martedì 2 dicembre 2008

PORCA IVA !!!


Keith Rupert Murdoch (Melbourne, 11 marzo 1931) è un editore, imprenditore e produttore televisivo australiano naturalizzato statunitense. È proprietario di un vasto gruppo economico nel settore dei mezzi di comunicazione di massa e, come tale, detiene il controllo della News Corporation, una delle maggiori compagnie del settore.
Forbes stima nel 2008 il suo patrimonio in 8,3 miliardi di USD, questo fa di lui il 109esimo uomo più ricco del mondo.
Tassa Sky, Veltroni attacca Berlusconi. Uolter non ha niente di meglio da fare che proteggere il “povero” miliardario.


LA RISATA DI HILLARY



Barack Obama ha appena raccontato a Hillary Clinton che in Italia c'è un tale Veltroni, ex comunista, a capo di un "partito democratico" di ex comunisti, convinto che il partito democratico americano sia di sinistra come gli ex/post comunisti italiani e che, quindi, tutti i partiti democratici siano "Fratelli"...
Ed ecco la reazione di Hillary...

SKY-FEZZA


Nel 1995 l’allora governo Dini varò un piano relativo agli incentivi da concedere al mondo televisivo digitale che si apprestava a muovere i primi passi nell’etere. Tra le pieghe del provvedimento era previsto che l’I.V.A. fosse commisurata in ragione del 10 per cento sul prezzo di acquisto degli abbonamenti. Da allora in Italia, per ben tredici anni, l’imposta sul valore aggiunto è rimasta praticamente invariata, malgrado il panorama televisivo offerto si sia moltiplicato a dismisura, con centinaia di canali e gli abbonati abbiano raggiunto un numero superiore ai quattro milioni. Un indubbio successo, di gran lunga superiore alle più rosee aspettative. Il programma di incentivo, grazie anche ad un offerta moderata del prezzo di abbonamento ha senza dubbio raggiunto quelle che erano le finalità iniziali. Succede poi che il governo di centrodestra in carica si accorge di questo privilegio concesso ai signori di Sky e propone di riallineare l’imposta al normale indice del venti per cento così come per legge. L’avesse fatto il signor Prodi o qualsiasi altro esponente di sinistra la proposta sarebbe stata salutata come un provvedimento di giustizia sociale, di equità esistenziale quasi; purtroppo, invece, l’idea è venuta ad un signore del centrodestra che risponde al nome di Silvio Berlusconi. Le reazioni? Un cielo che si apre e che lascia cadere i più strumentali strali aventi ad oggetto il conflitto di interessi e il “pauroso” aumento delle tasse. Silvio fa un favore a se stesso, mortifica la concorrenza, è il solito corruttore politico, per dirla alla Di Pietro. Sarà, ma va fatto notare come il provvedimento si inneschi in una fase in cui, per le casse statali, fra progetti di spesa per l’Alitalia, di social cards e di straordinari detassati, inseriti in un ambito di crisi ben più estesa, il colore rosso non è quello della bandiera falce martellata, ma quello della incapienza. L’aumento dell’I.V.A. colpisce essenzialmente l’abbonato, questo è vero, ma a conti fatti si tratta di pochi spiccioli mensili, tra i quattro e i sei euro, in pratica un caffè al giorno. Smontato il primo argomento di strumentalità utilizzato dalla sinistra, quello dell’aumento delle tasse, che come abbiamo visto è irrisorio, anche perché chi si può permettere Sky non è certo colui che vive con diecimila euro l’anno e di caffè al giorno ne prende ben più di uno, vediamo quali argomenti hanno i sinistri circa il conflitto di interessi. Innanzitutto va detto che il provvedimento riporta alla normalità una situazione di cui la sola Sky godeva in regime di monopolio, altro che conflitto di interessi e concorrenza sleale, nel primo caso esso non ha ragione di esistere visto che anche le televisioni digitali di Mediaset verranno colpite dal medesimo aumento, nell’altro si potrebbe ipotizzare che è addirittura Sky ad aver truccato il mercato godendo di un beneficio che altri non avevano. Tutto ciò ovviamente è stato ad arte distorto, senza colpire però nel segno, ovvero, che si può fare a meno di Sky. La sinistra ha nicchiato sulle social cards, dove avrebbe potuto avere seri motivi di disaccordo, si è limitata a definirle propaganda, mentre sulla televisione dei ricchi imbastisce una polemica fuoco e fiamme. Strano paese l’Italia, strana sinistra. Quest’ultima sempre più lontana dalla falce e il martello e più vicina al caviale e champagne, la prima può fare a meno del panettone, ma non delle tette di Ilaria D’Amico. In una sola parola una sky-fezza. ( nella foto: una volta a sinistra si ragionava così)
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domenica 30 novembre 2008

LUNEDI' PRIMO DICEMBRE


COSI' SI AMMINISTRA IL COMUNE ! BRAVI !!! TANTO, A PAGARE, SONO I CITTADINI !



ADISTANZA di 27 anni da un’occupazione d’urgenza di alcune aree dovuta a lavori di sistemazione della rete fognaria e di regolamentazione del sistema naturale recettivo delle acque meteoriche nella zona dei Martiri a Quarrata e dopo 17 anni dalla determinazione di una indennità provvisoria d’esproprio, il Comune ha chiuso definitivamente la pratica con gli eredi del proprietario (nel frattempo deceduto) ricorrendo a una transazione e a un riconoscimento di debito fuori bilancio di 36mila euro. La cifra pattuita corrisponde quasi al doppio rispetto a quanto gli eredi nel settembre 2005 si erano impegnati per cedere i suoi beni. Richiesta a cui il Comune, nel marzo 2006, non dette seguito rivendicando il decorso dei termini dell’usucapione immobiliare. Nel 2008 i privato ricorse al Tar chiedendo la condanna del Comune «al pagamento di tutti i danni patiti a seguito dell’occupazione acquisitiva dei terreni di proprietà». «È una storia vecchia — ha detto l’assessore al bilancio Franco Burchietti — di cui siamo venuti a conoscenza di recente in seguito al ricorso al Tar. Gli uffici hanno ricostruito la vicenda e si è ritenuto conveniente cercare una composizione che eviti al Comune ulteriori spese legali, oneri per consulenze tecniche connesse al giudizio nonché il rischio di soccombere in sede giudiziaria con conseguenti maggiori oneri finanziari». «È chiaramente vero — ha sostenuto il capogruppo Pd Gabriele Romiti — che c’è stata una scelta tecnica sbagliata nel 2005, ma sono errori di chi si trova ad amministrare. Siamo persone serie e oneste e cerchiamo di fare del nostro meglio». Critiche da parte delle opposizioni che (a eccezione di «CittàPerTe») hanno votato contro il riconoscimento del debito fuori bilancio. «Si è gestito in modo leggero un caso — ha sottolineato Massimo Bianchi (An) — per il quale ora il Comune è costretto a pagare una cifra fuori misura». «Questa vicenda — ha aggiunto Alessandro Cialdi (Udc) — è l’esempio di come un Comune non deve agire per gestire i soldi dei cittadini: da una cifra di circa 9mila euro determinata nel 1991, nel 2005 sono diventati 15.863 euro e nonostante che da allora non siano cambiati sindaco e alcuni assessori si è arrivati al 2008 a dover pagare 36mila euro fuori bilancio. Il danno è stato fatto quando non si è accettato di pagare i 15.863 euro. Faccio fatica a pensare che gli amministratori non sapessero niente e che gli uffici potessero decidere liberamente di rifiutare una traslazione». Anche il capogruppo di Fi-Pdl Mario Niccolai ha parlato di «esempio clamoroso di cattiva amministrazione». «Non si può imputare un comportamento scorretto alla mia persona — ha replicato l’assessore Burchietti — che ho cercato di limitare il danno. Tra il 2004 e il 2006 non ci sono stati provvedimenti amministrativi da parte della giunta. Si sono ora individuati i problemi da risolvere e abbiamo fatto il nostro dovere». Anche Marco Grassini («CittàPerTe») come avevano fatto Cialdi (Udc) e poi Mario Niccolai (Fi) ha chiesto al Comune una ricognizione su tutti gli espropri in essere e non ancora conclusi
DA "LA NAZIONE" DEL 30 NOVEMBRE 2008

FIRENZE: IL CENTRODESTRA CHIEDE LE DIMISSINI DI DOMENICI


Il Centrodestra fiorentino chiede le dimissioni del sindaco Leonardo Domenici e della giunta sulla vicenda di Castello, l’area di Fondiaria-Sai sequestrata. “Sindaco e giunta - affermano i capigruppo di Forza Italia-PdL e Alleanza Nazionale-PdL, Bianca Maria Giocoli e Riccardo Sarra - si devono dimettere. La città, fino alle elezioni della primavera 2009, dovrà essere amministrata da un commissario di governo. Come capo della giunta - hanno sottolineato - il sindaco Domenici politicamente ‘non poteva non sapere’, le decisioni sono prese collegialmente dalla giunta. E non se la può certo cavare con le dimissioni dell’assessore all’urbanistica Gianni Biagi. Non si può - conclude il PdL - continuare a governare la città dopo il retroscena emerso dalle intercettazioni degli inquirenti. Non si può continuare, come se niente fosse, e votare il piano strutturale e le altre delibere".

FIRENZE : LA GIUNTA DOMENICI NEL MIRINO DELLA MAGISTRATURA


da Afffariitaliani.it
La procura di Firenze è convinta che sull’area di Castello si sia giocata una partita con un solo sconfitto: l’interesse pubblico. Parte da questo presupposto l’inchiesta esplosa una settimana fa con sette avvisi di garanzia per corruzione, che vede implicati gli assessori della giunta di Palazzo Vecchio, Gianni Biagi e Graziano Cioni e il patron di Fondiaria Salvatore Ligresti.
Protagonisti la proprietà dell’area a nord ovest di Firenze, interessata ad ottenere quante più volumetrie possibili per edificare palazzi e negozi nei 259.000 metri quadri a spese dell’interesse pubblico “lasciato in un angolino asservito a logiche di guadagno o di competizione politiche” come scrivono gli inquirenti nel decreto di sequestro dei 168 ettari di terreno di Fondiaria-Sai, che secondo una convenzione siglata nel 2005 tra il Comune e lo stesso Ligresti prevedeva anche un parco pubblico di 80 ettari, vero e proprio polmone verde, ritenuto “parte essenziale” di tutto il progetto Castello, che nelle intenzioni di Ligresti sarebbe dovuto costare più di un miliardo di euro.
Nei mesi scorsi però sulla stessa area è piombata l’ipotesi del Comune di costruire il nuovo stadio della Fiorentina, dopo la presentazione del progetto fatta dai fratelli Della Valle, proprietari della squadra viola. Non ci sono bustarelle di mezzo, non c’è (almeno al momento viene escluso) passaggio di denaro per corrompere i politici. Ma per la procura gli assessori Biagi e Cioni avrebbero tutelato gli interessi dei privati, addirittura a costo di mettere a rischio il parco, favorendo i privati, rilasciando licenze edilizie prima ancora della realizzazione del “polmone verde”, previsto nella convenzione a carico della Fondiaria (circa 10 milioni di euro come oneri di urbanizzazione).
In sintesi eccolo il quadro accusatorio. I pm disegnano un ruolo “anomalo” che avrebbe svolto Biagi. Scorrendo le 140 pagine del decreto firmato dal Gip Rosario Lupo, emergono intercettazioni telefoniche nelle quali per la procura è proprio l’assessore Biagi a chiedere a Fondiaria l’affidamento di incarichi agli architetti Casamonti e Savi. Sarebbe la prova della sua “utilità indebita”. Lo stesso assessore si sarebbe poi attivato per ostacolare un bando di gara della Provincia, voluto dal presidente Matteo Renzi. Per la procura invece Cioni avrebbe garantito a Fondiaria “il proprio appoggio politico e amministrativo” in cambio di una promozione e gratificazioni economiche per il figlio, dipendente di Fondiaria, e l’affitto di un’appartamento per una sua conoscente. Il terremoto giudiziaria, come era prevedibile ha scosso da vicino Palazzo Vecchio.
Giovedì le dimissioni di Biagi “dimostrerò che non sono un corrotto”. Cioni invece resta al suo posto su richiesta di Domenici, il sindaco chiede un incontro con il procuratore Quattrocchi e il Pd che fa quadrato e il capogruppo di Palazzo Vecchio Alberto Formigli, già indagato in un’altra inchiesta dei pm fiorentini, che chiarisce il senso di quella intercettazione “voglio 10 ettari” detta a Biagi. Nessun interesse privato ma solo quello della città “dei più deboli, di chi ha bisogno di una casa” spiegherà poi Formigli.
E’ in questo scenario che il Pd di Firenze si appresta a vivere due mesi di primarie per la scelta del candidato a sindaco. Quattro i concorrenti: Daniela Lastri, Lapo Pistelli, Matteo Renzi e Graziano Cioni. Quest’ultimo uno dei protagonisti dell’inchiesta. Quali potrebbero essere le conseguenze sul partito? Dubbi e domande che si intrecciano con il vertice a Roma tra il segretario nazionale del Pd Veltroni, i segretari locali e regionale, il sindaco Domenici e il presidente toscano Martini. Nel Pd fiorentino però in pochi sono pronti a scommettere su un ordine di azzerare tutto fatto da Veltroni. Anche se c’è chi pensa che sarebbe opportuno raffreddare la battaglia delle primarie, in un momento in cui sarebbe più opportuna l’unità tra i democratici fiorentini.

sabato 29 novembre 2008

BONUS PER LE FAMIGLIE: CHI NE HA DIRITTO


Come noto, ieri il governo ha varato il cosiddetto pacchetto anti-crisi.
Tra le misure in esso contenute, vi è un bonus per le famiglie con redditi fino a 22.000 euro.
Ora, il suddetto provvedimento attribuisce risorse una tantum ai nuclei familiari, tenendo conto non solo del reddito complessivo degli stessi, ma anche della loro numerosità (cioè del numero di figli a carico).
Vediamo i casi concreti.
Gli anziani soli e con un reddito pari a 15.000 euro, hanno diritto ad un bonus di 200 euro.
Un nucleo familiare, invece, composto da due persone e con un reddito di 17.000 euro, potrà beneficiare di 300 euro.
Una famiglia con un figlio a carico (tre componenti in tutto, dunque) e con reddito pari a 17.000 euro, ha diritto ad una somma pari a 400 euro (va detto, però, che in quest’ultimo caso, alcuni giornali parlano di 450 euro).
Un nucleo familiare con due figli a carico (quattro componenti) e con un reddito di 20.000 euro, invece, otterrà un bonus di 500 euro.
Una famiglia costituita da 5 componenti e con un reddito di 22.000 euro, ha diritto a beneficiare di 600 euro.
Un nucleo familiare composto da oltre 5 persone, e con un reddito di 22.000 euro, ha diritto ad un bonus di 1.000 euro.
Inoltre, le famiglie con un reddito fino a 35.000 euro e che abbiano al proprio interno un portatore di handicap, hanno diritto ad un bonus di 1.000 euro.
L’accesso a tali benefici economici è subordinato alla presentazione di una domanda (autocertificazione) - da formulare su apposito modulo - che dovrà essere indirizzata all’Agenzia dell’Entrate, entro il 31 gennaio.
P.S.: sono esclusi dal provvedimento i lavoratori autonomi e i titolari di partita Iva.


CHIAMIAMO I SURFISTI DELL'ONDA CON IL LORO NOME: SQUADRISTI !


Un centinaio di studenti dell’Onda ha invaso l’Aula magna durante lo svolgimento dell’inaugurazione dell’Anno accademico alla Sapieza di Roma. Il rettore, parlando al microfono, prima di abbandonare l’Aula magna ha sottolineato che il comportameto degli studenti «non è stato democratico». «Ho detto fascisti agli studenti che hanno fatto il blitz, perchè per me fascista è uno che non fa parlare gli altri - ha sottolineato successivamente nel corso di una conferenza stampa seguita alla manifestazione - . Ed è un termine, questo, che posso dire di usare a ragion veduta, visto che mio padre era un partigiano». Non solo: «Sono più di sinistra io - ha aggiunto - di certi pariolini che si vestono da gruppettari per venire all’università e poi girano in Smart per Roma». Il rettore ha parlato anche dei fondi a disposizione delle università: «La crisi finanziaria è un problema serio. Siccome Tremonti ha il problema di tagliare, come rettore devo meritare che i tagli vadano da un’altra parte e che non rompa le palle a me». In un Paese, prosegue, in cui «si dice a cinquemila lavoratori andate a casa, non posso dire al governo che voglio i soldi e basta, li devo meritare». «Abbiamo travolto anche Frati» hanno gridato invece gli studenti che hanno interrotto la cerimonia. Per la serie “sconfinate distese di nebbia nel cervello”, l’irruzione, hanno spiegato gli studenti, è stata promossa «perchè rispetto ai tagli effettuati dal governo e alla legge 133, il rettore già un mese fa si era posto contro il movimento degli studenti e aveva invitato a trattare con un governo che taglia al sistema universitario e scolastico. I risultati poi si vedono: la tragedia di Rivoli è una dimostrazione». Poco conta che i decreti Gelmini destinino centinaia di migliaia di Euro all’edilizia scolastica e 200 milioni di euro al diritto allo studio, con un intevento senza precedenti nella storia italiana (il precedente più ricco risale al 2003, quando Letizia Moratti destinò alle borse 30 milioni di euro). Non c’è peggior sordo, verrebbe da dire. nel frattempo, dalle urne della Sapienza esce un risultato straordinario delle liste di centrodestra, che guadagnano la maggioranza assoluta dei consensi. La maggioranza silenziosa, nell’urna, si fa sentire.

E' UNA GUERRA ANCHE NOSTRA



Il mondo è troppo piccolo per starcene in disparte a lamentarci di quel po' di benessere che perderemo con la recessione. Il mondo è troppo interconnesso per voltare gli occhi dall'altra parte perchè ci sarà sempre una nostra famiglia, una nostra impresa, un nostro interesse a rischio in ogni parte del mondo dove si accendono i bagliori del terrorismo. Il mondo è troppo pericoloso per non stare dall'unica parte in cui possiamo stare, nell'alleanza con l'America. E il mondo è troppo insicuro per cullarsi nell'illusione di poter sostituire l'ordine attuale con uno nuovo e multipolare, per fidarsi della Russia, della Cina e se è per questo anche dell'Europa, così come ci siamo fidati nei sessant'anni dalla fine della guerra dell'America e della sua leadership. La strage di Mumbai ci dice che la guerra tra il mondo libero e il mondo del fanatismo e della morte continua. E ci dice che è una guerra anche nostra.
Antonio Polito,"Il Riformista

venerdì 28 novembre 2008

NOI CI SIAMO


La metastasi del terrore


L’OCCIDENTE SI RENDA CONTO DALLE STRAGI DI MUMBAI CHE AMERICA, EBREI E GRAN BRETAGNA SONO IL BERSAGLIO DELLA GUERRA SCATENATA DAL TERRORISMO MUSULMANO. GLI ODSTAGGI ITALIANI SONO SALVI E SIAMO CONTENTI, MA FACCIAMO PARTE DEL VENTRE MOLLE DEL MONDO CHE BRAMA LA RESA E CHE NON OSA INFASTIDIRE IL CARNEFICE. EBREI E AMERICANI SELEZIONATI COME PECORE AL MATTATOIO.E questa è la risposta a tutti coloro che quando sentono parlare di terrorismo islamico, di Al Qaida e di guerra contro l’Occidente, sbuffano, infastiditi come se avessero di fronte a sé il ridicolo anziché la tragedia. Da mercoledì abbiamo la prova ulteriore che il terrorismo è ovunque, può colpire ovunque, a Madrid e in India, in Africa e negli Stati Uniti, in Inghilterra e in America Latina dove ha la sua rete di alleanze. Dire Al Qaida, dire Bin Laden, dire organizzazione terroristica dell’odio, provoca malumore: finché il sangue non scorre a fiumi, finché la segatura non copre quel che resta di un essere umano, di una famiglia, siamo abituati a negare, a minimizzare, ridurre, sorridere persino. Che errore.
L’Occidente è di sua natura tollerante, polimorfo, multietnico, afflitto da sensi di colpa, pieno zeppo di moschee e cantieri di moschee, tenero con chi vuole applicare la sharia islamica anche in Europa, soddisfatto quando sente che Olanda, Danimarca, Svezia sono Paesi che si stanno islamizzando. Eppure, la guerra che seguita a far versare sangue è una guerra contro l’Occidente, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, Israele e poi anche contro di noi, il ventre molle dell’Occidente. Eppure l’Occidente ha dato dignità e valore giuridico, oltre che morale, ai diritti dell’uomo, della donna, della famiglia, dell’infanzia. L’Occidente ha creato le organizzazioni internazionali e, persino, l’Occidente è stato capace con la guerra in Kosovo, di bombardare un Paese cristiano per difenderne uno musulmano.
L’Occidente, noi, siamo fatti così. E se qualche regista imbecille sostiene che l’11 settembre gli americani se lo sono fatto da soli e che tutti gli ebrei erano scappati via in tempo dalle Torri Gemelle, noi – alcuni di noi – annuiscono felici. Gli occidentali indossano la kefia e travestiti da palestinesi si dedicano all’odio verso Israele e tutti insieme all’odio contro l’America, tanto che l’amore per Obama è diventato – nell’immaginario di questa parte debole del pensiero occidentale – una delle forme subliminali di espressione dell’odio per l’America. Non hanno capito che Obama ha confermato Gates alla Difesa e che sposterà tre brigate corazzate dall’Irak all’Afghanistan con diritto di penetrazione in Pakistan: lui, l’Obama dell’immaginario collettivo antiamericano.
Ha tutto ciò a che fare con quanto è successo ieri a Mumbai, la città che per noi europei è sempre stata Bombay? Sì, ha a che fare. Ieri i turisti sono stati selezionati come pecore al macello. Chi aveva passaporto americano: fila della morte. Passaporto inglese: fila della morte. Passaporto israeliano: fila della morte. Passaporto italiano, prego si accomodi nella fila della vita, ciò che ci fa enorme piacere. Ma guardiamo in faccia la verità e la realtà: l’attacco a Mumbai era atteso dai servizi segreti, peccato che non fosse atteso a Mumbai ma altrove. C’è stato un difetto di informazione, ma si sapeva che l’attacco sarebbe stato scatenato. Forse l’intelligence del terrorismo è più efficiente del Mi6, della Cia e del Mossad messi insieme, non lo sappiamo.
Sappiamo però che l’attacco assassino, la mattanza da tonnara, è stata condotta con l’uso dell’odio e dell’infanzia: abbiamo visto bambini carnefici imbracciare il mitra e uccidere ridendo. Abbiamo visto esseri umani mutati in mostri. Abbiamo visto esseri umani sacrificati come agnelli in base a un simbolo: il colore del passaporto, la presenza di un timbro, un visto, un’aquila. Due terzi della mia famiglia ha quei passaporti. Due terzi della mia famiglia sarebbero stati ammazzati. Io e i miei figli saremmo stati ammazzati. Chi è ebreo sarebbe stato ammazzato. Capite adesso il modello, l’impianto morale di questa guerra che viene scatenata contro l’Occidente? Non è un caso che il nazionalsocialismo hitleriano fosse fanaticamente sostenuto e sostenitore del radicalismo arabo, del gran Muftì di Gerusalemme, degli insorgenti iracheni delle guerre passate.
L’Occidente oggi guarda sbalordito le immagini in televisione. Le televisioni nazionali trasmettevano le loro sciocchezze. Tutto il mondo era appeso ai grandi network internazionali, Cnn e non soltanto. Tutto il mondo ieri era stravolto, sconvolto, disperato. Fra gli stranieri del mio mondo ieri si piangeva, si urlava, ci si abbracciava convulsamente. Ma la calma piatta del diniego cala come una nube tossica che mette tutte le coscienze a dormire. Stasera si vedranno ai Tg nuove immagini, di sfuggita. I commenti saranno o banali o timidi. La paura di offendere il carnefice prevarrà sulla schiena diritta. La tremebonda ansia di non dispiacere il persecutore sarà unita allo smodato orgasmo speso per comprenderlo e disarmarsi.
Il terrore purtroppo oggi ha dimostrato di avere metastasi ovunque, con un centro diffusore e diramazioni senza frontiere né geografiche né limiti nella dignità umana.


PAOLO GUZZANTI

giovedì 27 novembre 2008

Il "CESARISMO", LE PREOCCUPAZIONI DI FINI E IL RUBICONE DI OGGI


Bisogna riconoscere a Paolo Bonaiuti, stretto collaboratore del presidente del Consiglio, una certa dose di ironia.È vero infatti che Giulio Cesare, «personaggio non negativo», varcò il Rubicone, ma questo non basta a suggerire il paragone fra quel remoto guado e fatti più recenti. Magari il famoso «discorso del predellino» con cui Berlusconi, a Milano, lanciò da un minuto all'altro il nuovo partito, il Popolo della libertà.Tuttavia l'accostamento piacerà di sicuro al premier. Convinto peraltro di aver attraversato non una, ma due volte il suo Rubicone. La prima volta quando scese in campo nel '94 e la seconda, appunto, un anno fa. Due scelte vittoriose. Ciò nondimeno, il presidente della Camera ha tutto il diritto di riferirsi al «cesarismo» come a una deriva pericolosa di una democrazia che rischia di farsi plebiscitaria. Gianfranco Fini non ha inteso avviare una polemica nei confronti del presidente del Consiglio o dell'esperienza del Pdl. Prima di tutto perché martedì sera stava presentando un libro, la storia dei partiti di Pino Pisicchio. Ed è lì, in quel volume (uno studio scientifico e non un libello polemico), che si indicano i pericoli del «cesarismo», vale a dire di un sistema affidato al carisma del leader e privo di regole istituzionali adeguate. E non ci si riferisce solo a Forza Italia.Altri soggetti politici nati di recente possono sviluppare sintomi «cesaristi». Nonè forse questo il caso dell'Italia dei valori e del suo leader Di Pietro? E persino il Partito democratico cerca l'investitura carismatica del capo – con le primarie – e si presenta come una forza che ha rotto con la tradizione politica della Prima Repubblica. Certo, Berlusconi è una personalità più forte delle altre e questo fa la differenza. Peraltro Forza Italia, testè sciolta, non ha mai conosciuto un'articolazione democratica al suo interno. Cosa che non si può dire del Pd, dove anzi il gioco delle correnti lo vediamo in questi giorni – tende a soffocare un po' alla volta il segretario Veltroni.Ne deriva che il presidente della Camera ha toccato un punto sensibile. Solo un assetto istituzionale davvero stabile, con un Parlamento forte in grado di bilanciare una «premiership» segnata dalla vocazione presidenzialista, può garantire la salute democratica del Paese. In caso contrario, si resta in una strana palude. Dove il Parlamento viene emarginato e un presidenzialismo di fatto, del tutto privo di regole e affidato al carisma del leader, s'impone con il suo bagaglio, appunto, «cesarista».Sarebbe bizzarro se il presidente della Camera non potesse esporre il suo punto di vista su questo argomento: lui che si dichiara «presidenzialista», ma che ha ben compreso come il sistema funzioni in un meccanismo di «pesi e contrappesi». Piuttosto è verosimile che l'uscita di Fini si leghi al processo di formazione del nuovo partito unico del centro-destra. «Processo irreversibile» lo definisce Capezzone. Senz'altro lo sarà. Ma non è ininfluente discutere di quale partito dovrà nascere, con quali regole interne, con quali meccanismi di democrazia. Un partito solo plebiscitario, unito dietro il suo capo, rappresenta l'immagine speculare di un sistema istituzionale senza norme salde ed esposto ai capricci del potere. Fini ha posto un problema specifico che riguarda la sua parte politica, ma anche un tema generale che tocca tutte le forze politiche e soprattutto il buon funzionamento delle istituzioni. Sarebbe interesse generale dargli ascolto. Prima di passare il Rubicone.

stefano folli il sole 24 ore del 27 novembre

APPUNTAMENTO DA NON PERDERE
















mercoledì 26 novembre 2008

NON E' IL NORDEST E NESSUNO SI INDIGNA


Quattro ventenni italiani di buona famiglia hanno cosparso di benzina un clochard e gli hanno dato fuoco. «L’abbiamo fatto così, per divertirci», hanno confessato. Possibile?, vi chiederete. E perché tutto tace? Com’è che dagli schermi tv non spunta il faccione di Veltroni con la sua migliore espressione di circostanza a «condannare» e a «lanciare l’allarme per la deriva razzista»? Per quale strana ragione non rullano i tamburi di Cgil e comitati antifascisti per chiamare alla Grande Manifestazione Nazionale di Protesta? Che cosa impedisce ai siti internet dei giornaloni politicamente corretti di dare fiato alle trombe dell’indignazione? Quale mistero si cela dietro l’assenza pressoché totale di dichiarazioni di parlamentari di sinistra sulla vicenda? E perché il sindaco Alemanno non si è ancora precipitato a chiedere scusa?Il fatto è che il delitto non è avvenuto nella magica Roma inopinatamente caduta nelle manacce degli eredi di Mussolini. Non è stato perpetrato neppure nella cupa Milano della Moratti, quella celebre aguzzina. E stavolta non c’entrano la Verona percorsa quotidianamente da squadre di naziskin (ovviamente tollerate, quando non incoraggiate, dal sindaco leghista Tosi), né la Marca Trevigiana dove, agli ordini dello sceriffo Gentilini, periodicamente le ronde padane si esercitano nel tiro all’immigrato e al barbone.Nossignori, il vile agguato ha per teatro la rossa Emilia-Romagna. Peggio ancora: non la pallida Emilia già contaminata dal morbo che ha portato Parma ad eleggere un sindaco di centrodestra, Vignali, debitamente crocifisso per settimane dopo che alcuni vigili circonfusi di rara idiozia avevano picchiato un ragazzo di colore. No, qui siamo nella sanguigna e ancora incontaminata Romagna, terra di partigiani, di gente gioviale, accogliente e progressista, nella gaia Rimini tutta mare, balere e piadine. Retta, ça va sans dire, da una bella giunta di centrosinistra (Pd, Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi e dipietristi) con a capo il diessino Ravaioli. Quindi, non c’è notizia. Certo, si registra il fatto di cronaca: senzatetto bruciato, arrestati quattro ragazzi. Qualche quotidiano, forse, si spingerà a interpellare uno psicologo sulla «crisi educativa delle famiglie». Ma vedrete, tutto finirà lì.Vuoi mettere il bel carrozzone mediatico che si sarebbe potuto allestire nel Nordest, con i grandi inviati impegnati per giorni a fare le pulci alla «cultura del denaro» di quelle rozze genti, a spiegare l’ignobile gesto con l’altrettanto ignobile sfondo politico che caratterizza la zona, irrimediabilmente sbilanciata verso il centrodestra. Ricordate? Accadde nel maggio scorso, a Verona: cinque giovinastri uccisero a calci e pugni un poveraccio incrociato per strada. Allora, esattamente come oggi a Rimini, i magistrati dissero subito che non c’era matrice politica nel delitto. Ma non servì a nulla: fu il finimondo. Così come a Roma, con il grottesco caso del Pigneto poi risoltosi in un clamoroso autogol. E a Milano, dove la morte di un giovane di colore durante la rissa con i gestori di un bar che, con un complice, aveva derubato diventò l’emblema stesso del razzismo italiano.A Genova, invece, no. Che cosa c’entra Genova? In effetti, come potete sapere, dal momento che nessuno ne ha praticamente parlato? Dunque, Genova: agosto scorso, tre mesi dopo il raid nazifascista di Verona, un mese prima che Milano si risvegliasse razzista. Una quindicina di italiani copre di insulti xenofobi un giovane angolano. Poi lo riempie di botte: sberle, calci, pugni. Il ragazzo fortunatamente sopravvive, ma il caso c’è tutto. Anzi no. Sotto la Lanterna, nella città medaglia d’oro della Resistenza che mai nella sua storia ha subito l’onta di essere amministrata dal centrodestra, non c’è il «clima» giusto: i riflettori restano spenti, gli inviati non si scomodano, i commentatori riposano. Come a Rimini.Troppo banale raccontare la semplice verità. Raccontare che sì, il razzismo esiste o, ancor meglio, esistono i razzisti. Ma a qualunque latitudine e senza aver bisogno di nessun particolare contesto politico per dar sfogo ai loro stupidi istinti. Raccontare che la cattiveria è di questo mondo indipendentemente da chi lo governa. E che, insomma, purtroppo la mamma dei delinquenti è sempre incinta. Così come quella degli ipocritamente corretti.Massimo De Manzoni su Il Giornale di oggi 25/11/2008

martedì 25 novembre 2008

Replica di FI e AN al Sindaco


Dai consiglieri comunali di Quarrata Mario Niccolai (Forza Italia) e Massimo Bianchi (Alleanza nazionale) riceviamo e pubblichiamo una replica al sindaco Sabrina Gori sulla mancanza di servizi in via Castel dei Biagini.«IL SINDACO cerca solo di arrampicarsi sugli specchi e, ancor più grave, di censurare il consigliere Daniele Ferranti il quale, presentando la tanto discussa mozione, sottoscritta anche da noi, ha esercitato in pieno il proprio diritto-dovere di amministratore. Capiamo che certi argomenti diano fastidio al sindaco ma dovrà abituarsi in quanto ogni consigliere comunale ha il diritto di portare all’attenzione della giunta i problemi del territorio e di chiedere alla giunta stessa impegni concreti per la loro soluzione; è quindi giusto che i consiglieri comunali si facciano carico delle istanze territoriali a partire dalle zone dove essi risiedono, avendole a portata di mano. Questo il sindaco lo capisce o vorrebbe che il ruolo dei consiglieri fosse annientato? Se fosse così comunichiamo al primo cittadino che dovrà limitarsi nell’esercitare la censura, come di fatto avviene, nei riguardi dei consiglieri di maggioranza perché noi dell’opposizione non accettiamo di farci mettere il bavaglio alla bocca tenuto anche conto che la somma dei voti delle nostre liste (Fi, An, Udc e CittàPerTe) alle ultime elezioni ha determinato la maggioranza. Apprendiamo con piacere l’ammissione del sindaco circa la mancanza di servizi primari in tante zone del territorio; con tale dichiarazione Sabrina Gori ci dà ragione quando diciamo che l’amministrazione da lei capeggiata non è andata incontro alle reali esigenze dei cittadini investendo male le risorse pubbliche. Concludiamo invitando sindaco e Mazzanti a non trovare adesso un capro espiatorio dei propri fallimenti magari nel governo centrale perché in questi anni si sono alternati governi di centrosinistra e di centrodestra ma il pessimo modo di amministrare Quarrata è rimasto lo stesso. Quindi, le responsabilità di tutto ciò sono da addossare esclusivamente al sindaco e agli assessori incapaci di confrontarsi con i cittadini per fornire loro quelle risposte che da anni, invano, attendono».
"La Nazione", 23 Novembre 2008

Fognature alla Ferruccia!


LA VICENDA delle fognature di Ferruccia, mal eseguite e non ancora in funzione (manca ancora l’allacciamento al depuratore) e già oggetto di una lunga diatriba tra il Comune e la ditta costruttrice, approda alla Corte dei conti grazie a una denuncia-esposto inoltrato alla procura regionale toscana e firmato dai consiglieri comunali di An Maurizio Ciottoli (in carica), Massimo Niccolai (consigliere dal 1994 al 2006), Lorenzo Mannini (dal 1990 al 1998), Dario Niccolai (dal 1994 al 1998) e da Vincenzo Messana, ispettore della polizia municipale in pensione dal 1° gennaio 2007. «Venuti a conoscenza durante il consiglio comunale del 30 settembre 2008 — scrivono i firmatari — della sussistenza di un debito di bilancio di 116mila euro, sentiamo il dovere di segnalarlo alla Corte perché attivi un controllo di merito. Tale debito fuori bilancio ci risulterebbe ascrivibile alla categoria di spreco di danaro pubblico, in quanto conseguenza diretta di un’azione amministrativa mal condotta riguardo a lavori pubblici mai terminati, mal fatti e inutilizzabili». Nella vicenda è coinvolta l’impresa Luigi Gesualdi srl di Gallicchio (Potenza), che ha realizzato le fognature per lo smaltimento delle acque nere in via IV Novembre tra le frazioni di Ferruccia e Vignole. Un lavoro che poi è risultato essere stato fatto anche male, tanto che occorreranno oltre 203mila euro per rendere mettere in funzione la fognatura. Questa la situazione. Il contenzioso ha reso necessario la nomina di un arbitro tra Comune e impresa che decidesse chi aveva torto e chi ragione. «Ebbene — sostiene Ciottoli —, come si legge in un documento del servizio affari generali, tutto ciò comporta per il Comune un’esposizione fuori bilancio di 116mila euro, così suddivisi: circa 70mila per il lodo arbitrale e altri 46mila per gli onorari dei legali. Il risultato è particolarmente negativo perché le carenze del progetto alla base della gara d’appalto hanno imposto adeguamenti organizzativi nell’attività di cantiere che hanno inciso negativamente sulla qualità dei lavori».
di Giancarlo Zampini, da "La Nazione", 23 Novembre 2008