a dispetto del fatto che per molti di quelli come me i festivi siano da sempre solo giornate diversamente lavorative, che non si abbia mai beneficiato di congedi malattia né di vacanze stipendiate e che dunque dal concetto di produttività si sia imparato a far dipendere sostanzialmente tutto quel (poco) cui siamo in grado di provvedere.

Caro padre la tensione affettuosa e partecipe che ti procura questa mia condizione così ineluttabilmente precaria – a dispetto delle incommensurabilmente maggiori opportunità che mi ha concesso il benessere che tu mi hai dato (e che tu non hai avuto) – non potrà mai essere alleviata dalla generosità con cui proponi l’aiutino periodico, il supporto semi-ordinario alle spese impreviste. Non è quello il modo di fare il mio bene, caro padre. Il modo migliore per fare il mio bene, la cosa per la quale ti sarò grata in aeternum, è che tu stia con me adesso per impedire a quelli che minacciano guerra al governo Monti di sabotare la riforma del welfare che mi darebbe per la prima volta la possibilità di essere cittadina adulta anch’io.

Caro padre, se vuoi il mio bene, restituisci la tessera di quel sindacato (e quel partito) che ti si dice amico e che invece non ha sino ad ora fatto altro che lucrare sul mio futuro.

About Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying

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mercoledì 30 novembre 2011

Addio compagni! Lucio Magri sceglie la dolce morte .


Una fine silenziosa, quasi delicata, amorevole. È così che se ne va Lucio Magri, fondatore del Manifesto, a 79 anni, quando la vita, per lui, innamorato della sua Mara, era diventata insostenibile. Per questo ha scelto di seguirla e di essere sepolto con lei, a Recanati. Non ha voluto fare troppo rumore, e, per non morire solo, l'ha fatto in Svizzera, da un amico medico. Là, dove il suicidio assistito è una pratica legale, basta decidere. E non è facile.

Eppure Magri l'ha fatto, circondato dalle foto della moglie, dai ricordi ormai troppo struggenti, dai familiari e dagli amici di una vita di passione politica. Protagonista della sinistra eretica se ne va allo stesso modo: compiendo un'eresia, agli occhi di chi è pronto a giudicare il dolore e la sofferenza altrui. E allora questa morte farà discutere quanto la sua vita, anche se ha cercato di consumarla in silenzio, nel rispetto degli affetti.

Quegli stessi affetti che oggi meritano delicatezza e non i toni accesi di una inutile polemica cui, purtroppo, il tono del dibattito ci ha nel tempo abituato. Una polemica temuta da chi ritiene che oggi non sia tempo di sguardi infuocati pronti a giudicare, né di dita puntate, di regole sulle vita e sulla morte e sull'amore. Perché regole non ce ne sono. Ogni storia, e ogni fine di una storia, è un mondo a sé, prezioso. Anche nell'ultimo, struggente, gesto.

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venerdì 25 novembre 2011

FABIO GRANATA: LA CITTADINANZA AI BAMBINI NATI IN ITALIA E`UNA QUESTIONE DI CIVILTA`

LA PROPOSTA DI LEGGE DI FUTURO E LIBERTA’ PREVEDE DI RICONOSCERE LA CITTADINANZA AI NATI IN ITALIA DA GENITORI STRANIERI STABILMENTE RESIDENTI DA ALMENO 5 ANNI O A COLORO CHE VI ABBIANO COMPIUTO UN INTERO CICLO SCOLASTICO… L’OBBLIGATORIETA’ DELLA DICHIARAZIONE PER I GENITORI ALL’ATTO DI NASCITA

La nostra proposta di legge mira a riconoscere il diritto di cittadinanza a quanti siano nati in Italia da genitori stranieri stabilmente residenti o a quanti, avendo raggiunto l’Italia da minori, vi abbiano compiuto un intero ciclo scolastico: una riforma epocale, sempre più improrogabile, che consentirebbe ad una fetta importante di giovani di essere parte della comunità nazionale.
Non amiamo definirli stranieri di seconda generazione, ma “italiani senza cittadinanza”.
Parlano italiano, spesso con inflessione dialettale, conoscono e vivono l’Italia come loro “casa”.
La scoperta di non godere appieno dei diritti e dei doveri dei loro amici o dei compagni di scuola – che solitamente avviene in età adolescenziale – provoca nella gran parte dei casi un senso profondo di esclusione e di discriminazione: si crea una sorta di «terra di mezzo», dove i bambini nati da genitori non italiani crescono con un senso di frustrazione, estraniazione dal loro contesto, pericoloso per il futuro processo di integrazione e di inserimento sociale del minore.
L’iter attuale di acquisizione della cittadinanza, lungo e incerto, rappresenta per molti di questi giovani italiani la prova concreta di una “diversità” inaccettabile.
E’ sempre più diffuso il convincimento che sia ormai antistorico negare ad un giovane nato in Italia o emigratovi da bambino il diritto di essere italiano (i dati stimano che i minori stranieri nati o comunque residenti in Italia abbiano ormai raggiunto il milione di unità), passando dai principi dello «jus sanguinis» e da un’ottica «concessoria e quantitativa» della cittadinanza, sui quali si basa la legislazione vigente, al principio dello “jus soli temperato”, condizionato dalla stabilità del nucleo familiare in Italia o dalla partecipazione del minore a un ciclo scolastico-formativo.
L’ispirazione della presente proposta di legge – oltre ad avere come riferimento storico-culturale la tradizione del modello italiano, fondato su una identità dinamica ed aperta – si rifà alla Convenzione europea sulla nazionalità, del 6 novembre 1997, che prevede che lo Stato faciliti nel suo diritto interno l’acquisto della cittadinanza per le «persone nate sul territorio e ivi domiciliate legalmente ed abitualmente» [(articolo 6, paragrafo 4, lettera e)
Prevediamo al comma 1 dell’unico articolo che il minore nato in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno legalmente soggiornante da almeno cinque anni e attualmente residente, possa diventare cittadino italiano, previa dichiarazione di un genitore da inserire «obbligatoriamente» nell’atto di nascita.
L’obbligatorietà della dichiarazione introduce, per così dire, un onere a carico dello Stato a fare sì che il diniego sia consapevole o, da un altro punto di vista, a evitare che l’omissione dell’assenso avvenga per ignoranza della norma.
È un meccanismo previsto per soddisfare l’interesse dello Stato a favorire e a garantire l’instaurarsi del processo di integrazione.
Se il genitore, poi, dovesse dissentire, al soggetto è comunque garantita, sulla base degli stessi presupposti, la possibilità di diventare cittadino italiano richiedendolo entro due anni dal compimento della maggiore età.
Al comma 2 si presta invece attenzione ai minori che, seppure non nati in Italia, vi risiedano legalmente e compiano in Italia il proprio percorso formativo.
È previsto che un minore diventi cittadino italiano, su istanza del genitore (o del soggetto stesso se compie la maggiore età durante gli studi), se ha completato un percorso d’istruzione scolastica o di formazione professionale nel nostro Paese.
I commi da 3 a 6 contengono la disciplina di attuazione e le misure transitorie.

( da blog Fabio Granata)

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RIVELAZIONI: “LA PADANIA ESISTE PERCHE’ ESISTE IL GRANA PADANO”


E’ LA TESI DEL LEGHISTA GIANLUCA BUONANNO ALLA “ZANZARA” SU RADIO 24… POI AGGIUNGE: “C’E’ PURE IL GAZZETTINO PADANO”… ESPLODE LA ILARITA’ SU INTERNET

Scorrendo la classifica dei trend sul Twitter italiano, sta imperando il Grana padano. Come mai tanto interesse per il gustoso cugino dell’eccellente Reggiano?
Nessuna riscoperta del formaggio, ma la riscoperta del grattuggiato si deve alla tesi «storico-antropologica» di Gianluca Buonanno, deputato leghista e sindaco di Varallo, Piemonte.
«La Padania? Certo che esiste, altrimenti non esisterebbe il Grana padano!».
Questa la scoperta del parlamentare, rivelata mercoledì sera alla Zanzara, su Radio 24. «Perché il Grana padano si chiama così e perchè esiste il Gazzettino padano? Se c’è questa terminologia significa che la Padania esiste».
I conduttori, Giuseppe Cruciani e David Parenzom, tra il divertito e lo stupefatto rirordano a Buonanno che «il Gazzettino è una trasmissione di Radio Rai».
Ma Buonanno è come un treno: «Ah, se anche la Rai, che è romanocentrica, qualcosa vorra dire».
Per poi ricordare «che senza la Padania, l’Italia sarebbe già in Africa e poi non c’è dubbio che la Padania ha un suo ceppo etnico che ha portato grande benessere a tutti». La filippica pro-padana continua e sono otto minuti di divertissement puro.
E il miglior commento è quello dell’utente “colamesta” su YouTube: «I tartari esistono perché esiste la salsa tartara».

(da “Il Corriere della Sera“)

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sabato 19 novembre 2011

La sinistra estrema ha il suo leader: Silvio .


Fervono i preparativi per la prossima campagna elettorale, in casa pidiellina. A lasciare il posto, il Cavaliere non ci pensa nemmeno (e non tragga in inganno la decisione di far parlare Angelino al posto suo, durante il voto di fiducia che ha visto la nascita ufficiale della grande coalizione all'italiana : a decidere è sempre lui). E già si sente rinvigorito all’idea di chiamare in piazza milioni di suoi sostenitori che - ne è convinto - dovrebbero sospingerlo assieme al suo partito ancora una volta verso Palazzo Chigi (confidando magari nella "poca memoria" degli italiani...). Il programma c’è già: nonostante le parole al miele dispensate in pubblico al nuovo premier, il leitmotiv portato già avanti da giornali e colonnelli sarà l'opposizione al governo liberal-democratico di Mario Monti.

Lo si capisce bene dalle parole sottilmente “ricattatorie” dei capigruppo Cicchitto e Gasparri, i quali hanno condito i loro discorsi con minacce nemmeno tanto velate riguardo la durata dell’esecutivo e con punture velenose che non sono certo passate inosservate, tanto da spingere il nuovo premier a rispondere in aula. E lo si capisce ancora meglio sfogliando il giornale di famiglia, "spia" della vera linea che il Cav intende seguire nei prossimi mesi.
La parabola del Cavaliere è così compiuta. Da Margaret Thatcher - agli albori della compianta rivoluzione liberale - e passando per Vladimir Putin - negli anni del “lettone” e delle dacie - ora Silvio ha forse trovato il suo nuovo modello: Hugo Chavez. L'italico nemico dei "poteri forti" avanza, e chissà che la sinistra estrema non si appresti ad abbracciare il suo nuovo leader carismatico (la destra estrema l’ha già fatto). Contro le banche, contro i potentati, contro i "grandi giornali", contro gli industriali e il Vaticano, gli Stati Uniti e Bruxelles, contro il gaullista Sarkozy e contro la democristiana Merkel: Silvio sarà in prima linea, pronto a difendere "el pueblo".
E per adeguarsi c’è anche chi, nel Pdl, si è schierato al fianco degli studenti indignati, che hanno marciato ieri in molte città italiane. La manifestazione del 15 ottobre e i toni da “anni di piombo” dell’allora maggioranza sono un lontano ricordo. In fondo, come ha scritto Annalisa Terranova, «se è contro Monti, va bene pure Er Pelliccia»...
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mercoledì 16 novembre 2011

Governo Monti, finalmente la vera politica


Un governo di soli tecnici (svanito il ticket Letta-Amato), eppure un governo assolutamente “politico”. Ecco l’identikit dell’esecutivo che sarà guidato da Mario Monti. Competenza, serietà, spirito bipartisan. C’è tutto questo, nella compagine che guiderà l’Italia - si spera - fino al 2013. Ma c’è anche l’avvio di una stagione politica dopo l’antipolitica della lunga avventura berlusconian-leghista. Cambia lo stile, cambia il linguaggio, cambia l’approccio ai problemi del paese, cambia il modo di affrontare le emergenze. La demagogia, il populismo, il calcolo elettorale di bottega cedono il passo all’impegno civile di personalità che non fanno della “militanza” la loro vita, ma che si apprestano a mettersi a disposizione per il bene del paese. Professori, militari, civil servant, uomini di cultura. Da Anna Maria Cancellieri all'Interno a Giulio Terzi di Sant'Agata agli Esteri, da Corrado Passera allo Sviluppo e Infrastrutture a Francesco Profumo all'Istruzione, da Lorenzo Ornaghi alla Cultura a Elsa Fornero al Welfare. Forse torna di moda la res publica, insomma. E quello che si riteneva essere un economista si dimostra un politico di alto livello.

Ma c’è di più: grazie a un governo di questo tipo, il Parlamento potrà ritrovare - così come sancisce la nostra Costituzione - il suo ruolo di “cuore politico” del paese. Starà ai singoli partiti e soprattutto ai singoli deputati tradurre nelle aule di Montecitorio e di Palazzo Madama la nuova stagione. Certo, con deputati “eletti” e non “nominati” sarebbe più facile. E per questo è urgente una riforma della legge elettorale, prima che gli italiani tornino alle urne. È vero che il Pdl ha chiesto garanzie a Monti sul fatto che il suo governo non affronti il tema, ma questo non significa che non se ne possa occupare il Parlamento. Svanisce un altro effetto del disordine berlusconiano, ovvero la confusione tra i poteri dello Stato che si annullavano nella persona del Cavaliere. Si apre la strada della normalità e della “buona politica”. Non sarà facile, ma almeno ora possiamo provarci.
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