mercoledì 14 maggio 2008

Hei, scherzavo…


L'ironia di Vittorio Feltri su Libero: lo iettatore era Figo, non il felino
Il gatto nero e le sfighe dell'Inter
Un micio accusato di portare sfortuna e la sfortuna vera che arriva solo dopo la sua morte.

Guai a dire che i gatti neri portano sfortuna. Anzi: lo fanno veramente, ma solo quando si cerca di fare loro del male. E' questa la morale che viene fuori dall'articolo-commento a cui Vittorio Feltri ha deciso di dedicare lo spazio centrale della prima pagina di Libero, nell'edizione di oggi, venerdì 9 maggio.
LO IETTATORE E LA PINETINA - Nel suo intervento il direttore del quotidiano racconta la storia di un micione nero che viveva ad Appiano Gentile, dove ha sede il ritiro dell'Inter. Un gatto innocuo, se non nei pregiudizi che, a quanto si dice, alcuni giocatori avevano nei suoi confronti. Pregiudizi legati alla scaramanzia che classifica i felini dal manto color carbone come portatori di sfortuna.. Secondo quanto riferisce Feltri, alla Pinetina avrebbero fatto di tutto per tentare di allontanarlo, dopo essersi accorti della sua presenza. Nonostante urla e inseguimenti, però, non ci sono mai riusciti. Un brutto giorno, però, il gatto è stato tolto di mezzo. E nel peggiore dei modi: investito e ucciso da Figo con la sua Jeep.
ROVESCIO DI FORTUNA - Ecco allora che arriva il contrappasso: lungi dall'essersi liberati di quello che consideravano uno iettatore, i neroazzurri hanno dovuto solo da quel momento fare i conti con la vera sfortuna, mettendo insieme una serie di sventure che, a chi credeva agli influssi malefici di quel micio, non potranno ora apparire come una semplice coincidenza: proprio Figo alla prima partita che gioca dopo l'uccisione del gatto si infortuna alla gamba e vede finire la sua stagione; la squadra, poi, inizia a mettere insieme risultati non proprio esaltanti fino alla sconfitta di domenica con la Juventus che ha di fatto ridotto a un'inezia il distacco tra i milanesi e la Roma. La conclusione di Feltri è tranchant: «Non era il micio nero che menava sfiga, ma chi lo ha ucciso, lo sfigato Figo». E di conseguenza, «se Figo mi attraversa la strada, mi tocco».

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