lunedì 9 febbraio 2009

Udine, Eluana Englaro è morta


Il padre: «Non voglio dire niente, ora voglio solo stare solo». Il Senato si ferma per un minuto di silenzio

MILANO - Eluana Englaro è morta. La donna - che da 17 anni era in stato vegetativo a seguito di un incidente stradale avvenuto nel 1992 - ha cessato definitivamente di vivere alle 20,10, a quattro giorni dal ricovero alla casa di riposo «La Quiete» di Udine, dove era stata trasferita per l'avvio del processo di sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione forzata che la tenevano in vita. A quanto si apprende, la situazione di Eluana Englaro è rimasta stabile fino al primo pomeriggio, dopodiché sarebbe avvenuto un improvviso peggioramento che ha condotto la donna alla morte. La conferma arriva anche dal neurologo che la segue da anni, Carlo Alberto Defanti. «È morta all'improvviso - ha spiegato - ed è una cosa che non prevedevamo. Ha avuto una crisi improvvisa, sulla cui natura dirà una parola certa l'autopsia che era già programmata».
IL SENATO SI FERMA - La notizia è giunta mentre il Senato stava discutendo il disegno di legge con cui il governo ha cercato di interrompere il processo autorizzato da una sentenza della Corte d'Appello di Milano. Il presidente dell'Aula, Renato Schifani, ha subito chiesto ai senatori di osservare un minuto di silenzio. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha invece fatto sapere di avere appreso «con profondo dolore» la notizia della morte di Eluana Englaro. «È grande il rammarico - ha deto - che sia stata resa impossibile l'azione del governo per salvare una vita». Schifani ha poi deciso di interrompere i lavori di Palazzo Madama e di convocare immediatamente la riunione dei capigruppo. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha chiesto che comunque il provvedimento possa essere portato a conclusione, «per evitare che il sacrificio sia stato vano».
LA NOTIZIA AL PADRE - È stato l'anestesista Amato De Monte a telefonare a Beppino Englaro per comunicare la notizia del decesso di Eluana. Il medico era stato subito allertato ai primi segnali di malore e una staffetta della polizia inviata dalla Questura lo ha prelevato a casa sua e condotto in pochi minuti alla casa di riposo, dove è stato constatato il decesso. «Sì, ci ha lasciati - è stato subito dopo il primo e unico commento rilasciato dal padre della donna -. Ma non voglio dire niente, voglio soltanto stare solo».
LE CARTELLE CLINICHE - Nel frattempo sono state acquisite dalla procura di Udine le cartelle cliniche di Eluana Englaro. Si saprà solo martedì mattina se sul corpo della donna verrà effettuata o no l'autopsia. Lo deciderà il procuratore capo Antonio Biancardi insieme al medico legale e a un consulente nominato dalla procura. Tra gli elementi da valutare, anche la corretta applicazione del protocollo per fugare ogni dubbio sull'improvviso decesso di Eluana alla vigilia del voto sul ddl.
LE REAZIONI DI VATICANO E POLITICA - Molto dura la reazione del Vaticano alla notizia del decesso di Eluana: «Che il Signore li perdoni» ha detto Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari. Immediate, dopo la comunicazione della notizia, anche le reazioni del mondo politico, alcune particolarmente dure tanto che nella stessa Aula del Senato si è sfiorata la rissa, con i parlamentari del Pdl che hanno gridato «assassini, assassini».
Corriere della Sera09 febbraio 2009 http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_09/eluana_morta_885dbb4e-f6df-11dd-9c7e-00144f02aabc.shtml

domenica 8 febbraio 2009

«I rifiuti in Toscana? Una torta del Pd Troppe poltrone e mille sprechi»



Dossier di Forza Italia: disastro annunciato per i ritardi della Regione
di FRANCESCA CAVINI

— FIRENZE

TOSCANA e rifiuti, ovvero un disastro all’orizzonte. E tutti dicono che bisogna fare presto a trovare un rimedio, ma la sensazione è che l’ondata di piena si prepari senza che niente si opponga. Questa almeno la visione proposta dal dossier sulla gestione dei rifiuti presentato dai vertici di Forza Italia — il capogruppo in consiglio regionale Alberto Magnolfi, il consigliere provinciale di Firenze Massimo Lensi e quello regionale Paolo Marcheschi — primo capitolo di un “libro” che conterrà le denunce sulle mancanze dell’amministrazione Martini sul fronte dei servizi. Massimo Parisi (nella foto in alto), coordinatore regionale di Fi e deputato Pdl, ha ricordato che nonostante la nuova legge abbia portato gli Ato (ambiti territoriali ottimali ndr.) da 10 a 3, in realtà non si è ridotto il numero di amministratori, moltissimi di centrosinistra, coinvolti nelle aziende che si occupano di rifiuti. «La Toscana ha 25 società per lo smaltimento — ha spiegato Parisi — e circa 150 fra presidenti e consiglieri di Cda che costano ai toscani 2,2 milioni di euro l’anno. Molti sono ex sindaci, consiglieri provinciali, comunali, di quartiere, assessori, alcuni ancora in attività. Non voglio demonizzare la politica, ma mi domando come sia possibile che così tanti “ex” abbiano competenze sulla gestione dei rifiuti». «Al presidente Claudio Martini - aggiunge Parisi — chiediamo di garantire efficacia e trasparenza sulle modifiche degli assetti societari e sulle aperture ai privati. Va benissimo, per esempio, che entri il Monte dei Paschi, ma questo poi cosa significa? Che Sienambiente gestirà la partita?»I dirigenti di Forza Italia hanno arricchito il quadro sottolineando come il settore dei rifiuti regionali valga oltre un miliardo di euro, cifra capace di scatenare appettiti robusti, e si paghino tariffe fra le più alte d’Italia. Lo smaltimento di una tonnellata di rifiuti in Toscana costa 220 euro contro i 120 della media europea o i 189 dell’Emilia Romagna. Quando queste cifre si traducono in tariffe, si hanno risultati come a Livorno, dove la Tia è tra le più care del Paese. La spiegazione dei costi elevati, secondo i forzisti, è di nuovo da ricercare nell’inadeguatezza della gestione. I toscani producono 2,5 milioni di tonnellate all’anno di rifiuti solidi urbani, di queste il 12% va nei termovalorizzatori mentre del restante 88% la quota della differenziata è il 33,7%. Ma solo una percentuale di questa percentuale differenziata viene riciclata mentre il resto deve tornare in discarica, facendo lievitare i costi di smaltimento.E PROPRIO sulle contraddizioni di un sistema di raccolta e smaltimento insufficiente è intervenuto Paolo Marcheschi (nella foto in basso), presidente della commissione consiliare d’indagine sui rifiuti.«La Revet (azienda a capitale misto che tratta la raccolta di 231 comuni toscani ndr.) — ha detto Marcheschi — la scorsa estate è andata in crisi e non si era raggiunta nemmeno la percentuale di differenziata messa in preventivo. Cosa accadrà se e quando si centrerà quelle del 55% che la Regione si è prefissa per il 2010? I Verdi e Rifondazione Comunista vogliono vincolare i comuni al raggiungimento di una percentuale ancora più alta ma già ora non abbiamo la capacità di smaltire quella che c’è. Persino l’Unione Europea sta dando indicazioni in senso opposto, cioè che è inutile riciclare se poi non esiste un mercato che assorba i prodotti ottenuti dalla raccolta differenziata. E’ passato quasi un anno dall’adozione della legge e non è cambiato niente, si mutano gli assetti giuridici ma resta tutto uguale e ognuno gestisce il suo>>.

La Nazione, 8 Febbraio 2009.

Chi è causa del suo mal….


Nell’oceano di incondizionata apologia della rockstar inquilina alla Casa Bianca,ogni tanto, si riesce a selezionare qualche scorcio di realtà: è notizia di oggi che un altro collaboratore di Obama (il terzo,se non andiamo errati), tra l’altro con incarichi relativi all’economia, si dimette per problemi di tasse non pagate.
E pensare che l’eroe veltroniano passa dal web alla tv a dire di aver fatto una “cavolata” e che non dorme per la crisi che sta attanagliando l’economia americana.
Il fatto che ben 3 suoi collaboratori si siano dimessi nel giro di un mese e tutti per le stesse motivazioni, come scriveva Arthur Conan Doyle, costituisce una prova della scarsa attenzione con cui hai accettato l’incarico più oneroso, politicamente parlando, del mondo.Ma soprattutto, ed è questa la cosa più grave, dimostra che non si ha, nella nuova amministrazione, la benchè minima idea di come procedere.L’unica fortuna di Obama è che dal fronte repubblicano, purtroppo, non arrivano notizie confortanti, circostanza che consente alla rockstar di navigare a vista senza guardarsi alle spalle. Ed il popolo americano che attende idee e piani concret, è costretto ad assistere a nient’altro che dimissioni forzate e contributi assistenziali a pioggia, cosa che Wall street ha dimostrato di non apprezzare affatto.

Tacciamo per ora della politica estera di Obama, letteralmente presa a pesci in faccia da Ahmadinejad che, alle professione di buonismo stile “volemose tutti bene” provenienti da Washington, ha risposto di poter accettare gli USA solamente se il Paese è disposto ad umiliarsi dinnanzi al mondo intero e soprattutto in cambio (cosa che non ha detto esplicitamente ma che ha lasciato intendere) della distruzione di Israele. In merito, peraltro, ci sarebbero da versare fiumi di inchiostro,ma la questione merita un discorso a parte.
Ora invece,ci preme sottolineare la notizia, data tra l’altro da un tg fedelmente obamiano come quello di Canale5, in cui pare che la il neo presidente si sia seccato dal fatto che il mercato, non solo americano, sia invaso da gadgets di ogni tipo con la sua effigie. Ed è allora lecito chiedersi: “Esimio inquilino della Casa Bianca, dopo una campagna elettorale del genere, cosa ti aspettavi di diverso?

giovedì 5 febbraio 2009

IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI


Con tutto il rispetto per la tragedia che vive da 16 anni la famiglia di Eluana.. Credo di poter immaginare cosa vuol dire avere una figlia nelle condizioni della ragazza che da un po' di tempo è al centro dell'attenzione dei media. Immagino anche i sacrifici che hanno fatto per accudire la loro figlia. Non metto in discussione questo. Nel modo più assoluto. Posso capire anche che per molti anni abbiano coltivato la speranza di vedere un giorno la loro figlia, un giorno piena di vitalità, risvegliarsi definitivamente dal torpore che si è impadronito di lei. Quel giorno non è più arrivato e le speranze lentamente hanno lasciato il posto alla delusione. Adesso, il padre - che ha condotto una lunga battaglia legale per far sì che la figlia, dopo tanto tempo, riprendesse la sua vita normale entrando dignitosamente nella morte - dopo aver dimostrato di avere ragione nella sua tesi, può fare smettere di vivere la sua dolce Eluana. Non vorrei essere nei suoi panni, e non vorrei vivere le sue notti d'angoscia. Lui, il genitore, adesso può fare tornare Eluana al Creatore..Non credo che al di là della sentenza della Cassazione che lo autorizza a sopprimere la figlia, lui si possa sentire in piena pace con la sua coscienza. La giustizia è fatta di interpretazioni, e chi si è rivolto alla giustizia per chiedere aiuto, sa che spesso non ne ha ricevuto. Sa che la giustizia è un esercizio scemo per mezzo del quale spesso i malfattori non rispondono dei reati commessi, e gli innocenti pagano. Vuoi per un avvocato furbo, vuoi per un errore di procedura, vuoi per lassismo e menefreghismo degli operatori di giustizia..Non si può mettere nelle mani di uomini il potere di vita o di morte di una ragazza come Eluana. Quel giorno la cassazione ha deciso che Eluana deve morire, ma un altro giudice avrebbe deciso che Eluana non deve morire. L'unica legge che conta è quella della vita.Eluana si sveglia e si addormenta. Eluana è una vita!Eluana si alimenta. Eluana è una vita!Non si può condannare a morte per sete e per fame!Datela per sempre a quell'istituto di suore che la reclama e che l'ha accudita con amore e con sacrificio per tanti anni. Eluana vivrà ancora la vita che le è concessa per se stessa e per la gente che le è affezionata e che la accudirà.Non ammazziamo le forme di vita che non ci soddisfano. Non ammazziamo chi dipende da noi!Abbiamo già ucciso Terry Schiavo, non dimenticherò mai i suoi occhi da condannato innocente!


mercoledì 4 febbraio 2009

RICORDIAMO ANCHE LE FOIBE


Caro sindaco, in questi giorni ho potuto vedere con viva soddisfazione che l’amministrazione comunale di Quarrata si è resa protagonista in pubbliche iniziative volte a ricordare, soprattutto ai più giovani, le vittime del mondo ebraico causate dalla politica criminale e sanguinaria del nazifascismo. L’avversità al nazifascismo è un valore che appartiene agli italiani tutti ed è un dovere, specialmente da parte di coloro i quali rappresentano le istituzioni, intraprendere tutte quelle iniziative utili a mantenere vivo il ricordo delle vittime affinchè certe barbarie non si ripetano mai più. Confido nel suo buon senso e nella sua onestà intellettuale, che ella possiede, affinchè si impegni nel mantenere vivo il ricordo dei martiri delle foibe (legge 92 del 30 marzo 2004) coinvolgendo, possibilmente, i comprensori scolastici del nostro territorio comunale; le nuove generazioni e la società hanno sete di conoscere la storia nella sua interezza e personalmente ritengo che una città democratica come Quarrata non può concedersi il lusso (mi passi il termine) di dimenticare le migliaia di vittime infoibate, migliaia di innocenti uccisi perché “colpevoli” di essere italiani, dalla politica violenta del comunista Tito. Non possiamo voltarci dall’altra parte, o ancora peggio fare finta di niente, quando ci troviamo di fronte a crimini commessi da dittature, nere o rosse che esse siano; i giovani vanno aiutati a crescere secondo i principi democratici e del dialogo affinchè essi siano in grado di isolare e respingere ogni rigurgito di stampo estremista che possa manifestarsi. Per fare in modo che la nostra società si mantenga libera, democratica e pacifica noi rappresentanti delle istituzioni dobbiamo per primi sensibilizzare i cittadini al ricordo delle atrocità commesse, nella nostra Patria, da parte di coloro i quali in nome di un’ideologia sbagliata si sentirono in diritto di sterminare interi popoli; il nostro impegno deve essere altresì quello di smentire, parlando al cuore della gente, chi ancora oggi vorrebbe far credere che le foibe non sono mai esistite analogamente a quanto sta facendo al riguardo dell’Olocausto un signore iraniano di nome Ahmadinejad (la cosa preoccupante è che egli dell’Iran è il presidente), aggiungendo che, per quanto gli riguarda, lo stato ebraico deve essere cancellato dalla faccia della Terra. Mi appello a lei sindaco affinchè maggioranza ed opposizione sappiano opporsi unitamente a certe teorie delinquenziali aiutate talvolta da silenzi riluttanti dovuti a scomode responsabilità politiche che contribuiscono, peraltro, ad alimentare nella società italiana un preoccupante relativismo etico-morale. Visto che in questi giorni la nostra amministrazione si è distinta con iniziative lodevoli in ricordo della Shoah, confido in lei affinchè il 10 febbraio possa essere un giorno di esempio democratico per la nostra città dedicando l’attenzione dovuta ad una pagina della storia italiana vergognosamente dimenticata per troppo tempo.Massimo Bianchi presidente circolo An di Quarrata

martedì 3 febbraio 2009

1 giorno con eluana


La quotidianità di Eluana Se questa è una donna che va portata a morire Al mattino, come tutti noi, apre gli occhi. Più tardi, come capita a tanti disabili, viene sottoposta a fisioterapia. Nel pomeriggio, quando il tempo lo permette, è accompagnata in giardino per la passeggiata. Ecco la quotidianità di Eluana. Fino a ieri. IL RISVEGLIO Risveglio: per tutti noi un gesto quotidiano, l’alzarci dal letto e affrontare una nuova giornata. Per le persone in stato vegetativo invece una parola che assume tutto un al­tro significato: se avvenisse, vorrebbe dire il ritorno a una vita piena e consapevole... Risveglio: la meta agognata da parenti che attendono anni, a volte decenni. Il 'miracolo' che una volta ogni tanto avviene. Di recente è successo alle porte di Milano: Massimiliano, rimasto nel suo limbo lontano per oltre un decennio, ha improvvisamente alzato un braccio e ha ri­preso la trama della vita dal punto in cui l’aveva lasciata, da un gesto antico quanto la sua esi­stenza, quell’abbraccio con cui prima dell’incidente cingeva il collo di sua madre per baciarla. Per Eluana 'questo' risveglio non c’è stato, forse non ci sarà mai, forse invece è dietro l’ango­lo. Chissà. Ma anche lei, come tutti, saluta il mattino con la prima azione di ogni uomo vivo: a­pre gli occhi. Chi si immagina Eluana come un essere inanimato, un corpo sempre dormiente, è lontano da una realtà molto più semplice e in fondo commovente: i grandi occhi neri di E­luana ad ogni sorgere del sole si aprono al mondo. Si richiuderanno solo all’arrivo della sera...

LA FISIOTERAPIA Non ci sono macchinari intorno al letto di Eluana, non monitor, non grovigli di fili, né spettrali bip bip, freddi e disumani come echi di un altro mondo. Il suo letto ha solo lenzuola candide e biancheria profumata: nulla più. E intorno al suo corpo si danno da fare a turno quattro fisioterapisti: non sta mai 'ferma', Eluana, grazie a loro, e così braccia e gambe sono tornite, non avvizzite e magre, il viso è paffuto, la pelle morbida come un velluto. Ogni giorno le suore la spalmano di creme e pettinano i suoi capelli ancora nerissimi... «Staccare la spina», si dice, ma si fa presto: non c’è niente che si possa staccare, perché Eluana a niente è 'attaccata' se non, tenacemente, alla vita. Non le hanno nemmeno ferito la gola con la tracheotomia perché respira come tutti noi, autonomamente, non c’è traccia di cannule o tubi, niente che la possa infettare con tremori di febbre... È una disabile grave ma non ha malattie - ammette anche il neurologo Defanti, amico di suo padre - «è una donna molto sana». Troppo. Perché muoia non resta che negarle cibo e acqua, renderla 'terminale' per fame e per sete: un sistema infallibile, alla lunga chiunque soccombe. LA PASSEGGIATA Se a Eluana sarà concessa un’altra primavera, fra tre mesi al primo tepore del sole potrà scendere di nuovo in giardino. Aria buona e pulita dopo un inverno trascorso in camera. Da anni e anni ci pensano le suore, a volte qualche amica, spesso suo padre, a portarla nel verde che circonda la clinica, sulle sponde del lago di Lecco, seduta sulla sedia a rotelle. È la stessa casa di cura in cui ormai tanti anni fa sua madre l’ha partorita, il primo ambiente che i suoi occhi hanno visto... da quindici anni è anche la sua casa. Eluana, con quella sua vita ai minimi termini, ha bisogno di poco, quasi di niente, un niente cui le suore aggiungono un surplus di amore: parole, silenzi, carezze, piccole e continue attenzioni. Le sente Eluana? Dietro il suo muro di incomunicabilità forse il fruscio di quelle vesti, le voci ormai note, il contatto di quelle mani familiari le danno sensazioni e sicurezza: là ' fuori' qualcuno la veglia. Nessun neurologo, nessuno scienziato ha mai saputo varcare la soglia misteriosa e valutare quanta coscienza resti a questi pazienti. Loro, quando ne escono, raccontano: « Sentivamo tutto, non sapevamo dirvelo».IL RIPOSO Sogna Eluana la notte? Se lo sono chiesto medici e neurologi, ma risposta non c’è. Forse notte e giorno nel suo limbo sono indistintamente un lungo strano sogno mai interrotto, chissà. Quel che è certo è che anche Eluana come tutti noi quando è sera chiude i grandi occhi neri e si addormenta. Notte e giorno, veglia e sonno, senza confondersi mai, e al calare del buio anche il suo corpo chiede riposo alla fine di una giornata come tante. Un sonno tranquillo, senza incubi, ed è proprio mentre dorme che un sottile sondino le instilla lentamente quella linfa vitale che chiamano 'alimentazione e idratazione', ma che sono solo cibo e acqua. Goccia a goccia ogni sera per ore entrano in lei e il suo corpo le assimila, si nutre, cresce, vive. È il suo unico ausilio, l’unica richiesta: negargliela significa ucciderla. E infatti è questo il metodo previsto dai 'protocolli' giudiziari per condurla alla morte... Nel silenzio della sera il mistero si infittisce, i dubbi crescono. Sulla parete della stanza sono incorniciate tante Eluane, belle, sorridenti, giovani, piene di vita, maliziose, allegre, spensierate: crudele guardare quelle foto e chiedersi in che piega è nascosto oggi il sorriso di diciassette anni fa. Eluana - la sua anima - gioca a nascondino ma da qualche parte c’è. Che cosa ha vissuto in sé Eluana di questa ennesima giornata? Che cosa ha avvertito? A volte ha sussultato, altre ha sospirato, talvolta ha persino teso la bocca in un sorriso, ma era poi un sorriso? Inutile farsi domande, impossibile darsi risposte, Eluana è viva e questo basta.

Eluana, viaggio per Udine nella notte


E' urgente che il popolo della vita si mobiliti il più presto possibile per salvare Eluana dall'ennesimo tentativo di ucciderla.Per farsi sentire abbiamo due vie: la posta elettronica e il telefono.Per la posta elettronica scrivere a: segreteria@laquieteudine.itPer il telefono telefonare a: Ufficio Segreteria dell'Asp "La Quiete", la responsabile dell'ufficio è la sig.ra Barbara Duriavig, tel. 0432-8862216 oppure 0432-8862214, fax. 0432-26460Che cosa scrivere? Scrivete quello che volete oppure: “Per salvare la vostra anima e per impedire la morte di una civiltà non uccidete Eluana. Non mettetevi a disposizione di chi vuole spegnere una vita”.Dato che la casa di riposo è convenzionata con il comune di Udine non sarebbe male scrivere e telefonare anche in comune. Stesse parole....Per scrivere al comune: e-mail: urp@comune.udine.itPer telefonare in comune: Ufficio Relazioni con il Pubblico Telefono: 0432-271616 - Fax: 0432 - 271355PIU' GENTE SCRIVERA' E TELEFONERA'E PIU' CI SONO PROBABILITA' CHE ELUANA NON VENGA CONDOTTA AD UDINE PER MORIRE.

L'OMBRA DELL'UNTO DEL SIGNORE











La notizia QUI


domenica 1 febbraio 2009

Pera, la Treccani e l'egemonia di sinistra


Sono ormai anni che dai politici di centrodestra vengono prediche appassionate contro l'egemonia culturale della sinistra e sono anni che si registrano slanci d'orgoglio per dimostrare che anche anche il mondo conservatore pullula di cultura e di idee. Poi però al momento giusto tutto questo va in fumo.
Al momento di indicare un nome per un incarico illustre, per dirigere un museo, per presiedere un istituto culturale, il centrodestra tradisce sempre le sue buone intenzioni e preferisce raschiare il barile della sinistra. L'ultimo di questi episodi vede protagonista l'ex presidente del Senato, Marcello Pera, il cui nome era stato individuato per la presidenza dell'istituto dell'Enciclopedia Italiana (Treccani). Sembrava la scelta ideale: un filosofo con un vasto curriculum accademico a cui si era aggiunto il profilo istituzionale di chi ha ricoperto la seconda carica dello Stato. Sarebbe stata l'occasione perfetta per mettere al verice di una delle istituzioni culturali più illustri del paese un campione del pensiero liberale e conservatore.
Niente fa fare, l'eterna soggezione culturale della destra ha avuto la meglio anche questa volta Marcello Pera non è riuscito a superare veti e sbarramenti. Indovinate allora chi è oggi il candidato più quotato? Giuliano Amato. Proprio così, il governo Berlusconi si prepara a indicare un politico la cui storia è strettamente intrecciata a quella della sininstra italiana in uno dei luoghi simbolo della cultura italiana. Sembra che un veto si arrivato anche da Napolitano, ma il governo avrebbe certamente potuto resistere, come sembra stia facendo per difendere Amato contro la candidatura quirinalizia del filosofo, Tullio Gregory.
Le colpe di Pera? Sembra che l'ex presidente del Senato, stando alle cronache giornalistiche, abbia preso posizioni scomode sui temi etici. La verità è che Pera ha semplicemente preso posizione sui temi etici, che sono i più decisivi e sensibili dei nostri tempi, e ha cercato di farlo sanando la frattura tra laici e cattolici che ci portiamo dietro dalla breccia di Porta Pia in poi.
Certo, dal punto di vista della "comodità" e della carriera, su questi temi è sempre meglio non "prendere posizione", ma galleggiare a seconda dei venti e delle correnti.
Se l'immagine della cultura italiana prevalente che l'Istituto Treccani vuole restituire dev'essere questa: volubile, anemica, timorosa di ogni vera sfida, allora per Pera non è il posto giusto


l'occidentale.it

Toscana: solo diritti per i clandestini


Corsi di italiano per bambini e adulti, possibilità, anche per gli immigrati irregolari, di accesso a mense o dormitori, tessera di straniero temporaneamente presente per gli stranieri, anche clandestini, che hanno bisogno di misure sanitarie.Queste alcune delle norme previste nella nuova proposta di legge sull'immigrazione varata dalla Giunta regionale della Toscana. «Vogliamo - hanno spiegato il presidente Claudio Martini e l'assessore alle politiche sociali Gianni Salvadori - confermare alcuni servizi esistenti e potenziarne altri, secondo la tesi che migliorare la vita dei regolari equivale a combattere meglio l'irregolarità. Vorremmo che quello dell'immigrazione venisse trattato come un tema di governo e non con la demagogia».Tra le novità della proposta di legge, appunto, il fatto che anche i clandestini in condizioni di bisogno e urgenza possono accedere a mense e dormitori pubblici. Viene poi confermata la tessera per poter usufruire dell'assistenza sanitaria.La proposta prevede anche misure per rispettare le differenze religiose, come l'assegnazione di spazi cimiteriali per la sepoltura dei morti e di spazi per la macellazione rituale islamica nel rispetto delle norme vigenti. Verranno promossi corsi di italiano, sarà rafforzata la rete regionale di sportelli informativi ed è prevista una campagna contro le mutilazioni genitali femminili.Tra le altre misure l'attenzione ai soggetti più deboli, come rifugiati e richiedenti asilo, minori, donne incinte, detenuti e vittime della tratta; il riconoscimento dei titoli professionali, anche in base ad accordi specifici; la promozione della convivenza interculturale; l'accesso degli immigrati al servizio civile regionale.E se la proposta mette in campo due milioni di euro - ha detto Martini - dobbiamo ricordarci che senza immigrati il Paese e la Toscana si fermerebbero, e per questo ci sentiamo in assoluta sintonia con le parole pronunciate qualche giorno fa dal presidente Giorgio Napolitano».

CONTRO L'IMMIGRAZIONE CLANDESTINA NON SERVE LA "LEGGE DEL KEBAB "


E ora tocca al Kebab: l’infinita serie di provvedimenti legati in qualche modo all’immigrazione che parlamento, comuni e istituzioni varie assumono si è arricchita di un nuovo piatto. Il provvedimento del comune di Lucca, che vieta “ristoranti di altra etnia” nell’area del centro storico, segue l’esatta impostazione di tutti i suoi predecessori: preso in sé rischia di essere demente, se fosse però inserito in un serio contesto riformatore e regolatore dell’integrazione di etnie e culture, potrebbe essere assolutamente valido. La demenza del provvedimento è evidente, là dove auspica che comunque venga inserito un qualche piatto della tradizione culinaria toscana nei menù etnici. Il solito pastrocchio da azzeccagarbugli, che banalizza e rende tragicomico un tema drammatico.Se in Italia vi fosse una qualche traccia di una cultura urbanistica, se le nostre star mondiali dell’architettura sospendessero per un attimo l’emissione delle loro parcelle milionarie per costruire grattacieli, sarebbe chiaro il disastro che si è verificato in questi ultimi dieci anni nei centri storici del centro nord. All’inizio, appare in un quartiere, una macelleria haram, che vende carne macellata secondo la shari’a; passano pochi mesi e il macellaio affitta un seminterrato e vi apre un “centro di cultura”, in realtà, una moschea; contemporaneamente qualcuno impianta sempre nell’area di quel isolato, prima un negozio per chiamate telefoniche internazionali e infine uno sportello per l’invio di denaro - lecito e illecito - in patria.I negozi di Kebab, intanto, sono già fioriti e strapieni. Les jeux sont faits, su queste palafitte, naturaliter, si costruisce aggregazione abitativa e sociale. E’ passato un anno dall’apertura della macelleria e quella che da mille anni era una strada di vecchi, vecchissimi residenti, è diventata un micro ghetto. Questo è avvenuto a Canneto il Lungo e in via Pré a Genova, a Porta Palazzo e a S, Silvario a Torino; a via Sarpi - con i cinesi - a Milano; in piazza Vittorio a Roma, a Parma, a Brescia, ovunque.E’ indispensabile dunque che nel paese si sviluppi una discussione che permetta ai comuni - nella loro autonomia - di comprendere innanzitutto che la politica delle licenze commerciali è oggi fondamentale, strategica e poi di definire le linee di loro distribuzione nel contesto urbano. Se questo processo si avvierà, Lucca avrà il merito di avere spezzato il ghiaccio (ma segnalo che Alba l’ha preceduta di un anno). Se no, quel provvedimento, finirà tra le mille inutili grida che intasano i tombini delle principali piazze del nostro paese. (l'Occidentale)

CARLO PANELLA

mercoledì 28 gennaio 2009

IL RICORDO DELL'AMICO DI TUTTI


"Da quella notte


di Betlemme, nessuno ha piu' diritto


di essere felice da solo"
don Dino Lucchesi

sabato 24 gennaio 2009

TENSIONI SULLA NASCITA DEL PDL: FORSE SLITTA IL CONGRESSO


TROPPO DISTANTI LE BOZZE DI STATUTO PREDISPOSTE DA FORZA ITALIA E DA AN… SI PARLA DI RINVIO DEL CONGRESSO DOPO LE EUROPEE… AN E’ PER UNA ELEZIONE DEI QUADRI DALLA BASE, CON TESSERE E SEZIONI… FORZA ITALIA PER NOMINE DAL VERTICE E STRUTTURA LEGGERA… E QUALCUNO PENSA A UNA FEDERAZIONE, NON PIU’ A UNA FUSIONE

C’e’ ormai tensione evidente nel PdL: più si avvicina la data del “Congresso costitutivo” o celebrativo che sia, più nascono distinguo e mal celate perplessità. Ne risente indubbiamente anche l’azione di Governo che vede spesso presentate e ritirate proposte in Consiglio dei Ministri, perché invise a qualche componente della coalizione. Ha fatto un primo passo al Senato il progetto del federalismo fiscale, per ora una scatola completamente vuota, spacciata per la panacea di tutti i mali: in realtà, e per fortuna, rappresenta il nulla senza i decreti attuativi di cui si parlerà tra tre anni se va bene. Ma già c’è chi prevede che alla Camera non avrà un percorso facile, anche alla luce della vaghezza che circonda un progetto su cui lo stesso Tremonti non è stato in grado di dire “quanto ci costerà”. Per non parlare delle nuove tasse che alla fine, con il federalismo, graveranno sulle spalle del contribuente italiano e del Centrosud penalizzato dalla divisione della torta. Lo abbiamo sostenuto in tempi non sospetti: il federalismo è una patacca, il tempo ce ne darà ragione. Ma le differenti impostazioni si sono notate sul tema intercettazioni anche tra Forza Italia ed An, segno di un disagio che sta ampliandosi tra le due forze politiche del Pdl, in prossimità del traguardo della fusione. I due staff hanno messo a confronto le rispettive bozze del futuro Statuto e le distanze sono notevoli, An e Forza Italia, al di là della indiscussa leadership di Berlusconi, non trovano una sintesi sulla guida operativa del partito unico. Per gli azzurri ci vuole un solo numero due, un loro uomo (propongono Verdini), per An un due ( La Russa) o tre coordinatori ( un esponente dei partiti più piccoli). I quadri regionali saranno composti da un coordinatore e un vicario, più i vice coordinatori ( nella misura di 70 a 30). Nasce qua il problema: per An dovrebbero essere dalla base, per gli azzuri scelti dal vertice. E ancora: An vuole un partito tradizionale, con tesseramento e sezioni, per fare un minimo di selezione all’ingresso. Forza Italia è invece per una soluzione leggera, con adesioni online o nei gazebo e circoli solo nelle città capoluogo di provincia. La data del Congresso rimane per ora fissata per il 27 marzo alla Fiera di Roma, ma c’è chi inizia a pensare che occorra un supplemento di riflessione “meglio risolvere i problemi adesso che fare un partito in fretta e furia, finendo balcanizzati come il Pd” e chi pensa a tappe intermedie. Per non parlare dei più saggi di entrambi gli schieramenti che fanno tornare di attualità non una fusione, ma una federazione tra partiti, permettendo ad entrambi di mantenere la propria identità politica. Anche perché la base di An ha sempre mal digerito questa “fusione-annessione” da parte di Forza Italia… basta poco per riemergere giustificate perplessità. Ormai si parla di fare slittare il Congresso a dopo le Europee, un modo per prendere tempo e rimeditare il tutto? O solo per ottenere più potere interno?

venerdì 23 gennaio 2009

RESTITUIRE LA PAROLA AI CITTADINI


Tutto il mondo guarda con ammirazione alla straordinaria capacità di rinnovamento della società americana, al grande esempio di democrazia offerto dalle primarie e dal civilissimo confronto tra i candidati alla Casa Bianca. Il carattere, la storia, la cultura di quella società sono stati determinanti. Ma nulla sarebbe stato possibile se la vita pubblica degli Stati Uniti non fosse basata su alcune regole fondamentali, che ne fanno una democrazia aperta, incompatibile con qualunque chiusura dall'alto.
Queste regole sono innanzitutto:
1) le primarie, che affidano ai cittadini la scelta di ogni candidatura;
2) il collegio uninominale maggioritario, che crea un solido legame tra eletto ed elettore;
3) la scelta popolare del governo;
4) il bipartitismo, che porta chiarezza e stabilità;
5) la separazione dei poteri e la reale autonomia delle diverse istituzioni.
Noi siamo invece impantanati in una transizione infinita che ha condotto a un Parlamento nominato dai capipartito. E le dichiarazioni di chi vuole imitare Barack Obama rendono ancora più evidente la distanza. Perché da noi non nascerà alcun Obama e non vedremo grandi cambiamenti se non rompiamo gli schemi che ingessano la politica.Nel momento in cui, per uscire dalla transizione, si guarda a grandi modelli, noi proponiamo di assumere come punto di riferimento proprio la democrazia americana, perché crediamo che sia la strada giusta per rinnovare davvero la nostra vita pubblica. E' una convinzione che accomuna già una larga parte degli italiani. E noi, come liberi cittadini, vogliamo dar voce insieme a loro a questa grande speranza di cambiamento.


BERLUSCONI PER LE AMMINISTRATIVE METTE IN CAMPO KAKA’


I SONDAGGISTI LO HANNO AVVISATO IN TEMPO: CEDERE IL GIOCATORE BRASILIANO AVREBBE CAUSATO UN NOTEVOLE CALO DI CONSENSI… SAREBBE STATA OFFUSCATA L’IMMAGINE DEL PREMIER: DA UNO CHE COMPRA A UNO CHE VENDE… A RISCHIO UN MILIONE DI VOTI, TRA CONTESTAZIONI E CORTEI DI PROTESTA

Silvio Berlusconi ha rischiato più che durante le liti dell’anno scorso con Fini, si è trovato più in difficoltà che a dare retta alle richieste di Bossi, ha trangugiato amaro più che in occasione delle querelles passate con Casini.In realtà aveva dato l’assenso per la cessione al Manchester City del fuoriclasse brasiliano Kakà, anche perché di fronte a un’offerta “esagerata” (120 milioni di euro), qualsiasi presidente avrebbe portato il giocatore in Inghilterra anche in braccio.Ma domenica a San Siro ha capito che la politica ha i suoi costi: contestazioni alla presidenza da parte dei tifosi, striscioni dal tenore “Berlusca interista”, “Meschini e bugiardi: e ora vendete il Milan”, cortei di protesta dei tifosi sotto via Turati, con blocco del traffico.L’immagine vincente del Cavaliere sarebbe stata offuscata: lui è uno che compra, non che vende, lui spende, non incassa. Per il premier, calcio e politica sono sempre stati vicini, in termini simbolici. Il Milan rappresenta da sempre quel modello vincente che Berlusconi vorrebbe applicare al Paese. E’ il Milan, più che Mediaset, ad aver creato l’immagine di successo di Berlusconi ai fini elettorali. Secondo il sondaggista Crespi, l’impatto elettorale della cessione di Kakà sarebbe stato devastante. “A rischio concreto un milione di voti dei milanisti, sui cinque milioni di tifosi rossoneri in Italia”. Probabilmente il premier qualche sondaggio veloce l’ha fatto fare davvero e ha deciso di declinare l’offerta, con grande sconcerto degli inglesi che hanno sostenuto che l’accordo era fatto, ma poi sono intervenuti altri fattori: la politica e l’impatto dell’opinione pubblica.D’altronde non sarebbe la prima volta che Berlusconi decide in campo sportivo anche sulla base dei sondaggi.Nel 2001 aveva in corso due trattative: una politica, con l’Udeur di Mastella, e una calcistica per l’acquisto di Rui Costa dalla Fiorentina.I sondaggisti gli dissero che Rui Costa valeva elettoralmente molto più di Mastella e Silvio acquistò Rui Costa.Chi non ricorda, nel 2000, l’incursione nella conduzione tecnica della Nazionale con le critiche a Zoff, reo di non aver fatto marcare a uomo Zidane?Berlusconi era in piena rincorsa elettorale, Zoff si dimise per protesta, ma l’uscita del Cavaliere era stata consigliata dai sondaggisti che attestavano la rabbia dei tifosi per la sconfitta con la Francia agli Europei.E infine l’affare Ronaldinho, il pallone d’oro, il cui acquisto è stato annunciato da Berlusconi a pochi giorni dal voto per le elezioni politiche, salvo essere perfezionato a luglio, a urne ormai chiuse.Ora Silvio dice che Kakà resta al Milan per una questione di cuore: ” L’avevo lasciato libero di scegliere: lui ha dimostrato che i principi sono più importanti del denaro”…Peccato che il giorno prima Kakà avesse chiesto al Manchester City un aumento del 20% dello stipendio che gli avevano proposto…Berlusconi ora parla di “attaccamento alla bandiera, di riconoscenza verso la società e al suo presidente che l’hanno lanciato, di un ragazzo la cui anima corrisponde al suo viso”.Pensiamo che Kakà semplicemente abbia ottenuto dal Milan quello che gli avrebbe offerto la squadra inglese.A Silvio sarà costata un’integrazione salariale, ma sempre meno che perdere un milione di voti e la sua immagine vincente.

giovedì 22 gennaio 2009

Senato, sì al federalismo fiscale


Il federalismo fiscale supera lo scoglio del Senato e approda alla Camera. Con 156 sì, 6 no e 108 astenuti l'aula di Palazzo Madama ha approvato il ddl Calderoli. Tutto come previsto quindi: a favore del provvedimento si sono pronunciati Pdl, Lega e Mpa mentre Pd e Italia dei valori hanno scelto di astenersi. Contraria solo l'Udc.Una soluzione immaginabile visto lo spirito bipartisan che ha caratterizzato sia l'esame nelle tre commissioni riunite Affari costituzionali, Bilancio e Finanze, sia l'attività in aula. Basta guardare all'atteggiamento tenuto sulle novità che nelle ultime 48 ore sono state apportate al testo: ieri la precisazione sui metodi di composizione della futura bicamerale e l'esonero dal Patto di stabilità interno delle spese in conto capitale; oggi la norma di salvaguardia per le isole nell'ambito della perequazione infrastrutturale e i nuovi articoli su Roma capitale e città metropolitane.In base all'emendamento presentato da Carlo Vizzini (Pdl) e condiviso da Enzo Bianco (Pd), la ricognizione dei gap esistenti, da effettuarsi nel periodo di transizione al federalismo fiscale, dovrà tenere conto «della definizione di parametri oggettivi relativi alla misurazione degli effetti conseguenti al divario di sviluppo economico derivante dall'insularità». Ma viene anche previsto che il fondo debba essere utilizzato non solo per recuperare il deficit infrastrutturale del trasporto pubblico locale, ma anche dei «collegamenti con le isole».I principi Nell'attuare l'articolo 119 della Costituzione il Ddl Calderoli stabilisce la piena autonomia di entrata e di spesa per Regioni ed enti locali. Tra i principi della delega spiccano: il finanziamento integrale di tutte le funzioni pubbliche; la leale collaborazione tra i diversi livelli di governo; il divieto di sottoporre a doppia imposizione lo stesso presupposto d'imposta; il passaggio, per le funzioni fondamentali, dal criterio della spesa storica a costi e fabbisogni standard; armonizzazione di tutti i bilanci pubblici.L'iter Con l'approvazione del Senato il testo del disegno di legge delega passa alla Camera. Una volta approvato definitivamente cominceranno a decorrere i 12 mesi previsti per l'emanazione del primo decreto legislativo, che dovrà avere in allegato la relazione con i numeri. I decreti successivi andranno emanati nei due anni complessivi e altri 24 mesi serviranno per gli eventuali decreti correttivi. La bicamerale A esaminare i decreti sarà una specifica commissione bicamerale composta da 15 deputati e 15 senatori che si avvarrà di un comitato interno formato da sei rappresentanti delle Regioni, due delle Province e quattro dei Comuni.Le funzioni Le Regioni dovranno garantire il finanziamento integrale (a costi standard) dei livelli essenziali delle prestazioni per tutti i diritti civili e sociali. Di questi faranno parte (ma senza carattere di esaustività) la sanità, l'assistenza e le prestazioni e i servizi riguardanti il diritto allo studio oltre che le funzioni amministrative in materia di istruzione svolte dalle Regioni. Il Ddl prevede ora un elenco transitorio delle funzioni attribuite a Comuni, Province, Città metropolitane e Roma capitale. Che verrà rivisto con la Carta delle autonomie.Il finanziamento Le Regioni potranno contare su: Irap (fino alla sua sostituzione); tributi regionali da individuare in base al principio di correlazione, riserva di aliquota o addizionale sull'Irpef; compartecipazione regionale all'Iva. Tali fonti dovranno garantire il finanziamento integrale in una sola Regione, per le altre interverrà il fondo perequativo. Nelle funzioni fondamentali il finanziamento sarà integrale; per quelle fondamentali dovrà ridurre le differenze nella capacità fiscali senza alterare la graduatoria. Oltre ai tributi propri e alla possibilità di istituire tasse di scopo, i Comuni potranno contare su tassazione immobiliare (esclusa l'Ici), compartecipazione all'Irpef e all'Iva mentre le Province sull'imposizione legata al trasporto su gomma e compartecipazione a un tributo erariale. Premi e sanzioni Il Ddl prevede premi, anche sotto forma di quote ulteriori di tributi erariali, per le amministrazioni virtuose e sanzioni per quelle meno virtuose che possono arrivare anche all'ineleggibilità. Inserita in Aula l'esenzione dal Patto di stabilità interno per le spese. Il patto di convergenza Introdotto su sollecitazione del Pd questo strumento accompagnerà i territori verso il passaggio ai costi e fabbisogni standard. Ogni anno in Finanziaria bisognerà indicare a che punto è tale passaggio e stabilire come aiutare chi rimane indietro. Previsto poi il potere sostitutivo dello Stato.L'attuazione Il Ddl prevede un periodo transitorio di cinque anni. Sarà uno specifico decreto legislativo a stabilire da quando cominceranno a decorrere.Le clausole di salvaguardia Nell'attuazione della legge bisognerà rispettare il patto di stabilità e di crescita. La legge statale dovrà inoltre fissare un tetto massimo alla pressione fiscale e assicurare che il livello del prelievo complessivo non aumenti neanche nella fase transitoria.

Eugenio Bruno, IlSole24Ore.com, 22 Gennaio 2009

I naufraghi della nave di Tonino


Fa notizia se l’unico consigliere comunale dell’Italia dei Valori di Roma lascia Di Pietro per approdare tra le braccia di Alemanno? In teoria no, visto che si tratta di episodi locali, al massimo da destinare alle pagine di cronaca. Una piccola notizia solo se affrontata in maniera superficiale. In pratica quanto accaduto potrebbe dare il “la” a qualcosa di più grande. Questo perché il tutto succede a Roma, città che meglio di altre rappresenta quel laboratorio politico italiano citato ad ogni occasione buona. E questa è una di quelle. E’ Roma il terreno dal quale partono segnali che non si possono sottovalutare.
All’ombra del Colosseo avvenne lo sdoganamento di Fini, da qui si costruì la candidatura di Rutelli alla Presidenza del Consiglio, fu proprio partendo dal Campidoglio che Veltroni ha tentato la scalata a Palazzo Chigi. Questo consigliere comunale si chiama Gilberto Casciani, uno che a forza di fare politica a livello territoriali è invecchiato. Non è quindi un pivellino. Torna in mente quindi la storiella del topolino pronto ad abbandonare la nave prima che affondi. D’altronde siamo nella città dei Palazzi e certe cose si percepiscono prima che a Montenero di Bisaccia.
Insieme al valoroso Casciani abbandonano l’’Idv anche una piccola truppa di consiglieri impegnati nei municipi e il vice segretario della Federazione Romana. Tutti stufi a quanto pare di tradurre la loro azione politica in mera“ raccolta di firme referendarie”. A Roma, l’Italia dei Valori sta andando in frantumi. Un terremoto, piccolo quanto volete, ma indicativo, molto indicativo sul pessimo momento che vive il partito dell’ex Pm, ed infatti, se alla perdita del piccolo plotone romano ci si aggiungono le ambiguità del patrimonio immobiliare di Tonino, le ombre sui rapporti con l’ex provveditore Mautone e il discutibile operato del figliolo, il risultato è un calo elettorale di circa due punti, come è emerso dagli ultimi sondaggi.
A forza di seminare zizzania antiberlusconiana ecco spuntare nel campo di Tonino della gramigna frutto delle sue malefatte. Ora, considerata la sfrenata passione per l’agricoltura, la semina e i raccolti, a di Pietro non resta che montare sul suo trattore ormai scarburato e dare inizio a questa raccolta molto particolare. Ne avrà di cascine da riempire.


mercoledì 21 gennaio 2009

RENATO CURCIO VUOLE LA PENSIONE DALLO STATO: DAI VOLANTINI DELLE BR ALLA MODULISTICA INPS


IL FONDATORE DELLE BRIGATE ROSSE SI LAMENTA DI ESSERSI VISTA RESPINTA LA RICHIESTA DI PENSIONE… NELLE CARCERI NON HANNO VERSATO I CONTRIBUTI… QUELLA SOCIALE NON GLI SPETTA PERCHE’ LA MOGLIE HA UN REDDITO SUPERIORE AL NECESSARIO… VOLEVA PORTARE LA LOTTA AL CUORE DELLO STATO, HA FINITO PER PORTARE I MODULI ALL’INPS

Di lui aveva scritto Indro Montanelli nel lontano 1984, definendolo “un terrorista che aveva mantenuto la testa alta, la dignità e il coraggio. E’ a questa diversità che ci inchiniamo”.Parlava di Renato Curcio, fondatore dell’organizzazione terroristica “Brigate Rosse”, di cui fu l’ispiratore, più che un attivista, la mente più che il braccio armato.Le Br iniziano ad operare nel 1970, Curcio viene arrestato nel 1974. Famoso il suo documento di rivendicazione dell’omicidio di Aldo Moro, definito “un criminale”.Sarà scarcerato nel 1998, quattro anni prima della scadenza della pena prevista: mai pentito, mai dissociato, colui per il quale “l’omicidio era un principio accettato nella logica della pratica rivoluzionaria”, l’inventore della stella a cinque punte, Renato Curcio ora ha 67 anni e collabora da tempo a una cooperativa “di produzione e di lavoro”, scrive qualche libro e gira l’Italia a tenere conferenze come un “vecchio saggio”.Nulla da obiettare da parte nostra, sono le leggi dello Stato e preferiamo la coerenza a chi si è pentito, godendone i privilegi, un attimo dopo essere stato catturato ( chissà perché nessuno si pente mai prima di essere arrestato…) e diventando delatore dei suoi ex compagni. Ma proprio per questa premessa, leggiamo come una mancanza di dignità e una caduta di stile la polemica che Curcio ha sollevato circa la sua richiesta di pensione che è stata respinta dall’Inps. Abituato a immaginarlo mentre preparava i ciclostilati di rivendicazione delle azioni terroristiche delle Brigate Rosse per “colpire il cuore dello Stato”, ci risulta patetico immaginarlo a compilare la modulistica dell’Inps per richiedere a quello stesso Stato che legittimamente, dal suo punto di vista, avrebbe voluto annientare, il trattamento previdenziale di fine rapporto.Ma come, ci chiediamo, siamo partiti dal “colpiscine uno per educarne cento”, per finire a reclamare le marchette dalle istituzioni? Eh no, basta con questi rivoluzionari del cazzo, un minimo di dignità nella vita ci vuole.Va bene cambiare idea e non riconoscersi più in quelle lotte e in quei metodi, ma quanti “nemici” sono stati ammazzati in nome di quegli ideali e quanti non possono oggi riempire quella modulistica, quante loro famiglie hanno visto la loro vita distrutta, senza aiuti dallo Stato?Loro non avevano fatto una scelta rivoluzionaria, magari stavano dall’altra parte, come i militanti del Msi di Padova, o erano funzionari dello Stato come agenti e magistrati: loro alla pensione non vi sono arrivati, caro Renato. Li avete ammazzati prima.Tu hai scelto di fare il rivoluzionario, hai pagato il tuo debito secondo le leggi vigenti. Ma è giusto anche nelle scelte sbagliate conservare la cosa più importante: la dignità.E chiedere oggi la pensione allo Stato è perdere la propria dignità, rivendicare le marchette per i lavori che facevi in carcere e che non ti avrebbero versato (e che pare l’Inps non riconosca) è concetto degno della peggiore mentalità borghese propria di quegli esempi che avevi combattuto.Ma come, inizi le lotte all’Università di Trento per finire in coda a un Caf per farti compilare la richiesta della social card?Permetti ad uno che ha fatto politica molto a destra, in una scuola dove due studenti di sinistra aderirono poi alle Br, a chi come me ha vissuto a Genova negli anni degli omicidi Coco, Esposito, del rapimento del giudice Sossi, dell’assalto al covo di Oregina, a uno che faceva politica opposta alla vostra, di dirti che nella vita ci vuole un minimo di coerenza e di dignità.Le scelte si pagano, ma quando si perde non ci si genuflette ai vincitori.A destra abbiamo lottato per la sopravvivenza, per l’onore, per la vita, mai per il vitalizio.