mercoledì 14 gennaio 2009

Messaggi atei sugli autobus di Genova: Cui Prodest?


Su quest'autobus di Genova si legge: "La cattiva notizia è che Dio non esiste, quella buona è che non ne hai bisogno".Ed eccovi l'incipit di quest'articolo del Corriere della Sera: "Dopo gli Stati Uniti, l’Australia, l’Inghilterra e la Spagna, anche in Italia arrivano quelli che sono già stati ribattezzati i «bus atei». Precisamente - e non a caso - a Genova, sede arcivescovile del capo dei vescovi italiani Angelo Bagnasco".La campagna "pubblicitaria" è promossa dall'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar).
Commento:
Quando la Chiesa fa riferimento alla vita politica e sociale italiana, molti l'attaccano perché "ingerente" e perché il nostro Stato è laico, dimenticandosi che il Papa rappresenta la Guida religiosa di chi è cattolico ed ha il dovere di indirizzare il proprio "gregge", essendone "pastore". Per i credenti, infatti, il Papa è il rappresentante di Gesù Cristo in terra: insomma, non tende ad interagire con lo Stato (che giustamente deve essere laico), ma sui membri cattolici della società. Ora, il Comune di conseguenza deve essere laico ed a Genova, così come altrove, il trasporto pubblico è tale perché amministrato pubblicamente ed è al servizio del pubblico, cioé di tutti i genovesi. Tra di loro ci sono atei, agnostici e fedeli. Il messaggio dell'Uaar, che non pubblicizza qualcosa che ha una utilità pubblica, pertanto offende una parte dei genovesi, acclamando una verità che non è assoluta, ma è pur sempre una forma di fede: si crede che Dio non esiste. Inoltre, si vuole schernire il credente, sottolineando che avere fede in Dio non giovi a nulla.E' vero: anche altrove sta avvenendo la stessa cosa. Per esempio a Londra: però lì c'è in più un avverbio che ha un valore non di poco conto: "Probabilmente Dio non esiste. Smetti di preoccuparti e goditi la vita". Il grassetto tende ad evidenziare la faziosità del messaggio genovese e gli inglesi ancora una volta dimostrano di avere rispetto per il prossimo. Ed ora qualche domanda: Cui prodest? Perché dovere diffondere un messaggio anti-religioso? Perché all'ateo interessa non tanto esserlo, quanto convincere gli altri ad esserlo pure? Perché dovere annunciare ad un altro di non credere a niente? Sono convinto che non ci sia niente di più bello che avere fede in una vita che non finisce con la morte, piuttosto che essere convinti che ci sia il nulla dopo che il cuore smetterà di battere. In fondo, lo psicologo e sociologo francese Gustave Lebon scrisse: "Se l'ateismo si propagasse, diventerebbe una religione non meno intollerante delle antiche".


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