domenica 21 settembre 2008

La viltà che lega una rana crocifissa al silenzio sulle persecuzioni dei cristiani


Finora non pare che sia servita la denuncia di Angelo Panebianco né l’iniziativa promossa dalla Fondazione Liberal per risvegliare l’attenzione sullo scandalo delle persecuzioni e dei massacri di cristiani che si svolgono da ogni parte del mondo. Troppi, mentre sono pronti a sollevarsi strepitando di razzismo genocida quando si propone di prendere le impronte ai bambini dei campi nomadi, voltano lo sguardo dall’altra parte di fronte ai massacri concreti di cristiani. Una delle cause principali è stata identificata da Angelo Panebianco nell’«atteggiamento farisaico secondo il quale non conviene parlare troppo delle persecuzioni dei cristiani se non si vuole alimentare lo “scontro di civiltà”. Come se ignorare il fatto che nel mondo vari gruppi di fanatici usino la loro religione (musulmana, indù o altro) per ammazzarsi a vicenda e per ammazzare cristiani ci convenisse». Il “politicamente corretto” ipocrita e suicida porta a tacere e persino a giustificare ogni crimine compiuto dall’“altro” e a considerare il massacro di cristiani come un normale prezzo da pagare per le colpe della civiltà occidentale. Questo atteggiamento è testimoniato da tanti fatti tra cui va sottolineata l’asimmetria che porta a condannare le vignette danesi su Maometto come un’efferata provocazione che avrebbe giustificato lo scatenamento di un’autentica guerra di religione da parte di gruppi fanatici musulmani di mezzo mondo, mentre si giustificano e difendono a spada tratta le “opere d’arte” che rappresentano una rana crocefissa o un’erezione di Gesù in croce. Nel primo caso si deplora l’offesa a una figura sacra per i musulmani, di fronte alla quale la libertà di espressione deve inchinarsi e sapersi limitare. Nel secondo caso, il simbolo sacro e il valore che esso ha per i cattolici deve inchinarsi di fronte alla libertà di espressione e all’assoluta indipendenza dell’“arte” che non può limitarsi di fronte a nulla e nessuno, anche se nei fatti questo “nulla e nessuno” ha nomi e cognomi ben precisi: è lecito fare strame della croce o paragonare la verga di Mosé a un fallo ma tutti debbono inginocchiarsi di fronte al sacro turbante di Maometto.Quel che è tragicamente penoso in questa faccenda è il richiamo alla libertà “artistica” e che professori universitari di storia dell’arte o conservatori di musei parlino con sussiego di opere d’“arte” è un segno dello sfacelo della nostra cultura, del modo in cui vengono svenduti senza dignità le nozioni più elementari in nome della cupidigia di asservimento all’“altro”. Occorrerebbe ricordare a questi solerti “intellettuali” che un oggetto per essere definito un’opera d’arte deve soddisfare alcune caratteristiche minime, tra cui la messa in opera, per la sua produzione, di una maestrìa non alla portata di chiunque e una finalità espressiva che miri a trasmettere significati universali. Non basta prendere una tazza di gabinetto, una cacca, disegnare o scolpire un fallo in erezione – secondo la migliore tradizione della grafica da cesso pubblico – mettervi sotto una scritta ermetica e riuscire a esporlo in una mostra perché realizzare un’opera d’“arte”. Perché, in tal caso, l’unica “arte” che viene messa in atto è quella dell’astuzia mediatica e dell’abilità nell’intrallazzare per inserirsi nei circuiti espositivi. Non si sa se ridere o piangere sentendo uno di questi “intellettuali” paragonare la rana di Bolzano alla Cappella Sistina di Michelangelo. Questa cupidigia di asservimento che fa strame dell’arte in nome di una cultura che non merita più di essere chiamata tale è uno dei terreni su cui si alimenta l’indifferenza per le stragi e i massacri dei cristiani.(Tempi, 17 settembre 2008) http://gisrael.blogspot.com
Giorgio Israel, Il Legno Storto quotidiano, 18 Settembre 2008.

sabato 20 settembre 2008

C'é p@sta per te!: Vergogna!

http://pastaperte.blogspot.com/2008/09/vergogna.html
Cosa c'é da esultare? Forse non hanno capito che la festa é finita? Questi lavoratori non hanno capito che il tempo dell'assistenzialismo becero é finito. L'ALITALIA é fallita e fra 10 giorni non avrà neanche più la licenza per volare, 18.000 e passa in cassa integrazione con perdita certa del lavoro. E questi esultano! Contenti loro...
Video da Youtube.com

SCUOLA/ Occupazioni e manifestazioni? Una macabra strategia politica, a spese degli studenti


Riporto una mail che mi è arrivata ieri sera da una preside di Liceo della Liguria: «Stamattina, durante una riunione con stretti collaboratori (il più a destra di Rifondazione) leggo loro una mail giunta dalla segreteria di Cgil-scuola. Il contenuto, assai caricato nei toni, è molto esplicito: il governo deve modificare sostanzialmente la finanziaria in relazione alla scuola; l'OCSE pontifica senza alcuna cognizione di causa; sono vergognosi i tagli alla scuola; e molto altro, in un crescendo rossiniano. Vedo i miei collaboratori soddisfatti e compiaciuti, tipo gatto che gioca col topo ove il topo sono io, tapina di destra. Peccato che io, mentre ammiccano sornioni, abbia il cattivo gusto di legger loro la data di invio: 6 dicembre 2007. Il governo è quello di Romano Prodi, il ministro è Beppe Fioroni. PS: non ho voluto stravincere e mi sono limitata, ridendo, a dire che al sindacato ogni anno facevano una fotocopia».
Che cosa rivela questa lettera che è privata e assolutamente sincera? Che quello che si sta giocando in questi giorni in Italia e in Parlamento è una battaglia politica. Non ha nulla a che fare con la scuola e i suoi contenuti educativi.
Esiste una tenaglia spaventosa che blocca la scuola. Ed è la tenaglia sindacale con la sua cinghia di trasmissione partitica. La Cgil-scuola è quella che ha messo nel sacco Luigi Berlinguer a causa del suo concorsone, e poi ha cercato di impedire qualsiasi dialogo della Moratti con la scuola reale demonizzandola; e quindi ha fatto lo stesso, come dimostra il volantino di cui sopra, con Fioroni.
Ora ci riprova con la Gelmini. Qualsiasi cosa dicesse o facesse, erano lì pronti a passare alle vie di fatto. La cosa molto triste è l’alleanza periodica della sinistra, prima Ds, poi Ulivo, infine Partito democratico con la Cgil scuola (nel caso la sinistra sia all’opposizione). In un momento in cui il conglomerato veltroniano non riesce a trovare una leva popolare nell’antiberlusconismo giustizialista, cerca di ritrovarlo nella scuola. Lì conta su una forte maggioranza dei docenti e sulla facile strumentalizzazione dei ragazzi.
La prova? I giornali di riferimento. È iniziato un attacco sistematico alla Gelmini da subito. Prima ancora che parlasse di cambiamento o di tagli. Basta leggere l’Unità e Repubblica sin da luglio ed agosto. Quanto ha detto sulle scuole meridionali incapaci di garantire una competenza decente agli allievi è diventato un pretesto per un attacco risibile alla sua persona.
E dire che banalmente si appoggiava alla divinità assoluta che nessuno mai mette in discussione come se fosse Dio: l’Ocse-Pisa.
Luigi Berlinguer, proprio sull’Unità dà ragione alla Gelmini citando la Bibbia Ocse. Ecco la citazione, 29 agosto: «Da ultimo vorrei citare i dati Ocse-Pisa, già ricordati da molti in questi giorni: l’Europa non boccia l’Italia e i suoi quindicenni, in tema di competenze scientifico-matematiche o di lettura, ma boccia il Sud e le Isole, assai indietro rispetto alla media europea (mentre il centro-nord la supera nettamente)». E allora? Allora si fa finta di niente. Repubblica continua: abbiamo avuto Pirandello in Sicilia, come osa la Gelmini.
Poi la faccenda della divisa scolastica; il voto in decimali; l’educazione civica; i libri di testo; il maestro unico, anzi diciamo meglio: il maestro uno alla volta. Non il maestro unico: semplicemente la non compresenza di più maestri nella stessa ora, almeno come norma. Introdotta persino con il contagocce, dalla prima elementare.
Chiara la filosofia della Gelmini: alta spesa non è sinonimo di virtù, anzi. Alberto Alesina è preside di economia ad Harvard. Ha scritto: «Si parla tanto di insegnanti multipli o unici nelle scuole. Parliamoci chiaro: gli insegnanti sono diventati multipli non perché si sia capito che questo migliorava la qualità dell’insegnamento, ma semplicemente perché sono nati sempre meno bambini in Italia e non si poteva licenziare nessun docente, anzi le assunzioni dovevano continuare a ritmi elevati. La scuola, insomma, come welfare per giovani laureati» (Il Sole 11-9-08).
Ma la sinistra ha montato un bailamme pazzesco. Inventando il taglio di centomila maestre, la fine del tempo pieno, la chiusura delle scuole dei paesini.
I contenuti del decreto Gelmini sono semplici. Accettate anche da intellettuali di sinistra per il loro buon senso. Invece sono state definite «disegno criminale» contro cui opporsi «con ogni mezzo possibile e immaginabile» da parte del ministro ombra Pina Picierno. Trasformarle in occasione di occupazioni e manifestazioni è frutto di una macabra strategia politica. Purtroppo a spese della scuola.
Renato Farina, Il Sussidiario, 19 Settembre 2008.

Livadiotti: "In Alitalia privilegi e bizarrie"




Ore decisive per il futuro di Alitalia. Stefano Livadiotti, autore de "L'altra casta", libro inchiesta sui sindacati, non è ottimista. "E' un'operazione poco limpida, un pasticcio. L'esito finale è che Alitalia finirà comuque ad una compagnia straniera. A questo punto era maglio chiudere coin Air France".

Sky tg24, 18 Settembre 2008.


FEDERALISMO/ I risparmi e i vantaggi che porterà la riforma fiscale


Il disegno di legge delega esaminato dal Governo rappresenta l’attuazione costituzionale dei principi fondamentali di coordinamento necessari a definire l’impianto del federalismo fiscale. È su questo impianto che il Parlamento deve pronunciarsi dicendo se è d’accordo o meno. Nel merito l’impianto non è né un’improvvisata né un pasticcio, perché riprende il meglio del confronto serrato che, in diverse sedi e luoghi, è stato sviluppato in questi anni.
Dal 2003 al 2005 c’è stato il lavoro dell’Alta Commissione, nella scorsa legislatura si sono avviati diversi incontri di lavoro e nel 2007 è stato approvato un disegno di legge. Questo percorso ha offerto alle Regioni l’occasione di maturare una comune e fondata presa di posizione. Anche tenendo conto dei numeri si è arrivati ad un documento approvato all’unanimità dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni. Il disegno di legge esaminato dal Governo nei giorni scorsi porta a sintesi queste elaborazioni e le traduce in un impianto di attuazione costituzionale che contiene anche principi innovativi. Ad esempio, la perequazione in base al costo standard è una soluzione bipartisan perché era stata accolta anche dal ddl Prodi. Porterà indubbiamente ad un risparmio, perché il finanziamento in base alla spesa storica finanzia i servizi e insieme l’inefficienza, mentre il costo standard finanzia solo il servizio.
Oggi siamo nella situazione peggiore. Lo Stato non si ridimensiona: dal 1997 ad oggi i dipendenti dello Stato centrale sono aumentati di 100mila unità, secondo quanto ha messo in evidenza la Corte dei Conti. Eppure dal 1997 ad oggi c’è stato un forte decentramento amministrativo e legislativo: la Bassanini del 1997 e nel 2001 la riforma costituzionale del Titolo V.
Le Regioni e gli Enti locali non si responsabilizzano. L’ultima finanziaria Prodi ha assegnato oltre 8 miliardi di euro a cinque regioni del Sud in extra-deficit sanitario. Un esercizio utile è quello di andare a leggere le relazioni della Corte dei Conti relative a queste Regioni: macchine per la risonanza magnetica comprate e non collaudate, quindi inutilizzate; indennità specifiche assegnate invece a tutti, etc.
Oppure, su un altro versante, il costo medio per bambino riguardo agli asili è 16.000 euro in certe città, mentre è 7.000 euro a Modena, città premiata a livello internazionale per le sue strutture.
In altre parole, la situazione peggiore è quella attuale: un federalismo legislativo e amministrativo con un sistema di finanza derivata, con ripiani a piè di lista, una disastrosa incompiuta che fa esplodere la spesa
Così è esplosa la spesa. Oggi gli insegnanti di sostegno sono il 10% degli insegnanti, ma i disabili non sono il 10% degli italiani. Oppure: la spesa per invalidi è quasi raddoppiata negli ultimi anni per effetto del decentramento senza federalismo fiscale.
È quindi certo che il passaggio al finanziamento in base al costo standard porterà ad un risparmio.
Altro punto qualificante del ddl governativo è la valorizzazione dell’autonomia. Non produrrà una selva di tributi, perché se si cancellano i trasferimenti e si traducono in autonomia impositiva questo passaggio è destinato a creare meccanismi virtuosi. In altre parole, una Regione anziché fare bandi a pioggia per destinare le risorse trasferite dallo Stato, potrà decidere sconti di imposta (per intenderci, vedi le leggi Tremonti regionali di detassazione degli investimenti produttivi).
Nel disegno di legge si prevede poi un coordinamento orizzontale fra le Regioni e Enti locali: una specie di controllo fra pari, in modo da favorire un interesse comune ad un buon uso delle risorse.
Così come importante è la previsione di premi per le gestioni virtuose e sanzioni – fino al “fallimento politico” – per quelle inefficienti.
È su questa ossatura e su altri passaggi fondamentali che il Parlamento è chiamato a misurarsi. Una volta condiviso questo impianto si potrà arrivare alla declinazione puntuale dei principi attraverso i decreti legislativi, che saranno elaborati con l’intervento soprattutto della commissione paritetica sulla base di dati condivisi.


Luca Antonini, Il Sussidiario, 19 Settembre 2008.

mercoledì 17 settembre 2008

Ora ci costringeranno pure a cantare Bella ciao?





Gianfranco Fini, leader storico di Alleanza Nazionale eletto nelle liste del PdL, nonché Presidente della Camera e terza carica dello Stato, dice che la destra deve finalmente abbracciare i valori dell’antifascismo. Devo dedurre che anche il futuro PdL si riconoscerà nell’antifascismo? Dalle reazioni compunte e politicamente corrette di molti esponenti del PdL, sembra proprio di sì.
Evviva, siamo tutti figli della resistenza.. bella ciao, ciao ciao!.. Le sedi dell’ANPI si apriranno alle bandiere azzurre e Giorgio Bocca sarà ospite fisso ad Arcore. Tutti assieme e compunti sfileremo, se ci faranno entrare in piazza, (chiedere consiglio al sindaco Moratti), il prossimo 25 Aprile, tra sventolii di bendiere rosse e memorie condivise…
Premesso che dopo più di sessant’anni continuare a parlare di un momento storico durato poco più di venti, mi sembra un prurito intellettuale che dovrebbero avere solo gli storici, tuttavia qui il problema è un altro e si chiama subalternità ideologica.
E’ ora di finirla con questa sudditanza e questo calarsi le braghe ogni volta che i santoni dell’antifascismo e della resistenza rispolverano i loro pruriti nostalgici, finirla di ripetere il sermone sulla sacralità intangibile della Carta Costituzionale ormai vecchia e stantìa, solo per essere accettati nel club.
Fini, di questa servile sudditanza, è stato un precursore. Spesso tarantolato da una malcelata fobia di legittimazione, si è recato in visita in Israele con lo scopo di definire il fascismo un male assoluto. Ma che cosa avranno mai Fini e la destra italiana di oggi da farsi perdonare rispetto al fascismo e perché Fini, per fare il Presidente della Camera, deve definire il fascismo il male assoluto, mentre Napolitano per sedere al Quirinale non ha nessuna necessità di definire il comunismo un male assoluto? Eppure Stalin l’avrà se non frequentato, appoggiato, ai tempi in cui approvava l’invasione dell’Ungheria.
Ma non c’è niente da fare, e così Alemanno può venire, in pubblico, importunato nei suoi sentimenti personali, dalla banalissima e prevedibile radical chic Bignardi sul perché e per come porta al collo la croce celtica, che pare il sindaco non abbia più, da quando siede in Campidoglio, ma perché? Ma perché sempre il sindaco Alemanno sente l’irrefrenabile bisogno di affidare la cosidetta commissione Attali per Roma all’ineffabile Amato per essere poi puntualmente sbertucciato da Veltroni, “costretto” con un atto di toccante coerenza (sic!), a dare le sue dimissioni dal consiglio del museo della Shoah…?
Ma poi chi sono questi antifascisti e quali sono i valori dell’ antifascismo?
Nella maggioranza dei casi sono stati (e sono) antifascisti a fascismo morto. Anzi, quando il Duce spopolava, si facevano raccomandare per avere cattedre, scrivevano articoli sulla superiorità della razza e guardavano, con non indifferente entusiasmo, il balcone di piazza Venezia. Poi, quando il vento cambiò, o rifugiarono all’ estero o attesero pazienti sulle montagne che i ragazzi americani sbarcassero sulle nostre coste e ci ridessero la libertà. Tornati sollecitamente sul carro dei vincitori, hanno fatto carriera: chi grandi direttori di giornali, chi giornalisti venerati o scribacchini superpremiati. C’è chi ha pure vinto un premio Nobel ..!
Antifascisti e servi dei valori della resistenza erano pure le Brigate Rosse (che si rileggano i comunicati), antifascisti sono pure quei dementi che vogliono fare la rivoluzione del proletariato, sfasciando vetrine e picchiando passanti, per poi lamentarsi se qualcuno ogni tanto restitutisce pan per focaccia.
Ed ancora, Fini ha detto anche che i valori dell’antifascismo sono libertà ed eguaglianza e quindi chi è democratico è antifascista. Nulla di più sbagliato, la stragrande maggioranza di chi fece la resistenza anelava il sole dell’Avvenire e voleva instaurare in Italia un regime dittatoriale servo di Mosca, altro che libertà ed eguaglianza. Per questo a guerra finita ci furono giudizi sommari, torture ed assassini, e non solo nel triangolo della morte. Quindi è molto meglio lasciare perdere, l’antifascismo non è un valore, è piuttosto un disvalore.
E nonostante ciò, siamo quà a prostrarci. Ma non sarà allora vero, quello che dicono gli antifascisti di professione, e cioè che a destra siamo tutti beceri e senza cultura, antropologicamente minorati e tendenzialmente non degni di percorrere i pascoli dell’intellettualismo?
C’è un limite a tutto, e soprattutto c’è un limite rispetto alla dignità dei propri valori e della propria identità. No Presidente Fini i valori dell’antifascismo li riconosca Lei, io rimango di destra, con la mia storia e la mia identità che già includono da tempo libertà, giustizia e solidarietà proprio così come da Lei declinati nel Suo intervento durante la manifestazione Atreju.
Sono nato negli anni sessanta, non sono mai stato fascista, adoro Guenon, Borges e Celine, ho fatto i “Raduni della Contea” e sono fiero di essere di destra e visceralmente anti-antifascista. Una destra vera, moderna, liberale, democratica, se volete, conservatrice e tradizionalista, seppellisce sia il fascismo che l’antifascismo, senza sentirsi obbligata a dire che il fascismo è il male assoluto.
Non tutti, Presidente Fini, hanno la necessità e l’ambizione di diventare Presidenti della Camera.
PS: resistenza scritta con la minuscola, non è un refuso.


Di Milton. Da L'Occidentale-orientamento quotidiano.

Salvatore Crisafulli ha deciso di continuare a vivere


Qualche giorno fa, qui si è parlato di Salvatore Crisafulli. Un uomo di 43 anni, originario di Catania, che da anni convive con una malattia assai gravosa: la Sindrome Assimilabile alla Loched.in.
Crisafulli aveva indirizzato una lettera a Berlusconi: “Voglio vivere, mi aiuti. Nella mia città - e nella mia Regione - non c’è sufficiente assistenza medica, per le persone come me. Mi aiuti, altrimenti mi lascerò morire”.
Una richiesta semplice e al contempo disperata, la sua. Che, nel quasi totale silenzio dei media, è fortunatamente giunta all’inquilino di Palazzo Chigi.
Il quale, prima per bocca del sottosegretario Eugenia Roccella, e poi attraverso una missiva scritta di suo pugno, ha garantito a Crisafulli, il pieno impegno del governo a risolvere il suo caso.
Crisafulli, dal canto suo, ha apprezzato e ha deciso di non mollare.
Ora, di tutta questa vicenda, c’è un aspetto che io proprio non riesco a digerire: il fatto, cioè, che i media tradizionali non se ne siano quasi occupati.
Ad eccezione - che io sappia - del Corriere della Sera, de l’Unità e di Libero, nessun altro quotidiano ha dato risalto alla notizia. Per non parlare, poi, della blogosfera. Che, colpevolmente, credo abbia completamente taciuto al riguardo. Una vergogna!
Evidentemente, sul caso Crisafulli si è taciuto - da parte di tanti - perché voleva vivere. E minacciava di lasciarsi morire, soltanto se il governo non lo avesse aiutato a risolvere le sue grane, chiamiamole così, con la Regione Sicilia.
Domanda: ma i cattolici, dov’erano? Perché non si sono mobilitati per chiedere l’intervento del governo? Esistono - e fanno sentire la propria voce, in questo Paese -, solo quando occorra impedire il “varo” di qualche legge scomoda (leggasi: “testamento biologico” o “unioni civili”)?
E i laici? Che fine hanno fatto? Che c’è, sono capaci di parlare di rispetto della dignità dell’individuo, solo quando ci sia di mezzo qualcuno che chiede di morire tramite eutanasia? Viceversa, se qualcuno chiede di continuare a vivere, non si ritiene abbia diritto a condurre una esistenza dignitosa?

camelotdestraideale.it

lunedì 8 settembre 2008

Silvio, ascolta Salvatore Crisafulli

Dal sito http://www.salvatorecrisafulli.it/
“Lettera al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
“Sono stanchissimo di lottare ed optare ancora per la vita”
Carissimo Presidente Berlusconi, scrivo a lei che considero “la mia ultima spiaggia”. Sono un uomo che vive da paralizzato, la mia patologia viene definita Sindrome Assimilabile alla Locked.in ovvero “uomo incatenato” o meglio ancora “uomo imprigionato”, imprigionato nel mio stesso corpo. Mi sento murato vivo, vivendo in un abisso. Potrà capire le mie angoscianti e terrificanti pene: questa patologia comporta la totale paralisi del mio corpo. A differenza di chi vive in Stato Vegetativo (io lo sono stato), sono riuscito a recuperare la coscienza e a comunicare il mio pensero con il computer grazie a un sofisticato software muovendo lo sguardo, la testa e in particolare gli occhi.
Mi chiamo Salvatore Crisafulli (disabile gravissimo), 43 anni, di Catania, e sono stato vittima di uno spaventoso incidente stradale avvenuto a Catania la mattina dell’11 settembre del 2003. Sono entrato subito in coma e successivamente in stato vegetativo permanente (almeno così sentenziava la scienza medica per due anni). Poi, incredibilmente, nel 2005 riesco a raccontare che dopo circa sette mesi dal trauma (quando per i medici ancora ero in stato vegetativo) ho ripreso coscienza e sentivo e capivo tutto, sentivo ed avvertivo anche di avere fame e sete, ma non riuscivo a dimostrarlo perché non potevo muovermi e i medici erano convinti che fossi un vegetale (in pratica una foglia d’insalata), vivevo nel terrore.
Oggi invece assaporo i gusti del cibo perché vengo nutrito dalla bocca. La mia terrificante e allucinante odissea è stata trascritta anche in un libro, dal titolo “Con gli occhi sbarrati”.
Durante il grande dibattito sulla “dolce morte” chiesta ripetutamente da Piergiorgio Welby, fui costretto a scrivere una lettera indirizzata allo stesso Welby, supplicandolo (inutilmente) di lottare per la vita. Gli dissi: “Ti supplico non chiedere la morte, ma combatti insieme a me per la vita”.
Ottenni una risposta veramente straziante “Uno Stato che non ha pietà di me, che non sa ascoltare la mia voce, sarà meno capace di ascoltare la tua. Uno Stato che saprà rispettare le scelte di fine vita, sarà più capace di rispettare le tante straordinarie vite che siamo”. Parole oggi da me condivise.
Sono stato protagonista di numerosi appelli, in particolare per la vita, ed anche per dimostrare che lo Stato Vegetativo è vita.
Lo scorso mese di Marzo sono stato protagonista e promotore di una protesta denominata: “contro l’eutanasia passiva dello Stato italiano” iniziando uno sciopero della fame e rifiuto delle cure, per mancanza di assistenza e di applicazione di varie leggi sui disabili gravissimi (eravamo in 90).
Protesta sospesa dopo aver ricevuto una lunghissima e toccante lettera (che le allego) dall’ex Ministro della Salute, Livia Turco.
Lo scorso 8 Aprile (i media sordi e muti) dopo una mia missiva al Capo dello Stato (nella quale chiedevo che si aprisse un dibattito sulla nostra condizione e sulla mancata attuazione di varie leggi che garantiscono il diritto alla salute sancito dalla Costituzione) ricevetti una lettera del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in cui ribadiva di sollecitare un confronto sensibile e un chiarimento responsabile su quella questione eticamente delicata, e di richiamare l’attenzione sul bisogno di maggiore intensità di cura e di assistenza per le persone che lottavano per la vita, richiamando anche il diritto al voto dei disabili intrasportabili. Cosa assolutamente infattibile in Sicilia. (Si allega lettera del Capo dello Stato, e del suo Segretario).
Le devo far presente che il Capo dello Stato non ha fatto per me come per Piergiorgio Welby. Per lui si aprì un grande e devastante dibattito e il suo caso, portato davanti a tutta la classe politica, è diventato di dominio pubblico. Cosa che non è avvenuto sul mio e degli altri invalidi come me: al nostro appello pubblico, ha risposto in forma privata.
Ad oggi, nonostante abbia ricevuto la lettera del Capo dello Stato, è cambiato poco e nulla, una delusione veramente inaccettabile.
Sono stanchissimo di lottare e optare ancora per la vita.
Caro Presidente fino ad oggi io amo la vita, la morte per me rappresenta veramente un orrore, lei è la mia ultima spiaggia da percorrere.
Sono stanco e stufo di aspettare. Se anche lei non mi dà ascolto, la mia voglia di vivere cessa di avere efficacia. Passano i giorni, i mesi e gli anni, ed è sempre tutto uguale.
Per far sentire la mia voce “silenziosa”, ho bisogno veramente del suo aiuto.
Nel mio cuore e nella mia mente esistono due grandi sogni: il primo è quello di poterla incontrare per poter trascorrere un giorno insieme, chiedendogli di guardarmi intensamente negli occhi e mettersi nei miei panni, sono pronto a farmi trasportare anche a casa sua per un incontro, anche in forma privata.
La supplico mi faccia questo grande dono, un dono che solo lei può regalarmi, sarà sicuramente e senza ombra di dubbio il più grande regalo della mia vita, per me e tutta la mia famiglia.
L’altro mio sogno è andare in America, anche come cavia per essere sottoposto alla nuova tecnologia scientifica americana, la ossigeno terapia iperbarica (già con la mia famiglia ci siamo interessati per organizzare un mio viaggio negli Usa, ma ci vogliono tanti soldi).
I mass media si concentrano ripetutamente e con accanimento solo su chi chiede l’eutanasia senza poi andare in fondo al problema, le discussioni si infiammano sui giornali e nelle tv, quando vengono sollevati casi come quello di Piergiorgio Welby e di Eluana Englaro.
Non può il diritto di morire diventare la nuova frontiera dei diritti umani.
Se lo Stato riuscisse a garantire pienamente la tutela della vita, in ogni fase della malattia e della disabilità ed anche nella fase insostenibile, credo non esisterebbe alcun fenomeno di eutanasia. Certo, poi, quando, si arriva alla disperazione (come, attualmente, nel mio caso), si spegne quella fiamma della speranza, che, non trovando concrete risposte assistenziali, sfocia in una domanda di eutanasia e di fine vita.
Di solare evidenzia sembra che lo Stato Italiano (in particolar modo la sinistra) sia orientato al riconoscimento del diritto di morire, evidentemente non conviene spendere soldi per chi vive da paralizzato, in particolar modo nella propria casa.
Presidente, le ripeto che la dolce morte trova spazio dove c’è disperazione, dove c’è un grande senso di abbandono e di sofferenza. Dove, invece, c’è volontà di vivere le cose stanno in modo inverso. Nessuno se non come me, potrà mai capire.
Da svariati anni non esiste una intensa e continuativa assistenza, non esiste e non vengono applicati gli aspetti sociali, esistono varie leggi come la 328 e la 162 non recepita dalla Regione Sicilia.
Esiste invece la burocrazia, il menefreghismo, l’abbandono e l’indifferenza totale da tutte le istituzioni competenti, nessuno sa niente, nessuno agisce, nessuno si muove.
Esiste un grandissimo divario tra Nord e Sud del Paese! In Lombardia e in Veneto ci sono persone nelle nostre stesse condizioni a cui non manca (quasi) niente, in Sicilia manca tutto.
Il mio e nostro dramma non può essere più sottotaciuto, io non ce la faccio più.
In Sicilia tutti nascondono il mio caso, non importa il passato, quello che oggi importa è il presente e il futuro, voltiamo una volta per tutte pagina.
Ad oggi non chiedo l’eutanasia, chiedo di vivere dignitosamente ma se le mie richieste non verranno soddisfatte, con strazio e sofferenza chiederò pubblicamente di porre fine alla mia esistenza incaricando una persona a me tanto cara, di soddisfare le mie richieste, di essere trasportato in un altro luogo, lontano dalla Sicilia, (stabilendo tempi e modalità) e, ove necessita, effettuare una registrazione video. Se riusciremo in tempo mi piacerebbe incontrare alcuni personaggi sparsi per l’Italia che in quest’ultimo periodo mi sono stati veramente vicini.
Mi dispiace per tutte quelle persone che credevano in me e nella mia lotta per la vita.
Mi dispiace per tutte quelle persone che in questi lunghi anni di sofferenza mi hanno veramente sostenuto, inviandomi anche numerose lettere.
Mi dispiace per tutti i fratelli ed i loro familiari che vivono nelle mie stesse condizioni (anche peggio), a loro chiedo scusa e perdono.
Ma soprattutto e in particolare mi dispiace per la mia onorata e splendida famiglia. Mamma perdonami, d’altronde sei già molto sofferente e ammalata e lo sai che non hai più le forze per accudirmi amorevolmente.
Perdonatemi tutti, ma io non riesco a sopportare questa lunga ed atroce sofferenza di Stato.
La supplico di prendermi in considerazione, non voglio essere trattato come un malato terminale, voglio essere assistito adeguatamente, ci vuole una nuova coscienza civile di questo gravissimo problema lungamente messo da parte, perché a tutti potrebbe capitare il mio stesso inconveniente.
Caro Presidente in attesa del mio più grande sogno (incontrarla), le invio i miei saluti e mi affido alla sua parola, ringraziandola anticipatamente per l’attenzione e la disponibilità.
Catania dal 26 al 31 Agosto 2008
Salvatore Crisafulli
Resa pubblica il 5 Settembre 2008”.

sabato 6 settembre 2008

La cooperativa rossa Cmc lavora per il genocida sudanese al Beshir. Veltroni che ne dice? (Il Tempo del 2 settembre)


Una domanda secca a Walter Veltroni, Massimo D’Alema e Piero Fassino: è lecito che una struttura legata alla sinistra faccia affari con un regime genocida? Rispondano, per favore, perché oggi la Lega delle Cooperative e le sue strutture sono andate ben oltre quel “abbiamo una banca” che tanti guai gli ha già procurato La notizia è sconcertante: ieri è stato inaugurato a Khartum, capitale del Sudan, un mega hotel a cinque stelle, il Burj al Fateh, finanziato con capitale libico -130 milioni di euro- e fiore all’occhiello del regime sudanese. Albergo costruito –questo è il punto- dalla Cmc, la Cooperativa Muratori e Costruttori di Ravenna, che con i suoi 640 milioni di fatturato è una colonna portante della Lega delle Cooperative, storicamente collaterale alla sinistra. La Cmc è tanto fiera di cotanta impresa, che ieri in apertura della home page del suo sito, ha dato notizia dell’inaugurazione dell’albergo da parte del presidente sudanese Omar el Beshir, prova provata che quest’impresa è il fiore all’occhiello del regime sudanese. Il problemino politico è che quel Omar el Beshir che ha tagliato il nastro dell’inaugurazione dell’albergo, a fianco di un –supponiamo-gongolante presidente della Cmc, è un criminale, un genocida. Il 17 luglio scorso, infatti, il procuratore capo della Corte penale internazionale (Cpi), Luis Moreno Ocampo, ha chiesto al tribunale dell’Aja l’incriminazione proprio di Omar el Beshir per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, per la campagna di violenza, stupri e sfollamento forzato della popolazione del Darfur. Questa notizia non ha stupito chi conosce il Sudan e segue la vicenda del Darfur; stupisce invece la notizia che la Cmc abbia deciso di impegnarsi in una impresa che altri non è se non la costruzione della vetrina –questo rappresenta l’hotel Burj al Fateh- che permette ai visitatori facoltosi di tutto il mondo di affacciarsi sul mercato sudanese e fare affari col correttissimo regime di al Beshir. E’ evidente che la Cmc ha fatto questa scabrosissima scelta sulla base del classico “non olet”, in una logica di puro e cinico mercato. Ma qualcuno è in grado di spiegarci quale processo politico-ideologico abbia prodotto questa aberrazione? Veltroni, D’Alema e Fassino si sono mai posti il problema di un’etica d’impresa a cui vincolare non burocraticamente, il mondo fiancheggiatore delle Cooperative? E se sì,come è possibile, allora, che oggi il presidente della Cmc possa dire “Abbiamo un albergo”, senza accorgersi che il suo committente ha le mani che grondano –letteralmente- di sangue?

venerdì 5 settembre 2008

FASE II


Pubblico impiego. Brunetta: stanziati 2,8 miliardi

Per il ministro Brunetta la matematica non è un'opinione. Soprattutto se si tratta delle risorse per il rinnovo del contratto degli statali. «I numeri diffusi ieri da alcuni esponenti delle organizzazioni sindacali sulla manovra retributiva del governo destano perplessità e necessità di chiarimento». Lo precisa in una nota Vittorio Pezzuto, portavoce del ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta. Numeri che sono, dice il ministero, «imprecisi o addirittura infondati». Brunetta ribadisce lo stanziamento di 2,8 miliardi per il contratto. Annunciata per domani anche una conferenza stampa del ministro "Non solo fannulloni", per illustrare contenuti, modalità e tempistica della "seconda fase", dedicata alla premialità delle migliori amministrazioni pubbliche e dei loro dipendenti.Le cifre nel mirino del ministro riguardano l'entità degli stanziamenti per il rinnovo del biennio 2008-09 e delle decurtazioni previste dalla conversione in legge del decreto 112/2008. «Sull'entità degli stanziamenti - sottolinea la nota - viene avanzata la cifra di 2,3 miliardi di euro, senza tenere conto che a quella cifra vanno sommati i 580 milioni stanziati nella Finanziaria 2008 (art. 3, cc. 143 e 144) a copertura della vacanza contrattuale del biennio 2008-09. Sull'entità dei tagli ai fondi per la retribuzione accessoria e per la contrattazione integrativa viene avanzata una valutazione pari a 1,7 miliardi di euro, che dovrebbe derivare dalla somma della decurtazione prevista per la contrattazione accessoria (530 milioni una tantum e poi 100 milioni circa l'anno, art. 67, cc. 2 e 3), e dal taglio del 10 per cento del Fondo per la contrattazione integrativa (Fondo Unico di Amministrazione) per 190 milioni (art. 67 c. 5), taglio peraltro compensato con la creazione di un nuovo fondo a destinazione mista, con dotazione iniziale di 200 milioni e con ulteriori entrate previste dalle economie derivanti dalla riduzione delle consulenze ed incarichi ai dipendenti e da altri risparmi (art. 61, c. 17)».Anche ammettendo per assurdo, spiega la nota, «che al rifinanziamento della contrattazione integrativa non vada nemmeno un euro del nuovo fondo, i tagli ammonterebbero a 720 milioni e non a 1,7 miliardi". Secondo il ministero probabilmente il miliardo di differenza è stimato avendo in mente che il taglio della contrattazione integrativa si applichi all'intero settore pubblico e non al solo settore dello Stato, cui fa riferimento invece la stima di risparmi per 190 milioni. Ma questo comporterebbe che la retribuzione integrativa dei dipendenti delle Amministrazioni locali e del Servizio sanitario ammontasse ad un importo di 10 miliardi di euro, ovvero al 20 per cento della loro retribuzione lorda. La profonda perplessità, poi, è data dalle stime degli impatti della manovra proposte all'opinione pubblica. Si sostiene che lo stanziamento di 2,3 miliardi (per il solo Stato) comporterebbe un aumento a regime di 73 euro lordi al mese per dipendente (8 per il 2008 e 65 per il 2009); mentre il presunto taglio di 1,7 miliardi su di una platea più ampia di dipendenti (l'intero settore pubblico) avrebbe un impatto (non si sa se lordo o netto) compreso tra gli 80 e i 300 euro mensili».Se la matematica non è un'opinione questi numeri si contraddicono da soli, sottolinea la nota di Palazzo Vidoni. «Delle due l'una: se l'impatto dei tagli fosse quello indicato, l'impatto dell'aumento sarebbe di almeno 260 euro mensili; se fosse valido il calcolo dell'impatto degli aumenti, l'impatto dei tagli sarebbe meno di 50 euro mensili».

Di Nicoletta Cottone http://www.ilsole24ore.com/

"Beato il paese che non ha bisogno di eroi"



Noi evidentemente ne abbiamo bisogno!

Torna Celentano il tuttologo
A Venezia per presentare il suo film, sentenzia su ogni argomento: morti sul lavoro, Alitalia, parcheggi al Pincio (Roma), Expo 2015 (Milano), politica e futuro. E ora vuol fare un film su Gesù. Da Grillo al Molleggiato, siamo un Paese in cerca di guru?

Alla conferenza stampa di presentazione del film restaurato "Yuppi Du" Adriano Celentano approfitta per esternare a 360 gradi. Nessuna pausa di riflessione, nessun lungo silenzio come quelli che regala in tv. Ha parlato senza sosta per una buona mezzora sentenziando su ogni argomento: le morti sul lavoro, il nuovo parcheggio in costruzione al Pincio (Roma), l'Expo 2015 di Milano, la crisi di Alitalia e, più in generale, la politica e il futuro.(...)



Nanni torna girotondino
Festival di Locarno, le accuse di Moretti: Berlusconi ha spostato un Paese

Nanni Moretti va al Festival del film di Locarno e torna girotondino come ai vecchi tempi. Il regista di "Il Caimano" parla di politica durante la presentazione della retrospettiva a lui dedicata. Qualche giorno fa aveva parlato di perdita della morale della politica. Ora esordisce prendendosela con la sinistra che a suo dire è divisa in due: «O è autodistruttiva o è in letargo» ha detto il regista, attore e produttore. Ma quello che per il Nanni nazionale è più grave è il fatto che "manchi, non esista, una opinione pubblica". Chi è il colpevole? Silvio Berlusconi: «È da 14 anni - spiega Moretti - che Berlusconi, nonostante il conflitto di interessi, può non solo candidarsi a guidare il Paese ma anche avere un così forte controllo dei media».

L’ASSESSORE PD ANTILUCCIOLE FERMATO CON UNA PROSTITUTA


A VICENZA LA GIUNTA DI SINISTRA VOTA LA TOLLERANZA ZERO VERSO LE LUCCIOLE… MATTEO QUERO, ASSESSORE PD ALLA CULTURA, SI FA BECCARE CON UNA LUCCIOLA, SFUGGE ALLE AUTO DELLA POLIZIA E RIFIUTA L’ALCOOL TEST… COSTRETTO A DIMETTERSI
Che le cose per il partito di Veltroni non vadano troppo bene, è risaputo. I sondaggi lo danno al 28%, in calo di diversi punti persino rispetto ai risultati non edificanti delle politiche di pochi mesi fa. Che qualche suo esponente si sia lasciato andare ad un’affermazione del tipo “Il partito sta andando a puttane, se non si fa qualcosa” rientra nella normale dialettica democratica interna.Ma che qualche esponente locale prendesse alla lettera tale preoccupazione e si dirigesse senza tentennamenti, con la propria proletaria Mercedes station wagon, verso la rotatoria di Ponte Alto, a Vicenza, punto di massima concentrazione delle passeggiatrici della zona, non rientrava nel programma del Pd, sottoposto alle primarie.Eppure, proprio nella città governata da una Giunta di Sinistra, in cui era stata da poco emanata un’ordinanza feroce contro il dilagare della prostituzione, con multe da 500 euro per i clienti, è accaduto l’imprevedibile.Uno dei più stretti collaboratori del sindaco Achille Variati, l’assessore alla cultura e alle politiche giovanili, l’esponente Pd Matteo Quero, l’ha combinata davvero grossa. Vediamo i fatti. Giovedi notte, verso le 2, una pattuglia dei carabinieri in servizio antilucciole nota la Mercedes di Quero procedere lentamente lungo viale San Lazzaro, l’auto si ferma e il proprietario si ferma a contrattare con una prostituta.In altri tempi ordinaria amministrazione, ma ora c’e’ un’ordinanza, firmata dallo stesso Quero, che impone ai carabinieri di intervenire. Ma quando l’auto dei carabinieri si avvicina, il Mercedes sgomma e fugge, la passeggiatrice scappa, i carabinieri si mettono all’inseguimento dell’auto e la bloccano.Non possono fargli la contravvenzione da 500 euro perché la lucciola è fuggita e manca “il corpo del reato”, ma gli chiedono di sottoporsi all’alcool test, visto il suo stato. Quero, reduce da una cena in compagnia di amici, rifiuta e ai carabinieri non resta che procedere al sequestro dell’auto e alla sospensione della patente.All’inizio non emerge la storia della lucciola, ma scoppia il caso politico su un assessore che rifiuta il test sull’alcool. Che credibilità può avere un amministratore così? - si chiedono in molti.Lui chiede scusa e il sindaco s’ inventa la punizione: niente dimissioni, ma dovrà andare nelle scuole a fare da testimone per una guida sicura.D’altronde Matteo Quero, 41 anni, sposato con tre figli, ha grande ascendente a Vicenza sui giovani. E’ uno delle anime del Festival del Jazz ed è stato determinante per l’elezione a sindaco di Variati. Quindi dimissione respinte e si chiude un occhio davanti al pentimento.Ma arriva il rapporto dettagliato dei carabinieri: non di solo rifiuto di alcool test si tratta, ma di una situazione hard … A quel punto Matteo Quero, reo anche di non aver raccontato subito la verità, sperando di cavarsela con un sermoncino anti alcool nelle scuole, non ha vie d’uscita ed è costretto a dimettersi. Vittima della stessa ordinanza che aveva votato, ma non rispettato.L’ex assessore chiede scusa a tutti, il sindaco annuncia che andrà dritto per la strada del rigore… L’importante è che il rigore non porti qualche altro esponente della sua Giunta sulla strada di San Lazzaro… non vorremmo che finisse in un’enorme ingorgo…Eh sì, qua in Italia ( Cosimo Mele insegna), la politica sta andando a puttane… pardon a rotoli.
da "destradipopolo.net" (http://rfucile.altervista.org/?p=521).
La notizia sembra di quelle del tipo "scoppia il maiale, ferito il contadino", così assurda da essere vera. La cosa strana è che su alcuni siti e quotidiani (ansa.it, espresso.it) viene riportata solo la parte relativa al rifiuto dell'alcol test, mentre altri (ilgiornale.it e diversi blog) riportano il non da poco corollario della prostituta, riferendosi al verbali dei Cc.

mercoledì 3 settembre 2008

L'ultimo saluto a Jorio Vivarelli


Pistoia, 3 settemnbre 2008 - Sotto il suo crocifisso ligneo del Cristo sofferente e umano, Pistoia si è stretta per l’ultima volta attorno a Jorio Vivarelli. Nel caldo pomeriggio di ieri, alla chiesa della Vergine che custodisce una delle sue opere più conosciute, il grande scultore scomparso lunedì mattina a 86 anni dopo una lunga malattia ha ricevuto l’estremo saluto della sua città. Raccolti in silenzio, parenti, amici, artisti più o meno conosciuti, gente qualunque che aveva imparato ad apprezzare le sue creazioni, hanno ascoltato l’omelia del vicario della diocesi, Paolo Palazzi che della parrocchia è stato per tanti anni priore.

"Era il ’93 – ha ricordato – la chiesa era sottoposta a restauro e il crocifisso doveva essere trasferito nel palazzo vescovile. Il giorno del trasporto, Jorio era qui a seguire le operazioni, sofferente, quasi temesse che il Cristo potesse sentire male". "Questo è il figlio prediletto", confessò quel giorno a don Paolo, Vivarelli, solitamente avverso a stabilire una gerarchia fra la sua sterminata produzione artistica. Ponderando con cura le parole, il vicario ha poi ripercorso in pochi minuti la vita dello scultore di Fognano. "Jorio – ha detto – ha descritto in modo sublime le cose umane e in modo umano le cose divine. Le sue opere sono una risposta alla sofferenza che c’è nell’umanità. Caro Maestro, quante persone si sono fermate in questa chiesa di Michelucci, scoprendo forse la grandezza di Dio guardando il volto del figlio che avevi scolpito? Siamo tutti a piangere un grande artista che ha elevato il nome di Pistoia nel mondo intero. Grazie, Jorio per tutto quello che hai fatto".

Le frasi echeggiavano nella Chiesa colma di gente, ascoltate in silenzio da Giannetta, la moglie di Vivarelli. I gonfaloni di Provincia e Comune listati a lutto. A pochi passi un gruppo di alpini era venuto a rendere omaggio all’uomo che scolpì la ‘Penna mozza’ di fronte alla Casa del combattente di Pistoia ricevendo come compenso il cappello che ha poi voluto con sé nella bara. Nelle prime file e poi ancora dietro, tanti rappresentanti del mondo politico e delle istituzioni locali. Per tutti, il sindaco di Pistoia, Renzo Berti in un breve intervento ha voluto esprimere il 'sentimento di gratitudine' allo scultore che con un impagabile atto di generosità, nel 1999 costituì la Fondazione che porta il suo nome, donando alla città gran parte del suo patrimonio artistico. “Un gesto di attaccamento a Pistoia – lo ha definito il sindaco. Una manifestazione esplicita d’affetto. Anche per questo crediamo sia importante organizzare in modo premuroso occasioni di valorizzazione delle opere che abbiamo ricevuto in dono".

La salma è stata trasportata a Fognano nel piccolo cimitero vicino alla chiesa di San Martino, vicino al parco monumentale che Jorio Vivarelli realizzò vent’anni fa con tanta passione.

Simone Trinci, La Nazione, 3 Settembre 2008.

What they say abroad


Alitalia: Wsj, forse è troppo tardi
Il caso Alitalia è sempre al centro dell'attenzione dei siti dei giornali finanziari esteri. Mentre il Financial Times fa un ritratto di Roberto Colaninno, il "cane sciolto" di Mantova, il Wall Street Journal osserva che potrebbe essere troppo tardi anche per il piano d'emergenza. Sul Financial Times, nella sua rubrica "European View", Paul Betts descrive Colaninno come un uomo non convenzionale, scelto dai leader dell'industria italiana perché ha forti credenziali nell'affrontare problemi «radioattivi», dopo essere intervenuto su Olivetti e Piaggio. Nel suo commento - «Mantua maverick climbs aboard at Alitalia» - Betts ricorda che nel 2001 fu mandato via da Telecom Italia da un consorzio guidato da Pirelli, Benetton e Intesa. «Non è senza ironia che gli stessi tre saranno azionisti nel Progetto Fenice, il piano per far rivivere Alitalia». Uno dei punti di forza di Colaninno, scrive Betts, è la sua franchezza. Al Financial Times che gli chiedeva perché guidava il salvataggio di Alitalia ha risposto senza peli sulla lingua che gli italiani devono smetterla di lamentarsi al caffè dei loro malanni e fare qualcosa per risolverli. Colaninno scommette che una dose della medicina che ha curato Olivetti e Piaggio permetterà ad Alitalia di decollare. E a chi obietta che saranno i contribuenti a pagare il conto – nota Betts - risponde candidamente che l'alternativa è la bancarotta e in tal caso i contribuenti dovranno pagare un conto molto più salato. Sempre sul Financial Times una corrispondenza di Guy Dinmore riferisce dell'offerta «condizionale» di 400 milioni di euro avanzata dal consorzio di investitori italiani, senza dimenticare di menzionare le critiche di chi sostiene che il takeover costerà al governo molto più dell'offerta di Air France-Klm, respinta dai sindacati e da Berlusconi lo scorso aprile. Per il Wall Street Journal, con le perdite e le cautele in aumento, potrebbe essere troppo tardi per salvare Alitalia. In un articolo intitolato «L'Italia preme di nuovo sui sindacati perché appoggino il salvataggio di Alitalia», il Wsj ricorda che la compagnia aerea perde tra 1 e 2 milioni di euro al giorno. «I fornitori e le altre compagnie aeree potrebbero non volere fare business con Alitalia per timore di non essere pagati e le autorità di sicurezza potrebbero cominciare a vedere se togliere ad Alitalia la licenza di operare». Il quotidiano statunitense sottolinea che secondo Colaninno il piano non può andare avanti senza il sostegno dei sindacati. Quanto all'interesse a una partnership dimostrato da altre compagnie aeree, oltre ad Air France-Klm e Lufhtansa, nell'ultima settimana è entrata in lizza anche British Airways. «Ma non è chiaro – scrive il Wsj – quanto seria sia BA nelle discussioni. Il portavoce della BA non ha voluto fare commenti». Sul gruppo di investitori italiani – scrive il quotidiano Usa - ci sono forti pressioni politiche per mantenere la maggioranza della compagnia in mani italiane. Colaninno – riferisce il Wsj - ha preannunciato un patto che vincoli gli azionisti per cinque anni: «Non compriamo per vendere domani». Il sito dell'International Herald Tribune pubblica un servizio Ap che titola sulle dichiarazioni del ministro del Welfare Maurizio Sacconi: «Il tempo stringe per Alitalia». Secondo il ministro, bisogna chiudere l'accordo con i sindacati entro la fine della prossima settimana perché «la compagnia aerea non può continuare a volare molto più a lungo». Il quotidiano finanziario francese Les Echos titola: «Il governo italiano pronto a mettere Alitalia di fronte alle sue responsabilità», spiegando che il governo di Silvio Berlusconi non intende dare un nuovo finanziamento alla compagnia italiana in fallimento.
Elysa Fazzino, Il Sole 24 Ore, 2 Settembre 2008.

Quest l'articolo citato dal FT a proposito di Robero Colaninno:

Mantua maverick climbs aboard at Alitalia
Roberto Colaninno has always preferred his hometown of Mantua to the corridors of power in Rome or Milan. While in recent years he has regularly been at the centre of the upheavals of Italian business, he has always made sure to end the week in his unassuming house in the northern Italian town.
His reluctance to move to the big city has meant his route to prominence has been unconventional. He skipped university to study as a ragioniere, or tax accountant, a vocation often seen as lacking the prestige of titles like avvocato (lawyer) or ingegnere (engineer) flaunted by the country’s business aristocracy. Each of his big moves over the years has been launched from his study at home rather than from a yacht, as favoured by the more flamboyant members of the industrial elite.
So why have 16 of Italy’s most powerful private sector business leaders coalesced around Mr Colaninno to form Compagnia Aerea Italiana, the company that is now about to acquire the best assets of Alitalia?
Mr Colaninno’s credentials for tackling radioactive business problems are strong. He took Olivetti from the brink of bankruptcy in 1996 to triumph as it acquired Telecom Italia in what was at the time the world’s largest hostile bid. His attempt to buy Fiat at the lowest point of its fortunes in 2002 was met with guffaws, although its subsequent revival under Sergio Marchionne suggests his offer was not that crazy.
His recent resurrection of a moribund Piaggio confounded critics and placed him firmly in the good books of Italian bank IntesaSanpaolo, which saw its investment in the scooter maker return to profit after years in the red.
Parvenu success in Italy is often met with snide asides and predictions – if not hopes – of a fall. When Mr Colaninno was booted out of Telecom Italia in 2001 by a consortium led by Pirelli, Benetton and Intesa, many gleefully wrote him off. So it is not without irony that the same three are to be shareholders in Project Phoenix, the plan to revive Alitalia.
One of Mr Colaninno’s strengths is his outspokenness. Asked why he was leading the Alitalia rescue, he said the time had come for Italians to stop moaning over their coffee about Italy’s woes and get up and do something about them.
Mr Colaninno also has a track record of making serious money where he invests, and no doubt it is this that has attracted his fellow travellers in the consortium, even as they still whisper that he has too much of the buccaneer about him for their liking.
Mr Colaninno is betting that a dose of the medicine that cured Olivetti and Piaggio will allow the new Alitalia to take off. Meanwhile, the justified complaints that the Italian taxpayer will be left to pick up the cost of dealing with the debris of the old Alitalia have been met with usual candour by Mr Colaninno.
He notes that the only other route is full bankruptcy, in which case the taxpayer will end up with an even larger bill.
by Paul Betts, Financial Times, September 1, 2008

martedì 2 settembre 2008

Walter alle corde


Cosa fa il leader politico quando le corde del ring gli graffiano ormai la schiena? Cambia gioco, lancia una proposta nuova, capace al tempo stesso di rassicurareil proprio elettorato e di spiazzare l'avversario. Il diritto di voto agli immigrati ad esempio. Tema che Walter Veltroni, ben ricordando che nel 2003 era stato proprio Fini a proporlo, ha ieri scaraventato tra le gambe del presidente della camera. E dunque della maggioranza. Nel giorno in cui anche "Il Riformista" parla di lui al passato, il segretario del PD cerca di assumere l'iniziativa politica. Ma lo fa su un terreno lontano. Lontano da quel che la gente ritiene prioritario e lontanissimo da quel che è scritto nell'agenda politica. Non i salari, non il federalismo fiscale, non la giustizia, non Alitalia, non le riforme istituzionali, ma il diritto di voto amministrativo per gli immigrati. Riforma che per giunta richiede una legge costituzionale. Persino Di Pietro l'ha accusato di pestare acqua nel mortaio. E se è vero che cinque anni fa l'uscita di Fini fu sostenuta solo dall'UDC, spaccò AN e venne contestata sia dalla Lega che da Forza Italia, quel che conta è che non venne mai formalizzata. E Fini allora era vicepremier.

Andrea Cangini, "La Nazione" 2 Settembre 2008

ATTACCO ALLA COOP!

Colpiti gli utili e il Prestito sociale: dal governo Berlusconi misure contro il mondo cooperativo
Un blitz che colpisce le Coop, un blitz senza preavviso, di fatto, indirizzato esclusivamente verso le Coop di consumo. Il governo Berlusconi ha inserito nello sterminato decreto fiscale, che anticipa la manovra ed i contenuti della prossima Finanziaria, tre misure che vanno a colpire il prelievo fiscale sulle cooperative ( leggi tutto: da http://www.nuovoconsumo.it/attacco-alla-coop).

Ma c'è chi la pensa diversamente:

Un libro "bomba" riapre il fronte Coop
Alla fine Bernardo Caprotti, proprietario esclusivo della catena di supermercati Esselunga (ove si registra il più alto livello di vendita per metro quadro dell'area euro), specializzata da anni (dal 1957) con grande successo soprattutto, ma non solo, nel settore dei prodotti agroalimentari, si è voluto sfogare e lo ha fatto alla grande. Era ora. (leggi tutto: da http://www.confronto.it/index.php?Itemid=27&id=1251&option=com_content&task=view)



"Il prestito sociale, risorsa inesauribile
La capacità di autofinanziamento e quindi di alimentare costantemente gli investimenti è garantita da un altro privilegio esclusivo delle Coop, soprattutto di quelle di consumo: il prestito sociale. Di fatto esse funzionano come fossero sportelli bancari (anche se la legge vieta"l'esercizio attivo del credito"): raccolgono i risparmi dei soci, li impiegano come meglio credono e distribuiscono interessi che i veri istituti di credito si sognano grazie al fatto che l'imposta sugli interessi non è pari al 27% (come per i depositi bancari) bensì a meno della metà: soltanto il 12,5%. Un bel risparmio, un affarone per tutti. Per i risparmiatori che possono lucrare un interesse elevato; e per le Coop, messe nelle condizioni di autofinanziarsi con una massa di liquidità a buon mercato e soprattutto sottratta ai controlli delle autorità creditizie."
Da B. Caprotti Falce e carrello Gli Specchi Marsilio, pag 172.



Anche la Commissione Antitrust di Bruxelles nutre dubbi sul regime fiscale Coop:

Sulle Coop l'offensiva UE
Dopo oltre sei mesi di analisi, è partita da Bruxelles la lettera dei servizi del commissario europeo alla Concorrenza, Neelie Kroes, che chiede formalmente dettagliate delucidazioni sui vantaggi fiscali di cui beneficiano le cooperative in Italia, in campo bancario e della grande distribuzione.L'intervento dell'Antitrust comunitario solleva in particolare dubbi sulla compatibilità degli sgravi di cui beneficiano le grandi coop e le cooperative non mutualistiche (tra le quali Bruxelles intende includere anche le banche popolari). Nel mirino pure le riduzioni fiscali sul prestito sociale, di cui possono beneficiare i membri di una coop per depositi a breve termine.

Staremo a vedere come si pronuncerà la UE dopo esaminata la questione.

lunedì 1 settembre 2008

McCain spiazza tutti e sceglie Sarah la wonder woman dell'Alaska



Obama parla di cambiamento? McCain sorprende tutti e nomina candidato alla vicepresidenza la “wonder woman” della politica americana. Ad affiancare il senatore dell’Arizona per la sfida del 4 novembre ci sarà Sarah Palin, 44 anni, governatrice dell’Alaska. La scelta ha spiazzato tutti: dai media, che, ancora poche ore prima dell’annuncio, indicavano un testa a testa finale Pawently-Romney, al team del senatore dell’Illinois, che ora si trova a dover cambiare repentinamente strategia. Erano in molti nel partito Democratico a chiedere che una donna facesse da secondo ad Obama, dopo l’exploit dell’elettorato femminile pro Hillary Clinton. Ora, gli strateghi democratici temono che una parte delle elettrici che hanno votato la senatrice di New York possano guardare con interesse al ticket repubblicano.

Ma chi è dunque Sarah Palin? Nata nel 1964 in Idaho, protestante, si è trasferita con la sua famiglia in Alaska quando era ancora una bambina. Laureatasi in giornalismo alla University of Idaho, la bella Sarah (è stata ad un passo dal diventare “Miss Alaska”) ha lavorato come giornalista sportivo in una televisione di Anchorage. La sua carriera politica è iniziata presto: nel 1992 viene eletta consigliere comunale della cittadina Wasilla, dove ancora vive con la sua famiglia. Poi, nel 1996, ne diventa sindaco con una campagna elettorale all’insegna della moralità e della lotta agli sprechi nella spesa pubblica. Una battaglia, questa, che la porterà a scontrarsi anche con alcune figure del suo partito, ma che la renderà molto popolare tra la gente. Su questo messaggio di pulizia ed integrità, Sarah Palin costruisce la vittoria alle elezioni del 2006. A 42 anni diviene il più giovane governatore dello “Stato ghiacciato”. Il gradimento dell’elettorato, due anni dopo, è sorprendente: i sondaggi le danno uno share tra l’80 e il 90 per cento.

A colpire di Sarah è soprattutto il suo carattere, le sue qualità personali. Entusiasta della natura, da giovane era solita svegliarsi alle 3 di notte per andare a caccia di alci con il padre. Ha giocato a basket a buoni livelli. Pratica gli sport invernali con grande impegno. Ancora adesso, corre regolarmente per 5-10 chilometri al giorno. E il clima in Alaska, come si sa, non è dei migliori. Sostenitrice del porto d’armi, è membro della potente lobby “National Rifle Association”. Il marito Todd, eschimese, è un imprenditore della pesca. E proprio la pesca è un’altra delle passioni di “Wonder Sarah”. Convinta ambientalista, si è messa in evidenza per le sue battaglie contro le compagnie petrolifere e per le iniziative volte alla riduzione dei gas serra.

Madre di cinque figli (il più grande, di 18 anni, è in partenza per l’Iraq), tre giorni dopo l’ultima gravidanza era già tornata al lavoro. Appassionata “Pro Life”, Sarah Palin fa parte dell’associazione “Femministe per la vita”. Il suo ultimo bambino è affetto dalla sindrome di Down. “Quando lo guardo – ha dichiarato – vedo la perfezione. E’ vero ha un cromosoma in più. Ma penso: nel nostro mondo che cosa è normale e cosa è perfetto?”. Contraria alle unioni gay, si è però impegnata affinché gli omosessuali non siano discriminati.

“Lei è ciò di cui ho bisogno. Lei è ciò di cui l’America ha bisogno”, ha affermato un orgoglioso John McCain introducendola in un comizio elettorale a Dayton, in Ohio. Nel suo primo discorso da candidato alla vicepresidenza, Palin ha ricordato il suo impegno in Alaska contro la corruzione e gli interessi particolari. Un impegno, ha voluto sottolineare, che la accomuna con quanto fatto da John McCain a Washington. Con grande astuzia, Sarah ha elogiato Hillary Clinton e la sua campagna elettorale. “Volete il cambiamento – ha concluso – allora votate per noi”. Oggi John McCain compie 72. Forse, non poteva farsi un regalo migliore.


di Alessandro M. Gisotti, da L'Occidentale del 29 Agosto 2008.