domenica 30 marzo 2008

AFEF JNIFEN


Riporto un imbarazzante articolo di Afef pubblicato, guarda caso, dalla Stampa. Tra parentesi ed in grassetto le mie osservazioni.


Mi sono decisa a parlare della conversione al cristianesimo di Magdi Allam avendo letto la presa di distanza del Vaticano dai giudizi critici sull’Islam che il giornalista ha rilasciato dopo la cerimonia del battesimo nella veglia pasquale in San Pietro.
Voglio precisare che non mi permetto di giudicare Papa Benedetto XVI e che al tempo stesso sono profondamente convinta che debba essere a ogni costo difesa la libertà di professare la propria religione così come di convertirsi. Ma non posso più tacere sulla disinformazione riguardo al mondo musulmano che Magdi Allam porta avanti da anni (disinformazione??? caso mai informazione!!! Se dici che è disinformazione, dicci in cosa Allam mentirebbe). Pur essendo italiana, le mie origini si radicano nella cultura islamica e faccio parte della comunità araba in Italia. Non sono praticante, ma per rispetto della religione musulmana, la religione dei miei genitori in cui sono cresciuta, sento di dover intervenire (Embè? chi non la rispetta? Magdi rispetta tutto e tutti, tranne i tagliatori di teste, ovviamente. Quelli vanno combattuti, no?).
Non sono interessata alla conversione di Magdi Allam, e così credo la maggioranza degli italiani, ma ho ben chiaro - e da diverso tempo - qual è il suo obiettivo (dicci...). Magdi Allam grida al genocidio contro gli ebrei e i cristiani nel mondo islamico (è una colpa?). Ci sono stati e ci sono casi, ce lo insegna la storia (no, ce lo insegna l'attualità, oltre che la storia). Ma ci sono stati e ci sono conflitti anche all’interno di una stessa religione, tra sciiti e wahabiti, tra sunniti e sciiti, tra cattolici e protestanti. Di questo, però, Allam non scrive (non scrive neanche delle carote del Dakota o del vino scozzese), come non scrive delle tante testimonianze e dei tanti sforzi per favorire il dialogo interreligioso (a no? a no? ma quale Magdi Allam leggi??????? in tutti i suoi scritti Magdi stimola il dialogo). No, lui vuole soltanto alimentare i conflitti (???), infiammare lo scontro di civiltà per cercare di passare alla storia come un simbolo e una vittima di queste crisi (!?!?!). E’ diabolico, ma non ci riuscirà. (Diabolico!??!)
Nei giorni scorsi in Qatar - un Paese di soli 800 mila abitanti - è stata aperta la prima chiesa cristiana e negli Emirati Arabi la quinta, mentre in Oman sono quattro quelle già presenti. Ancora, in Tunisia c’è la più vecchia sinagoga di tutta l’Africa, il Marocco ha avuto un ministro del Turismo di religione ebraica così come oggi il re ha alcuni consiglieri che professano quella fede, mentre in Libano la Costituzione dice che il presidente debba essere cristiano. Insomma, ci sono tanti esempi di tolleranza e dialogo che la gente magari non conosce (e ci sono milioni di esempi di intolleranza, quelli vanno taciuti, no?), ma Allam non ne parla mai. Lui cita soltanto esempi di conflitti. Certo che nel mondo musulmano ci sono gli integralisti, chi lo nega? (i qualunquisti come te, forse?) E in presenza di conflitti gli integralisti esasperano il fattore religioso. Ma nessuno oserebbe dire che poiché Mussolini e Hitler erano cristiani il cristianesimo sia violento. (che banalità da temino di quarta elementare. Hitler mica uccideva in nome di una religione) Gli articoli che da anni scrive Magdi Allam sono stati molto dannosi per la comunità arabo-musulmana in Italia.(se parli dei tanti integralisti che ci sono, siamo d'accordo. Per loro Magdi è deleterio) Non c’è stato alcun esponente della destra, anche la più estrema, che abbia fatto un lavoro tanto negativo (te la prendi con la destra? con l'estrema destra? Guarda, Daniela Santanchè si batte con coraggio e determinazione a favore delle donne sottomesse dall'islam, nel mentre tu che fai? crociere con Tronchetti? pranzi con Mastella e Di Pietro?). Allam ha troppo astio dentro di sé, mi auguro che ora dopo il battesimo trovi pace interiore, lo dico senza ironia. Scommetto però che arriverà invece un libro sulla sua conversione (che peccato, vero? meglio farlo stare zitto 'sto stronzo), spero soltanto che darà i soldi in beneficenza a qualche parrocchia (?!?!). Ci risparmi altre lezioni di malafede tra le religioni, anche il Vaticano ha capito che crea zizzania fra due mondi che cercano un dialogo difficile, ma molto importante.


venerdì 28 marzo 2008

A Napoli tutto bene?


Siamo preoccupati per le mozzarelle. Ma degli abitanti della Campania?
Ci preoccupiamo giustamente delle mozzarelle, ma chi si preoccupa della salute di tutti coloro che da anni bevono acqua, respirano aria, vivono in un ambiente inquinato dalla diossina?A Seveso anni fa arrivò l'esercito. A Napoli tutto bene? Me lo auguro, ma questa classe politica fa proprio schifo!!!!


http://300705.ilcannocchiale.it

E ora siamo al mozzarella-gate. Doppio scandalo: diossina e occultamento della verità


La leggerezza alle soglie della criminalità comune dei ministri del governo Prodi sul tema, è tale che ieri l’Unione Europea, appena ha ricevuto il plico con i riscontri delle indagini sulla diossina ha intimato un inusuale, rapidissimo ultimatum di 24 ore per la consegna di dati veri, non opachi. Vale la pena riportare per intero l’agenzia AGI che dà notizia di questa ennesima figuraccia di Prodi e D’Alema in Europa: “Le informazioni inviate ieri dall’Italia alla Commissione europea sulla contaminazione della mozzarella di bufala campana sono incomplete e nella stessa serata di ieri il commissario Ue per la Salute Androula Vassiliou ha scritto una lettera al ministero della Saluteitaliano per chiedere ulteriori dati entro le 18 di oggi. Lo ha riferito la portavoce del commissario Ue Nina Papadoulaki''. “Abbiamo ricevuto le informazioni delle autorità italiane ieri sera ed erano incomplete, per questo il commissario ha chiesto di indagare meglio sul caso ed ha inviato una lettera al ministero della Salute chiedendo di agire in modo appropriato. In particolare, sono richieste informazioni complete sulla chiusura degli stabilimenti, sulla distribuzione dei prodotti contaminati che vengono dagli stabilimenti chiusi. Si richiede inoltre il richiamo immediato dal mercato di tutti i prodotti contaminati e il controllo di tutti gli stabilimenti che potrebbero essere contaminati per verificare se i prodotti sono in regola con le norme europee. Infine, sono state richieste garanzie affinché siano prese misure immediate per assicurare che tutta la mozzarella sul mercato rispetti i limiti per la quantità di diossina e Pcb”. Questo è dunque il punto scandaloso: “informazioni incomplete”. Esattamente come sono incomplete le informazioni fornita dal governo Prodi, in particolare dal ministro Livia Turco, agli italiani.Il giallo della mozzarelle va ben oltre il già angoscioso tema dell’avvelenamento pubblico. Evidenzia una totale mancanza di trasparenza, una criminale sottovalutazione del problema da parte dell’esecutivo (e anche una incredibile dabbenaggine politica). Livia Turco sapeva benissimo, e da giorni, dei riscontri positivi di diossina in una percentuale allarmante di mozzarelle. Ma non ha fatto nulla, ha nascosto la polvere infetta sotto il tappeto, ha aspettato che lo scandalo scoppiasse per iniziativa... dei coreani!!! D’Alema ci ha messo poi del suo, minimizzando, depistando sui giornali, tutto preso dal suo unico problema: reggere alla frana elettorale in Campania in cui è capolista per poi tentare di distruggere la leadership di Veltroni dopo la sconfitta elettorale. Solo questo gli sta a cuore, null’altro (oltre alla sua carriera in Europa).Il ministro della Salute Paolo de Castro è stato ancora più opaco e ha parlato di “pochi casi”... pochi quanto?Veltroni, da parte sua, tace.Questo è dunque il tema, Prodi, D’Alema, la Turco, Veltroni, De Caro -tutte le anime del Pd insomma- si stanno comportando nei confronti di un evidente, grave problema di salute pubblica, peggio di George W. Bush con il ciclone di News Orleans.Il marasma napoletano non è solo fatto di monnezza e diossina, ma di sepolcri imbiancati e di politici opachi. E di giornalisti, quasi tutti i giornalisti italiani che amano solo la trasparenza degli altri e che in Italia si fanno preziosi custodi dell’opacità di un’intera classe dirigente del centrosinistra.In Italia è scoppiato il mozzarellagate.


Il Popolo della Libertà e la Lega eleggeranno molti giovani in più rispetto al Pd


Innanzitutto partiamo da un dato che sfata un luogo comune.
Secondo un
sondaggio pubblicato su IlSole24Ore, il 36% degli under 34 voterà per il Popolo della Libertà. Mentre solo il 25% sceglierà il Partito democratico.
Quindi non è vero - almeno
secondo l’analisi elaborata da Piepoli -, che la maggioranza dei giovani (con un età compresa tra i 18 e i 34 anni), sia intenzionata a dare il proprio consenso a Veltroni.
Seconda questione.
Come ricorderete, il buon Uolter - fin dalla nascita del suo Pd -, ha sempre insistito su un punto in particolare: “Noi siamo il nuovo. Siamo un partito nuovo, che vuole rompere con il passato. E per questo eleggeremo tanti giovani”.
Bon.
Ovviamente l’asserto veltroniano è falso. Ma dubbi al riguardo, non potevano essercene.
Anche perché quale credibilità può avere uno che
un giorno dichiara: “Sono orgogliosamente comunista”, e qualche tempo dopo afferma: “Mai stato comunista”?
Evidentemente nessuna.
Sicchè, poca meraviglia produce il fatto di constatare che il
Popolo della Libertà e la Lega, eleggeranno molti più giovani di quanto non farà il Partito democratico (e la Sinistra l’Arcobaleno).
Come saprete, infatti, l’attuale legge elettorale consente di sapere in anticipo, quali candidati saranno di certo eletti.
E questo consente di fare agevolmente qualche calcolo.
E di affermare che il
Pdl e la Lega, eleggeranno sicuramente almeno 16 giovani under 35.
Il Partito democratico, invece,
ne eleggerà solo 6.
E
la Sinistra l’Arcobaleno solo 3 (di cui uno, pregiudicato: Francesco Caruso).
Ecco l’elenco degli
under 35 sicuramente eletti per il Pdl:
Mara Carfagna, Nunzia De Girolamo, Nicola Formichella, Giorgia Meloni, Nicolò Mardegan, Mariastella Gelmini, Chiara Moroni, Elvira Savino, Barbara Mannucci, Gabriella Giammarco, Antonino Minardo, Antonino Salvatore Germanà, Stefano Allasia, Roberto Simonetti, Paolo Grimoldi, Matteo Bragantini.
I nomi dei giovani certamente eletti nel Pd, invece,
sono i seguenti:
Marianna Madia, Antonio Boccuzzi, Federica Mogherini Rebesani, Pina Picierno, Daniela Cardinale, Michele Bordo.
Gli under 35 cui la Sinistra l’Arcobaleno garantisce sicuramente un seggio,
sono:
Arturo Scotto, Cristina Tajani, ed il
pregiudicato Francesco Caruso.
Come si può constatare: Veltroni racconta solo balle!
P.S.: i dati si riferiscono alla sola Camera dei Deputati. Anche perchè per il Senato, l’elettorato passivo è di 40 anni.


mercoledì 26 marzo 2008

Vola, Italia!

In questi giorni di interventismo berlusconiano sul caso-Alitalia, le quotazioni del Popolo della Libertà sono in crescita. A certi liberali che strillano come oche contro l’interventismo del Cav. dico che con il populismo si vincono le elezioni ma non si governa. Con il liberalismo si governa (forse) ma non si vincono le elezioni. Ed in campagna elettorale conta vincere.A Malpensa sono terrorizzati dall’idea dell’abbandono immediato di Alitalia dell’aereoporto lombardo: sarebbe un danno gigantesco per Malpensa, per Milano, per la Lombardia, per il Nord. E per l’Italia. La moratoria - chiesta non solo dalla Lega, ma anche dalla Marcegaglia - è necessaria. A Roma non gioiscono all’idea di diventare un aeroporto di appoggio del maestoso Charles de Gaulle (altro che Hub, Fiumicino diventerebbe un aeroporto nordafricano). Ed in Italia i cugini d’oltralpe non sono molto popolari… Insomma, Berlusconi ha azzeccato una grande mossa!La “svendita” di Alitalia ad Air France è l’ennesimo risultato della mala politica italiana. Come al solito Prodi fa gli interessi dei francesi, come avvenne quando era Commissario UE.Ma soprattutto Alitalia è il paradigma della 1a Repubblica: il disastro parte da lì, non dimentichiamolo. Assunzioni a iosa, stipendi da favola, sindacati potentissimi che tutelano privilegi, aereoporti nati senza piani industriali: il tutto per realizzare fini clientelari e pseudo politici. Nella 2a Repubblica è cambiato poco o nulla, a dire il vero. Ma il bubbone nasce prima. All’interesse dell’azienda Alitalia, patrimonio - ma non bene pubblico - nazionale, non ci ha mai pensato nessuno.Ed oggi siamo ad un bivio: svendere ad AirFrance o sperare in una cordata italiana. Berlusconi ci proverà, forse ci riuscirà. Di sicuro la vicenda Alitalia ha svelato anche il poco coraggio dell’imprenditoria italiana. Ma soprattutto la sua debolezza economica.


Incontri


Venerdì 28 Marzo alle ore 17 presso la Villa a Quarrata in via Trieste, incontro tra gli imprenditori Quarratini e l’On. Altero Matteoli capolista al senato del Popolo della libertà.

Si discute di infrastrutture (viabilità) concorrenza sleale e tassazione. L’incontro non è naturalmente riservato ai soli imprenditori ma a tutti i cittadini.

lunedì 24 marzo 2008

Magdi Cristiano Allam


La notte di Pasqua il vicedirettore del “Corriere della sera”, ha ricevuto il Battesimo dalle mani di Benedetto XVI , divenendo cristiano. A lui, costretto a vivere da anni sotto scorta, va un abbraccio fraterno.
La conversione di Allam, ha un alto valore simbolico, e la celebrazione del suo battesimo da parte del Papa ne amplifica enormemente questo simbolismo.
Il battesimo di Magdi Allam davanti al mondo intero, da parte del Papa è, a mio parere, un segnale, alle tante anime belle cattoprogressiste, che ci propinano un dialogo fine a se stesso. Il Cardinale Biffi, scrisse anni fa che non c’è nelle scritture nessun passaggio, che dica di portare la buona novella a tutti meno che ai musulmani.
Cristo riguarda tutti ed è l’unica Verità.
Il segnale che ha voluto dare il Papa è evidentemente indirizzato alla Chiesa intera, ma soprattutto ai tanti Preti e Vescovi che, nella migliore delle ipotesi, su questo tema, sono un pò troppo timidi.
Un grandissimo Pontefice, che sta dicendo e facendo cose grandissime, che Iddio ce lo conservi a lungo.

Brividi negrieri: dipendenti Coop in sciopero.


Suona strano; le Coop guadagnano, e tanto. Lo fanno in regime di semimonopolio. Chi ha letto " Falce e Carrello" ben lo sa. Fa strano, poiché le Coop si garantiscono un notevole profitto grazie ad una strana e novecentesca legge fiscale per la quale, semplicemente, le Coop non pagano tasse.
Eppure, eppure, giorno di Venerdì Santo, i dipendenti Coop, o forse sarebbe meglio dire, LE dipendenti Coop, scendono in piazza. Sciopero, contro la loro cooperativa, contro la loro dirigenza.
Abuso di contratti part-time, mancate coperture contributive, orari massacranti, turni straordinari non regolati ed un generico clima da caserma militarizzata.
L'ultimo baluardo del socialismo reale in Italia, fallisce così, dove altri, in scala planetaria, già implosero. Attendiamo fiduciosi la serrata padronale.


sabato 22 marzo 2008

La Passione di Cristo e noi


Siamo tutti Pilato quando ogni giorno cediamo al comodo relativismo, quando snaturiamo il nostro potere e democraticissimamente accettiamo indifferenti l'assassinio legale. Siamo tutti Centurioni romani quando da postazioni sicure e di potere (schiavitù), per interesse, ingordigia o debolezza esercitiamo violenza sulla verità, anche noi facciamo sanguinare il corpo di Gesù.

Buona Pasqua a tutti!!

E Benedetto colui che ruppe il silenzio


Ne ero certo, e per questo ho resistito alla tentazione—fortissima, lo confesso—di scrivere uno di quei post che non sai se definire più presuntuosi, ingenui o in buona fede che cominciano con un classico “Santità,” per poi proseguire più o meno così: “Capisco che non è semplice, che ci sono un mucchio di cattolici cinesi che rischiano, rischiano di brutto, ma La supplico, dica una parola …” (e comunque sarebbero state parole che venivano dal profondo del cuore, da amico ad amico, se posso permettermi, perché l’amicizia ti fa osare, sempre, se è autentica).
Ora questa parola è stata detta, e non possiamo che pregare Dio che venga ascoltata: i miracoli talvolta accadono, questo lo crediamo, perché altrimenti, come cristiani e cattolici, saremmo debolucci assai. Questo lo crediamo perché se così non fosse saremmo tutto, all’infuori di ciò che diciamo di essere. Questo lo crediamo perché … crediamo. Ed anche, un po’, perché paradossalmente, a volte, niente è più razionale, cioè giusto e lungimirante, che lasciare semplicemente, deliberatamente, che i miracoli accadano.


giovedì 20 marzo 2008

La Cina è qui e il Tibet è là


E’ ormai certo che la Cina sta mettendo, nel mondo, all'incasso i suoi euro/dollari accuratamente accumulati, e questo Occidente che non sa più difendere né se stesso né i suoi valori morali e democratici.
Ormai le merci di facile consumo, e non solo, sono tutte solo cinesi, dai telefonini agli utensili da lavoro, dai giocattoli ai vestiti anche se riportanti marchi prestigiosi.
Il piano auto di quella nazione prevede di sfornare, a regime, 50 milioni di vetture l’anno, c’è la coda per poter entrare in quel mercato e per poter esportare dalla Cina sempre di più.
La difesa delle nostre piccole e medie imprese e con loro gli operai è pura utopia.
La nostra indipendenza economica, politica, religiosa e morale quando, senza guerre o armi in pugno, la Cina avrà preso possesso di tutte le nostre principali istituzioni economiche, aziende, banche, edifici e centri commerciali, non potrà più essere difesa.
Ormai è solo questione di tempo, poco tempo, visto la totale rinuncia a qualsiasi limite a questa inarrestabile invasione di merci a bassissimo costo e senza alcun controllo di qualità e di sicurezza, accompagnata da campagne di acquisti di negozi, edifici, aziende, azioni nel totale disinteresse dei nostri Governanti!
Un tempo si diceva "la Cina è vicina".
Ormai la Cina è qui.
Come potremo fermare un miliardo e mezzo di persone cariche dei nostri soldi?
I segni evidenti di questa impotenza li abbiamo dimostrati nella stessa Milano dove la situazione di predominanza cinese di qualche quartiere ha evidenziato la nostra totale impossibilità a modificare la crescita del loro potere.
In un paese del Piemonte, Luserna Piemonte per la precisione, i cinesi sfruttando le cave di pietra ormai abbandonate dai locali hanno invaso la cittadina e sono diventati in pratica il motore e quindi i padroni della locale economia.
La storia di Prato la conosciamo tutti.
E’ inutile illuderci che tutto questo processo sia inarrestabile e fanno sorridere le idee di chi vorrebbe imporre particolari dazi per fermare questa invasione.
Troppo tardi ed in contrasto con la sempre più numerosa schiera di chi, abbandonando il campo in Italia, è diventato socio di minoranza nelle aziende cinesi ma distributore italiano o europeo delle stesse godendo di margini economici impensabili nel continuare a produrre nel nostro Paese.
Detto tutto questo assistiamo alla sottomissione totale del mondo economico e politico a questa dura legge che non ci permette di alzare la voce verso gli eccidi perpetrati e che si perpetreranno in Tibet in quanto l’orda del comunismo consumistico non permette intromissioni né in Cina né nei Paesi limitrofi e il nostro Fassino penso se ne sia reso conto in Birmania dove sui monaci è calato, dopo un fervore iniziale, il più lugubre dei silenzi e dove i suoi amici comunisti hanno calato il sipario.
A noi, sempre più poveri coloni di questo potere incontrollabile, ed allo stato inarrestabile, non possiamo far nulla e questo lo abbiamo appreso dal silenzio accondiscendente e colpevole con cui abbiamo ricevuto il Dalai Lama.
Ora abbiamo, fortunatamente, fatte nostre le parole del Dalai Lama che ci ha procurato gratis la scusante per strombazzare a destra ed a manca che le Olimpiadi non devono essere boicottate e questo fa parte della posizione riverente che dobbiamo politicamente mantenere per non disturbare le nostre esportazioni verso quel Paese che nel nostro importa di tutto e che ha svuotato molte delle nostre fabbriche.
Quindi tutti zitti se non con qualche delicato e sottomesso accenno al rispetto dei diritti umani.
L’ipocrisia consapevole è l’arte del momento.


mercoledì 19 marzo 2008

Appuntamenti


Venerdì 21 marzo alle ore 18 inaugurazione Comitato Elettorale per Alessandro Capecchi a Pistoia.
Partecipano:
On. Riccardo Migliori
Sen. Franco Mungai

lunedì 17 marzo 2008

I due pesi e due misure di Amnesty


Mentre Amnesty International è sempre prontissima a denunciare i presunti abusi di Israele se ne sta abbastanza buona su altre questioni, prima di tutto quella che riguarda il Tibet. Con uno splendido articolo questa mattina Franco Londei denuncia il parziale silenzio delle grandi organizzazioni per la difesa dei diritti umani, soprattutto per quanto riguarda il boicottaggio delle olimpiadi di Pechino 2008. Franco dice con molta chiarezza che quegli stessi sponsor che si dovrebbero boicottare sono gli stessi grandi finanziatori di queste “grandi organizzazioni” per la difesa dei diritti umani. Lui naturalmente, per il suo ruolo, non può fare nomi, ma io non ho alcun vincolo di ruolo per cui posso senza dubbio dire che, secondo me, si stava riferendo ad Amnesty International e (forse) a Human Rights Watch. Lui in pratica dice: come fanno queste organizzazioni a sostenere che non vogliono soldi dai governi per rimanere imparziali per poi prenderne da queste multinazionali responsabili di grandi violazioni dei diritti umani e di sponsorizzare eventi che finiscono per finanziare genocidi? Certo che è una bella domanda. Non è forse peggio essere vincolati da meri interessi economici con multinazionali di dubbia moralità piuttosto che avere regolari rapporti con i governi?
Tornando alla prontezza con la quale Amnesty è pronta a denunciare i presunti abusi verso la comunità musulmana, verso i palestinesi, verso Hezbollah e verso tutti questi bravi signori, mi sorge il dubbio che tra i donatori di questa obsoleta e inutile struttura ci sia anche qualche multinazionale islamica. Si spiegherebbe così questo adottare due pesi e due misure.


Che bel silenzio

Si suol dire che il silenzio sia d’oro, ma mai e poi mai, questo modo di dire è inappropriato per la situazione attuale…
E’ sotto gli occhi di tutti
quel che sta avvenendo in Tibet, nonostante le barzellette riguardanti il buon cuore del governo cinese, ci ritroviamo di fronte ad una situazione inaccettabile, sotto qualsiasi punto di vista…
I manifestanti, che chiedono indipendenza da un governo che li ha invasi più di cinquant’anni fa, vengono picchiati, torturati e uccisi dall’esercito del buon Mao, che chissà come sarà contento nel vedere i suoi successori ancora così poco evoluti rispetto alla sua repubblica popolare, nella quale vengono cancellati tutti i diritti umani.
Non sto dicendo proprio nulla di nuovo, si sapeva che quel governo era davvero una gran merda, ma tutti chiudono gli occhi dinnanzi alla potenza economica cinese, davanti al miliardo di abitanti e forza lavoro a basso costo e poi fra poco iniziano le olimpiadi… Boicottarle? Macchè, non servirebbe a nulla credo, piuttosto una bella T-Shirt sul podio con stampato un bel Free Tibet, quello sì che mi farebbe godere come un riccio…
La cosa però che più mi lascia perplesso è: perchè tutto questo silenzio? Perchè non ho ancora visto una dei tanti centri sociali soliti a bruciar bandiere statunitensi, mettere al rogo qualche bella bandiera rossa? Perché non ho ancora visto le bandiere della pace nei cortei di protesta? Perchè non ci sono i tanti comunist-socialista del paese a condannare le scelte dell’ultimo avamposto di questo tipo di politica? Perché ho il dubbio che se una cosa simile l’avessero commessa gli USA, sarebbe successo tutt’altro?
Ma la cosa che più mi ha disgustato è il silenzio del Papa, lo trovo davvero inaccettabile, politicizzato ed inumano, proprio tutti gli aggettivi dai quali il Santo Padre dovrebbe stare alla larga ed invece no, come mille altre volte era già successo…
Sono disgustato, meglio starmene zitto, che tanto il silenzio sembra continuare ad essere d’oro…


Torna il Caimano e al PD sono pacatamente arrabbiati


Berlusconi ha ripreso in mano la campagna elettorale ed è tornato a dettare il ritmo dell’agenda politica. E come sempre a modo suo. Con una comunicazione talmente empatica, per chi lo ama, e sgradevole, per chi lo detesta, da ottenere sempre e comunque il risultato atteso: essere ancor di più al centro del palcoscenico mediatico. Strappa il programma del Pd al Palalido di Milano per infiammare i suoi adepti, candida l’editore ciociaro dalle “nere nostalgie”, “perché in Lazio i suoi giornali sono importanti” e seduce in tv al TG2 la giovane precaria, invitandola a tentare di diventare sua nuora. La strategia è chiara, perché di strategia si tratta. Riaccendere l’odio verso di lui dell’elettorato del Pd, covato sotto la cenere pacificatrice sparsa a piene mani da Veltroni. E l’ex sindaco di Roma tentenna fra il desiderio di polemizzare, viste le incredibili opportunità offerte dalle presunte gaffe del suo competitore, o proseguire il proprio monologo con gli italiani senza quasi considerare il suo avversario. E così Berlusconi provoca lo scontro, accende la miccia del facile antiberlusconismo, anima i suoi ricordando che “quelli sono la stessa sinistra di sempre”. I media amici di Walter sono già caduti nel tranello. Sono giorni che nelle home page dei giornali e nelle prime pagine dei quotidiani si alternano le facce di Berlusconi e Ciarrapico. Certo per essere attaccati e vilipesi. E così nell’opinione pubblica di sinistra torna lo spettro dello “spirito caimano” del Cavaliere che desta tutte le nere fantasie del vecchio popolo dell’Unione. Ma intanto, Walter e la sua idea di Italia pacificata e fuori dalla transizione appare già un flebile ricordo. Una promessa sfiorita, come la sua rimonta. Cosa fare? Chiamare alle armi tutti gli elettori antiberlusconiani scendendo nella arena allestita per il duello finale dal leader azzurro, cercando di drenare più voti possibili dalla Sinistra Arcobaleno o andare avanti in giro per l’Italia con il Pulman verde, alla ricerca di un incontro reale con un idea di paese che forse non esiste? Nel secondo caso la sconfitta, sempre che la legge elettorale sia in grado di offrire una maggioranza salda al senato, sarebbe certa. Ma nel primo caso dovrebbe sconfessare una linea strategica e tutta le premesse politiche che lo hanno spinto a scegliere la rottura con la sinistra radicale, per correre da solo. Probabilmente sceglierà di proseguire il suo viaggio per l’Italia, di riconoscere ancora una dignità di competitore e non di avversario a Berlusconi e di guardare così oltre la possibile sconfitta del 13 aprile, per preparare un terreno fertile alle future occasioni che comunque attenderanno lui e il paese.


Ma di cosa stiamo parlando?


Durante una trasmissione televisiva Silvio Berlusconi fa una battuta sul precariato e subito apriti cielo: monta immediatamente la polemica da parte delle anime belle della sinistra. Ecco un breve campionario dei commenti: «Come italiano mi vergogno delle parole di Berlusconi. Di fronte a centinaia di migliaia di giovani italiani, che vivono la precarietà del loro rapporto di lavoro come un'ipoteca sul loro futuro, rispondere ad una ragazza precaria che il modo di uscire dalla sua situazione è sposare il proprio figlio, o il figlio di un milionario, suona come un'offesa insopportabile» s'indigna Dario Franceschini, vicesegretario del PD. «Anche se resa in forma di battuta scherzosa - spiega invece Bertinotti - questa dichiarazione di Berlusconi è allarmante, perché indicativa di una cultura che tende a proporre ai giovani la loro realizzazione fuori dalla loro condizione ordinaria di vita: può essere il matrimonio come la televisione o la lotteria». E ancora: «La risposta di Berlusconi racconta di una lontananza, di una distanza, di una separazione dai problemi che affliggono i ragazzi italiani», tuona il buon Walter Veltroni.
Tutto questo can can quando, per stessa ammissione della diretta interessata, al di là della facezia il Cavaliere ha comunque risposto alla domanda: «Credo che anche un problema grave come quello della precarietà possa essere stemperato da una battuta. Non ci trovo nulla di male. Ma l’importante è che dopo Berlusconi abbia risposto alla mia domanda.» Insomma, si potrà dire che l'uscita è stata infelice, inopportuna o, al massimo, di pessimo gusto, ma affermare che il leader del PdL pretende di risolvere i problemi del precariato con una freddura significa avvalorare una frottola bella e buona. E' del tutto evidente, a questo punto, che qui c'è qualcuno che mente perché non capisce, oppure fa finta di non capire. In entrambi i casi lo scopo è lo stesso: spostare la discussione dal piano delle proposte concrete a quello della polemica personale nei confronti dell'avversario. Il solito vecchio trucchetto che la sinistra, oramai da anni, mette in atto contro il nemico storico per mascherare la propria pochezza programmatica e, soprattutto, per tentare di far dimenticare il disastro combinato da loro stessi quando sono stati al governo. Ma il fatto che, adesso, il tutto sia ammantato dalla marmellata buonista di Veltroni non sposta di una virgola il problema del centrosinistra, infatti gli italiani non sembrano proprio esser disposti a dimenticare. Nonostante le polemiche inutili.

venerdì 14 marzo 2008

Noi ci crediamo


Alessandro Capecchi, 35 anni, avvocato, è il candidato Pistoiese del popolo della libertà inserito in una posizione nella lista con reali possibilità di elezione. Per noi è una grande soddisfazione, perché Alessandro, a parte l’amicizia personale, è persona seria, capace e onesta.
L’anno scorso ha sfiorato per poco la clamorosa impresa di mandare a casa la sinistra dal Comune di Pistoia, con un successo imprevedibile, segno questo della stima di cui gode tra i pistoiesi.Noi siamo con lui e lo sosterremo con grande convinzione.
Nei prossimi giorni sarà costituito anche a Quarrata un comitato elettorale di sostegno alla sua candidatura.

FORZA ALESSANDRO!!!

giovedì 13 marzo 2008

Ma dov'erano i riformisti?


“Bene Prodi, male la coalizione”: sembra essere questo il ritornello di Veltroni sui due anni appena trascorsi. Insomma, il modo in cui il segretario del Partito democratico cerca di uscire dall'imbarazzo di giustificare il rapporto con l'esecutivo Prodi è il seguente: sostenere che il governo ha lavorato bene, mentre i guai sono venuti da una coalizione rissosa che ora, grazie a lui e alla sua scelta di andare da solo (solo... ma anche accompagnato da Di Pietro e radicali, come si sa), non c'è più. Va detto con chiarezza che si tratta di un approccio ipocrita e di comodo.
In primo luogo perché il Pd vantava 18 ministri su 26 nel precedente governo: possibile che si siano fatti schiacciare dagli altri 8 (due dei quali, Bonino e Di Pietro, ora saranno in squadra con il Pd) o che si siano fatti così pesantemente condizionare dagli alleati? Se è così, se cioè la squadra era così condizionabile e battibile, vuol dire che non era una buona squadra. Ma soprattutto va detta un'altra cosa. La sinistra massimalista ha fatto bene il suo mestiere: mestiere discutibile, criticabile, e - secondo me - dannosissimo per il Paese. Ma era il suo mestiere, e lo ha fatto fino in fondo. Chi, invece, è venuto meno al proprio compito sono stati proprio i riformisti (i “18 più 2”, con i loro partiti di riferimento).
Torna alla mente il celebre aneddoto sul grande Petrolini. Una sera, a Roma, al termine di uno spettacolo, fu acclamato dagli spettatori in modo speciale. Ma, nel pieno dell'ovazione, si udì dal loggione un lungo, feroce fischio. Petrolini fece illuminare il “colpevole”, e, dopo alcuni interminabili istanti disse: “Io nun ce l’ho co’ te, ma co’ chi nun te butta de sotto…”. Ecco, tornando a noi: troppo comodo prendersela con Ferrero e Pecoraro Scanio. La domanda giusta è: dov’erano e cosa facevano D’Alema, Rutelli, Bersani, Bonino, e gli altri “democrats”? Perché, dal prestigioso “loggione” dove si trovavano, sono rimasti inerti? Come si dice in questi casi: domandare è lecito, rispondere è cortesia...
Daniele Capezzone - http://www.ideazione.com/