domenica 25 ottobre 2009

UNA FOTO AL GIORNO… LEVA IL MEDICO DI TORNO: L’UOVO, LA GALLINA E IL…


Si legge, stamattina 25 ottobre 2009, sul Tirreno, la proposta di Moreno Lomi, cara all’assessore Vincenzo Mauro, di fare energia solare con pannelli fotovoltaici: 15mila metriquadri di superficie pannellata per 333 famiglie di Quarrata. Spesa: 4 milioni di euro (8 miliardi delle vecchie lire); potenza generale di impianto 999 kW (poco meno di un megawatt) che garantirebbero 3 kilowatt alle 333 famiglie pronte ad accettare la sfida.
Nell’articolo si mette in risalto che Spagna e Germania sono all’avanguardia sotto questo profilo, ma forse è il caso di sottolineare un altro aspetto non secondario: che se questo è forse vero in Spagna, dove il sole batte forte come da noi, la Germania non può essere una terra molto propensa a questa tecnologia; se mai lo è sul versante delle fonti eoliche. Scendete all’aeroporto di Francoforte-Hahn, area low cost, e viaggiate verso Wiesbaden, la capitale dell’Assia, bellissima città che farebbe invidia a qualsiasi ambientalista del mondo, e per oltre 100 km non farete altro che vedere le pale in movimento delle centrali eoliche. E nessuno si scandalizza.
Una serie di eliche come quelle – per le quali qui da noi si urla che deturpano il paesaggio – prende molto meno spazio di una pannellatura solare e produce molta più energia: è dunque, in termini economici, molto più economica ed ergonomica al tempo stesso.
Se si riflette bene sui numeri (333 famiglie soddisfatte, contro le circa 5mila famiglie quarratine) e sullo spreco di spazio (15mila metri quadrati solo per 333 famiglie), sarebbe forse più razionale pensare ad una soluzione diversa. Altro è pensare che ogni casa possa rendersi autonoma con pannellature sul proprio tetto e altro è trasformare un territorio in uno specchio solare: non c’è impatto, forse, in questo?
Ma non siamo qui per tirare sassate all’idea di Lomi. Piuttosto vogliamo riflettere – e possibilmente far riflettere – sulle idee, che noi riteniamo piuttosto peregrine, della Giunta Sergio Gori e di certi suoi assessori come, in questo caso, il buon filosofo, che vorrebbe sì vivere da buon selvaggio di Jean-Jacques Rousseau, ma che alla fine non può prescindere (e se non se ne rende conto, ha davvero dei problemi sia cognitivi che intelligenziali) né dall’auto, né dal riscaldamento, né dai beni più comuni – pur se cerca di risparmiare e di prendere il premio con il suo virtuoso virtuosismo che fa spengere le luci negli uffici pubblici del Comune.
Anche lui soffre – come le giunte post-di-tutto – di manie aziendalistico-industriali: vuole impegnare gente, comuni, regioni e mondo intero in progetti che, cerchiamo di capirci una volta per tutte, non possono competere che a grandi aziende pubbliche (l’Enel di un tempo, per esempio) o a nessun’altra realtà che si rispetti, perché affidare queste cose al privato è come dire mettiamo i rifiuti in mano al Cis, l’acqua in mano a Publiacqua e le banche in mano agli usurai (anche se, sotto molti punti di vista, sembra che tutto questo sia già una realtà…).
Il bene comune – ne siamo fermamente convinti – non si fa con il velleitarismo populista che caratterizza certe Giunte (tra cui va posta in prima linea quella di Quarrata, con i suoi progetti assurdi di balocchi e balene da 10+10 milioni di euro = 20 miliardi di lire) e certi brillanti teorici come Vincenzo Mauro, che ragionano con schemi mentali da professori di Filosofia, ma di stazza più modesta di un Cacciari; filosofi che vagheggiano ancora il ritorno ad un buon medioevo moderato fatto di francescanesimo, semplicità e cantici delle creature per un’agricoltura di sussistenza, un orto a testa in modo da vivere di verdure a km zero (magari coltivate sotto l’inceneritore di Montale).
A Vincenzo, che sembra volere tutto insieme – risparmio energetico, pulizia dell’aria, ordine della terra e ecologia pura con fiocchetto arcobaleno, senza che niente venga toccato da nessuna parte, tranne 15mila metriquadri di cellule fotovoltaiche – bisogna pure che qualcuno dica un famoso proverbio di Lagacci (terra a lui ignota della Montagna Pistoiese): non si può avere l’uovo, la gallina e il culo sano o, come diceva Aristotele (e questo Vincenzo lo sa meglio) tertium non datur, una terza soluzione non c’è.
Sia serio, dunque!

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2 commenti:

Anonimo ha detto...

fuzzy logic

Anonimo ha detto...

Exemplary, clear and linear logic!