mercoledì 25 giugno 2008

L’Apocalisse di Cossiga


É credibile l’ipotesi apocalittica disegnata da Francesco Cossiga a proposito dell’ultimo conflitto della serie tra Silvio Berlusconi ed i magistrati politicizzati?Quella secondo cui il Parlamento approverà il “lodo Schifani”, la Corte Costituzionale piena di esponenti di sinistra lo dichiarerà incostituzionale, il Tribunale di Milano condannerà il Presidente del Consiglio ai sei anni promessi (e non smentiti) dalla magistrata Gandus, il Cavaliere sarà costretto a dimettersi e si andrà alle elezioni anticipate in un clima da stato d’assedio che saranno gestite da un governo d’emergenza del Presidente?Sulla carta l’ipotesi dell’ex Capo dello Stato non fa una grinza. Nessuno mette in dubbio che, sulla base dell’esperienza del passato, gli avvenimenti possano dipanarsi secondo la linea drammatica da lui indicata. Nella realtà, però, c’è una precisa controindicazione alla visione di un anno di Apocalisse di Francesco Cossiga. Quella che il passato è passato e che le condizioni che nella prima metà degli anni ‘90 fecero saltare la classe politica della Prima Repubblica ed il primo governo Berlusconi e nella legislatura tra il 2001 ed il 2006 resero impossibile una completa riforma della giustizia, sono completamente diverse da quelle di allora.Intendiamoci, la maggioranza della Corte Costituzionale è sempre di sinistra, il Tribunale di Milano continua ad essere pieno di magistrati ideologizzati ed una eventuale condanna del Premier potrebbe sempre provocare un sommovimento del quadro politico nazionale.Ma, prima ancora della forza e della compattezza della attuale maggioranza, della popolarità di Berlusconi, dell’assenza di una forte opposizione, delle divergenze esistenti all’interno dell’Associazione Nazionale Magistrati, delle difficoltà del Csm e del fatto che al Quirinale c’è un personaggio come l’ex “migliorista” Giorgio Napolitano ben consapevole dell’uso politico della giustizia, c’è un’altra e molto più determinante differenza rispetto al passato. Quella che all’interno della stragrande maggioranza del paese si è formata la consapevolezza che la società italiana non può più permettersi di dedicare un altro anno di tempo al dissidio tra politica e magistratura lasciando da parte tutte le emergenze che nel frattempo si sono accumulate pericolosamente. Da questo punto di vista l’Italia è ormai una immensa Napoli. Nella città campana ad accumularsi ed a marcire c’è l’immondizia. Ma tutte le altre città sono a loro volta traboccanti di altri generi di “monnezza”. Dal gigantesco buco di bilancio di Roma alla sicurezza del Nord e delle regioni meridionali abbandonate a mafia, camorra e ‘ndrangheta, dal problema dell’inflazione programmata imposta dall’Unione Europea che minaccia gli stipendi ma rende improrogabile la riforma dei contratti di lavoro ad una produzione industriale che continua a languire, dal disagio crescente non solo dei ceti più bassi, ma anche di tutto il gigantesco ceto medio, alla arretratezza assurda e criminale delle infrastrutture, dal peso sempre più insostenibile dei costi energetici al rischio di collasso generale della società nazionale sull’esempio di quanto avvenuto in passato nel paese sudamericano più vicino al nostro, l’Argentina.Ecco, rispetto al “pericolo Argentina” incombente e di cui è crescente la piena e preoccupata consapevolezza degli italiani, chi può assumersi la responsabilità di buttare al vento un altro anno nel conflitto tra politica e magistratura?La vera e più grande emergenza è di non perdere un solo istante nell’affrontare le tante emergenze. Chi può permettersi di ignorarlo? La vera e più grande novità rispetto al passato è che Berlusconi può porre il paese di fronte a questo interrogativo. I suoi nemici no. Per questo è difficile che l’Apocalisse di Cossiga possa verificarsi.


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